DERNIERS DOCUMENTS RELATIFS AUX DIFFICULTÉS SURVENUES ENTRE L’UNIYERSITÉ LAYAL ET L’ECOLE DE MEDECINE et de CHIRURGIE DE MONTREAL, (Privé et strictement confidentiel.) DERNIERS DOCUMENTS RELATIFS AUX DIFFICULTÉS SURVENUES ENTRE L'UNIVERSITÉ LAVAL ET L’ECOLE DE MEDECINE et be CHIRURGIE DE MONTREAL. [Privé et strictement confidentiel.) Nota : S’adressant à Mgr l'Archevêque de Québec, l’Ecole disait, dans sa lettre du 12 juin 1883 : “En vue de faciliter l’examen de la cause portée devant leur Tribunal par son Appel du “ 22 mai dernier, l’Ecole va prendre des mesures pour transmettre au plus tôt à chacun de NN. “ SS. les Evêques copie de tous les documents relatifs à cette cause, ” Et “A une assemblée spéciale de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, tenue il chez le secrétaire, le 21 juin 1883, il a été résolu unanimement, sur proposition du Dr L. D. “ Mignault secondée par le Dr G. 0. Beaudry ; “ Que, pour faciliter l’examen delà cause portée devant le Tribunal des Evêques par l’Ecole, « celle-ci fasse imprimer pour l’usage de NN. SS. les Evêques et des membres de l’Ecole trente (30) u exemplaires d’une brochure renfermant les documents relatifs à la dite cause. ” PREMIÈRE PARTIE. DOCUMENTS PONTIFICAUX. ,Ces documents sont le Décret du ler février 1876, la Bulle Inter varias du 15 mai 1876, le Décret du 13 septembre 1881 et le Décret du 27 février 1883 : on les trouvera cités ici textuellement intégralement avec la traduction qu’en a publiée l’autorité ecclésiastique. io décret du ler février i 876. (Texte italieni ïllmo e Rmo Signore, Nella Gongregazione Generale del Giorno 1 Febbrajo teste decorso siprese nuovamente ad esame l’istanza del Vescovo di Montreal per la erezione di una università nella Sua. Diocesi, e gli Emi e Rmi SS. Cardinali risposero quanto appresso vengo a trascrivere alla S. V. Al I. dubbio se e quale provvedimento convenisse adottare in ordine alla sur- riferita istanza del Vescovo di Montreal, ad mentem. Mens est, che si scriva al- l’Arcivescovo di Quebec una lettera da communicarsi a tutti i suoi suffraganei, nella quale gli si dica che essendosi preso nuovamente ad esame il progetlo di fondare una università a Montreal, se ne è 'riconosciuta l’impossibilità, special- mente per la taie fondazione cofnprometterebbe l’esistenza dell’ uni- versità Laval, la quale pei servigi resi alla Cbiesa ed alla società, ed anche pel sacrifizi pecuniarii, che ha fatti, deve essere sostenuta e conservata. Che perd ■dovendo questa università servire in particolar modo per tutte le Diocesi della Provincia Quebecense, si è ravvisato giusto che i suoi suffraganei vi abbiano un ingerenza, la quale sia nel tempo stesso una garanzia per essi, ed un vantaggio per l’università medesima. Che tale scopo si potrà ottenere lasciando intatte le •disposizioni fondamental! di Laval, la sua amministrazione fmanziaria e tutto cio che riguarda le relazioni frà la detta università ed il Seminario Arcivescovile, col concedere ai Vescovi sotto la presidenza dell’ Arcivescovo l’alta sorveglianza' sopra quanto concerne la disciplina e la dottrina si relativamente ai Professori, sia in ordine ai giovani studenti. Che perciô dovrà il Rettore dell’ università in una annuale riunione dei Vescovi far conoscere esattamente lo stato della mede- -sima sotto i due mentovati rapport!, ed i Vescovi avranno il diritto di fare le loro 4 osservazioni, e di propone le mutazioni ed i miglioramenti che' giudicherairnra opportuni, salvo come sopra le disposizioni fondamental! dell’ università. Che ira generale sarà sempre libero, anzi dovere pei Vescovi l’esercitare quesfalta sorve- glianza, richiaraando 1’attenzione dell’ Arcivescovo e del Rettore dell’ upiversità sopra tntto cio che crederanno di consigliare, escluso sempre di ricorrere al mezzo della publica stampa, la quale d’ordinario, come l’ha provato nel caso una triste esperienza, più che a rimediare al male serve per inasprire gli animi e le ques- tioni, e riesce di pregiudizio ali’ onore dell’ università, e sovente anche della causa cattolica. Che si riconosce la nécessita di provvedere in qualche modo al- ristruzione superiore di quei giovani di Montreal che non possono frequentare l’università Laval, non che d’irapedire che le scuole di diritto ed medicina esistenti in detta Città continuino ad essere affîgliate ad università protestant!, e molto più che gli studenti cattolici frequentino tali università. Che per altro essendo évi- dente l’impossibilità per parte di Laval di concedere l’affigliazione alie dette scuole, la quale equivarrebbe alia erezione di una università quasi distinta ed independente a Montreal, cosi per provvedere alia suenunciata necessità, non si présenta altro spediente che quello di stabilire in Montreal una succursale del- l’università Laval, all’ esecuzione del quale progetto dovranno provvedere i Vescovi in unione con Laval suile sequenti basi : 1° Che tutte le spese occorrenti per la succursale dovranno essere a cariera della Diocesi di Montreal. 2° I corsi saranno uniformi a Laval ed a Montreal, tan to per la durata, quantra per la distribuzione delle materie in ciascuna facoltà ed in ciascun anno ; ed ove riconoscesse la stretta necessità di fare qualche cambiamento, cio si faccia senza pregiudizio nè al merito di Laval, ne alla istruzione dei giovani col facilitare e rendere più sollecito il conseguimento della laurea dottorale. 3° Che i Professori di Diritto e di Medicina a Montreal faranno parte della rispettiva facoltà stabilita a Laval in forza della carta reale. 4° Che dovendq il Gonsiglio Universitario a tenore della stessa carta esser composto dei Direttori del Seminario di Quebec e dei tre più antichi Professori di ciascuna facoltà per ordine di nomina, cosi dovranno farne parte anche i Pro- fessori di Montreal al loro torno. 5« I Professori di ciascuna facoltà in Montreal formeranno come quelli di Laval un consiglio permanente per tutto cio che riguarda, non solamente la sezione di Montreal, ma la facoltà in generale. 6° Risiederà a Montreal un vice Rettore nominato dal Consiglio Universitario ed approvato dal Vescovo di Montreal, il quale supplirà il Rettore nell’ ammettere o nell’ espellere gli studenti. Questa sorveglianza è relativa solamente all’ osser- vanza dei regolamenti universitarii, giacchè quanto alia condotta morale e reli- giosa provvederà intieramente il Vescovo di Montreal. 7° I Professori di Montreal saranno nominati come quelli di Laval dal Consi- glio Universitario, sarà perd prima consultata la sezione di Montreal. 8° L’emolumento pei singoli Professori sarà a Montreal eguale a quellra di Laval. 9° Cosi sarà a Montreal come a Laval la tassa che gli studenti devono pagare pei corsi. 10° I diplomi saranno dati da Laval, ed a questa Università saranno pagati i relativi diritti. In fine dovrà nella lettera raccomandarsi a tutti i Vescovi di fare che i loro 5 Seminarii e Collegii si affiglino ali’ Università Laval, poichè in tal modo gli studii saranno meglio coordinati, ed i giovani saranno preparati pei corsi universitarii. AU’ altro dubbio poi se e quale ulteriore provvidenza abbia luogo relativa- mente ai professori acattolici dell’ università Laval, gli Emi et Rmi SS. Cardinali risposero : “ Attentis noviter deductis, dilata et si opus fuerit suo loco et tempore providebitur. ” Tale risoluzione fu portata, nel giorno 13 Febbrajo nell’ udienza del S. Padre, il quale si degnô approvarla in tutte le sue parti. E tanto prego il Signore che la conservi lungaijiente e la prosperi. Roma, dalla Propaganda li 9 Marzo 1876. DI V. S. Alfetluosissimo per servirla, ALESS. GARD. FRANCHI, Pr. Ulmo e Rmo Signor Monsig. Arcivescovo di Quebec. G. B. Agnozzi, Pro-Segret. (Traduction.) Illustrissime et Reverendissime Seigneur, Dans la Congrégation Générale du premier de février dernier, on a mis de nouveau à l’examen l’instance de l’Evêque de Montréal pour l’érection d’une Université dans son Diocèse, et les Eminentissismes et Révérendissismes SS. ■Cardinaux ont répondu de la manière que je viens ci-après transcrire à Votre Seigneurie. Au I. doute, savoir si et quelle mesure il conviendrait d’adopter relativement -à la susdite instance de l’Evêque de Montréal, ad mentem. Mem est, que l’on ■écrive à l’Archevêque de Québec une lettre qui devra être communiquée à tous ses suffragants, dans laquelle on lui dise qu’ayant mis de nouveau à l’examen le projet ■de fonder une Université à Montréal, on en a reconnu l’impossibilité, spécialement pour la raison qu’une telle fondation compromettrait l’existence de l’Université Laval, laquelle, à cause des services rendus à l’Eglise et à la société et des sacrifices pécuniaires qu’elle a faits, doit être soutenue et conservée. Que néanmoins, cette Université devant servir d’une manière particulière pour tous les Diocèses de la Province de Québec, on a reconnu comme une chose juste que ses suffragants y aient un contrôle, lequel soit en môme temps une garantie pour eux, et un avantage pour l’Université elle-même. Que ce but pourra s’obtenir, en laissant intactes les dispositions fondamentales de Laval, son administration financière et tout ce qui regarde les relations entre la dite Université et le Séminaire Archidiocésain, et en accordant aux Evêques, sous la présidence de l’Archevêque, la haute surveillance sur tout ce qui concerne la discipline et la doctrine, soit relativement aux Professeurs, soit par rapport aux élèves. Que pour cela le Recteur de l’Université, dans une réunion aiinuelle des Evêques devra faire connaître exactement l’état de la môme Université sous les deux rapports mentionnés, et les Evêques auront le droit de faire leurs observations et de proposer les changements et les améliorations qu’ils jugeront opportuns, sauf,, comme dit plus haut, les dispositions fondamentales de l’Université. Qu’en général, il y aura toujours liberté, môme obligation, pour les Evêques, d’exercer cette haute surveillance, en réclamant l’attention de l’Archevêque et du Recteur de l’Université sur tout ce qu’ils jugeront à propos de conseiller, sans jamais cependant recourir au moyen de la presse, laquelle d’ordinaire, comme l’a prouvé* dans le cas actuel une triste expérience, sert plus à aigrir les esprits et les questions, qu’à remédier au mal, et aboutit à causer préjudice à l’honneur de l’Université, et souvent môme à l’honneur de la cause ,catholique. Que l’on reconnaît la nécessité de pourvoir en quelque manière à l’instruction supérieure de ces jeunes- gens de Montréal qui ne peuvent fréquenter l’Université Laval, comme aussi d’empêcher que les écoles de droit et de médecine, existant dans la dite ville, ne continuent d’être affiliées à des Universités protestantes, et beaucoup plus encore- que les étudiants catholiques ne fréquentent de telles Universités. Que du reste, comme il est évidemment impossible de la part de Laval d'accorder l’affiliation aux dites écoles, laquelle équivaudrait à l’érection d’une Université, pour ainsi dire distincte et indépendante à Montréal, afin de pourvoir cependant à la nécessité- énoncée plus haut, il ne se présente pas d’autre expédient que celui d’établir à. Montréal une succursale de l’Université Laval, projet à l’exécution duquel les- Evêques, en union avec Laval, devront procéder sur les bases suivantes : 1° Que toutes les dépenses nécessaires pour la succursale devront être à la: charge du diocèse de Montréal. 2° Les cours seront uniformes à Laval et à Montréal tant pour la durée que pour la distribution des matières dans chaque faculté et dans chaque année ; et là où l’on reconnaîtrait la stricte nécessité de faire quelque changement, que cela se- fasse sans préjudice ni au mérite de Laval, ni à l’instruction des jeunes gens en rendant plus facile et plus prompte l’obtention du Doctorat. 3° Que les professeurs de Droit et de Médecine à Montréal feront partie de laa faculté respective établie à Laval en vertu de la charte royale. 4° Que comme le Conseil Universitaire, en vertu de la même charte, doit être- composé des Directeurs du Séminaire de Québec et des trois plus anciens Professeurs de chaque faculté, par ordre de nomination, les Professeurs de- Montréal à leur tour devront faire partie de ce Conseil. 5° Les Professeurs de chaque faculté à Montréal formeront, comme ceux de Laval, un Conseil permanent pour tout ce qui regarde non-seulement la branche de Montréal, mais la faculté en général. 6° Il y aura à Montréal un Vice-Recteur résidant, nommé par le Conseil Universitaire et approuvé par l’Evêque de Montréal, lequel Vice-Recteur suppléera- le Recteur dans l’admission ou l’expulsion des étudiants. Cette surveillance est relative seulement à l’observation des règlements universitaires, attendu que, pour la conduite morale et religieuse, l’Evêque de Montréal y pourvoira- enlièrement. 7° Les professeurs de Montréal seront nommés, comme ceux de Laval, par le Conseil Universitaire, la branche de Montréal, ayant été préalablement consultée. B° Les émoluments pour chacun des Professeurs seront à Montréal égaux à ceux de Laval. 9° Egalement la somme que les étudiants doivent payer pour les cours sera la môme à Montréal qu’à Laval. 10° Les diplômes seront donnés par Laval, et à cette Université seront payés, les droits y annexés. Enfin on devra, dans la lettre, recommander à tous les Evêques de faire en sorte que leurs Séminaires et Collèges s’affilient à l’Université Laval, puisque de celte manière les études seront mieux co-ordonnées, et les jeunes gens seront préparés pour les cours universitaires. Quant à l’autre doute, savoir si et quelle mesure ultérieure on doit prendre relativement aux professeurs non catholiques de l’Université Laval, les Eminen- tissimes et Révérendissimes SS. Cardinaux ont répondu : “ Attentis noviter deductis, dilata et, si opus fuerit, suo loco et tempore providebitur.” Cette résolution fut, dans l’audience du 13 février, présentée au S. Père, qui a daigné l’approuver dans toutes ses parties. Et maintenant je prie le Seigneur qu’il vous accorde longue vie et bonheur. Rome, de la Propagande, le 9 mars 1876. De Y. S Le très affectionné serviteur, ALEX. GARD. FRANCHI, Préf. J. B. Agnozzi, Pro-Secrét. L’lllustrissime et Révérendissime Seigneur Monseigneur L’Archevêque de Québec. 2° Bulle Inter varias du 15 mai 1876 érigeant canoniquement l’Université Laval. (Texte latin.) Sanctissimi in Christo Patris et Domini Nostri Pu Divina Providentia Papæ IX LITTE RÆ APOSTOLICÆ Quibus Universitas Lavallensis Nuncupata in urbe Quebcci7 Canonice erigitur. PIUS EPISCOPUS Servus servorum Dei. Venerabilibus Fratribus Elzearo Alexandro Taschereau Archiepiscopo Quehccensi cœterisque Episcopis Regionis canadensis necnon Dilectis Filiis Thomæ Stephana Hamel Rectori aliisque Professoribus Calholicæ Universitatis Lavallensis in. Urbe Quebeci, Salutem et Apostolicam Benedictionem. Inter varias sollicitudines, quibus pro injuncto Nobis Apostolico munere rite obeundo undique angimur, illam libenter amplectimur, per quam ubique locorum litterarum studio vacare cupientibus, illarum addiscendarum occasio et commoda opportunitas tribuatur, ut errores, qui ob litterarum inscitiam plerumque enatir 8 quique Sacram Christianae Reipublicæ doctrinam deturpant, penitus si fieri possit, destruantur ; quavis enim ætate experientia docet ad id obtinendum plurimum contulisse publicas studiorum Universitates. Jamdudum Venerabiles Fratres Archiepiscopus Quebecensis Petrus Flavianus Turgeon, cæterique Episcopi Regionis Canadensis Nobis per Sac. Congregationem Christiano nomini propagando præpositam significaverunt, sibi in votis esse ut Catholica Universitas in Urbe Quebeci canonice erigeretur. Cum vero illa Universitas sub patrocinio B. M. Virginis sine labe conceptæ a Seminario Quebecensi viginti quatuor abhinc annis fundata sit praevio S. Sedis beneplacito plenoque civilis potestatis consensu, ac imperrime Venerabilis Frater Elzearus Alexander Taschereau Archiepiscopus Quebecensis, necnon Dilectus Filius Thomas Stephaniis Hamel ejusdem Universitatis Rector supplices Litteras pro canonica institutione impetranda Nobis porrexerint, Nos per eosdem Vene- rabiles Fratres S. R. E. Cardinales Sac. Consilii Christiano nomini propagando in generali conventu diejVIII Maii MDGGGLXXVI. coadunatos, compertum habentes, Quebeci Urbem Catholicæ Religionis in America septentrionali veluti Metropolim habendam esse, ex eo quod sexaginta dioecesum mater existât, ac insuper facilem ad eam patere accessum ex omnibus Canadensis regionis partibus, compertum præterea habentes, Universitatem, cujus institutio canonica expostulatur, vastis- simis ædificiis qua artis opificio, qua sumptus magnificentia admiratione dignis, copiosa bibliotheca variisque lectissimis museis in omnigenæ scientiæ subsidium exornari, ac sapientium virorum magisterio et moderatione gubernari, quorum plures in hac ipsa SS. Apostolorum Petri et Pauli Urbe apud Archigymnasium Oregorianum Societatis Jesu et S. Apollinaris scholas doctrinam hauserunt, reique Christianae ipsique civili Societati uberrimos fructus attulisse, adolescen- tibusque a morum corruptela cohibendis, magnis extructis aedibus ad eorumdem institutionem sub sollertium Sacerdotum disciplina providisse, atque ampliora soins les plus attentifs et des marques les plus ostensibles de leur sincère affection* Notre histoire en fait foi, N. T. G. F., et cette si encourageante persuasion est dans les coeurs de tous. Notre Très Saint-Père Léon XIH, comme ses prédécesseurs, a aussi dans son grand cœur un amour tout particulier pour le Canada. Quoiqu’il soit accablé de sollicitude de toute sorte, et qu’il ait à traiter avec les puissances du vieux monde les affaires les plus difficiles et les plus délicates, il prend néan- moins connaissance des misères qui peuvent régner parmi nous comme du bien, qui peut s’y opérer, il se rend compte de nos différends avec- une minutieuse* attention, et enfin, quand il le juge opportun, il donne ses avis et impose ses- volontés, afin de nous faire jouir des douceurs de la paix divine, qui surpassent tout sentiment et qu’il désire si ardemment pour tous ses enfants. C’est ce que ce Bienheureux Père vient de faire, N. T. G F., à l'occasion dh l'Université Laval. Il vous est déjà connu que cette question agite malheureuse- ment notre province depuis au-delà de vingt ans, et que sur cette question il s’est dit et répété, tant privément que publiquement, une foule de choses qui ont pénL blement affecté les cœurs catholiques et soucieux des intérêts et de la gloire de: notre sainte religion en ce pays. Et pourtant, N. T. G. F., il n’y avait pas lieu à tant de bruit et à tant de réclames, puisqu’il est constant que l’Université Laval a, été demandée par les Evêques de la province, et qu’ils ont instamment prié les Messieurs du Séminaire de Québec de se charger de cette grande œuvre, dont l’honneur et le fardeau leur revenaient de droit, tant parce qu’ils étaient les dévoués continuateurs et soutiens de la première et plus florissante Institution ecclésiastique de notre pays, que parce qu’ils étaient largement dotés sous le rap- port du personnel et des ressources temporelles que nécessitait une aussi vaste entreprise. Ces dignes ecclésiastiques acceptèrent généreusement, mais non sans une certaine frayeur, la mission de zèle et de sacrifices qui leur était confiée, et résolument se mirent à l’ouvrage. Pour asseoir solidement leur œuvre, ils obtien- nent du gouvernement Impérial une charte qui reconnaît l’existence civile de la nouvelle Université et lui confère les prérogatives les plus amples. De spacieux et grandioses bâtiments sont construits par leurs soins et à leurs frais et dépens, pour y recevoir les élèves et fournir les locaux requis pour les cours, les musées, les bibliothèques : tout enfin est mis sur un pied des plus convenables, pour atti- rer la jeunesse et lui procurer une éducation universitaire aussi complète que possible. Quelques années après, le Souverain Pontife Pie IX, de sainte mémoire, appréciant à leur juste valeur les précieux et utiles services rendus à la religion et au pays par l’Université Laval, la confirma et lui donna l’existence canonique par une Bulle solennelle, dont lecture vous a été donnée dans le temps. Gomme vous le voyez, N. T. C. F., il y a eu concert des autorités religieuses et civiles pour donner à cette grande Institution les gages les plus sûrs de prospérité et de stabilité. Mais il est décrété que les grandes œuvres catholiques ne se font qu’avec beaucoup de difficultés et à travers mille orages. Celle-là devait avoir son sceau divin comme toutes ses devancières, pour qu’elle fût solide et pût résister à l’effort des passions humaines et à la malice de l’enfer. Il arrive donc que la ville de Montréal forme le projet d’avoir comme Québec une université à elle seule, indé- pendante de l’Université Laval. L’affaire est portée à Rome, et se discute pendant des années devant le Saint-Siège. Finalement le Saint-Père Pie IX décide dans sa sagesse que, pour rencontrer les exigences et les besoins de Montréal et de son vaste et populeux district, et afin d’empêcher la jeunesse d’aller solliciter ses diplômes à des institutions protestantes, l’Université Laval multipliera ses chaires •d’enseignement et établira à Montréal une Succursale qui, comme l’Université- mère, comprendra les facultés de Théologie, de Médecine, de Droit et des Arts, Cette décision apostolique est consignée dans un décret de la Sacrée Congrégation de la Propagande du ler février 1876. L’année suivante, le 6 janvier 1877, la Suc- cursale voulue et commandée par le Saint-Siège est publiquement et solennelle- ment inaugurée au Grand Séminaire de Montréal, au milieu des joies religieuses de la belle fête des Rois, et en présence de Son Excellence le Délégué apostolique, Mgr Conroy, de tous les évêques de la province, d’un nombreux clergé et de bon nombre des citoyens les plus marquants et les plus distingués de la ville de Mont- réal. Mais àce beau jour devaient succéder des jours sombres, et il était statué que la Succursale comme l’Université devait avoir ses tribulations et ses épreuves. Une opposition sourde au nouvel état de choses commence à se faire sentir, et on trame dans l’ombre pour essayer, s’il est possible, de le renverser, afin d’en arriver ù la réalisation du projet toujours caressé par Montréal d’avoir son Université indépendante. Les adversaires de la Succursale ne tardèrent pas cependant à s’affi- cher en public, et à reprendre le chemin de Rome, avec force documents pour gagner leur cause. Quel fut le résultat, N. T. C. F., de tout ce bruit, de toute cette agitation, de toutes ces menées, et de ces plaidoyers fameux produits devant le Saint-Siège ? Le voici en peu de mots, N. T. G. F. Le décret du 13 septembre 1881, .qui confirme l’existence de la Succursale, et le décret que Nous vous communi- ■quons aujourd’hui, dans lequel le Saint-Père clôt la discussion en confirmant ■derechef l’Université Laval et sa succursale, et enjoint à tous une obéissance ■entière et absolue sur la matière. Roma locuta est, causa finita est. Rome a parlé, la cause est finie. Que Dieu en soit loué et béni, et qu’il veuille dans sa bonté mettre au cœur de tous l’adhésion la plus complète aux ordres de son Vicaire sur la terre ! De tout temps, N. T. G. F., les souverains pontifes ont donné leur haut et puis- sant encouragement aux universités catholiques, qu’ils envisagent toujours comme des institutions très précieuses pour la religion et pour l’avancement des sciences sacrées et profanes. C’est, en effet, dans les universités qui portent dûment leur nom, que se donne le complément de toutes les sciences, dont on ne fait pour ■ainsi dire que l’ébauche et l’essai dans les maisons inférieures d’éducation, et que l'on acquiert ces palmes et ces lauriers, dont l’obtention accuse des travaux sérieux et des luttes énergiques et constitue un acheminement plus facile aux emplois honorables et aux fonctions importantes, tant dans l’Eglise que dans l’Etat. Mais de tout temps aussi les papes se sont appliqués à ne pas laisser multiplier outre mesure les universités catholiques dans les mômes pays, et ils ont constamment vu à ce que ces grandes institutions fussent assez distancées les unes des autres pour qu’elles ne se nuisissent pas, et que leur trop grand nombre ne fût pas une cause d’affaiblissement dans le niveau des sciences que l’on doit y enseigner. Malgré cette vigilance des papes à ce sujet, il est arrivé que le fait s’est pro- duit dans certains pays, et notamment en France, où on a établi cinq universités catholiques. On s’aperçoit aujourd’hui que ce nombre est trop élevé, et qu’au lieu de cinq, on n’aurait dû n’en ériger que deux, qui auraient suffi pour le pays tout entier, sans compter que les ressources, étant moins subdivisées, auraient permis de les mettre sur un pied plus complet et de leur assurer une prospérité plus solide et plus réelle. C’est ce que Nous ont déclaré plusieurs Evêques de diverses parties de la France, que Nous avons vus chez eux, et que Nous avons rencontrés à Rome à Notre dernière visite ad Limina. Si, au dire de ces juges bien compé- tents en cette matière, deux universités suffisent en France, où la population et les moyens d’action dépassent de beaucoup les nôtres, qui osera soutenir qu’il faut ■deux universités dans notre seule province de Québec ? Remercions donc les Sou- verains Pontifes Pie IX et Léon XIII de s’ôtre montrés si soucieux de nos véri- tables intérêts en ce point comme en tout autre qui nous concerne, et croyons ■donc fermement que leur conduite en cette affaire leur a été inspirée par le Ciel. Nous n’en serons que plus calmes, et notre obéissance et notre soumission mettront un baume salutaire dans le cœur du Chef de l’Eglise, qui est notre Guide et notre Père. Laissez-Nous maintenant, N. T. G. F., vous entretenir plus spécialement du document apostolique qui fait l’objet de la présente Lettre, et du devoir que vous avez à remplir vis-à-vis cette question Laval débattue depuis si longtemps, et sur laquelle le Saint-Père vient de porter son jugement de la manière la plus intelli- gible et la plus claire qu’il soit possible de le faire. De ce décret, il résulte : 1° Que l’Université Lavaletsa succursale établie à Montréal sont maintenues ■et confirmées dans leurs droits et leurs privilèges par le Souverain Pontife ; 2° Qu’il n’est plus permis à aucun séculier ni à aucun ecclésiastique, de quel- que rang et dignité qu’ils soient, de s’opposer en paroles ou par des actes, ou par des écrits, aux susdites institutions ; .3° Que ce serait pécher grièvement contre l’obéissance due au Vicaire de Jésus-Christ que de vouloir continuer à s’opposer à ces institutions et de prendre- les moyens de leur nuire en quelque chose ; 4° Qu’il est du devoir strict de tout séculier et de tout ecclésiastique de tra- vailler à favoriser ces institutions et à les rendre prospères ; 5° Qu’il incombe enfin à chacun de soumettre pratiquement son jugement, sur cette question à celui du Souverain Pontife, jugement qui est définitif, et quhl est enjoint à tous les Evêques de la province de le faire connaître dans leurs dio- cèses, afin que la question soit pour toujours dirimée. Il est aussi d’autres conséquences, N. T. G. F., que nous devons tirer de ce1 grave document, et que Nous Nous faisons un devoir de mettre sous vos yeux. 1° Dans les séminaires et collèges affiliés à l’Université, et qui devraient l’être s’ils ne l’y étaient déjà, on doit s’efforcer de rehausser devant les-élèves le' mérite et l’excellence de cette grande institution. On doit de plus stimuler d’avance les étudiants à se rendre forts dans leurs études et dans les sciences qu’ils- doivent acquérir, pour pouvoir être facilement admis aux premiers degrés univer- sitaires, et les professeurs doivent, dans leurs paroles et leurs actes, faire envisager ces premières étapes dans les honneurs académiques comme quelque chose de très appréciable et de bien avantageux à quiconque veut se faire une position honorable par la suite. On comprend que s’il en était autrement, l’affiliation ne serait plus qu’un vain mot, et qu’elle ne produirait aucun des résultats dont Nous, avons voulu faire bénéficier notre jeunesse, en urgeant cette mesure pour toutes-- les maisons d’éducation de Notre diocèse, et auxquelles elle pouvait et devait être appliquée. Nous avons la douce confiance qu’on entrera aussi fidèlement que pos- sible dans Nos vues àce sujet. Mais si, ce qu’à Dieu ne plaise, il y avait des-fai- blesses ou défaillances quelque part, Nous espérons qu’on s’animera d’un nouveau, zèle pour mieux rencontrer à l’avenir Nos désirs et Notre volonté. 2° Il est du devoir des parents dont les enfants, au sortir de leur cours clas- sique, veulent étudier des professions libérales, de diriger ces enfants vers les- Facultés de Laval ou de la Succursale, où ils recevront un enseignement plus- substantiel et plus sûr, et où ils seront conduits et dirigés avec un soin plus attentif que dans toute autre institution séculière du môme genre. L’enseignement et la direction morale, ce sont, N. T. C. F., les deux points capitaux pour un jeune homme qui se destine à une profession dans le monde. Si ce jeune homme acquiert la vraie et solide science de la carrière qu’il veut embrasser, et qu’il se conduise honnêtement et chrétiennement, on peut dire que de suite sa position est faite, puisque des jeunes gens de cette trempe sont partout recherchés et trouvent très, facilement à se placer. Les parents ne doivent donc pas oublier, quand il s’agit de* procurer à leurs enfants la fréquentation des cours de médecine, de droit ou des arts, de les placer dans des institutions les plus recommandées et les plus recom- mandables. Il suit de là que ce doit être à l’Université Laval ou àla Succursale- de Montréal, toutes deux encouragées et recommandées par le Souverain Pontife- lui-même, plutôt que dans les Universités séculières, où la religion n’exerce pas son contrôle immédiat, et qui par là môme ne peuvent inspirer aux parents la con- fiance que leurs enfants y seront bien sous tout rapport. Nous avons l’espoir que tous les pères de famille Nous comprendront, et qu’ils se feront un bonheur de se conformer à ce que Nous demandons présentement d’eux, persuadés qu’en cela, Nous agissons pour le plus grand bien de leurs chers enfants, et que Nous les; aidons à accomplir d’une manière salutaire un de leurs plus graves devoirs. 3° Les pasteurs des paroisses s’empresseront à l’avenir Nous en avons fassu,- Tance, de diriger leurs jeunes paroissiens, au sort futur desquels ils portent un si paternel intérêt, dans les institutions que recommande si particulièrement le Sou- verain Pontife, et que Nous recommandons Nous-même à la suite de Notre Bien- heureux Père. Il ne peut plus être question d’opinion propre, de prédilection personnelle. Le Pape a parlé, cela suffit au Prêtre. Aussi ne prolongerons-Nous pas ce paragraphe de Notre lettre, et n’insisterons-Nous pas auprès de Nos bien- aimés auxiliaires sur une question que leur profond respect et leur filiale soumis- sion au Pape ont déjà toute résolue. 4o Nous attendons de vous tous, N. T. C. F., que sur cette matière, vous ne ferez plus désormais qu’un cœur et qu’une âme et que quelles qu’aient été jusqu’à présent vos opinions là-dessus, vous vous appliquerez en toute circonstance et en tout lieu à faire concorder vos pensées et vos sentiments avec ceux de N. S. P. le Pape. Vous prierez aussi, N. T. G. F., pour que la paternelle action que le Souve- rain Pontife vient d’exercer à notre égard ait toute son efficacité et qu’elle nous •apporte la paix, et une paix que rien ne vienne plus troubler. Nous vous la souhaitons, cette paix divine, en ce grand jour de la Résurrec- tion de notre Divin Maître, comme il la souhaitait à sa Bienheureuse Mère, à ses apôtres et à tous ses disciples, après sa sortie triomphante du tombeau et pendant les quarante jours qu’il demeura encore sur la terre. Nous terminons, N. T. G. F., en ordonnant que le Décret apostolique du 27 février dernier, annexé aux présentes, soit lu et promulgué en langue vulgaire dans ce diocèse à la suite de la présente Lettre pastorale. Sera la présente Lettre pastorale lue au prône de toutes les églises et chapelles paroissiales où se fait l’office public, et au chapitre des communautés religieuses, le premier dimanche après sa réception. Donné à Saint-Hyacinthe sous notre seing, le sceau du diocèse et le contre- seing de Notre Assistant-Secrétaire, en la fêle de Pâques, vingt-cinq mars de l’année mil huit cent quatre-vingt-trois. j- L. Z., Ev. de Saint-Hyacinthe. Monseigneur, A. X. Bernard, Chan., Ass.-Secrétaire. 6° LETTRE PASTORALE DE MGR DE SHERBROOKE, 27 MARS. Antoine Racine, par la Grâce de Dieu et du Saint-Siège Apostolique, Evêque de Sherbrooke. Au clergé, aux Communautés religieuses, et à tous les fidèles du diocèse de Shei brookey salut et ■bénédiction en Notre-Seigneur. Nous nous empressons, Nos Très Chers Frères, de promulguer le Décret €um Universitas Lavallensis ejusque Succursalis, que le Souverain Pontife Léon XIII nous a transmis par la Sacrée Congrégation de la Propagande : Suit le décret. Ce décret par lequel le Saint-Père déclare que dans sa sollicitude pour le bien de la religion, il a bien voulu, pour ramener la paix et la concorde, examiner de nouveau et peser la valeur des raisons exposées jusqu’à présent sur l’Université Laval et sa succursale établie à Montréal par autorité apostolique, doit être reçu avec le plus profond respect et exécuté avec la soumission la plus prompte et la plus entière. En vertu de son autorité suprême, il ordonne qu’en tout ce qui concerne l’Université Laval et sa Succursale établie à Montréal par autorité apostolique, tous- les fidèles observent scrupuleusement les prescriptions contenues tant dans le décret de la S. G. de la Propagande du 1 février 1876, que dans la bulle d’érection cano- nique de l’Université Laval. Par conséquent, pour observer scrupuleusement le décret du 1 février IBTdy il est nécessaire I°. d’empêcher que les écoles de Droit et de Médecine existant dans la ville de Montréal ne continuent d'être affiliées à des Universités protestantes, et beau- coup plus encore que les étudiants catholiques ne fréquentent de telles universités ; ci° Pour observer scrupuleusement ce décret, les Evêques de la Province de Québec doivent “ faire en sorte que leurs Séminaires et Collèges soient affiliés à u l’Université Laval, quia fourni et fournit encore tant de preuves de sa saine “ doctrine et de l’intégrité de sa foi ; afin que les élèves soient de mieux en mieux “ préparés à fréquenter cette institution.” Ils doivent de plus “ faire leur possible pour envoyer à cette Université les “ jeunes gens de bonne espérance qui pourront y faire leur cours d’études.’’ [Bulle d'érection canonique de l'Université Laval.) 3° Pour observer scrupuleusement ce décret, non seulement tous les fidèles, mais les ecclésiastiques de tout degré et de toute dignité, sont tenus, en vertu de la sainte obéissance, “ de ne point oser à l’avenir, par eux-mêmes ou par d’autres, “ par des actes ou dans des écrits, surtout s’ils sont rendus publics, tramer quoi- “ que ce soit contre la dite Université et sa Succursale, ou l’attaquer d’une “ manière quelconque.” 4° Enfin, pour observer scrupuleusement ce décret pontifical, tous les fidèles et les ecclésiastiques de quelque degré et dignité que ce soit en Canada doivent non seulement s’abstenir “ de mettre le moindre empêchement à l’exécution du “ dit décret et de la constitution apostolique susdite,” mais plutôt s'appliquer u suivant leurs forces à favoriser la dite Institution et lui prêter secours et pro- u tection.” Ce décret oblige fil en conscience, sous peine de péché mortel ? Oui ; il oblige en conscience et sous peine de péché grave, parce que la matière de ce décret est grave en elle-même, et parce que le législateur, c’est-à-dire le Souverain. Pontife, commande en vertu de la sainte obéissance. Ce n’est pas un avis, un conseil ; c’est un décret, un jugement pratique, une loi ; c’est l’expression offi- cielle de la volonté souveraine du Saint-Père pour la province ecclésiastique de Québec. Comment devons-nous obéir ? Nous devons obéir promptement et volontai- rement, avec simplicité et avec joie, avec humilité et courage, avec constance et persévérance. L’homme vraiment obéissant, dit saint Grégoire, ne discute pas l’intention de celui qui lui donne des ordres ; il ne discute pas entre les diverses choses qui lui sont prescrites. Celui qui obéit fidèlement, dit saint Bernard, ne sait pas user de délai ; il fuit le lendemain, il ignore le retard, il prévient celui qui commande. C’est ainsi que nous devons tous obéir aux ordres si précis et si absolus de Notre Saint-Père, le Pape Léon XIII. Car pour être véritablement catholique et uni au Souverain Pontife, il ne suffit pas de reconnaître et de confesser qu’il est le successeur de Pierre, le Vi- caire de Jésus-Christ ; ce n’est pas assez de dire qu’on veut vivre dans la commu- llion du Saint-Siège, il faut de plus être soumis d’esprit et de cœur aux décrets ét- aux décisions de celui qui a reçu la puisssance pleine et entière de paître, régir et gouverner l’Eglise universelle. Puisque le Souverain Pontife est le chef de l’Eglise, tous ses membres ne lui doivent-ils pas, comme le dit Pie VI, la promesse solennelle de l’obéissance, seule capable de conserver l’unité dans l’Eglise, et d’empêcher que ce corps mystique ne soit déchiré par des schismes. C’est pourquoi, nous souvenant qu’au jour de notre consécration épiscopale, nous avons juré d’observer nous-mêmes scrupuleusement et de faire observer par- tous ceux qui nous sont soumis tous les décrets, ordonnances et constitutions apostoliques, Nous déclarons adhérer pleinement d’esprit et de cœur à ce décret de Notre Saint-Père, le Pape Léon XIII, et Nous déclarons que c’est l’impérieux devoir de tous les fidèles de se soumettre à ce décret avec une entière et filiale docilité de leur intelligence et de leur volonté. A ces causes, le saint nom de Dieu invoqué, Nous réglons et ordonnons ce qui suit ; 1° Les ecclésiastiques de tout degré et de toute dignité et les fidèles de ce diocèse se conformeront scrupuleusement à toutes les prescriptions et à toutes les défenses contenues dans le décret Cam Universitas Lavallensis ejusque Succursalis. 2° Le clergé et les fidèles se feront un devoir de favoriser l’Université Laval et sa Succursale établie à Montréal et de lui prêter secours et protection. 3° Les étudiants catholiques de notre diocèse sont rigoureusement obligés d’observer le décret du ler février 1876 qui défend de fréquenter les Universités protestantes. Sera la présente Lettre Pastorale lue au prône de toutes les églises, chapelles paroissiales et autres où l’on fait l’office public. Donné à Sherbrooke, sous notre seing, le sceau du diocèse, et le contre-seing de notre Secrétaire, le vingt-sept mars mil huit cent quatre-vingt trois. Antoine, Ev. de Sherbrooke, Monseigneur, H. 0. Chalifoux, Ptre. Secrétaire- 7« LETTRE PASTORALE DE MGR DES TROIS-RIVIÈRES, 27 MARS. Louis François Laflèche, par la miséricorde Dieu et la Grâce du Saint-Siège Aposto- lique, Evêque des Trois-Rivières, etc. Au Clergé, aux Communautés religieuses et à tous les fidèles de notre diocèse, Salut et Bénédiction en Notre-Seigneur Jésus-Christ. Nos Très Chers Frères, Le Souverain Pontife, Léon XIII, glorieusement régnant, a émis le 27 de février dernier, en faveur de l’Université Laval et de sa succursale à Montréal, un. décret dont nous nous empressons de vous donner connaissance. En entendant la lecture de ce document, vous comprendrez tous sans peine les intentions et la volonté du Saint Père, qui y sont si clairement exprimées qu’il n’est point nécessaire de vous les expliquer davantage. Votre foi et votre piété bien connues, votre fidélité constante à suivre les enseignements que nous vous avons donnés sur le respect et la soumission dûs au Saint-Siège, Nous sont un sûr garant que vous vous conformerez avec empresse- ment et fidélité à ces ordres de celui qui a mission de diriger nos âmes, puisqu’il tient pour nous sur la terre la place de Notre-Seigneur Jésus-Ghrist, Voici ce décret : Sera Notre présente Lettre Pastorale lue au prône de toutes les églises et cha- pelles où se fait l’office divin le premier dimanche après sa réception et en cha- pitre dans les communautés religieuses. Suit ici la traduction du décret. Donné aux Trois-Rivières, en Notre palais Episcopal, sous Notre seing, le sceau du diocèse et le contre-seing de Notre Secrétaire, le vingt-septième jour du mois de mars mil huit cent quatre-vingt trois. -]- L. F., Ev. des Trois-Rivières, ordre, Jos. Perd. Béland, Ptre., Secrétaire. 8° LETTRE PASTORALE DE MGR DE CHICOUTIMI, 28 MARS. Dominique Racine, par la grâce de Dieu et du Siège Apostolique, Evêque de Chi- coutimi, Assistant au Trône Pontifical. Au Clergé, aux Communautés religieuses et à tous les Fidèles de notre diocèse, Salut et Bénédiction en Notre-Seigneur Jésus-Christ. Nos Très Chers Frères, C’est un devoir pour nous de porter aujourd’hui à votre connaissance un do- cument important que nous avons reçu du Saint-Siège et qui concerne l’Univer- sité Laval. Pour se rendre à la demande plusieurs'fois réitérée de tout l’Episcopat de la Province de Québec, qui ne voyait pas sans de justes craintes les grands dangers encourus par un bon nombre de nos jeunes gens dans la fréquentation d’Univer- sités protestantes, le Séminaire de Québec consentait, en 1852, à prendre sur lui la lourde charge en môme temps que la grande responsabilité de doter notre cher pays d’une Université catholique, “ où la jeunesse pourrait fortifier ses études et parvenir aux grades académiques ” sans péril pour sa foi et ses mœurs. Mus par le seul désir de seconder les religieuses intentions de leurs Premiers Pasteurs en i travaillant à procurer la gloire de Dieu, l'honneur de notre sainte religion et le salut des âmes, Messieurs les Directeurs du Séminaire se mirent donc courageu- . Sement à l’œuvre sans regarder aux sacrifices de toutes sortes que leur imposerait i une si vaste entreprise. Dans leur Lettre Pastorale du mois d’août 1851, les Pères du premier Gon • cile de Québec avaient dit ; “ Nous nous sommes aussi occupés de vos enfants u qui sont l’espérance de la société et de la religion. Avec la tendresse d’une u mère, l’Eglise voudrait les tenir toujours par la main et les presser sur son ■u cœur ; elle désire éloigner d’eux le venin des mauvaises doctrines...Oh ! com- -u prenez-le bien ; il faudra qu’ils reçoivent avec les leçons de la science profane -u les leçons plus importantes encore de la crainte de Dieu et la connaissance de leurs devoirs envers lui. Mais en attendant que nous puissions vous parler ■« plus complètement sur ce sujet, vous ne manquerez pas de les éloigner de toute école, où leurs principes religieux pourraient recevoir quelqu’atteinte, où leur innocence serait imprudemment exposée, et où leurs esprits ingénument ouverts •“ à toute espèce de doctrine, seraient inévitablement faussés par les sophismes •“ de l’erreur.” Le 8 décembre 1853, Mgr l’Archevêque Turgeon annonçant dans une Lettre Pastorale l’érection de l’Université Laval, fait connaître aux Fidèles la réalisa- tion des vœux que les Evêques avaient formulés en termes à demirvoilés. “ Le respectable Séminaire de Québec, entrant dans la pensée des Pères du “ Concile, a entrepris de la mettre à exécution, en établissant une Université où “ la jeunesse catholique pourra fortifier ses études et se préparer à recevoir les ■“ degrés académiques, sans s’exposer à perdre sa foi et ses mœurs.”... Plus tard, en 1854, les Pères du second Concile provincial s’exprimaient ainsi au sujet du danger que courent les enfants dans les écoles qu’ils fréquentent : “ Si les pères et mères sont tenus d’éloigner soigneusement leurs enfants des •“ écoles catholiques qui ne présentent pas toutes les garanties pour les principes 4t et les mœurs, à plus forte raison encore doivent-ils craindre les écoles protes- u tantes...Oh ! nous vous en supplions, N. T. G. F., si vous avez quelque souci du •“ salut de vos enfants, ne les exposez pas aux effets désastreux du doute et de u l’infidélité en permettant qu’ils entrent dans ces institutions, où ils apprendraient “ à mettre en question les dogmes les plus positifs de la révélation.” “ Aucune raison ne pourrait vous excuser, quand môme ces institutions u seraient supérieures aux institutions catholiques ; car la foi est un bien qui •“ doit être plus estimé que tous les avantages temporels... Nous pouvons à côté “ de leurs meilleurs collèges dans la province, et môme dans les Etats voisins, “ placer avec honneur nos Séminaires Catholiques ; et, grâces à Dieu, nous pou- u vons aujourd’hui offrir à la jeunesse studieuse une institution qui commence 4‘ sous les plus heureux auspices, nous voulons parler de l’Université Laval, sur “ laquelle nous appelons les bénédictions les plus abondantes de l’Esprit de lumières.” Le douzième décret du troisième Concile provincial, tenu en 1865, nous apprend que les Pères de ce Concile approuvent les statuts de l’Université Laval et sa discipline, reconnaissent que son enseignement est en tout conforme à la vraie foi et aux saines mœurs, forment des vœux solennels pour son développe- ment et sa prospérité et expriment le désir d’y voir accourir tous les jeunes catho- liques du pays. Ils manifestent hautement le regret qu’ils éprouvent de voir un .grand nombre de nos jeunes catholiques s’obstiner à suivre les cours d’univer- sités et de collèges protestants au grand péril de leur foi et de leurs mœurs. Enfin ils avertissent tous les parents et les conjurent de veiller au salut de leurs ■enfants en ne permettant pas qu’ils aillent puiser les eaux de la science ailleurs •qu’à la source la plus pure. Les Pères du cinquième Concile voulant mieux faire comprendre la portée du décret que nous venons d’analyser, reviennent sur le môme sujet et défendent absolument aux parents d’envoyer leurs enfants à des écoles protestantes on athées, et ils ordonnent aux confesseurs de refuser l’absolution aux parents qui, ne se rendant pas aux graves avertissements qu’ils ont reçus, et souvent pour des raisons les plus futiles, permettent à leurs enfants de les fréquenter et les expo- sent ainsi au grand danger de se perdre. Soutenu par des approbations si nombreuses et provenant d’autorités si hautes et si compétentes, on est porté à croire que le Séminaire de Québec aurait dù 3 établir son œuvre et la voir grandir et prospérer dans le calme et la paix. Malheu- reusement il n’en a pas été ainsi. A peine l’Université Laval était-elle née que déjà on voulait l’étouffer dans son berceau, et cette lutte, loin de diminuer avec le cours des années, est devenue de plus en plus acharnée. Gomme toutes les institutions établies à l’honneur de notre sainte religion et pour le salut des âmes, l’Université devait recevoir le baptême des épreuves ; et ces épreuves ne lui ont pas fait défaut puisque depuis sa fondation elle n’a cessé de lutter pour défendre son honneur, ses droits et môme son existence. Appelé plus d’une fois à prononcer entre l’Université Laval et ceux qui la combattaient, le Saint-Siège, après avoir mûrement pesé et examiné les raisons alléguées de part et d’autre, a toujours et sur tous les points rendu ses jugements en faveur de cette grande et importante institution. Voilà pourquoi, en 1876, le Saint-Siège, voulant faire comprendre aux adversaires de l’Université Laval que la guerre soulevée contre elle était vaine et injuste, lui. conféra l’honneur insigne de l’érection canonique par la Bulle Inter varias sollicitudines et lui donna pour 'Protecteur l’Eminentissime Cardinal Préfet de la Sacrée Congrégation de la Pro- pagande, et pour Chancelier l’Archevêque de Québec. Il est pénible de le dire, mais, pai; quelques-uns, ce document si grave et si solennel, émané directement du Souverain Pontife, ne fut pas mieux compris que ceux provenant des Pères- de nos divers Conciles ; aussi recommencèrent-ils bientôt leurs injustes attaques contre l’Université. En septembre 1881, le Saint-Siège fut donc de nouveau obligé d’élever la voix en faveur de l’Uni versi lé Laval par un décret qu’il prit soin de nous signaler comme sa volonté expresse, mais qui ne mit pas encore fin aux débats, puisque le Souverain Pontife, par la Sacrée Congrégation de la Propa- gande, vient de nous faire connaître sa volonté formelle, absolue et finale, dans le décret du 28 février dernier, que nous publions aujourd’hui. Dans ce document si important, le Saint-Père déclare d’abord que l’Université- Laval et sa succursale à Montréal ont été établies par l’autorité apostolique et ensuite que, dans l’intérêt de la religion et pour mettre fin aux discussions sans cesse renouvelées au sujet de ces deux Institutions, II a examiné de nouveau et pesé dans sa profonde sagesse toutes les raisons alléguées de part et d’autre, afin de rendre justice à qui de droit. Après ces déclarations formelles, Il porte son jugement suprême en nous ordonnant, en vertu de la sainte obéissance, d’obser- ver très fidèlement tout ce qui a été prescrit par le décret de la S. C. de la Propa- gande, en date du ler février 1876 et par la Bulle Inter varias sollicitudines, et en nous défendant d’oser tramer, par nous même ou par d’autres, par des actes ou par des écrits, quelque projet contre l’Université et sa succursale. Enfin il nous ordonne à tous sans exception,.et dans la mesure de nos forces, de prêter notre- concours à cette Institution. Nous vous le demandons, N. T. C. F., après avoir entendu les paroles si claires et si énergiques de Sa Sainteté Léon XIII, comment pourrions-nous nous dire- encore les enfants soumis et obéissants du Saint-Siège, comment pourrions-nous nous vanter de notre respect et de notre attachement inviolables à la Chaire de Pierre, si nous ne nous soumettions pas humblement et fidèlement à tout ce qui nous est prescrit et ordonné par ce dernier décret? En agir autrement, ne serait-ce pas fournir à nos frères séparés l’occasion de se rire de nous et de toutes nos pro- testations de respect, de dévouement et d’obéissance envers l’autorité suprême de- l’Eglise ? Mais qu’avons-nous besoin en cette circonstance de vous parler du respect et de la soumission dûs au Saint-Siège ? Ne devons-nous pas au contraire vous féli- citer de l’attitude si sage et si chrétienne que vous avez toujours conservée au milieu du tumulte et des récriminations qui parvenaient sans cesse à vos oreilles au sujet de l’Université Laval ? Nous sommes heureux de le constater ; toujours vous avez compris, et pratiqué, N. T. G. F., l’obéissauce que vous devez, sur ce point comme sur tous les autres, et à vos Evêques et au Saint-Siège ; toujours vous avez compris que notre devoir, comme Canadiens et catholiques était, non pas de diviser nos forces et d’entraver ainsi le progrès d’une Institution qui a déjà fait et qui est appelée à faire encore tant de bien parmi nous en formant des hommes vraiment savants et surtout de bons chrétiens, mais bien de lui prêter tout notre concours dans l’accomplissement de son œuvre qui est tout à la fois nationale et religieuse. Sera notre présente Lettre pastorale lue et publiée au prône de toutes les églises et chapelles de notre diocèse, le premier dimanche après sa réception et suivie de la lecture en langue vulgaire du susdit décret apostolique. Donné à Chicoutimi sous notre seing et le sceau de nos armes et le contre- seing de notre Secrétaire, le 28 mars 1883. •J- Dom., Ev. de Chicoutimi. Par Monseigneur, Ths. Roberge, Ptre, Secrétaire. 9° LETTRE PASTORALE DE Mgr DE RIMOUSKI, pr AVRIL. Jean Langevin, par la Grâce de Dieu et du Siège Apostolique, Evêque de Saint- Germain de Rimouski. Au Clergé et aux Fidèles de Notre Diocèse, Salut et Bénédiction en Noire-Seigneur. Vos Pasteurs, Nos Chers Frères, viennent de vous lire la traduction d’un Décret approuvé de N. S. Père le Pape, concernant l’Université Laval et sa Suc- cursale établie à Montréal par autorité apostolique. Toujours plein de sollicitude pour la bonne et saine éducation de la jeunesse à tous ses degrés ; intimement convaincu que de là dépendent la conservation de la foi et la prospérité de la religion chez un peuple ; le Souverain Pontife insiste plus que jamais dans ce Décret, et même par un ordre formel et en vertu de la sainte obéissance, à ce que tous les jeunes gens qui se destinent surtout à l’étude du droit ou de la médecine, soient dirigés vers cette Université catholique, et cessent absolument de fré- quenter les institutions soit protestantes, soit affiliées à des Universités protes- tantes; en même temps que Sa Sainteté ordonne à tous de favoriser de toutes leurs forces l’Université Laval et sa Succursale à Montréal. Grâce à Dieu, il ne nous sera pas difficile de nous conformer tous à cette volonté du Chef visible de l’Eglise, puisque nous n’aurons qu’à persévérer dans la con- duite que nous avons constamment tenue jusqu’ici dans ce diocèse à cet égard. Mais, lors même qu’en aucune circonstance les ordres de nos Supérieurs, surtout ceux du Vicaire de Jésus-Ghrist, contrarieraient en quelque point nos idées ou nos sentiments, rappelons-nous cette parole de nos livres saints : “ L’obéissance vaut mieux que les sacrifices.” Melior est... obedientia quam viclimæ (I Rois, XV, 22). “ C’est un crime affreux, dit saint Cyrille d’Alexandrie, un crime capital devant Dieu, que de se révolter contre son Chef et ses Supérieurs et de ne vouloir pas se soumettre à ceux qui, par la volonté de Dieu, tiennent la première place vis-à-vis de nous.” Saint Bernard nous propose même en cette matière l’exemple de Notre- Seigneur, u qui a préféré perdre la vie que de perdre l’obéissance. ” Bien persuadé de votre respect et de votre docilité envers tous vos pasteurs, particulièrement envers le Souverain Pasteur de l’Eglise, Nous nous bornerons à vous exhorter à y persévérer constamment, non seulement en paroles, mais en toutes vos actions. ; Sera la présente Lettre pastorale lue au prône le premier dimanche après sa réception. Donné à Saint-Germain de Rimouski, en notre demeure épiscopale, le di- manche de Quasimodo, premier avril mil huit cent quatre-vingt-trois. F Jean, Evêque de Saint-Germain de Rimouski. Par Monseigneur, G. A. Garbonneau, Chanoine, Secrétaire. 10° MANDEMENT DE Mgr LORRAIN, VIG. APOST. DE PONTIAC. Narcisse Zéphirin Lorrain, par la Grâce de Dieu et du Siège Apostolique, Evêque de Cythère et Vicaire Apostolique de Pontiac. Au Clergé, aux Communautés Religieuses et à tous les Fidèles de Notre Vicariat, Salut et Bénédiction en Notre-Seigneur. Nos Très Chers Frères, Nous avons reçu, il y a quelques semaines, par l’intermédiaire du Métropo- litain de la Province Ecclésiastique de Québec, un Décret très important, émané de la Sacrée Congrégation de la Propagande, concernant l’Université Laval et sa succursale à Montréal. Nous aurions désiré vous en donner connaissance avant aujourd’hui; mais les travaux du ministère curial,auxquels Nous sommes obligés de Nous livrer, plus pressants encore dans le temps pascal qu’à d’antres époques de l’année, ne Nous l’ont pas permis. Vous n’ignorez pas que cette question universitaire occupe les esprits dans la Province de Québec depuis bientôt vingt ans. En 1852, tous les Evêques de la Province, pour relever le niveau des études classiques, ecclésiastiques et profes- sionnelles, et en môme temps pour protéger la foi et les mœurs des étudiants pendant le temps si dangereux de leur cléricature, conçurent l’idée de fonder pour tout le pays une grande Université Catholique ; et ils en confièrent la réalisation aux Messieurs du Séminaire de Québec. Le 8 décembre 1852, des Lettres Patentes, données à Westminster, érigeaient civilement la nouvelle université et la dotaient de prérogatives les plus amples. D’un autre côté, sur la demande dès Evêques, Notre Saint-Père le Pape Pie IX, par un induit du 6 mars 1853, permettait à l’Université d’exercer les droits que lui accordait sa charte royale et de conférer les degrés ordinaires en théologie. Cependant, dès 1862, le vénérable Evêque de Montréal, Mgr Ignace Bourget, crut devoir demander à Rome la permission d’ériger dans sa ville épiscopale une Université indépendante. Rome refusa. De nouvelles instances furent faites à quatre reprises différentes, en 1863, 1864, 1865 et en 1872, mais toujours sans succès. Enfin, en 1876, le 13 de février, après avoir entendu une sixième fois les avocats des deux parties contestantes, la Sacrée Congrégation de la Propagande, pour subvenir aux besoins religieux de Montréal, d’une part, et de l’autre, pour ne pas blesser les droits acquis de Québec, et sans doute aussi pour ne pas affaiblir les études universitaires en multipliant les universités, donna une décision mo- tivée, approuvée du Saint Père dans toutes ses conclusions, par laquelle il était réglé qu’il serait établi une succursale de l’Université Laval à Montréal. En con- séquence, le 6 janvier 1878, Son Eminence Mgr Conroy, délégué apostolique au Canada, en présence de tous les Evêques, au Grand Séminaire de Montréal, inaugurait solennellement la dite succursale ; et tout le monde paraissait se réjouir de voir enfin réglée une question qui avait créé tant de malaise et d’inquiétude. Bientôt, cependant, les oppositions recommencèrent plus vives que jamais ; l’existence légale de la succursale fut mise en question ; de nombreux mémoires furent présentés en Cour de Rome. Or, c’est après avoir bien voulu examiner de nouveau une question déjà débattue et étudiée depuis tant d’années, après avoir écouté avec patience les adversaires comme les partisans de la succursale, après avoir pesé avec scrupule leurs raisons diverses, que la Sacrée Congrégation, afin de rétablir la paix dans tous les rangs et dans toutes les classes de notre société catholique, a émis en termes si formels et si absolus le Décret dont suivent le texte original et la traduction : Ici est inséré le décret, texte latin avec traduction anglaise et française. En face de paroles aussi solennelles et de commandements aussi précis, que nous reste-t-il à faire, sinon obéir ? Filii obedientiæ, fils d’obéissance, comme dit saint Pierre, nous saurons obéir avec générosité, avec promptitude, avec cons- tance, Obéir, on l’a souvent répété, c’est commander à son esprit de croire, à sa volonté de se soumettre, à ses passions de se taire, à ses préjugés de s’effacer, à ses goûts et à ses inclinations de se sacrifier sur l’autel du devoir : autant de victoires nobles et héroïques remportées sur les répugnances de la nature : Vir obediens loquetur victorias (Prov. 21, 28). Le Pape est l’Evêque des évêques ; nous devons, d’après saint Jérôme, lui être soumis comme au père de nos âmes : Esta subjectus 'pontifici tuo, et quasi animæ parentem suscipe, et saint Ignace, martyr, l’écouter comme Jésus-Ghrist lui-même écoutait son Père céleste : Omnes sequimini episcopum, ut Christus Patrem. Nous n’insistons pas davantage, N. T. G. F., sur cette nécessité de l’obéissance car Nous savons que, dans le Vicariat, partout ce document apostolique sera reçu avec la plus grande vénération et exécuté avec la fidélité la plus exacte. Prions Dieu qu’il en soit ainsi dans toutes les parties du pays. Puissent dorénavant tous- les fidèles, abandonnant pour toujours la voie des discussions acerbes et des divi- sions stériles, marcher dans la paix, l’entente et la confiance mutuelles, unir avec une entière bonne foi les forces de leur volonté, les lumières de leur intelligence et les ressources de leur fortune, pour établir sur des bases solides cette succursale que le Saint-Père a à cœur de voir se développer et fleurir dans la métropole com- merciale du Canada. Que notre jeunesse instruite, fuyant les sources plus ou moins empestées du poison de l'erreur, aille s’y abreuver comme à la fontaine- de tous les bons principes. Que l’Université, par la beauté de ses édifices, par l’esprit d’abnégation de ses directeurs, par la science de ses professeurs et par la solidité de son enseignement, devenue un objet d’orgueil national, brille comme: un phare de vérité sur cette terre d’Amérique. A ces causes, le Saint Nom de Dieu invoqué, Nous ordonnons ce qui suit : 1° Le Décret, Cum Universitas Lavallensis ejusque Succursalis sera lu et pro- mulgué en langue vulgaire dans toutes les églises et chapelles de ce Vicariat où l’on célèbre l’office divin, le premier dimanche après la réception des présentes. 2° Le clergé et les fidèles de ce Vicariat sont invités à unir leurs prières pendant les exercices du mois de Marie qui va commencer, dans l’intention que les desseins et les volontés du Souverain Pontife sur la succursale de l’Université Laval aient leur plein et entier accomplissement. Donné à Pembroke, sous notre seing et sceau et le contre-seing de Notre Secrétaire, ce vingtième jour d’avril mil huit cent quatre-vingt-trois. (Signé) f N. Zéphirin, Evêque de Cithère et Vicaire Apostolique de Pontiac. mandement. (Signé) F. M. Devine, Secrétaire. 11l CORRESPONDANCE. Evéché, 22 mars 1883. Monsieur le Président, Le Décret dont je vous al parlé est arrivé. J’aimerais à vous le montrer avant dele lancer dans Iq diocèse. Pourriez-vous venir me voir ? Amenez, si vous le voulez, un d*e vos collègues. Je serai à la maison samedi après-midi, surtout après quatre heures. Veuillez me croire votre tout dévoué, (Signé) f Edouard Ghs., Ev. de Montréal. Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Ecr. M. D., Prés. Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal. Evéché, 24 mars 1883. Monsieur le Président, Après votre départ j’ai réfléchi à coque nous nous sommes dit. Je crois néces- saire de vous faire une observation au sujet de l’Hôtel-Dieu. C’est que le Souve- rain Pontife nous dit non seulement de ne pas opposer Laval mais de faire notre possible pour la favoriser. Vous devinez facilement que ceci peut compliquer la question de l’Hôtel-Dieu. En conséquence ne donnez aucune assurance aux Mes- sieurs de l’Ecole, même dans le cas où il y aurait séparation avec Victoria. Que je désire la paix et l’union, quel bonheur ce serait pour tous et surtout pour Votre tout dévoué serviteur, (Signé) f Edouard Chs., Ev. de Montréal. Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Ecr. M. D., Prés. E. M. G. de Montréal. Nota.—M. le Président de l’Ecole ayant demandé à Mgr de Montréal en conversation si, après sa désaffiliation avec l'Université Victoria, l’Ecole pourrait garder le contrôle médical de 1 hôpital de l’Hôtel-Dieu, Sa Grandeur répondit affirmativement. Ce renseignement est nécessaire pour l’intelligence de la lettre suivante. 40 Evéché, 30s mars 18831 M. d’Orsonnens, M. D., Président de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal. Monsieur le Président, Je vous transmets, avec la présente, un Mandement que je viens d’adresser au Diocèse au sujet de la question Universitaire. Ace Mandement est annexé un Décret du Saint-Siège du 27 février dernier, et dans ce Décret, comme vous pou- vez vous en convaincre, sont exposés les devoirs des catholiques concernant la Succursale Laval à Montréal. Or, monsieur le Président, vous voyez de suite qu’une des premières consé- quences de la mise en pratique de ce Décret et l’un des premiers devoirs qui s’imposent, à l’autorité ecclésiastique d’abord et ensuite à tous les fidèles, c’est de diriger vers cette institution la jeunesse catholique étudiante, et conséquemment la retirer des institutions que le S. Siège ne peut pas recommander. L’Ecole, dont vous êtes le président, compte parmi ces dernières institutions,, et l’heure, il me semble, est venue pour elle d’entrer dans la voie de l’obéissance au Saint-Siège. Son affiliation avec l’Université protestante de Victoria la met main- tenant, si elle y persiste, sur le pied de désobéissance formelle à l’autorité siastique. Le devoir de celle-ci est tout tracé. 1° L’autorité ecclésiastique devra avertir d’abord la jeunesse qui fréquente votre école, que c’est son devoir de la quitter, et s’il y a hésitation ou résistance, la môme autorité devra se servir des armes qu’elle a à sa disposition pour parvenir à son but. 2° Vous concevez aussi que l’autorité ecclésiastique ne pourra tolérer l’Ecole' dans les maisons religieuses où plus que partout les volontés du Saint-Siège doivent avoir leur pleine mise en pratique, en dépit de tous les obstacles et des que cette soumission dût coûter. Ce ne sont pas là des menaces que je profère pour vous intimider. Ce sont de charitables avis, que je vous adresse, et j’espère que je serai compris de vous, monsieur le Président, et de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie. Vous savez où est le salut de votre école. N’écoutez pas vos préventions,, écoutez la voix de vos consciences catholiques, et contribuez pour la grande part qui vous incombe, au retour de la paix et de l’union en conformité avec les. volontés de Notre Très Saint-Père le Pape. Veuillez, monsieur le Président, me croire Votre tout dévoué serviteur, (Signé) f Edouard Ghs., Ev. de Montréal. A une assemblée spéciale de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal,, tenue dans une des salles de l’lnstitution, le 6 avril 1883, il a été résolu unanime- ment de communiquer la déclaration suivante à Sa Grandeur Mgr l’Evêque de- Montréal, et de faire parvenir le même document au Saint-Père. L’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, ayant pris connaissance du Décret de la Sacrée Congrégation de la Propagande, en date du 27 février der- nier, déclare ce qui suit : jo Elle se fait un religieux devoir de recevoir, avec la soumission qui carac- térise les vrais enfants de l’Eglise, le susdit Décret de la Sacrée Congrégation de la Propagande, comme elle a reçu le Décret du 1«’ février 1876, avec la Constitu- tion Apostolique qui érige canoniquement l’Université Laval ; 2° En faisant celte protestation, l’Ecole se doit à elle même de déclarer hau- tement, qu’elle croit humblement avoir toujours agi en parfaite conformité avec les règles de l’obéissance due au Saint-Siège. Et l’Ecole se croit d’autant mieux fondée à juger ainsi, que, dans les difficultés qui se sont présentées, ni Nos Sei- gneurs les Evêques, à qui elle a cru devoir exposer ses humbles représentations, ni le Saint-Siège lui même, auquel elle a fait entendre respectueusement ses plaintes, ne lui ont jamais reproché d’avoir manqué à l’obéissance et au respect dus aux Décrets Apostoliques ; 3° En se soumettant comme elle le fait, et en renonçant, selon le désir du Saint-Père, à son affiliation à une Université protestante, l’Ecole croit porter un secours efficace àla Succursale de l’Université Laval à Montréal. En effet, grâce à l’Université Victoria, qui lui a permis d’accorder les degrés académiques, sans pour cela intervenir en quoi que ce soit dans son enseignement ou sa direction, l’Ecole est actuellement, malgré une dette excédant vingt mille piastres (cent mille francs) dans un état de grande prospérité, puisque cent quarante (140) élèves ont suivi ses cours cette année. L’Université Laval, entrant de son côté dans les- vues du Saint-Siège, et admettant l’Ecole à une participation équitable de ses pri- vilèges universitaires, verra donc, par le seul fait de l’accord qui va s’opérer de nouveau entre elle et l’Ecole, les élèves de sa Succursale s’augmenter d’une ma- nière très considérable ; ce qui est le plus grand encouragement auquel elle puisse' prétendre ; 4° En renonçant aux rapports qu’elle n’a eus avec une Institution protes- tante, que parce qu’il n’a pas été en son pouvoir jusqu’ici de se rattacher à une- Université catholique, l’Ecole n’entend pas cependant renoncer à ses droits civils,, dits corporatifs, droits qui lui sont garantis par la loi du pays, et qui lui sont absolument nécessaires pour acquitter la dette dont elle est strictement respon- sable, comme corporation civile. Car l’Ecole est intimement convaincue que telle n’est pas la volonté de Notre Père commun, qui, tout en travaillant à conserver la foi parmi ses enfants, n’a nullement l’intention de porter atteinte à la justice et à l’exercice légitime de leurs droits civils. (Signé) Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Président. (Signé) 9 J. Emery Goderre, Secrétaire. Nota : Copie de la Déclaration ci-dessus fut expédiée au Saint-Père le 24 avril avec l’adresser suivante : A Notre très saint Seigneur, Léon XIII, Pape par la divine Providence. Bienheureux Père, Les Médecins de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, se pros- ternent humblement aux pieds de Votre Sainteté en implorant sa Bénédiction Apostolique ; et ils se font un devoir de lui transmettre le document ci-joint, qui sera une preuve certaine de leur filiale obéissance à ses Décrets. Ce qu’atteste, au nom de tous les médecins, le soussigné en sa qualité de Président de la dite Ecole, Montréal, 24 avril 1883. (Signé) Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Chevalier, Prés. E. M. C. M. Evêché de Montréal, 7 avril 1883. Monsieur le Président, J’ai reçu, avec toute la considération qu’elle méritait la déclaration de l’Ecole •de M. et de G. de Montréal en date d’hier. L’Ecole a déjà fait un grand pas dans le chemin de l’obéissance ; je souhaite de tout cœur qu’elle aille jusqu’au bout, ef quelle donne, cette fois, une preuve éclatante et irrécusable de u cette soumis- sion qui caractérise les vrais enfants de l’Eglise.” Car, jusqu’à ce jour, (vous me permettrez de vous le faire observer en toute franchise) votre conduite extérieure, •qu’elles qu’aient été du reste votre pensée intime et vos intentions [de rebus inter- nis non judicat ecclesia) votre conduite extérieure, dis-je, n’a pas eu ce cachet 'd’obéissance complète, que l’on pouvait attendre. Encore une fois, je ne nie pas, puisque vous le dites dans votre déclaration que vous croyez avoir toujours agi en parfaite conformité avec les régies de l'obéis- sance due au S. Siège. C’est votre conviction, c’est peut-être une illusion ; à vous d’en juger par le passé ; avons de repasser les diverses phases de cette impor- tante question universitaire, et vous vous convaincrez que, si ni les évêques de la Province, ni le S. Siège ne vous ont adressé de reproche formel de désobéissance, vos représentations, notamment sur la question de la séparation de l’Ecole d’avec la succursale, n’ont pas eu d’accueil favorable, et l’agitation qui s’est faite et dans la presse et dans le public autour de ce débat, a amené d’abord des exhortations pleines de bienveillance de la part de notre Très Saint-Père le Pape, et enfin le décret si formel du 27 février dernier. Et veuillez me laisser vous dire que vous portez une grande partie de la responsabilité dans ces actes solennels du S. Siège, lesquels actes ne sont pas à notre éloge et donnent au monde chrétien une idée assez faible de notre générosité à faire les sacrifices d’opinion que notre mère la Sainte Eglise demande de ses enfants. Et ici, je ne veux pas vous faire l’injure de croire que vous êtes de ceux, qui n’ont pas craint de dire que le S. Siège a été mal renseigné, et que, conséquemment, son jugement a été partial. Non, vous n’êtes pas de ceux-là car vous savez pertinemment que les deux partis ont exposé leurs vues et leurs opinions, et que ce n’est qu’après avoir tout pesé dans la ba- lance de la justice et de la sagesse que l’autorité suprême, qui s’impose à nos consciences, a décrété ce qu’elle a cru être le mieux pour le bien général de Montréal sous le rapport de l’éducation. Dans l’espoir de voir les vues du S. Siège se réaliser complètement et sans secousse, j’ai évité tout ce qui aurait pu soulever quelqu’animosité malgré les attaques que Pou a dirigées contre moi. Je ne perds pas encore l’espoir que vous allez faire cette dernière démarche dont il est question dans votre déclaration et •que, tout étant conduit sans acrimonie, sans prévention de part et d’autre, vous •entrerez dans la voie qui pour vous est le salut. Vous penserez à la responsabilité que vous allez assumer à cette heure où il n’est plus permis de tergiverser, mais où tous, suivant les expressions si énergi- ques du décret du 27 février dernier, doivent s’appliquer suivant leur force à favoriser la dite institution (la succursale) et à lui prêter secours et protection. Je vous invite en conséquence à rencontrer la faculté de Laval pour vous -entendre et je vous conseille de prier un homme, qui aurait toutes les qualités nécessaires, de vous servir d’intermédiaire et de présider vos débats, après avoir •convoqué des représentants autorisés de chaque institution. Veuillez, messieurs, ne pas oublier que, si par le passé, 1° l’on a fait de si vives instances auprès du S. Siège pour en obtenir une Université catholique, '2° l’on a représenté sous de si vives couleurs les dangers que couraient les étudiants sous le rapport de la foi à cause de l’affiliation des écoles qu’ils fré- quentaient à une Université protestante, ce sont vos amis qui ont fait ces ins- tances, et c’est vous qui avez fourni les arguments à l’appui de cette seconde partie de la thèse. Soyez conséquents et vous serez obéissants. Je ne puis pas répondre de l’autonomie de votre école, mais je puis répondre que la justice, l’équité et la charité chrétiennes présideront à vos pourparlers et à votre entente, et je crois ne pas me tromper. Paix et union, et nous serons forts, et notre jeunesse étudiante pourra venir puiser auprès de nous, avec une instruction solide, le respect de l’autorité, respect qui sera la sauvegarde de notre société. J’ai l’honneur d’être, monsieur le Président, Votre très humble et dévoué serviteur, (Signé) F Edouard Ghs., Ev. de Montréal. Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Ecr., M. D., Président de l’Ecole de M. et G. M. Montréal, 14 avril 1883. A Sa Grandeur, Mgr. E. G. Fabre, Evêque de Montréal. Monseigneur, J’ai eu l’honneur de mettre devant l’Ecole votre lettre du 7 courant. Gette lettre a reçu l’attention qu’elle mérite. L’Ecole a décidé de compléter sa session scolaire selon la suggestion que Votre Grandeur a bien voulu faire, avant d’adopter aucun procédé sur le sujet mentionné dans la susdite lettre. J’ai l’honneur de me souscrire, de Votre Grandeur, le très humble serviteur, (Signé) Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Président. Nota :—Dimanche, 15 avril, après avoir célébré pontificalement la messe à St-Jérome, Mgr de Montréal, en réponse à une adresse présentée à Sa Grandeur par M. le Maire Yillemure en pré- sence de la paroisse réunie, disait, entre autres choses (nous citons textuellement de la Semaine- Religieuse, 21 avril, publiée à Montréal et portant 1 ’imprimatur épiscopal) : “ Je ne laisserai pas passer sous silence la première manifestation publique et empressée au u sujet de la décision du Saint-Siège relativement à la question de l’Université Laval. Depuis six “ ans, depuis la bulle de 1876, la volonté de Rome avait été clairement établie et cependant on “ avait cru pouvoir en appeler à d’autres juridictions, porter la question jusqu’au parlement, “ même jusqu’au conseil privé. Quant à Nous, nous avons toujours suivi les ordres de Rome, “ toutes nos décisions, tous nos actes ont été soumis à Rome et ils en sont toujours revenus avec “ une complète approbation. Pour défendre leur honneur et leur réputation, que le discours de Mgr de Montréal attaque ainsi publiquement dans ce qu'ils ont de plus cher, les médecins de l'Ecole, désirant éviter le- scandale, ont gardé jusqu’ici le silence ; mais il est de leur devoir de déclarer ici ; 1° que jamais, la question de l’Université Laval n’a été portée devant le Conseil Privé ; et 2° que si cette ques- tion a été portée devant le Parlement, ça été par Laval et par NN. SS. les Evêques d'abord, l’E- cole ayant simplement suivi son adversaire sur ce terrain pour se protéger et réclamer le respect de la charte Royale de Laval qu’elle croyait violée contre les intentions du Saint-Siège. Tout ce' qui a été dit pour nous faire croire que le bill Laval était demandé par le Saint-Siège ou du moins dans le but de se conformer à ses désirs, et que par conséquent un catholique ne pouvait en cons- cience s’opposer à une telle mesure, se trouve amplement réfuté par la déclaration de son Emi- nence le Cardinal Préfet de la S. Congrégation de la Prop, à Mgr I. Bourget et à MM. Trudel e 4 Dumesnil. “ Aujourd’hui le Saint-Père ordonne, tout catholique doit obéir.” J. M. J. De I’Hotel Dieu de Saint-Joseph,. E. Th. d'Odet d’Orsonnens, Ecr, M. D., Montréal, 26 avril 1883. Président de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal. Monsieur le Président, Quoique vous n’ayez encore reçu aucune information officielle, vous n’ignorez pas cependant la position critique et embarrassante faite à notre Communauté, depuis plusieurs jours surtout, en conséquence de certaines ordonnances de Mon- seigneur notre Evêque et premier Supérieur, concernant le service médical de- no tre hôpital. Permettez donc, Monsieur le Président, que je compte beaucoup sur la bonne’ volonté, les efforts et la diligence de Messieurs les Professeurs de l’Ecole pour em venir à une entente avec la Succursale de l’Université Laval. J’ose espérer qu’il y aura parfaite harmonie entre ces Messieurs, pour cet effet. Car si malheureusement la division régnait parmi les Professeurs, nous en serions, mes sœurs et moi, sensiblement affligées et il y aurait lieu de leur rap- peler ce passage d’une lettre adressée à l’Ecole le 20 janvier 1874. “ Nous n’avions qu’à nous féliciter d’avoir condescendu (en 1850 et 1860) à, “ votre demande, en mettant notre hôpital sous vos soins et en permettant à vos- “ élèves d’y venir pour y recevoir vos leçons et profiter de votre expérience. “ Nous comprenons que par cet arrangement l’hôpital et la faculté y ont u gagné, car les malades ont eu plus de secours et les médecins plus de moyens u d’exploiter les sciences médicales à l’avantage de leurs patients “ Mais, si par malheur, cette funeste division entre les médecins venait à se a propager, toutes nos grandes espérances seraient évanouies et nous aurions à u regretter notre premier état qui, sans nous fournir les mômes avantages, nous u permettait cependant de vivre en paix, ce qui est pour nous le plus grand bien “ que nous puissions désirer sur la terre en attendant le bonheur du ciel. “ Maintenant, nous vous prions, avec tous les égards qui vous sont dûs, de u vouloir bien prendre ces remarques en sérieuse considération et aviser aux u meilleurs moyens à prendre pour en venir à une entente définitive. ” Il me reste à ajouter, Monsieur le Président, que je compte beaucoup sur vos efforts et votre influence pour entretenir cette harmonie au sein de l’Ecole, ce qui contribuera efficacement au succès des négociations projetées. Veuillez excuser la présente lettre que j’écris à la hâte afin de vous l’expédier avant votre assemblée d’aujourd’hui. Agréez aussi les sentiments de la parfaite considération avec laquelle je de- meure respectueusement, Monsieur le Président, . mcj Votre très humble servante. Supérieure des Relig. Hosp. de S. J. Soeur Saint-Louis, A une assemblée spéciale de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, tenue chez le Secrétaire, le 26 avril 1883, il a été résolu unanimement ; Que, pour répondre à la communication officielle de Mgr l’Evêque de Mont- réal, en date du 7 avril courant, communication dans laquelle Sa Grandeur invite l’Ecole à choisir, de concert avec la Faculté médicale de la Succursale, un intermédiaire qui aurait toutes les qualités nécessaires pour présider des débats auxquels prendraient part les représentants autorisés des deux institutions susdites, dans le but d’en venir à une entente entre Laval et l’Ecole, celle-ci prie Sa Gran- deur de lui permettre de faire respectueusement la déclaration suivante : 1° L’Ecole attendra avec confiance que NN. SS. les Evêques de la Province veuillent bien déterminer eux-mêmes, de concert avec Laval, les conditions devant servir de base à l’accord que tous les membres de l’Ecole désirent sincèrement voir enfin s’établir d’une manière définitive. L’Ecole croit, par là, agir en con- formité du Décret de 1876, confirmé encore tout récemment, par lequel le Saint- Siège désigne les Evêques de la Province pour régler, en union avec Laval, tout ce qui a trait à l’établissement de la Succursale de Laval à Montréal. 2° L’Ecole, dans l’invitation qui lui est faite par Mgr de Montréal concernant le choix d’un intermédiaire, a voulu voir une marque d’extrême condescendance à son égard, bien que, pour la raison ci-dessus mentionnée, elle ne pense pas pouvoir se rendre à cette invitation. Mais que Monseigneur permette de lui en faire ici respectueusement la remarque, l’Ecole n’a pas lu sans peine, dans sa dernière communication, des paroles comme celles-ci entr’autres : “ Votre conduite extérieure n’a pas eu ce cachet d’obéissance complète que u l’on pouvait attendre. “ Veuillez me laisser vous dire que vous portez une grande partie de la res- a ponsabilité dans ces actes solennels du Saint-Siège, lesquels actes ne sont pas à u notre éloge, et donnent au monde chrétien une idée assez faible de notre géné- u rosité à faire les sacrifices d’opinion que notre Mère la sainte Eglise demande- u de ses enfants ! ” Car enfin, sans entrer ici dans des détails qui ne pourraient que difficilement trouver place dans cette résolution, il semble toujours à l’Ecole, que, pour la regarder avec raison comme ayant manqué, dans sa conduite extérieure, à l’obéis- sance due au Saint-Siège, il faudrait montrer quelle a refusé d’accepter les Décrets- Apostoliques, et de concourir à leur exécution. Or, l’Ecole, non seulement n’est pas coupable d’un tel refus, mais désire la pleine et entière exécution des dits- Décrets. Elle croit avoir déjà beaucoup fait, et est encore prête à faire tout ce qui est en elle pour assurer cette exécution. Seulement, l’Ecole ne veut pas supposer un instant que le Saint-Siège entend établir et favoriser la Succursale de Laval aux dépens de la justice. Le récent Décret, en confirmant celui de 1876, ne contient pas un mot qui fasse môme allusion à la nécessité de dépouiller l’Ecole du légi- time exercice de ses droits civils afin d’entrer dans les vues du Saint Siège. L’Ecole savait déjà du reste, par une déclaration formelle de Son Excellence Mgr Conroy, délégué apostolique, que le Saint-Siège a eu en vue, par son Décret de 1876 établissant une Succursale de Laval a Montréal, de venir en aide aux institu- tions déjà existantes en celte ville, et non de les détruire. 3° C’est pourquoi, vu l’insuccès des tentatives faites jusqu’ici pour amener une entente durable entre Laval et l’Ecole au sujet de la Succursale, vu surtout l’insistance avec laquelle le dernier Décret Apostolique déclare qu’il faut maintenir et exécuter le Décret de 1876, l’Ecole croit devoir en appeler de nouveau à NN. SS. les Evêques de la Province, non plus cette fois, comme membres du Conseil supérieur de l’Université Laval, puisqu’ils ont déclaré en mai 1878, n’ôtre pas compétents en cette qualité pour régler les difficultés relatives à l’établissement de la Succursale, mais comme à ceux spécialement désignés dans le Décret de 1876 pour voir, en union avec Laval, à l’exécution du dit Décret. 4° L’Ecole, en communiquant la présente résolution à Mgr de Montréal, le prie d’y voir une nouvelle marque du désir sincère qu’elle a de faire tout en son pouvoir pour procurer l’exécution des Décrets Apostoliques, et demande de renou- veler à Sa Grandeur l’expression de son profond respect. (Signé) Th. E. d’Odet d’Orsonnens, Président. (Signé) J. Emery Goderre, Secrétaire. Monsieur Th. E. d’Odet d’Orsonnens, Président de l’Ec. M. C. M Evêché de Montréal, 30 avril 1883. Monsieur le Président, A la lecture de la Résolution de l’Ecole de Médecine du 27 courant, je ne puis m’empêcher de constater que l’Ecole tient à ne faire aucun arrangement avec Laval. Car les dix médecins qui se sont accordés à prendre une pareille résolu- tion sont tous trop intelligents pour pouvoir considérer la Succursale de Laval comme n’étant pas fondée. Ils savent très bien qu’elle existe, et que le Saint-Père, dans son dernier Décret, déclare qu’elle a été établie par autorité apostolique. Je me vois donc dans la dure nécessité de ne plus compter sur l’accord désiré- et de procéder en conséquence. Veuillez me croire votre très humble serviteur, (Signé) j- Edouard Chs, Ev. de Montréal. J. M. J. De l’Hôtel-Dieu de Saint-Joseph, Th. E. d’Odet d’Orsonnens, Egr., M. D., Montréal, 7 mai 1883- Président de l’Ecole de Méd. et de Ghir Monsieur le Président, L’obéissance que nous devons à Monseigneur notre Evêque et premier Supé- rieur nous impose le devoir de vous communiquer de sa part l’ordonnance sui- vante que Sa Grandeur a jugé à propos de nous adresser le 19 avril dernier : u I°. Vous devez déclarer aux Médecins de l’Ecole de Médecine et de Ghi- u rurgie qu’après les vacances de l’année courante, vous ne pourrez recevoir dans- “ vos salles que les élèves de la Succursale Laval, et qu’en conséquence vous u admettrez les Professeurs de cette Institution à y donner leur clinique. “ 2°. Le Règlement que vous donnerez aux médecins de Laval, pourra être “ semblable à celui que vous avez donné à l’Ecole de Médecine.” Je demeure avec une parfaite considération, Monsieur le Président, Votre très humble servante, (Signé) Sr. St-Louis, Supre.. Montréal, 10 mai 1883.. A la Très Révérende Mère St-Louis, Supérieure de l’Hôtel-Dieu de St-Joseph de Montréal. Madame la Supérieure, En réponse à votre lettre datée du 7 mai courant, l’Ecole a l’honneur devons rappeler qu’en vertu d’arrangements conclus avec l’Hôtel-Dieu, elle a le droit d’avoir seule le contrôle médical de votre hôpital. Dans les circonstances ac- tuelles, l’Ecole croit devoir informer la communauté qu’elle se trouve dans l’obli- gation de prendre tous les moyens nécessaires pour y maintenir sa position. Mais avant d’agir, l’Ecole désire savoir si vous entendez mettre à exécution l’ordon- nance de Mgr Fabre que vous lui communiquez de sa part. Je demeure avec un profond respect, Madame la Supérieure, Votre très humble serviteur, (Signé) Tus. E. d’Odet d’Orsonnens,. Président.. Montréal, I*2 mai 1883. ~A la Très Révérende Mère St-Louis, Supérieure de l’Hôtel-Dieu. Madame la Supérieure, L’Ecole de Médecine, n’ayant pas encore reçu de réponse à sa dernière lettre, ■ulésire savoir ; I°. Si les Révérendes Dames de l’Hôtel-Dieu ne lui ont pas donné en 1850, avec l’agrément de l'Ordinaire, le contrôle médical de leur hôpital, avec d’admission de ses élèves dans leur établissement ; 2°. l’Ecole a besoin de savoir si les Révérendes Dames de l’Hôtel-Dieu sont satisfaites du service de ses méde- cins. 3°. Elle vous prie respectueusement de lui faire connaître les raisons pou- vant motiver son renvoi. Espérant que vous daignerez répondre de suite à ces diverses questions, Je demeure avec un profond respect, Madame la Supérieure, Votre très humble serviteur, (Signé) Th. E. d’Odet d’Orsonnens, Président. 'Messieurs les Directeurs du Hôpital-Général de Montréal, 13 mai 1883. Collège Victoria, Montréal. Messieurs, J’ai reçu l’ordre de Sa Grandeur, Monseigneur de Montréal, de vous déclarer qu’aucun élève de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal ne pourra être admis dans le Dispensaire de l’Asile Saint-Joseph, rue de l’Evèché, après le 20 de ce mois. J’ai l’honneur d’être, Messieurs, Votre respectueuse et humble servante, (Signé) Sr. Deschamps, Supre GénK J. M. J. Hôtel-Dieu de Saint-Joseph, Montréal, 14 mai 1883. Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Ecr, M. D-, Président de l’Ecole de Méd. Monsieur le Président, Je ne puis pas maintenant donner une réponse définitive à votre lettre du 12 courant, voilà la cause de mon retard ; mais je crois qu’il est de mon devoir de vous satisfaire en répondant aux questions que vous m’adressez dans votre lettre d’aujourd’hui. Aux deux premières questions posées, savoir : Si nous vous avons concédé le contrôle médical de notre hôpital, depuis 1850, avec l’agrément de l’Ordinaire, et si nous sommes contentes du service de nos médecins, nous répondons : certaine- ment oui. Dire le contraire ne serait pas selon la vérité. Quant à la troisième question, je réponds tout simplement que l’obéissance due à notre Evêque et supérieur majeur a été la seule raison qui nous a décidées à signifier à l’Ecole de Médecine, l’Ordonnance que Sa Grandeur nous avait adressée le 19 avril dernier. Veuillez m’excuser, monsieur le Président, de ne pouvoir vous donner d’autre réponse aujourd’hui. J’ai l’honneur d’être avec une parfaite considération, Monsieur le Président, Votre très humble servante, (Signé) Soeur St-Louis, Supre des Regs Hosp. de S.-J. Hôpital-Général, Montréal, 14 mai 1883. L. A. E. Desjardins, Ecr. M. D., Montréal. Monsieur et dévoué ami, Pour me conformer à l’ordre exprès que j’ai reçu de Sa Grandeur Monsei- gneur de Montréal le 7 du courant, je suis obligée de vous informer qu’il ne vous sera pas permis d’admettre au dispensaire aucun élève de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, après le 20 de ce mois. Connaissant comme nous, monsieur, les ordres si péremptoires de la part du Vicaire de Jésus-Christ qui obligent Sa Grandeur de nous intimer cet ordre, je n’ai aucun doute que vous voudrez bien vous y soumettre. Ce faisant, vous obligerez et édifierez beaucoup Votre très humble et reconnaissante servante, (Signé) Sr. Deschamps, Supre Génle. Nota.—Le 15 mai, l’Ecole, voulant sauvegarder ses droits à la direction médicale de l’hôpital de l’Hôtel-Dieu, fit présenter un Protêt, selon toutes les formalités légales, aux Rév. Soeurs Hospi- talières de Saint-Joseph. J. M. J. Couvent de la Miséricorde, Montréal, 17 mai 1883. M. Th. E. D’Orsonnens, M. D,, Présid. de l’Ecole de M. et de G. de Montréal. Monsieur le Président, Il nous est devoir de vous communiquer l’ordre que nous avons reçu de Sa Grandeur Monseigneur de Montréal, de ne plus recevoir, à notre Maternité, de 4 nouveaux élèves de votre Institution ; ceux déjà reçus jouiront de leur engav gement. Nous n’avons aucune réflexion à faire ; d’ailleurs vous connaissez toutes, choses aussi bien et mieux que nous. Nous prions Dieu qu’il veuille bien vous jjrotéger dans vos travaux et votre- famille. J’ai l’honneur d’être, Monsieur le Président, Votre humble servante, (Signé) Sr Ste-Thérèse de Jésus, Sup' - A une assemblée spéciale de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal',, tenue chez le Secrétaire, le 19 mai 1883, il a été unanimement résolu de répondre comme suit à la lettre officielle que Sa Grandeur Mgr de Montréal adressait à l’Ecole le 30 avril dernier : 1° L’Ecole regarde comme un devoir pénible mais impérieux pour elle de- protester tout d’abord respectueusement, mais énergiquement contre l’imputation “ qu’elle tient à ne faire aucun arrangement avec Laval. ” Gomme elle a déjà eu occasion de le déclarer unanimement à Monseigneur, l’Ecole a désiré et voulu sincèrement et efficacement un arrangement avec Laval • et cet arrangement l’Ecole le désire et le veut encore, mais à la condition qu’il se- fasse conformément à l’ordre formel du Saint-Siège qui a désigné les Evêques de la Province pour régler, en union avec Laval, l’établissement de la Succursale en cette ville, et aussi conformément au désir implicite du Saint-Siège que la justice soit respectée, désir qu’il faut nécessairement supposer sous peine de faire une grave injure au Souverain Pontife lui-même. 2° Les médecins de l’Ecole considèrent la Succursale comme fondée de droit par le Décret de 1876 qui vient d’être de nouveau confirmé. Aussi les dits méde- cins reconnaissent-ils pleinement la succursale établie de droit par autorité apostolique. Quant à la fondation ou établissement de fait de la Succursale, l’Ecole croit qu’il faut distinguer. La Succursale a été fondée de fait avec l'Ecole comme sa faculté médicale. La succursale a été ainsi fondée dan?, l'origine non assurément d’une manière con- forme à la lettre du Décret de 1876, puisqu’il est constaté aujourd’hui qu’au lieu de tous les Evêques de la Province, NN. SS. l’Archevêque de Québec et l’Evêque de Montréal seuls ont concouru à cette fondation; mais d’une manière qui a pu paraître conforme à l'esprit du Décret, du moins en ce que, grâce à l’intervention, du Délégué Apostolique, la dite Ecole fut, sans pour cela se dépouiller de ses droits civils, acceptée comme Faculté médicale de la Succursale. C’est pourquoi Mgr Fabre, Evêque de Montréal, annonçant aux Fidèles, dans son Mandement du 22 Décembre 1877, l’établissement des Facultés de l’Université Laval à Montréal, disait ; “ L’Ecole de Médecine de Montréal, qui a bien mérité du Diocèse et de la u Province tout entière, à cause du dévouement de ses Professeurs, continuera u l’œuvre par laquelle elle a contribué jusqu’ici à former tant de médecins qui a font honneur à leur profession. ” Mais Laval ayant bientôt destitué l’Ecole arbitrairement et sans consulter les Evêques, et formé en dehors d’elle une antre Faculté Médicale, a, par là, replacé sa Succursale sur la base injuste que M. le Recteur T. E. Hamel avait entrepris de lui donner d’abord, lorsque comme il vient d’être dit, la défense formelle du Délégué Apostolique l’arrêta, défense dont il n’a plus été tenu aucun compte jus- qu’à ce jour ; en sorte que depuis, la Succursale est et reste fondée de fait, mais contrairement à la justice et au droit. De là la plainte de l’Ecole et la source véri- table des difficultés présentes qui durent depuis cinq ans. Sans doute le Décret de février dernier déclare la Succursale établie par autorité apostolique—ce que l’Ecole reconnaît pleinement—mais ce Décret parle évidemment de l’établissement de droit, puisque pour dirimer les questions actuelles sur l’établissement de la Suc- cursale, il renvoie au Décret de 1876 dont il urge l'exécution. 3° Il est donc de toute évidence que la nécessité où se voit Mgr de Montréal de ne plus compter sur l'accord désiré doit être attribuée, non à l’Ecole, mais avant tout à Laval, qui, au lieu d’entrer sincèrement dans les vues du Saint-Siège et de concourir efficacement à l’exécution du Décret de 1876 tout en respectant les lois de l’équité et de la justice, veut dépouiller l’Ecole de ses justes droits, môme de son existence, et ainsi ruiner à tout jamais une de ces institutions existantes que, selon la déclaration expresse de Mgr le Délégué Apostolique, le Saint-Siège avait en vue de secourir et d’aider par l’établissement de la Succursale Laval à Montréal. Laval ne semble pas comprendre que le dernier Décret, loin de condamner l’Ecole, qui, dans son appel au Saint-Siège, a demandé l’exécution du Décret de 1876, lui donne en réalité gain de èause sur ce point capital, puisque ce Décret de février dernier ordonne précisément de la manière la plus formelle et la plus absolue d’exécuter le Décret de 1876. Il faudrait ajouter que la nécessité de ne plus compter sur l'accord désiré, doit être justement attribuée en second lieu, à Mgr de Montréal lui-même qui, croyant obéir au Saint-Siège, persiste, malgré nos protestations énergiques, à traiter l’Ecole comme si elle était en révolte contre le Saint-Siège, et qui, encore récemment, en môme temps qu’il prenait le plus sûr moyen de l’exterminer par son expulsion de l'Hôpital et des autres maisons religieuses, venait lui proposer un arrange- ment avec la Faculté Médicale de Laval, arrangement en contradiction formelle avec ce Décret de 1876, dont l’Ecole réclame, avec le Saint-Siège, la pleine exécution. 4° La seule conséquence qui découle de l’exposé des principes et des faits, comme du devoir que sa position impose à Mgr de Montréal, ce serait pour lui, il semble, de prendre des moyens efficaces pour empêcher la consommation de l’injustice au nom du Saint Siège. Monseigneur ne tirant pas cette conséquence, l’Ecole croit qu’il est de son devoir de se défendre, par tous les moyens légitimes en son pouvoir, contre des agressions qui lui semblent tout-à-fait injustes. Et ce devoir, l’Ecole le croit d’autant plus impérieux, qu’il y va, non seule- ment de ses intérêts matériels, de son honneur et de sa réputation, vu l’impres- sion générale sous laquelle on a mis le peuple qu’elle est coupable de désobéis- sance et de révolte envers les ordres du Saint-Siège, mais de l’honneur môme de l’Eglise qui se trouve grandement exposée dans la personne de son Chef Suprême que l’on représente comme voulant et ordonnant l’injustice. Enfin l’Ecole, par la présente, informe officiellement Mgr de Montréal qu’elle en appelle au tribunal des Evêques de la Province désignés dans le Décret de 1876 pour régler, en union avec Laval, ce qui concerne l’établissement de la Succursale à Montréal. Montréal, 19 mai 1883. (Signé) Th. E. d'Odet d’Orsonnens, Président. (Signé) J. Emery Coderre, Secrétaire. A la Révérende Sœur Ste-Thérèse de Jésus, Supérieure du Couvent de la Miséricorde. Montréal, 21 mai 1883. Madame la Supérieure, Votre lettre du 17 mai courant, adressée an Président de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, a été soumise aux professeurs de l’Ecole réunis en assemblée spéciale samedi dernier, 19 courant. En conséquence, je suis chargé en ma qualité de Secrétaire de cette institution, de vous prier, Madame la Supé- rieure, de vouloir bien nous faire la faveur de répondre aux quelques questions qui suivent ; 1° L’Ecole, avec l’agrément de l’Ordinaire, n’a-t-elle pas été chargée du ser- vice médical de votre Maternité depuis sa fondation ? 2« N’a-t-eile pas dans les premières années de votre établissement fait ajouter à ses propres frais, une aile à votre maison, tout en y meublant à diverses reprises un appartement à l’usage de ses élèves, admis aussi dans votre hospice avec l’agré- ment de l’Ordinaire pour leur faciliter leurs études médicales ? 3° M. le Professeur E. H. Trudel n’a-t-il pas, dès votre début, donné gratuitement des leçons à vos sœurs durant plusieurs années sur l’art obstétrical, et donné ses soins professionnels aux malades de votre institution ; le Dr Beaudry, devenu plus tard associé de M. le Dr Trudel, n’a-t-il pas, lui aussi, continué ces mômes services ? 4° L’Ecole ayant toujours eu la direction médicale de votre institution, y a-t- -il d’autres raisons que celle de l’Ordonnance de Mgr l’Evéque de Montréal pour refuser aux médecins et aux élèves de notre Ecole leur admission, comme par le passé, dans votre établissement ? En répondant à ces diverses questions, Madame la Supérieure, et en nous transmettant une copie de cette Ordonnance, ainsi que l’a fait une autre commu- nauté, vous nous obligerez beaucoup. J’ai l’honneur d’etre avec respect, Votre très humble serviteur, (Signé) J. Emery Coderre, Sec. L’APPEL ET LES OPINIONS LÉGALES. Nota ; NN. SS. les évêques de la Province devant se réunir à Québec le 22 mai, l’Ecole crut l’occasion favorable pour présenter à Leurs Grandeurs son Appel des Ordonnances de Mgr de Montréal. C’est pourquoi elle chargea MM. les Drs. d’Orsonnens et Desjardins de se rendre à Québec pour prier Sa Grandeur Mgr l’Archevêque d’informer officiellement NN. SS. du susdit Appel. Les Délégués de l'Ecole remirent à Mgr l’Archevêque personnellement, au parloir de l’Archevêché, le 22 vers 8 heures du matin, l’Appel et autres documents ci-après mentionnés, en priant Sa Grandeur, de vive voix et par la lettre suivante, de vouloir bien communiquer l’Appel à NN. SS. A Sa Grandeur, Mgr E. A. Taschereau, Archevêque de Québec. Monseigneur, Nous soussignés, délégués de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, prions respectueusement Votre Grandeur de vouloir bien communiquer officiellement le présent Appel à Nos Seigneurs les Evêques vos Suffragants. L’Ecole profite de l’occasion pour transmettre encore à Votre Grandeur et, par vous, Monseigneur, à Nos Seigneurs les Evêques de la Province Ecclésias- tique de Québec qui doivent se réunir ici celte semaine, les documents ci-joints : 1° Lettres de S. G. Mgr l'Ev. de Montréal, en date du 30 mars 1883—du 7 avril 1883—du 30 avril 1883, à l’Ecole de Méd. et de Ghir. de Montréal. 2° Résolutions de l'Ecole de M. et de C. de Montréal en réponse aux lettres ci- haut mentionnées de S. G. Mgr l’Ev. de Montréal, en date du 6 avril 1883—du 26 avril 1883, du 19 mai 1883. 3° Protêt aux Sœurs de l'Hôtel-Dieu de Montréal par l'Ecole de Méd. et de Chir. de Montréal, en date du 15 mai 1883. Si Nos Seigneurs les Archevêque et Evêques de la Province désirent d’autres informations ou documents relatifs aux difficultés actuelles, leurs Grandeurs vou- dront bien le faire savoir à l’Ecole qui les leur fera parvenir sous le plus bref délai possible. Québec, 22 mai 1883. (Signé) Ths E. d’Odet d’Orsonnens, M. D. G. M. LL. D (Signé) Ls. E. Desjardins, M. D. 1° L’Appel. A nos Seigneurs les Archevêque et Evêques de la Province Ecclésiastique de Québec. Mes seigneur s, L’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, sachant que Vos Grandeurs ont été expressément désignées par le Décret Apostolique du ler février 1876 pour procéder, en union avec l’Université Laval, à l’exécution du même Décret concernant l’établissement d’une Succursale de Laval à Montréal, et désirant de plus se conformer scrupuleusement au Décret rendu par Notre Saint-Père le Pape Léon XIII, le 27 février 1883—Décret qui insiste avec tonte la force de l’autorité Apostolique sur l’exécution du Décret précité du ler février 1876—Vous supplie humblement d’entendre ce qu’elle considère comme un très juste et très grave sujet de plainte. Sa Grandeur Mgr E. G. Fabre, Evêque de Montréal, par une Ordonnance du 19 avril de la présente année 1883, veut obliger les RR. Religieuses Hospitalières de l’Hôtel-Dieu de renvoyer de leur hôpital, après les vacances de l’année cou- rante, les élèves de la susdite Ecole de Médecine, et de briser par là, sans le con- sentement des parties contractantes et môme contre leur volonté formelle, des contrats onéreux qui obligent rigoureusement en justice. L’Ecole aurait bien le droit de porter sa plainte devant le tribunal civil, puisqu’il s’agit de contrats en matière purement civile, passés entre deux corpo- rations civiles. Néanmoins, afin de donner une nouvelle preuve de son esprit de conciliation ■et du désir sincère qu’elle ade se conformer en tout au Décret donné en février dernier par sa Sainteté Léon XIII comme ordre absolu du Saint-Siège pour dirimer les questions se rapportant à l'Université Laval et à sa Succursale établie à Montréal, —Décret qui, comme dit ci-haut, insiste pour que le Décret Apostolique de 1876, dont les Evêques de la Province sont spécialement chargés par le Saint-Siège de l’exécution en union avec Laval—l’Ecole a cru devoir s’adresser à Vos Grandeurs, à l’occasion de leur présente réunion à Québec, pour en appeler, comme elle en appelle de fait officiellement et formellement aujourd’hui, 22 mai 1883, contre la susdite Ordonnance de Sa Grandeur Mgr E. G. Fabre, Evêque de Montréal, son Ordinaire. Par son Ordonnance, Sa Grandeur Mgr de Montréal voudrait faire’ rompre contre la volonté expresse des contractants, des conventions onéreuses faites d’un commun accord par l’Hôtel-Dieu et l’Ecole, en vue de se procurer des avantages réciproques ; conventions qui ont été, depuis plus de trente ans, librement faites et plusieurs fois renouvelées avec la pleine connaissance et entière approbation de l’Ordinaire, confirmées tant par divers contrats formels notariés que par des •dettes contractées devant le civil par l’Ecole vis-à-vis de l’Hôtel-Dieu ; conven- tions, enfin qui, d’après l’opinion légale de plusieurs hommes de loi éminents, ‘Obligent rigoureusement et en stricte justice l’une et l’autre partie contractante. Si l’Ordonnance de Mgr de Montréal était mise à exécution il s’en suivrait nécessairement des dommages, pécuniaires et autres, considérables pour les par- ties contractantes, surtout pour l’Ecole, qui resterait grevée d’une dette de plus de 520,fi00.00 (cent mille francs) outre les intérêts de 6 et 7 pour cent sur la môme somme, sans pouvoir jamais satisfaire à de si graves obligations, puisque l’exécu- tion de l’Ordonnance en fermant l’hôpital à ses élèves, ruinerait par là môme son -enseignement et la priverait de son unique source de revenus. L’existence môme de l’Ecole serait mise en danger avec tous ses avantages, •droits et privilèges comme Institution incorporée civilement. L’Ecole, enfin, se permettra de rappeler à Vos Grandeurs un fait de notoriété publique : c’est que, pendant plus de trente ans, elle a reçu les encouragements de l’Ordinaire, mérité ses éloges et donné gratuitement ses services à plusieurs communautés religieuses. Il est difficile de croire que le Père commun des Fidèles veuille, par son der- nier Décret, passer par-dessus toutes ces considérations. Les membres de l’Ecole ■sont fermement convaincus, comme la plupart de nos concitoyens les plus intègres et les plus éclairés, qu’une cause de troubles très sérieux pour les consciences catholiques et un sujet très grave de scandale, tant pour les hérétiques et les mé- chants que pour les vrais enfants de l’Eglise en ce pays, c’est l’intention que l’on -semble prêter, dans le cas présent, au tribunal du Vicaire de Jésus-Ghrist, tribunal juste et équitable par excellence, de vouloir fouler aux pieds la justice, en dépouil- lant de ses justes droits et môme de son existence, une institution comparativement ancienne, bien méritante, pleine de vie et soumise de cœur à la sainte Eglise, pour -en favoriser exclusivement une autre, la Succursale Laval qui est toute nou- velle à Montréal. L’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal espère donc que Vos Gran- deur entendront favorablement son présent Appel, lui rendront justice et feront •disparaitre enfin toute cause de scandale présent ou futur. Que si cette nouvelle démarche de sa part, pour être entendue de votre Tri- bunal et obtenir un règlement juste et équitable des présentes difficultés, de- meure sans succès, l’Ecole déclare respectueusement à Vos Grandeurs que son intention est de recourir tout prochainement à l’autorité compétente pour arriver à son but. Comme l’Ecole l’a appris, depuis que cet appel touchant l’Hôtel-Dieu a été rédigé, Mgr de Montréal a encore pris d’autres mesures au sujet desquelles elle croit devoir aussi porter officiellement plainte devant Vos Grandeurs. Sa Grandeur a donné ordre aux RR. Sœurs Grises et aux RR. Sœurs de la Providence de ne plus admettre les élèves de l’école aux dispensaires établis chez elles et aux RR. Sœurs de la Miséricorde de refuser aussi aux mêmes élèves tout accès à leur hospice de maternité. Or, les dispensaires ci-mentionnés, Vos Gran- deurs sont priées de le remarquer, ont été fondés depuis au-delà de 30 ans, avec le concours de l’Ecole, l’agrément et l’approbation de l’Ordinaire, et, toujours avec le même agrément et la même approbation, sont restés exclusivement sous le- contrôle Médical de Técole jusqu’à ces années dernières. Quant à l’hospice de la Maternité, établi, il y a plus de 40 ans, chez les RR. Sœurs de la Miséricorde, l’Ecole l’a aidé puissamment, surtout à son origine, par des leçons données gratuitement sur l’art obstétrical pendant plusieurs années,, par des soins médicaux donnés aussi gratuitement aux RR. Religieuses et aux malades pauvres de l’lnstitution, et enfin, par des contributions pécuniaires ; et l’Ecole en retour, pour ses services, a toujours eu cette Institution sous son con- trôle médical exclusif jusqu’en septembre 1879, époque à laquelle elle fut forcée, par Mgr Fabre Evêque de Montréal, de partager avec la faculté de la Succursale, ce contrôle médical de l’hospice jusqu’à ce jour, où, par un autre ordre du même Evêque de Montréal, les élèves de l’Ecole se voient tout a fait exclus du dit hos- pice. Pour ces causes, l’Ecole en appelle aussi à votre Tribunal, au sujet des dis- pensaires et de l’hospice ci-dessus mentionnés, comme au sujet de l’Hôtel-Dieu. Par le présent appel, l’Ecole évidemment ne trame pas contre Laval : elle use- simplement du droit de légitime défense contre des aggressions qu’elle croit tout à fait injustes. (Signé) Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Président. (Signé) J. Emery Coderre, Secrétaire. M. le Dr d’Orsonnens, Québec, 22 mai 188'3- Hôtel Saint-Louis, Québec. Monsieur, Avant de mettre sous les yeux de Nos Seigneurs les Evêques la requête que vous m’avez confiée, je désire avoir en mains une déclaration écrite que l’Ecole a rompu son affiliation avec Victoria d’une manière absolue et sans arrière-pensée de retour. Veuillez agréer, Monsieur, l’assurance de mon dévouement, (Signé) f E. A., Arch, de Québec. A Sa Grandeur Mgr E. A. Taschereau, Monseigneur, Archevêque de Québec. En réponse à Votre honorée lettre d’hier, reçue ce matin seulement, je dois informer Votre Grandeur que, le Dr Desjardins et moi, nous ne sommes autorisés par l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal qu’à transmettre à Nos Sei- gneurs les Archevêque et Evêques de la Province Ecclésiastique de Québec l’Appel de la dite Ecole à Leurs Grandeurs et les documents que nous avons déjà-- eu l’honneur de vous remettre avec cet Appel. Et, comme Votre Grandeur nous en a manifesté le désir, hier, nous Lui re- mettons avec la présente les opinions légales que nous venons de recevoir de Montréal. J’ai l’honneur d’être, Monseigneur, de Votre Grandeur, le très humble serviteur, (Signé) Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, M.D., G.M., L.L.D., L.D. Québec, 23 mai 1883. A Sa Grandeur Mgr E. A. Taschereau, Monseigneur, Archevêque de Québec. J’ai l’honneur de transmettre à Votre Grandeur la Résolution ci-jointe de- l’Ecole. C’est la réponse officielle à la lettre dont Votre Grandeur m’honora la 22 mai 1883. Permettez, Monseigneur, que je me souscrive, avec le plus profond respect, de Votre Grandeur, le tout dévoué et très obéissant serviteur, (Signé) Ths. E. d’üdet d’Orsonnens, Prés. E. M. G. M. Montréal, le 25 mai 1883. A une assemblée de l’Ecole de M. et de G. de Montréal, tenue le 25 mai 1883 chez le Secrétaire, il a été résolu qu’en accusant officiellement réception de la lettre adressée à M. le Dr d’Orsonuens, son Délégué, par Sa Grandeur Mgr l’Ar- chevêque de Québec, l’Eco.le réponde à Sa Grandeur par les observations respec- tueuses suivantes : 1° L’Ecole, par ses Délégués officiels les Drs d’Orsonnens et Desjardins, a confié à Mgr l’Archevêque, pour le communiquer officiellement de sa part à NN„ SS. ses Suffragants, un Appel formel, non une simple requête. 2° Le seul point soumis par l’Ecole au Tribunal de NN. SS. les Archevêque' et Evêques de la Province dans le susdit Appel, regarde exclusivement la question de justice et d’équité qui vient d’être soulevée entre l’Ecole susdite d’une part et l’Hôtel-Dieu et trois autres maisons religieuses d’autre part, par les récentes Or- donnances de Mgr l’Evêque de Montréal. 3° La rupture d’affiliation dont parle Mgr l’Archevêque est une des fins que se propose le Décret Apostolique de 1876. Or la fin suppose, dans l’exécution, tout d'abord l'emploi des moyens destinés à l’atteindre. On lit, dans ce Décret de 1876 : “ Afin de pourvoir àla nécessité énoncée plus haut ” c’est-à-dire “ à la nécessité de pourvoir en quelque manière à l’ins- truction supérieure de ces jeunes gens de Montréal qui ne peuvent fréquenter l’Université Laval, comme aussi d empêcher que les écoles de droit et de médecine, existant dans la dite ville, ne continuent d'être affiliées à des Universités protestantes, et beaucoup plus encore, que les étudiants catholiques ne fréquentent de telles Universités ”—“ il ne se présente pas d'autre expédient que celui détablir à Montréal une succursale de l'Université Laval, projet à l'exécution duquel les Evêques, en union avec Laval, devront procéder sur les bases suivantes. ” Par où l’on voit que le Saint-Siège désigne, dans ce Décret, l’établissement de la succursale et l’exécution du Décret par les Evêques, comme les moyens qui doivent conduire à la rupture des affiliations aux Universités protestantes. Que NN. SS. s’entendent tout d’abord pour établir la succursale selon les prescriptions formelles du Drécret et l’intention bien connue du Saint-Siège —ce qui n’exige pas la violation de l’équité et encore moins de Injustice et du droit vis-à-vis de l’Ecole et des autres institutions de cette ville —et dès lors NN. SS- auront atteint de droit la fin du Décret. L’Ecole pouvant alors participer aux avantages universitaires à des conditions équitables et possédant ainsi l’équivalent de son affiliation à Victoria, rompra sur-le-champ, comme la chose est déjà con- venue avec Victoria, tout rapport et tout lien avec cette Université, Loin de nourrir l’intention de mettre, dans la pratique, des obstacles à la réalisation d’une telle fin conforme au droit, l’Ecole la désire et la réclame de toutes ses forces comme la désire et la réclame le Saint-Siège lui-même. Que si, du reste, ce qu’à Dieu ne plaise, l’Ecole cherchait, en ce qui la concerne, ;'à frustrer pratiquement NN. SS., en quelque manière, de la fin qu’une exécution juste et équitable du susdit Décret leur aurait procurée en droit, NN. SS. savent très bien qu’ils pourraient justement recourir à l’autorité pour la forcer d’obéir et de cesser en pratique toute résistance. 4° C’est pourquoi cette manière d’agir, qui consiste à subordonner le moyen ■a la fin et non vice versa, outre qu’elle est la seule rationnelle, semble encore à i’Ecole la seule juste et sûre en pratique. Car au nombre des mesures qui seraient fatales à l’existence même de l’Ecole, il ne faut pas mettre seulement celles qui expulseraient la dite Ecole des hôpitaux •et qui la dépouilleraient de ses droits corporatifs, mais encore celle qui la prive- rait de son affiliation actuelle, si, celte affiliation une fois rompue, un arrange- ment avec Laval se faisait attendre. UII.VXJIU W, 1 W J-iW T V-V i. kJV A.tVlUUii u UUlVllUi V» 5° Au reste, bien que pour une institution catholique le fait d’être affiliée à une Université protestante soit chose regrettable, l’Ecole cependant a plusieurs motifs de croire que ce n’est pas l’intention du Saint-Siège de l’obliger de rompre ainsi brusquement son affiliation avec Victoria au risque môme de mettre son existence en danger, vu surtout que, pour jouir de ses privilèges d’affiliation, la dite Ecole ne doit obliger ni ses professeurs ni ses élèves à aucune prestation de serment, foi ou hommage, ni subir aucun contrôle sous le rapport des études et de sa direction morale et religieuse comme le prouve une déclaration formelle de Victoria à ce sujet, et de fait n’a pas même reçu une visite officielle de la part de cette Université depuis plusieurs années. Un autre motif qui porte l’Ecole à juger ainsi, c’est, comme il a été dit plus haut, le fait que le Saint-Siège a pour but, d’après le Décret de 1876, d’empêcher l’affiliation à des Universités protestantes et celabar le moyen de l’établissement .de la Succursale Laval, lequel établissement, selon la déclaration de Mgr le Dé- légué Apostolique, devait, dans les intentions du Saint-Siège, aider les institutions déjà existantes à Montréal, non les détruire. Enfin, toujours pour montrer que le Saint-Siège ne paraît pas exiger que •l’Ecole rompe son affiliation à Victoria avant d'obtenir la garantie absolue qu'elle pourra continuer d'exister sans cette affiliation, qu’il suffise de citer le cas de Laval •elle-même qui peut, sans que la chose paraisse le moins du monde nécessaire à son existence, rester affiliée à l’Université protestante de Londres et môme garder •dans son sein des professeurs protestants et franc-maçons. 6° L’Ecole regrette beaucoup d’apprendre que son Appel n’a pas été présenté •officiellement à NN. SS. les Evêques de la Province à l’occasion de la réunion de Leurs Grandeurs à Québec le 22 courant. L’Ecole saisissant cette première occa- sion favorable pour porter sa plainte devant leur Tribunal, crut qu’il convenait •de s’adresser de préférence, par écrit et par ses Délégués officiels, à Mgr l’Arche- vêque lui-même pour transmettre le dit Appel à NN. SS. ses Suffragants. Mgr TArchevêque, qui parut d’abord accueillir favorablement la prière respectueuse •de l’Ecole à ce sujet, l’a ensuite informée, par la lettre citée plus haut, qu’il désire ■avoir en mains auparavant une déclaration concernant la rupture d’affiliation. L’Ecole croyait qu’il lui appartenait, à elle-même, de juger de l’opportunité •de présenter son Appel comme de la forme à lui donner, tout en laissant au Tri- bunal de NN. SS. auquel s’adressait cet Appel, de juger s’il devait être accueilli favorablement ou rejeté. Après les observations ci-dessus, l’Ecole ose espérer que Mgr l’Archevêque voudra bien signifier officiellement son Appel à NN. SS. sans plus de retard, vu que tout délai apporté au règlement des présentes difficultés est nécessairement très préjudiciable à cette institution, à cause de l’impression sous laquelle a été mis le peuple de tout le pays, qu’elle est actuellement en révolte contre le Saint- Siège, (Signé) Ths. E. d’üdet d’Orsonnens, Prés. E. M. G. M. (Signé) J. Emery Coderre, Sec. Archevêché de Québec, 25 mai 1883, A monsieur le Docteur d’Orsonnens, Prés, Ec. Méd., Montréal. Monsieur, Je suis chargé par Nos Seigneurs les Evêques de la Province d’accuser réception de la lettre et des résolutions que vous leur avez transmises à la date courant et de vous informer que Mgr l’Archevêque de Québec et Nos Seigneurs les Evêques de Saint-Hyacinthe et de Githère ont été chargés de traiter avec les messieurs de l’Ecole de Médecine de Montréal les diverses questions sur lesquelles ces messieurs ont attiré l’attention des Evêques de la Province. J’ai l’honneur d’être, Monsieur, Votre très humble serviteur, (Signé) -J- Dom. Ev. de Chicoutimi, Montréal, le 28 mal 1883. Evêque de Chicoutimi Monseigneur, A Sa Grandeur Mgr Dominique Racine, J’ai l’honneur d’accuser réception de la lettre que Votre Grandeur m’adres- sait de Québec au nom de NN. SS. les Evêques de la Province, à la date du 25 courant. Les Médecins de l’Ecole sont heureux d’apprendre que NN. SS. vont enfin se rendre à leur désir en s’occupant du règlement des difficultés relatives à l’établis- sement de la Succursale. Mais, permettez-moi de vous le faire remarquer, Monseigneur, votre commu- nication ne fait pas mention de l’appel formel que l’Ecole pria respectueusement Mgr l’Archevêque, par ses délégués, le 22 courant, de transmettre de sa part à NN. SS. les Evêques de la Province alors réunis à Québec. L’Ecole, naturellement, désire surtout apprendre officiellement si son appel a été communiqué à NN. SS, et s’il a été accueilli ou rejeté. L’unique point dont il s’agit dans le susdit appel, comme l’Ecole a déjà eu l’honneur de le faire observer à Sa Grandeur Mgr l’Archevêque, par lettre en date du 25 courant, c’est la question de justice et d’équité, qui nous paraît violée* par les récentes Ordonnances de Mgr de Montréal. Les Ordonnances de Monseigneur menaçant son existence même, l’Ecole* voudrait savoir le plus tôt possible si elle devra recourir à un autre tribunal pour se protéger, ou si au contraire NN. SS. vont l’entendre. Dans ce dernier cas, si d’autres documents ou éléments de preuve que ceux déjà offerts sont jugés né- cessaires ou utiles par NN. SS., l’Ecole fera tout en son pouvoir pour les fournir le plus promptement possible. Une fois ses droits concernant les hôpitaux et les dispensaires reconnus et mis hors de danger, l’Ecole sera prête à traiter les autres difficultés, ne deman- dant que d’être avertie assez tôt pour se consulter, nommer ses délégués et pré- parer les documents requis. J’ai l’honneur d’être Monseigneur, De Votre Grandeur, le très humble et très obéissant serviteur, (Signé) Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Prés. E. M. G. M. 2° Les Opinions Légales. Nota : Tous les avocats consultés sur la question de justice et la valeur des contrats inter- venus entre l'Hôtel-Dieu et l’Ecole sont arrivés à la même conclusion. Nous avons sous les yeux les copies authentiques de plusieurs consultations ; nous n’en citerons que deux intégralement— •celle de G A. Geoffrion, conseil de la Reine, Bâtonnier, et celle de E. G. Monk, F. D. Monk et Ghs, Raynes—nous contentant de citer les conclusions des autres. Opinion de l'hon. F. X. A. Trudel, Sénateur, C. R. 17 juin 1878. Après avoir rappelé l’ensemble des faits, M. le Sénateur Trudel formulait ainsi sa pensée : “ Le tout me parait créer un lien de droit parfait et une obligation complète, obligeant l’Hôtel-Dieu à laisser à l’Ecole de Médecine la direction médicale de son Hôpital aussi longtemps que cette Ecole ne lui donnera pas de raison valable de lui retirer cette direction.” Opinion de C. A. Geoffrion, C. R., Bâtonnier. Montréal, 17 mai 1883. En 1850, les Religieuses Soeurs Hospitalières de Saint-Joseph de l’Hôtel- Dieu de Montréal confièrent à l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Mon- tréal la direction médicale de leur établissement et permirent aux élèves de la dite Ecole accompagnés de leurs Professeurs, de fréquenter les salles de l’Hôpital tenu par les dites Religieuses. Depuis cette époque elles ont fréquemment re- connu, soit expressément, par écrit, soit tacitement, les droits des Professeurs de l’Ecole de Médecine relativement à la dite direction médicale. Le 22 novembre 1872, par acte reçu devant maître J. E. 0. Labadie, N. P. les Sœurs de l’Hôtel-Dieu vendirent à l’Ecole de Médecine un terrain situé dans le voisinage de leur établissement. Cette acquisition fut faite par l’Ecole de Médecine dans le but bien connu des venderesses, d’y ériger une bâtisse pour les fins de l’enseignement de la Médecine et de la Chirurgie. L’Ecole de Médecine, immédiatement après la dite acquisition, construisit sur son terrain une bâtisse dispendieuse et spécialement adaptée au but ci-dessus mentionné. Sur la foi de cet état de chose qui dure maintenant depuis trente ans, l’Ecole de Médecine a fait des frais d’installation considérables et ses Pro- fesseurs y ont sacrifié leur temps et leur travail dans le but d’asseoir sur des bâses stables l’institution confiée à leur direction. Le 7 mai 1883, les Sœurs de l’Hôtel-Dieu ont adressé à l’Ecole de Médecine la notification suivante : “ L’obéissance que nous devons à Monseigneur notre Evêque et premier Su- u périeur nous impose le devoir de vous communiquer de sa part l’Ordonnance “ suivante que Sa Grandeur a jugé à propos de nous adresser le 19 avril dernier : u 1° Vous devez déclarer aux médecins de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie ■“ qu’après les vacances de l’année courante, vous ne pourrez recevoir dans vos “ salles que les élèves de la succursale Laval, et qu’en conséquence vous admet- Irez les Professeurs de cette Institution à y donner leur clinique. 2° Le règle- u ment que vous donnerez aux médecins de Laval pourra être semblable à celui “ que vous avez donné à l’Ecole.” Les Sœurs de l’Hôtel-Dieu ne donnent aucune autre raison pour refuser aux: Professeurs et aux élèves de l’Ecole de Médecine l’accès à leurs salles. Elles- reconnaissent au contraire qu’elles sont entièrement satisfaites de la manière dont l’Ecole de Médecine s’acquitte de ses devoirs à l’hôpital. Dans l’acte de vente du 22 novembre 1872, l’Ecole de Médecine et de Chi- rurgie s’est spécialement obligée à fournir à l’Hôtel-Dieu tous les soins médi- caux dont l’établissement pourrait avoir besoin pour son Hôpital et les Sœurs de l’Hôtel-Dieu imposent en outre à l’Ecole de Médecine certaines autres charges et obligations qui supposent nécessairement des obligations réciproques de la part des Sœurs. On demande si les Sœurs de l’Hôtel-Dieu ou l’Ecole de Médecine et de Chi- rurgie peuvent, après un simple avis et sans raison, se libérer de ces obligations* Opinion. Sur l’exposé des faits ci-dessus, je suis d’opinion que ni les Sœurs de l’Hôtel- Dieu ni l’Ecole de Médecine et de Chirurgie ne peuvent, après un simple avis et sans de justes raisons, mettre fin aux obligations réciproques qui résultent de l’acte du 22 novembre 1872. Je suis aussi d’opinion que la raison donnée par les Sœurs de l’Hôtel-Dieur dans leur lettre du 7 mai 1883, ne doit pas être considérée comme suffisante pour permettre aux Sœurs de refuser l’accès aux salles de leur Hôpital, aux Professeurs et Elèves de l’Ecole de Médecine, surtout si l’on prend en considération le fait, que ce n’est pas parce que les religieuses de l’Hôtel-Dieu ne sont pas satisfaites de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie, mais parce qu’un autre corps enseignant doit être admis dans les dites salles de l’Hôpital à l’exclusion des Professeurs de l’Ecole de Médecine. En supposant que l’obéissance à leur Evêque oblige les Dames Religieuses d’accéder à l’ordre leur enjoignant de refuser l’accès de leurs salles aux Profes- seurs et élèves de l’Ecole de Médecine et de les remplacer par les Professeurs et élèves de l’Université Laval, les Sœurs de l’Hôtel-Dieu n’en demeurent pas moins responsables civilement de tous les dommages qu’elles causent à l’Ecole de Mé- decine, en fermant sans raison leurs salles à ses Professeurs et en rendant par là inutiles les dépenses considérables que cette Institution a encourues sur la foi des engagements pris par les Sœurs de laisser indéfiniment et aussi longtemps- qu’ils s'acquitteraient de leurs devoirs et obligations, les Professeurs de l’Ecole de Médecine fréquenter l’Hôpital de l’Hôtel-Dieu pour les fins de leur enseignement. (Signé) G. A. Geoffrion, C. R. Opinion de Monk, Monk et Raynes, Aooeats. 19 mai 1883. Espèce. Les Sœurs Hospitalières de Saint-Joseph de l’Hôtel-Dieu de Montréal ont donné en 1850 le contrôle médical exclusif de leur Hôpital à l’Ecole de Médecine et Chirurgie, paraîtrait-il, non seulement avec l’agrément de l’Ordinaire du Diocèse, mais aussi d’après ses avis, l’Evêque de Montréal laissant néanmoins la communauté entièrement libre dans son choix. Le Chapitre choisit alors l’Ecole de Médecine susdite, et lB6O ce droit'de* visite et de direction naédicale exclusive lui fut encore concédé par actes authen- tiques. Le 22 novembre 1872, par acte devant Maître J. E. 0. Labadie, N. P,, l’Ecole de Médecine acquit des Dames Religieuses de l’Hôtel-Dieu un terrain immédiate- ment avoisinant l’Hôpital, sur lequel ses Professeurs érigèrent à grands frais une- construction dispendieuse et spécialement destinée à l’installation de leur Ecole' Universitaire, à proximité de l’Hôpital auquel cette école se rattache, obtenant des Dames susdites, à titre d’emprunt, une somme considérable d’argent pour l’érection de l’édifice scolaire. Cet emprunt, à la demande des médecins, fut renouvelé en 1882, ainsi que les conventions s’attachant à l’ancien contrat de 1850, le tout avec la sanction de l’Autorité Ecclésiastique. Depuis la date de leur entrée à l’Hôpital de l’Hôtel-Dieu, les Professeurs ou membres de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal ont rempli toutes- leurs obligations vis-à-vis des Dames Religieuses, et ces dernières n’ont aucun sujet de plainte relativement à la visite, au soin des malades ou matières s’y rap- portant. Par acte sous seing privé fait en double le 19 mars 1883, les Révérendes Sœurs renouvelèrent avec l’Ecole de Médecine et de Chirurgie agissant par l’en- tremise de leur Président et Secrétaire dûment autorisé à cet effet, les conven- tions et arrangements arrêtés entre les parties soit par le contrat primitif, soit par l’usage, soit encore par des correspondances échangées entre elles depuis 1850. Au commencement de mai 1883, Sa Grandeur l’Evêque de Montréal transmit aux Sœurs de l’Hôtel-Dieu une Ordonnance leur enjoignant, sous un très court délai, d’avoir à notifier l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal que toutes les relations entre l’Hôpital et la susdite Ecole devaient cesser à une date pro- chaine, et en même temps, leur imposant l’obligation de notifier les membres de la Succursale de l’Université Laval à Montréal qu’à la date ci-dessus mentionnée en dernier lieu, les Professeurs de cette dernière Institution auraient libre entrée à l’Hôtel-Dieu pour le soin des malades confiés jusqu’alors à l’Ecole de Médecine. L’on demande : 1° Si sous les circonstances précitées, les conventions arrêtées entre l’Ecole de Médecine et les Religieuses de l’Hôtel-Dieu permettent à ces dernières de re- tirer à l’Ecole de Médecine la surveillance médicale exercée jusqu’à présent par celle-ci et de se libérer des obligations contractées envers la dite Ecole. 2° Quel serait le résultat légal, pour les Dames Religieuses, de la démarche qui leur est prescrite par l’autorité Ecclésiastique. Opinion. Sous des circonstances ordinaires l’espèce soumise ne saurait donner lieu à aucun doute sur les questions qui nous sont proposées. Il convient cependant d’examiner avec soin la convention de mars 1883, faite par les parties en pleine et entière connaissance de tous les faits qui ont donné lieu aux difficultés actuelles. Cette convention contient l’arrêté suivant : “29° Que si jamais, ce qu’à Dieu ne plaise, l’Ecole était un jour déclarée “ rebelle à la sainte Eglise par un acte officiel de l’Autorité Ecclésiastique, cette u raison serait assurément suffisante pour lui ravir ses droits acquis à la direc- “ tion médicale de notre Hôpital.” N’ayant devant nous aucune pièce, docu- ment on acte officiel quelconque de l’Autorité Ecclésiastique déclarant l’Ecole rebelle à l’Eglise, nous sommes d’opinion que la clause ci-haut récitée, étant résolutoire est de stricte interprétation, et que, sur l’état de faits soumis, cette clause ne peut en aucune manière relever les Révérendes Soeurs, soit légalement ou en équité, des obligations qui les lient envers l’Ecole de Médecine. Quelles que soient les règles d’obéissance qui régissent les communautés Religieuses vis-à-vis leur supérieur Ecclésiastique, il nous semble que ces règles ne peuvent entrer en ligne de compte quand il s’agit d’interpréter les obligations d’une nature purement temporelle, par lesquelles ces communautés peuvent s’être engagées selon la loi, à l’égard de tiers. Sachant d’après les documents qui nous ont été soumis, les grands sacrifices pécuniaires que s’est imposés l’Ecole de Médecine et de Chirurgie sur la foi des conventions intervenues entre elle et les Révérendes Soeurs, considérant aussi le fait de leur renvoi, sans motif légal, de la surveillance médicale de l’Hôtel-Dieu, la perte des avantages qui se rattachent à cette surveillance tant pour le présent que pour l’avenir, nous sommes d’opinion que les Dames Religieuses dans l’es- pèce se rendent passibles de dommages dont il nous est impossible d’établir le montant môme probable, mais qui, selon nous, seraient considérables. 2° Sur la seconde question : (Signé) E. C. Monk, (Signé) F. D. Monk, Montréal, 19 mai 1883. (Signé) Chs. Raynes, Opinion de S. Pagnuelo, C. R. 22 mai 1883. On se demande maintenant si une lettre de l’Evêque à l’Hôtel-Dieu lui enjoi- gnant de ne plus recevoir dans ses salles les élèves et les professeurs de l’Ecole, de recevoir à leur place les élèves et les professeurs de la Faculté Laval, serait une raison suffisante pour justifier l’Hôtel-Dien de ravir à l’Ecole ses droits acquis à la direction médicale de l’Hôpital. Je n’ai aucune hésitation à répondre négativement. Une lettre de ce genre •n’est pas un acte officiel de l’autorité ecclésiastique, qui déclare l’Ecole rebelle à la sainte Eglise. Les tribunaux ne considéreraient comme valable un acte d’auto- rité ecclésiastique suffisant aux termes de cette convention que s’il constituait une excommunication de l’Ecole, et il faudrait que cette excommunication fut basée sur nue rébellion à l’autorité ecclésiastique, à propos de dogme, de morale ou de discipline ecclésiastique. Et il est certain que nos tribunaux ne reconnaîtraient pas comme valable un acte de cette nature, qui serait considéré comme un acte arbitraire et contraire à la justice du contrat et aux droits acquis. Les Religieuses de l’Hôtel-Dieu ne peuvent pas invoquer cet ordre de l’Evêque comme une des règles de leur communauté qui viendrait en conflit avec l’admission de l’Ecole de Médecine, parce que les parties ont eu soin de déclarer qu’il faut préalablement à l’expulsion de l’Ecole un acte officiel de l’autorité ecclésiastiqlie, qui déclare l’Ecole rebelle à l’Eglise, et si elle l’était d’une manière officielle par une autorité --compétente, les tribunaux ne manqueraient pas, comme je l’ai dit, d’examiner, comme dans l’affaire Guibord, si cet acte est arbitraire ou s’il est basé sur une - question de discipline, de dogme ou de morale. Je considère que si l’Hôpital ferme ses portes à l’Ecole de Médecine pour y admettre la Faculté Laval, il encourra une responsabilité très grave et dont il est difficile de prévoir les conséquences pécuniaires et autres vis-à-vis l’Ecole de Mé- decine, de ses professeurs et de ses élèves, car la responsabilité ne s’étend pas seulement vis-à-vis l’Ecole, mais encore vis-à-vis chaque professeur et chacun des élèves. En effet l’Ecole serait obligée de se dissoudre, n’ayant plus d’Hôpital à sa dis- position, comme la loi l’exige. Les professeurs perdraient le fruit de trente ans de travail, et les élèves souffriraient des inconvénients très graves de l’obligation de changer de professeurs et de Faculté de Médecine. Ils auraient certainement un recours de dommage contre les professeurs, lequel rejaillirait contre THôtel-Dieu. Montréal, 22 mai 1883. Depuis que ce qui précède est écrit, on me communique un acte passé le 10 Octobre 1882 entre les Dames de l’Hôtel-Dieu et la dite Ecole, par lequel la clause dans l’acte de vente du terrain, concernant la nomination et le paiement d’un interne est annulée, ainsi que celle contenue au dit acte, qui permet aux dites Religieuses, au cas d’épidémie durant l’été, de loger des malades dans la maison de la dite Ecole. La responsabilité solidaire des professeurs pour le paiement du prix de vente et des prêts est restreinte à une obligation personnelle conjointe, mais non solidaire. (Signé) S. Pagnuelo, Avocat, G. R. Les nouvelles conventions ne sont pas de nature à modifier une opinion sur la question qui nous occupe. Elles sont une modification de l’état de choses exis- tant alors en vertu d’un contrat, et cette modification se faisant par l’accord des deux parties, confirme les droits réciproques de l’Hôtel-Dieu et de l’Ecole, dans tout le reste. Au sujet de l’obligation personnelle des professeurs pour la dette de l’Ecole, elle continue d’exister, quoique d’une manière moins étendue, et la diffé- rence apportée par le nouvel acte ne peut avoir aucune influence sur la question principale discutée plus haut. 22 mai 1883. (Signé) S. Pagnuelo, G. R. Nota.—Pour répondre à une explication demandée concernant son opinion telle que formulée ci-dessus, M. l’avocat Pagnuelo adressa un peu plus tard la lettre suivante à la Rév. Mère Supé- rieure de l’Hôtel-Dieu ; Montréal, 13 juin 1883. Révérende Sœur Saint-Louis, Madame la Supérieure, Supérieure de l’Hôtel-Dieu, Montréal. Dans l’opinion que je vous ai transmise au sujet de vos relations avec l’Ecole de Médecine Canadienne de Montréal, j’ai exprimé non pas des désirs personnels ou des théories que je désire voir adopter, mais bien ce que je conçois être l’état de la jurisprudence,dans la Province. J’ai beaucoup combattu, sous la conduite de Mgr Bourget, pour faire adopter des idées contraires en ce qui regarde la liberté et l’indépendance de l’autorité ecclésiastique de l’autorité civile comme font foi mes écrits, et en particulier l’ouvrage que j’ai publié en 1872 sur la Liberté religieuse en Canada, ouvrage pour lequel j’ai eu l’honneur d’un bref de Sa Sain- teté Pie IX, et les chaudes félicitations de Mgr Bourget et de quelques autres 5 Evêques de la Province. Malheureusement ces opinions n’ont pas été adoptées dans la cause Guibord par le Conseil Privé, et je suis convaincu que ce que j’ai dit dans mon opinion serait suivi par les juges de la Cour Supérieure et de la Cour d’Appel, aussi bien que par ceux de la Cour Suprême et du Conseil Privé, si l’occasion s’en présentait. Les tribunaux civils se considèrent les gardiens des droits des particuliers, obligés de les protéger, aussi bien contre les empiètements de l’autorité ecclésiastique que de toutes autres personnes. Ce sont les anciennes idées françaises qui revivent. Ou a vu encore une fois ces idées triompher lorsqu’il s’est agi de l’influence dite indue du Clergé dans les élections, alors que les tribunaux ont annulé les élections, à cause de l’influence que les prêtres avaient exercée sur les électeurs du haut de la chaire et même dans le confessionnal. C’est en présence de cette jurisprudence que nous nous trouvons maintenant, avec laquelle nous devons compter nécessairement lorsqu’il s’agit de savoir comment votre position serait envisagée devant les tribunaux. J’ai cru devoir vous donner cette explication afin qu’il n’y ait de malentendu nulle part sur la distinction à faire entre mon sentiment personnel et ce que je crois fermement être les vrais principes en législation avec la jurisprudence du pays et l’opinion générale des Avocats et des Juges. Je pourrais ajouter que cette position a été acceptée par l’Episcopat qui s’est déclaré avec Rome satisfait de l’interprétation donnée par les Juges à la loi contre l’influence du Clergé dans les élections et qui a refusé qu’on cherchât à modifier cette Loi. Cette déclaration de l’Episcopat et des Congrégations de Rome a donné une confirmation éclatante à la doctrine contre l’influence indue du Clergé, et maintenant je sais qu’il est impossible de chercher d’ici à bien longtemps à faire valoir l’idée que la décision de l’autorité ecclésiastique doit être reçue sans examen. Je demeure, avec considération, Madame la Supérieure, Votre obéissant serviteur, (Signé) S. Pagnuelo, Avocat, G. R. Opinion de J. J. Maclaren, C. R. 23 mai 1883. I am of opinion that the deed of november 22nd 1872, created mutual obli- gations on the part of the two contracting parties, and that the Ladies of the Hôtel-Dieu could not exclude the Professors and Students of the School of Medi- cine from their Hospital under the circumstances above mentioned without ren- dering themselves liable for any damages that the School or its Professors might suffer thereby. The admission of the Professors and Students in 1850 would appear to have been an act of mere benevolence on the part of the Ladies, and revocable at their pleasure; but by the passing of the deed of the 22nd of november 1872 (after more than twenty years experience) by which the School and its Professors assumed very heavy financial and other responsibilities, I consider that the Hôtel-Dieu became bound reciprocally towards the School, and could not termi- nate the existing arrangements except for some sufficient cause for which the School could be held legally responsible. The fact of their being satisfied with the personnel of the School and the way in which it has fulfilled its obligations '■up to the present time, together with their having obtained, in effect, a veto upon the admission of any new Professors who might not be acceptable to them, would tend to increase their responsibility in the premises. I am of the opinion that the ordinance of His Lordship the Bishop of Montreal above referred to, would not be a sufficient legal reason for the Ladies •of the Hôtel-Dieu to exclude the Professors and Students of the School of Méde- cine from their hospital, and would not be a good legal defence to legal procee- dings which the School might institute in the event of their being excluded in accordance with the terms of the said ordinance. John J. Maclaren, Q. C. ( Traduction.) Je suis d’opinion que l’acte du 22 novembre 1872 a créé pour les deux parties •(ÿntractantes des obligations mutuelles, et que les Dames de l’Hôtel-Dieu ne pourraient pas, dans les circonstances ci-dessus mentionnées, exclure de leur Hôpital les Professeurs et les Elèves de l’Ecole de Médecine, sans se rendre passi- bles de tout dommage que l’Ecole ou ses Professeurs pourraient encourir par là. L’admission des Professeurs et des Elèves en 1850 semblerait avoir été, de la part des Dames, un acte de pure bienveillance et révocable à volonté ; mais, vu la passation, (après une expérience de plus de vingt ans), de l’acte du 22 novembre 1872, acte par lequel l’Ecole et ses Professeurs ont assumé de très lourdes respon- sabilités financières et autres, je considère que l’Hôtel-Dieu a contracté des obli- gations réciproques vis-à-vis de l’Ecole et qu’il ne pourrait pas mettre fin aux ‘arrangements existants, si ce n’est pour quelque raison suffisante dont l’Ecole pourrait être tenue responsable devant la loi. Le fait que les Dames sont satis- faites du personnel de l’Ecole et de la manière dont celle-ci a rempli ses obliga- tions jusqu’à présent, comme aussi le fait qu’elles ont réellement obtenu un droit •de véto sur l’admission de nouveaux Professeurs qu’elles n’auraient pas pour .agréables, tendrait à accroître leur responsabilité dans le cas ci-dessus men- ti onné. C’est mon opinion que l’ordonnance précitée de Sa Grandeur l’Evêque de Montréal ne serait pas, pour les Dames de l’Hôtel-Dieu, une raison légale suffisante pour exclure de leur Hôpital les Professeurs et les élèves de l’Ecole de Médecine et ne constituerait point une défense légale valable contre les poursuites judi- ciaires que pourraient intenter les Professeurs de l’Ecole dans le cas où, confor- mément aux termes de la dite Ordonnance, ils se verraient exclus de l’Hôpital. Jean J. Maclaren, Conseil de la Reine, LE COMITÉ EPISCOPAL ET LES DÉLÉGUÉS DE L’ÉCOLE. Nota : Comme on l’a vu, Mgr de Chicoutimi avait informé l’Ecole par lettre du 25 mai, reçue le lendemain à Montréal, que “ Mgr l’Archevêque de Québec et Nos Seigneurs les Evêques de ■Saint Hyacinthe et de Githère étaient chargés de traiter avec les Messieurs de VEcole de Médecine de Montréal les diverses questions sur lesquelles ces Messieurs avaient attiré l’attention des Evêques de la Province.” Or, une seule question, la question de justice et d’équité, était soumise au Tribunal de NN. SS. par l’Appel de l’Ecole ; et Mgr de Chicoutimi, qui accusait simplement réception d’une lettre et des Résolutions de l’Ecole, sans dire si l’Appel était reçu de NN. SS., ans même en faire mention, n’indiquait pas, non plus, où, ni dans quel ordre, ni même quand .l'Ecole serait appelée à traiter les diverses questions avec le Comité Episcopal. Une chose sem- blait évidente, c’est que pour mettre l’Ecole en état de traiter, il fallait avant tout lui rendre sa liberté. Il fallait avant tout, par conséquent, donner une réponse à son Appel et la soustraire par là au coup mortel que Mgr de Montréal, par ses Ordonnances, avait voulu lui porter. Puis, il fallait ensuite la prévenir à temps, fixer une époque précise pour les entrevues et lui accorder un temps convenable pour se préparer à traiter les diverses questions, questions assez nombreuses et toutes fort délicates, qui exigeaient, même de la part d’hommes spéciaux, un temps considérable ; car on devait recueillir, coordonner, étudier les documents, comparer, consulter, voter, se prépa- rer enün sérieusement àla défense d’une cause importante. Bref, tout portait l’Ecole à croire que NN. SS. les Evêques, une fois la question de justice tranchée, voudraient bien lui accorder un -intervalle de quelques jours, au moins pour se préparer à traiter les diverses questions, lorsque, -dès dimanche, 27 mai, et avant même de savoir si son Appel était reçu de NN. SS., la notification suivante était adressée à M. le Dr. d’Orsonnens, son Président ; Monsieur le Président de la Faculté de Médecine de l’Ecole Victoria. .Monsieur, Monseigneur de Montréal vous prie de vouloir bien inviter tous vos confrères, (professeurs de l’Ecole Victoria, à venir, demain à 5 hrs., P. M., au salon de l’Evêché, afin de rencontrer les Seigneurs Evêques chargés d’examiner laques ;tion de votre Ecole. Veuillez me croire, Monsieur, Votre tout dévoué, (Signé) J. A. Vaillant, Ptre. Evêché de Montréal, 27 mai 1883 lci on mentionne la question de VEcole : quelle question ? L’Ecole voulait encore espérer qu’iP s’agissait de la question de justice, sur laquelle le comité Episcopal devait prendre certaines infor- mations et faire rapport. Gomme il ne paraissait guère possible de réunir dix médecins pour des entrevues qui seraient probablement longues et pourraient se répéter plusieurs jours de suite, l’Ecole, imitant en cela l’exemple des Evêques de la Province, adopta le parti de se faire représenter par quelques-uns de- ses membres seulement devant le Comité Episcopal. Elle nomma donc comme ses délégués, le 28, MM. les Drs. d’Odet d’Orsonnens, Craig et Desjardins, qui devaient tout d’abord remettre à NN. SS. du comité copie de la lettre expédiée le même jour, dans laquelle M. le Président de l’Ecole disait à Mgr de Chicoutimi, entre autres- choses : u L’Ecole naturellement désire surtout apprendre officiellement si son Appel “ a été communiqué à NN. SS. et s’il est accueilli ou rejeté. u L’Unique point dont il s’agit dans le susdit Appel, comme l’Ecole a déjà eir “ l’honneur de le faire observer à Sa Grandeur Mgr l’Archevêque, par lettre en “ date du 25 courant, c’est la question de justice et d’équité qui nous parait violée “ par les récentes Ordonnances de Mgr de Montréal. Les Ordonnances de “ Monseigneur menaçant son existence môme, l'Ecole voudrait savoir le plus tôt “ possible si elle devra recourir à un autre Tribunal pour se protéger, ou si au a contraire NN. SS. vont l’entendre. Dans ce dernier cas, si d’autres documents “ ou éléments de preuves, que ceux déjà offerts, sont jugés nécessaires ou utiles “ par NN. SS., l’Ecole fera tout eu son pouvoir pour les fournir le plus prompte- u ment possible. u Une fois ses droits concernant les hôpitaux et les dispensaires recon- “ NUS ET MIS HORS DE DANGER, L’ECOLE SERA PRETE A TRAITER LES AUTRES DIFFI, “ cultes, ne demandant que d'être avertie assez tôt pour se consulter, nommer ses “ délégués et préparer les documents requis.” Les délégués de l’Ecole devaient ensuite déclarer verbalement au Comité Episcopal, comme' ils le firent en effet, qu’ils n’étaient nullement autorisés à traiter officiellement aucune question, relative aux difficultés actuelles ; que leur mission officielle se bornait, 10. à faire observer à NN. SS. du Comité que l’Ecole n’avait pas la liberté requise pour traiter, avant la solution de la ques- tion de justice ; 20. à solliciter un écrit officiel constatant que l’Appel était reçu ou rejeté de NN. SS. les Evêques ; 30. à prier NN. SS. d’accorder à l’Ecole, une fois la question de justice résolue,, un temps convenable pour se préparer à traiter des autres questions. Les Délégués ajoutèrent que néanmoins ils seraient heureux d’agir officieusement en cette' circonstance et de profiter d’une occasion aussi favorable, non pour proposer certaines conditions d'arrangement au nom de l’Ecole, puisqu’ils n’avaient aucune autorisation pour cela, mais pour échanger certaines vues avec NN. SS. du Comité et obtenir certains renseignements de leurs Grandeurs, toutes choses qui ne laisseraient pas d’être utiles lorsqu’il s’agirait de proposer offi- ciellement les conditions d’un arrangement et de traiter pour en venir à une entente définitive. La mission des Délégués de l’Ecole clairement définie, les pourparlers commencèrent, Mgr l’Archevêque portant lui-même d’ordinaire la parole au nom du Comité Episcopal. Il y eut deux entrevues de deux heures chacune, la lère le 28 mai à 5 h. p. m., la 2de le len- demain, 29, à7h.p. m. On y aborda à peu près tous les points touchant aux difficultés les plus, sérieuses. (Voici ce que nous croyons être un résumé exact de ce qui s’est dit de part et d’autre.),) Entrevue du 28 mai. Le Comité Episcopal s’adressant aux Médecins délégués :—Eh ! bien, messieurs, quelles sont les réclamations de votre Ecole ? Les Médecins.—Nous ne sommes pas préparés à vous répondre sur cette ques- tion. Au reste, l’Ecole ne nous a délégués vers Vos Grandeurs que pour ap- prendre d’Elles si son Appel du 22 mai est reçu de NN. SS. les Evêques de la Province et pour offrir les renseignements et documents jugés nécessaires à l’exa- men de la cause portée devant le Tribunal de NN. SS. les Evêques par l’Appel de l’Ecole sur la question de justice et d’équité. L’Ecole ne peut traiter des difficultés actuelles avant d’avoir obtenu une solu- tion sur la question que viennent de soulever les Ordonnances de Mgr de Montréal. Comité Episcopal.—La position de l’Ecole n’est plus la môme depuis le Décret de février 1883. Ce dernier Décret oblige encore plus que les autres ; c’est un Décret final. Et puis, il ne faut pas oublier que la Succursale n’est pas à faire. La Succur- sale est fondée, et fondée par Autorité Apostolique. (Les Médecins comprirent ici que NN. SS. du Comité voulaient leur donner à entendre que l’Ecole n’avait plus droit à rien, qu’elle devait s’estimer heureuse d’une offre quelconque qui lui serait faite de la part de la Succursale et qu’enlin elle ne devait voir, dans la démarche présente des Evêques de la Province, qu’un acte de pure bienveillance à son égard.) Médecins.—NN. SS. voudraient-ils nous dire à quel endroit du dernier Décret il est question de l’Ecole de Médecine, et comment il se fait que la position de cette Ecole se trouve changée par ce Décret ? Car enfin le nom de l’Ecole n’y est pas môme mentionné. Comité Episcopal.—C’est là l’interprétation qu’il faut donner au dernier Décret. Médecins.—Nous croyions qu’il en était des Décrets Apostoliques comme des lois civiles. Les autorités inférieures peuvent bien interpréter la loi pour en mieux faire saisir le sens et la portée ; et une telle interprétation, si elle est fondée sur des raisons solides, sera une excellente direction pour une foule de cas pratiques. Mais, si les raisons alléguées ne semblent pas décisives, si un doute, sérieux s’élève sur la valeur d’une semblable interprétation, on doit recou- rir à l’autorité majeure qui seule peut donner à son interprétation force de loi. Cette dernière interprétation seule s’impose nécessairement et fait autorité comme la loi. De même, pensions-nous, quand il s’agit de Décrets Apostoliques, l’inter- prétation des Evêques sera toujours très utile et suffira généralement dans la pra- tique pour diriger sûrement les fidèles. Mais, dans le cas d’un doute grave au sujet de la portée et du sens de ces Décrets, seule linterprétation du Saint-Siège pourra décider avec autorité et deviendra obligatoire, non l’interprétation des Evêques. Mgr Moreau ici répète purement et simplement que c'est aux Eoéques à inter- préter les Décrets Apostoliques. Médecins.—A propos de l’Appel que fit l’Ecole aux Evêques de la Province par son mémoire de 1878, nous disons que l’Ecole, ayant eu des difficultés avec M. le Recteur Hamel, se plaignit à Mgr de Montréal. N’obtenant aucune réponse satisfaisante de celui-ci, elle crut devoir s’adresser à tous les Evêques de la Pro- vince réunis à Québec en mai 1878. Ceux-ci se déclarèrent incompétents et refu- sèrent de répondre. Après cette démarche inutile auprès de NN. SS., l’Ecole ne vit plus qu’une chose à faire, s’adresser au Saint-Siège pour exposer ses griefs et solliciter une solution à ses difficultés avec le Recteur de Laval : c’est ce qu’elle fit. / Et Rome n’a pas encore répondu à cet Appel. Voilà la position de l’Ecole aujourd’hui : l’Ecole attend toujours une réponse de Rome. Comité Episcopal.—(C’est Mgr l’Archevêque qui parle.)—L’Ecole n’avait pas le droit d’en appeler aux Evêques de la Province, par son Mémoire en 1878, parce qu’elle demandait des choses contradictoires. Elle demandait à conserver son autonomie après son admission dans la succursale : ce-qui équivaut à l'affiliation rejetée par le Décret de 1876. Par la môme raison, l’Ecole n’avait pas le droit d’en appeler à Rome. (Gomme pour insinuer aux médecins que s’ils n’avaient pas encore reçu de réponse de Rome, ils ne devaient plus s’en étonner; qu’il serait parfaitement inutile pour eux de faire à l’avenir de nouveaux efforts pour être entendus du Saint-Siège ; et que, même s’ils faisaient encore des ins- tances, Rome continuerait à garder le silence, comme elle le garde depuis qu’elle a reçu leurs Mémoires de 1880 et de 1882.) Médecins.—Mais pourquoi ne pas nous avertir alors que nous n’avions pas le droit d’en appeler ni à Vos Grandeurs, ni au Saint-Siège, n’eût-ce été que pour prévenir des dépenses ruineuses pour l’Ecole, en lui ôtant, autant qu’il était en votre pouvoir, l’idée môme d’envoyer à grands frais des délégués à Rome, d’im- primer des Mémoires, etc., comme elle a cru devoir le faire à deux reprises diffé- rentes ? Médecins.—Selon vous, nous n’avions donc pas le droit de vous présenter notre Appel du 22 mai dernier ? Comité Episcopal.—NN. SS. ne répondirent pas à cette remarque. Mgr Moreau répond à cela que, quand on a des griefs contre son Evêque, c’est .à l’Archevêque seul ou au Saint-Siège qu’il faut s’adresser. Les médecins, à propos du rejet de l’Appel de l’Ecole par les Evêques en mai 1878, avaient .commencé par faire observer au Comité Episcopal que cet Appel contenait en effet une irrégula- rité que l'Ecole n’a remarquée que dans ces derniers mois. L’Ecole s’était adressée en 1878 à NN. SS. les Evêques comme chargés de la haute surintendance sur tout ce qui concerne la disci- pline et la doctrine de V Université Laval, au lieu de s’adresser à eux comme expressément désignés par le Décret de 1876 pour régler ce qui concerne l'établissement de la succursale à Montréal, comme elle le fit en mai dernier. Mais, comme on l’a vu plus haut, Mgr l’Archevêque donne aujourd’hui une autre raison pour expliquer le renvoi de l’Appel de l’Ecole à NN. SS. en 1878. Sa Grandeur aurait-elle oublié que la seule raison d’un tel renvoi, mentionnée dans sa lettre officielle du 27 mai 1878 au Président de l’Ecole, se lit comme suit : “ Us (NN. SS. les Evêques de la Province) ont été unanimes à dire mec moi que le règlement de ces di/ficullés n'entre point dans les attributions du Conseil supé- rieur ÉTABLI PAR LA BüLLE D'ÉRECTION CANONIQUE DE L’UNIVERSITÉ LaVAL ” ?) Médecins.—Si nous avons décidé d’en appeler à NN. SS. les Evêques le 22 cou- rant, c’était d’abord pour agir d’une manière plus conforme au Décret de 1876 qui .exige la coopération de tout l’Episcopat de la Province pour l’établissement de la succursale, et aussi pour empêcher quelques-uns de nos collègues de recourir aux tribunaux civils, comme ils sont disposés à le faire. Mgr Lorrain.—Ce serait curieux de voir un Evêque poursuivi parce qu’il obéit au Pape. Ceux qui veulent s’adresser aux tribunaux civils feraient mieux de pour- suivre le Pape lui-même. Médecins.—Ces médecins croient avoir droit de recourir aux tribunaux civils, vu qu’il s’agit de contrats d’une matière purement civile. On veut les dépouiller : ou veut leur enlever un revenu annuel de cinq à six cents piastres et les laisser, en outre, grevés d’une lourde dette. Songez que ce sont des pères de famille, peu favorisés des biens de la fortune et travaillant, comme professeurs de l’Ecole, quelques-uns, môme depuis plus de trente ans. Il doit être permis de se défendre contre une injustice, surtout quand cette injustice menace de ruiner plusieurs familles respectables. Mgr Lorrain.—Et cependant, il y a des circonstances où l’on ne doit pas hésiter à faire les sacrifices demandés, quels que soient ces sacrifices ; surtout, quand «’est le Pape qui les exige, comme dans le cas présent, par un Décret aussi formel. Ainsi, j’ai dû un jour refuser les sacrements de l’Eglise à un employé de 'Chemin de fer qui n’a pas voulu faire le sacrifice d’un salaire annuel de mille piastres, qu’il recevait grâce à sou affiliation à la franc-maçonnerie. Cet individu se trouve privé des sacrements, parce qu’il refuse de sacrifier ces mille piastres tiont il dit avoir absolument besoin. Médecins.— Mgr Lorrain aurait-il l’intention de nous comparer à des francs- ■maçons ? t'Æ'J j Mgr Lorrain.—Certainement non ; je veux seulement vous démontrer que •quelquefois il est nécessaire de faire des sacrifices pour remplir le devoir d’obéis- sance à l’Eglise. Médecins.—La comparaison ne semble pas juste ; la franc-maçonnerie est une sociétq formellement condamnée par l’Eglise ; l’Ecole n’est pas cela, loin de là. Comité Episcopal.—Les médecins ne reçurent pas de réponse. Médecins.—Le Décret de 1883 contient deux parties, l’une négative et l’autre positive. La première, nous le savons, doit se prendre dans un sens absolu; et il y a obligation grave de s’y conformer toujours. Quant à la seconde partie qui •concerne l’encouragement à donner à la succursale, elle ne nous demande d’ac- corder cet encouragement que u suivant nos forces. ” Il ne nous semble donc pas que, pour obéir au Décret, nous soyons obligés de détruire notre Ecole, comme Vos Grandeurs paraissent le dire. Le Souverain Pontife ne peut pas demander cela. Comité Episcopal—Le Décret dans toutes ses parties oblige de la môme ma- nière. Et puisque l’Ecole ne peut entrer dans la succursale en conservant son autonomie, il faut qu’elle cesse d’exister comme corps ; et il y a ici obligation grave. L’Ecole, en entrant comme corps, ne serait pas succursale; ce serait une affi- liation ; et le Décret de 1876 ne veut pas d’affiliation. Médecins.—ll y a donc, selon Vos Grandeurs, obligation grave de conscience, pour les professeurs de l’Ecole, de sacrifier leur position ? Et ce serait un péché mortel pour eux, s’ils refusaient de faire ce sacrifice ? Comité Episcopal.—ll faut aplanir tout obstacle au fonctionnement de la suc- cursale : en refusant de consentir à ce sacrifice, vous êtes un obstacle ; et alors Médecins.—C’est donc un suicide que vous demandez à l’Ecole ? Comité Episcopal.—Vous aurez tout à gagner en disparaissant comme Ecole. Vous appartenez à une petite institution qui n’a qu’une charte simplement provin- ciale. En cessant d’exister comme membres de l’Ecole, vous ressusciterez pour devenir membres d’une grande institution, d’une institution douée d’une charte royale et d’une constitution apostolique. Médecins.—Notre Ecole, il est vrai, si on la compare à l’Université-Laval, est, sous un certain rapport, fort peu de chose, une pauvre maisonnette à côté d’un palais. Mais toute modeste qu’elle est, elle existe. Elle existe avec un passé hono- rable, jouissant de droits que personne ne peut lui contester en justice. Elle nous appartient et chacun de nous s’y voit en parfaite sécurité, tandis qu’en entrant dans l’Université Laval comme simples particuliers, nous n’avons plus aucune sécurité contre les éventualités du lendemain, puisque le Conseil Universitaire se réserve la faculté de nous congédier ad nutum. Et qu’on ne nous parle point du bon vouloir de Laval à notre égard : l'Ecole a cru pouvoir y compter un jour • mais elle n’a pas eu sujet de s’en féliciter, tant s’en faut. Vos Grandeurs ne doivent donc pas s’étonner si nous insistons pour empêcher la destruction de- notre modeste Ecole. Et maintenant, avant de nous retirer, nous prierons encore une fois Vos- Grandeurs de vouloir bien se rappeler que nous n’avons été délégués par l’Ecole que pour ce qui regarde la question de l’Appel. Nous désirons savoir, avant de traiter officiellement d’aucun arrangement, si Mgr de Montréal, au jugement de NN. SS. les Evêques de la Province, nous traite avec justice ou non, en nous ex- pulsant de l’hôpital de l’Hôtel-Dieu, des dispensaires et de l’hospice de maternitér c’est-à-dire de ces institutions fondées par l’Ecole au point de vue médical, servies gratuitement par elle pendant tant d’années et aidées de diverses autres manières encore, comme nous avons déjà eu l’occasion de le faire remarquer à NN. SS. Pressé de vouloir bien écrire un mot que les Délégués pussent remettre à l’Ecole pour l’infor- mer officiellement du sort de son Appel, Mgr l’Archevêque formula la note suivante : “ Nos Seigneurs les Evêques de la Province en nommant un comité de trois “ de ses membres pour aviser aux moyens de venir à la solution de l’Appel fait “ par l’Ecole de Médecine et de Chirurgie, ont suffisamment fait connaître leur “ intention de s’occuper de cet Appel. “ Montréal, 28 mai 1883. (Signé) “ y E. A., Arch, de Québec. ” A cette note, Mgr l’Archevêque ajouta, pour être transmises à l’Ecole, les trois questions quel voici ; “ 1° Quelles sont en détail les réclamations que vous croyez avoir droit do u faire valoir ? “ 2° Quelles sont les raisons à l’appui de chacune de ces réclamations ? “ 3° Quelle est celte autorité compétente dont il est question à la fin de l’Appell “ de l’Ecole de Médecine ? ” Après cette séance, les Délégués se retirèrent pour revenir le lendemain au soir Dans l’intervalle, l’Ecole se réunit et passa la résolution suivante, dont les Délégués furent chargés de remettre copie au Comité Episcopal : A une assemblée spéciale de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal,, tenue chez le Secrétaire ce 29e jour de mai 1883, a été résolu unanimement ce qui suit : I. L’Ecole accuse réception d’une note autographe de Mgr l’Archevêque, en date d’hier, 28 mai, et de trois questions écrites aussi de la main de Sa Grandeur, note et questions que voici [suit le texte de la note et des questions comme cù dessus). IL L’Ecole apprend avec plaisir, par la susdite note de Sa Grandeur Mgr l'Ar- chevêque de Québec, que Nos Seigneurs les Evêques de la Province ont l’intention de s’occuper de son Appel contre les récentes Ordonnances de Mgr de Montréal. Elle espère que les travaux de leur Comité se termineront assez tôt, et que le rap- port du même Comité leur sera présenté assez prochainement pour que NN. SS. les Evêques de la Province puissent se prononcer bientôt sur le point de justice- et d’équité porté officiellement devant leur Tribunal par l’Appel sus-mentionné,. et qu’ainsi la dite Ecole arrive enfin à une protection efficace de son existence, de ses justes droits et privilèges, de son honneur et de sa réputation comme Institu- tion catholique humblement soumise à la sainte Eglise. 111. Pour se rendre au désir exprimé au nom du Comité Episcopal susdit par- Mgr l’Archevêque de Québec, l’Ecole répond ainsi aux trois questions citées plus- haut : 1° L’Ecole réclame, avec et comme le Saint-Siège, l’établissement de la Suc- cursale Laval à Montréal. En d’autres termes l’Ecole se soumettant pleinement et sans réserve, comme elle l’a déjà plusieurs fois déclaré, aux Décrets Aposto- liques, réclame l’exécution pleine et entière des dits Décrets, mais elle rejette comme injuste et injurieuse au Saint-Siège toute interprétation formelle ou im- plicite qui tendrait à dire ou à faire supposer que le Saint-Siège veut l’exécution i aux dépens de la justice. Ou encore autrement: l’Ecole demande que, confor- mément aux prescriptions formelles du Décret de 1876, NN. SS. les Evêques de la Province établissent, en union avec Laval, la succursale voulue par le Saint-Siège à Montréal, que cet établissement se fasse sur les bases spécifiées dans ce môme Décret de 1876, mais en respectant les intentions du Saint Siège qui sont de venir en aide aux institutions déjà existantes et surtout en s’abstenant de ruiner injuste- ment telles institutions. Par conséquent pour ce qui la regarde spécialement elle-même, l’Ecole réclame dans tout arrangement à faire : 1° que son existence comme corporation civile soit expressément reconnue avec tous les droits et pri- vilèges qui en découlent suivant la loi du pays ; 2° qu’elle continue à rester, comme par le passé, en possession paisible et incontestée de ses droits et privilèges relativement à l’hôpital de l’Hôtel-Dieu, à l’hospice de la Maternité de la Misé- ricorde et aux dispensaires de la Providence et des Révérendes Sœurs Grises ; 3° et enfin qu’elle ne soit pas forcée de rompre son affiliation à l’Université Victoria, avant de recevoir par un arrangement équitable avec Laval, la faculté de conférer ou de faire conférer les dégrés académiques à ses élèves. 2° Les raisons à l’appui des susdites réclamations, ce sont les Décrets Apos- toliques de 1876, et de la présente année 1883, et la justice que doit respecter tout homme en ce monde, et principalement tout chrétien. L’Ecole prie NN. SS. de se rappeler que le lien de son affiliation actuelle à> Victoria est purement matériel, les professeurs de cette Université étant parfaite- ment inconnus des élèves et de la plupart des professeurs de l’Ecole, et les élèves- de celle-ci n’ayant pas même à faire acte de présence à Victoria pour obtenir leurs dégrés. L’Ecole veut sincèrement obéir aux Décrets Apostoliques ; d’un autre côté elle est convaincue que le Saint-Siège n’exige pas l’injustice. 3° L’Autorité compétente dont il est question à la fin de l’Appel, c’est natu- rellement l’autorité ecclésiastique ou civile à laquelle l’Ecole peut légitimement recourir, suivant la nature des causes, afin d’obtenir justice. IV. L’Ecole demande respectueusement à NN. SS. du Comité Episcopal, si les assertions suivantes sont bien l’expression fidèle de leur pensée : 1° Les Décrets Apostoliques exigent que l’Ecole cesse d’exister comme corpo- ration civile pour que ses membres puissent entrer comme professeurs à la Suc- cursale, 2° Le dernier Décret (celui de février 1883) exige absolument ce sacrifice de la part de chaque membre de l’Ecole, en sorte que ce serait pour lui manquer à une obligation grave de conscience que de refuser de faire tel sacrifice. 3° C’est à NN. SS. les Evêques d’interpréter les Décrets pour en indiquer le sens et la portée. L’Ecole pense que ces idées, ainsi définies et précisées pourraient lui être- utiles pour arrêter les détails d’un plan d’arrangement. V. L’Ecole nomme comme ses Délégués MM. les Docteurs d’Orsonnens,. Kingston, Graig et Desjardins pour transmettre la présente Résolution à NN. SS- /du Comité Episcopal, et les prier de vouloir bien lui faire savoir, eu temps con- venable, si elle doit leur préparer d’autres informations ou documents relatifs à la présente cause. Montréal, 29 mai 1883. (Signé) Ths. E. d’Odet d'Orsonnens, Président. (Signé) J. Emery Coderre, Secrétaire. Entrevue du 29 mai. Comité Episcopal—Après avoir lu à haute voix la Résolution ci-dessus que venaient de lui remettre les Délégués de la part de l’Ecole, Mgr l’Archevêque dit : Il y a dans ce document des choses qui se contredisent. Vous voulez obéir en tous points aux Décrets Apostoliques : or les Décrets veulent une succursale, non une affiliation, tandis que vous, vous voulez conserver votre Ecole comme corpo- ration : ce qui est contradictoire. L’Ecole, encore une fois, ne doit pas songer à entrer comme corps dans la succursale. Médecins.—Cependant lors de la fondation de la succursale sons les yeux et avec le concours du Délégué Apostolique, Mgr Conroy, l’Ecole fut admise en corps comme Faculté Médicale de la succursale. C’est là un fait qui ne manque pas de preuves. Personne n’ignore qu’il a été signé par Mgr de Montréal et par les professeurs de l’Ecole une entente formelle, un contrat où il est expressément stipulé que l’Ecole conservera son autonomie, puisqu’il est dit là en toute lettre : u E Ecole fera, comme par le passé, tous les ans. l'élection de ses officiers ; et c’est à son Secrétaire-Trésorier que la Corporation Episcopale devra remettre ces fonds. ” C’est ce que M. le Recteur Hamel lui-même reconnaît dans une de ses lettres : (“ Je sais bien que l'Ecole a obtenu de conserver son organisation intérieure par un contrat privé avec Monseigneur de Montréal. ” Lettre du 12 juin 1878.) Et puis on sait encore que Mgr le Délégué, en apprenant que M. Hamel était ■en train de former pour la succursale une faculté médicale en dehors de l’Ecole, lui donna immédiatement ordre de renoncer à cette idée et de faire des arrange- ments avec l’Ecole pour en faire la Faculté Médicale de la succursale, ajoutant en présence du Dr E. H. Trudel qu'il (le Délégué Apostolique) ne venait pas pour détruire les institutions déjà existantes a Montréal, mais pour les unir à Laval afin de faire cesser leur affiliation aux Universités protestantes. Mgr l'Archevêque.—Mais n’oubliez pas, non plus, un autre document renfer- mant les conditions agréés d'un commun accord par le Conseil Universitaire et l'Ecole, -où il est dit que u les Professeurs à Montréal seront nommés par le Conseil Univer- sitaire et révocables ad nutum pour une cause jugée suffisante par le dit Conseil. ” Médecins.—Faudrait-il donc dire que la condition mentionnée ici par Mgr l’Ar- chevêque puisse s’interpréter de manière à annuler le contrat signé par Mgr de .Montréal et les membres de l’Ecole ? Evidemment non. (Quand on y regarde de près, l’objection soulevée ici par Mgr l'Archevêque ne semble pas Ares sérieuse. L’autonomie de l’Ecole, on l’a vu, est clairement stipulée dans un contrat ; M. le -Recteur Hamel lui-même le confesse. Quel document pourrait prévaloir sur un contrat formel ? Aucun. Aussi, M. Hamel qui, bien à tort, il nous semble, parle, dans sa lettre du 18 juin 1878, de l’autonomie de l’Ecole comme d’une “ menace ” pour Laval, ne songe pas même à recourir à! l’objection de Mgr l’Archevêque, sans doute parce qu'il croyait que, vu le contrat signé par Mgr de Montréal et les professeurs de l’Ecole, une cause jugée suffisante par le Conseil Universitaire pour la révocation de ceux-ci, serait nécessairement, au moins, chose fort rare. Au reste, M. Hamel l’ignorait moins que personne et Mgr l’Archevêque devrait le savoir aussi, la condition de révo- cation ad nutum fut acceptée et signée des professeurs de l’Ecole dans des circonstances qui en diminuent singulièrement la valeur, si elles ne la rendent pas nulle.) Mgr l'Archevêque.—L’Ecole ne devait conserver ses droits civils que pour le règlement de ses dettes ; ses dettes payées, l’Ecole perdait ses droits comme corps. (Les médecins ne connaissent aucun document qui vienne à l’appui de cette affirmation.) Médecins.—Mais l’Ecole a encore des dettes aujourd’hui, des dettes môme plus considérables qu’alors. Quel moyen prendre, si l’Ecole cesse d’exister comme corps, pour prévenir les dommages et les justes réclamations de ses créanciers ? Mgr Lorrain se contente de nous répéter ici que la position de l’Ecole n’est, plus la même depuis le dernier Décret. Médecins.— D’ailleurs, pourquoi l’Ecole ne pourrait-elle pas- rentrer dans la Succursale en conservant son autonomie, aussi bien que la Faculté de Théologie de Montréal par exemple ? La Faculté de Théologie a môme conservé le droit de nommer ses profes- seurs. Mgr l'Archevêque.—C’est moi comme chancelier de l’Université, qui nomme les Professeurs à la Faculté de Théologie de Montréal. Médecins.—D’après le Décret de 1876, tous les Evêques delà Province devaient concourir, en union avec Laval, à l’établissement de la Succursale. On a vu avec- raison en cela un acte de grande prudence de la part du Saint-Siège. La coopé. ration de tout l’Episcopat devait-etre en effet pour tous une garantie sérieuse que tous les droits seraient protégés. Or, aucun des Evêques n’a été même consulté- sur cette grave question, excepté Mgr de Montréal qui a tout réglé avec M. Hamel sous les yeux du Délégué Apostolique. Mgr Moreau.—Les Evêques, en se rendant au Grand Séminaire le jour de l’Epiphanie (en 1878), ont tous sanctionné ce qui avait été fait : leur lettre au Souverain Pontife en est la preuve. Peut-on sanctionner ce que l’on ignore complètement ? Or, il est constaté aujourd’hui que la plupart de NN. SS. les Evêques de la Province ne connaissaient absolument rien, le jour de l’Epiphanie 1878, des arrangements, du reste alors encore fort incomplets, qui venaient de se faire concernant l’organisation de la Succursale. Les Evêques n’ont pas même été invités à prendre connaissance des arrangements déjà faits et à donner leur avis. Et on parle de la sanction des Evêques ! * Quant à cette lettre au Saint-Père que l’on donne comme une preuve, il suffit de savoir que NN. SS. se contentent d’exprimer leur reconnaissance et leur joie en apprenant que tout (d'après ce qu'on leur disait) était réglé ou devait bientôt l’être àla satisfaction de tous. On sait aujour- d’hui ce qu’ont été ces arrangements.) Médecins.—Si Vos Grandeurs considèrent le Décret exécuté en 1878 comme il devait l’être, elles ne doivent pas oublier que c’est l’Ecole qui formait alors la Faculté Médicale de la Succursale (voir le mandement de Mgr de Montréal, déc. 1877). La Faculté actuelle de la Succursale n’est que l’oeuvre de M. Hamel ;et elle a été établie contrairement aux intentions bien connues du Délégué Apostolique. Ce n’est donc plus là la succursale telle que fondée par le Délégué Apostolique et sanctionnée par NN. SS. les Evêques. Comité Episcopale.—Les Evêques ne firent aucune réponse. Médecins.—Si, comme il y a lieu de l’espérer, des arrangements se font entre l’Ecole et Laval, qu’elles seraient les conditions offertes à l’Ecole par cette der- rière ? Comité Episcopal.— L’Université Laval offriraient des chaires à trois Profes- seurs de l’Ecole, à MM. Kingston, Desjardins et Mignanlt. Ces chaires seraient toutefois àla discrétion du Conseil Universitaire. L’Université nommerait aussi trois antres membres de l’Ecole Professeurs honoraires, mais sans aucune indem- ini té. Médecins— Nous devons le faire observer à NN. SS., les trois médecins de l’Ecole choisis par Laval pour occuper des chaires à sa succursale, seraient préci- sément les trois derniers entrés dans l’Ecole, ceux, en outre, qui sont peut-être les mieux partagés sous le rapport de la fortune et qui pourraient, par consé- quent, faire moins difficilement que leurs collègues le sacrifice de leur position. Comité Episcopal.—Vos sacrifices seront assez légers, si nous vous déchargeons L’Ecole, en persistant à continuer de faire concurrence à la succursale, est en rébellion contre le décret de 1883 qui ordonne, dans les termes les plus absolus et les plus explicites à tous les fidèles, aux membres et aux élèves de l’Ecole comme aux autres, de s’appliquer suivant leurs forces à favoriser la succursale et à lui prêter secours et protection. Les membres de cette école sont donc aussi de ce chef •en rébellion avec le Saint-Siège. Les élèves catholiques qui la fréquentent déso- béissent au Souverain Pontife. 4° Le décret de 1883 renferme un mandatum absolutum, positif aussi bien que négatif qui coupe court à tout faux-fuyant. Tout acte qui, par sa nature, tend directement ou indirectement à l’obtention de la fin du décret, devient obligatoire, par exemple, envoyer à la succursale ses enfants, ses pupilles ou ses protégés qui veulent étudier le droit ou la médecine, aider à la solution des difficultés, &c., &c., &LC. 5° L’Ecole étant ainsi jugée et déclarée rebelle à l’autorité religieuse, il s’en suit •comme conséquences : . (a) Que la Communauté de l’Hôtel-Dieu de Montréal est libre de toute obli- gation envers la dite Ecole -, [b] Qu’aucun catholique ne peut plus eu conscience faire partie de la dite Ecole ou en fréquenter les cours, et que les professeurs et les élèves ne peuvent être admis aux sacrements de l’Eglise ; (e) Que l’ordonnance de Mgr de Montréal, contre laquelle l’Ecole en a appelé aux Evêques de la Province, est maintenue. Veuillez agréer, Monsieur le Président, l’assurance de mon dévouement. (Signé) -J* E. A. Arch, de Québec. A Sa Grandeur Mgr E. A. Taschereau, Archevêque de Québec. Monseigneur, J’ai l’honneur d’accuser réception de la Vôtre du ‘25 courant, reçue ici le 28, dans laquelle Votre Grandeur, tant en son propre nom qu’au nom de NN. SS. les- Evêques de la province, communique à l’Ecole plusieurs déclarations importantes. Je ne puis dire encore, Monseigneur, si l’Ecole jugera utile d’adresser quel- ques observations respectueuses à N.N. S.S. les Archevêques et Evêques de la province au sujet de ce grave document. En tout cas, je vous prie de croire, Mon- seigneur, que je ne négligerai pas, dans nos prochaines assemblées, de demander officiellement à mes collègues de considérer avec une religieuse attention les déclarations que Vous avez bien voulu nous transmettre et de m’indiquer, d’une manière précise, ce qu’ils désirent répondre au nom de l’Ecole. Daignez agréer Monseigneur, l’expression de mes hommages les plus respec- tueux et me croire toujours de Votre Grandeur, le très humble et très dévoué serviteur, Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Président. Montréal, le 30 juin 1883. Saint-Gilles, 4 juillet, 1883. Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Ecr., M. D., Président de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, Monsieur le Président, J’ai l’honneur d’accuser réception de votre lettre du 30 juin dernier, par laquelle vous accusez réception de la mienne en date du 25 juin. Veuillez agréer, Monsieur le Président, l’assurance de mon dévouement, (Signé) -J- E. A., Arch. de Québec. A Sa Grandeur Mgr E. A. Taschereau, Monseigneur, Archevêque de Québec. Permettez que je mette respectueusement sous les yeux de Votre Grandeur la? résolution suivante, adoptée hier à une assemblée spéciale de l’Ecole : “ Résolu unanimement que M. le Président soit autorisé à assurer de nouveau à Mgr l’Archevêque que : “ 1° L’Ecole ne veut rien faire qui soit en contradiction avec ses déclarations, de pleine et entière soumission au Saint-Siège ; “ 2° L’Ecole est prête à faire les plus grands sacrifices pour ne pas mériter d’être déclarée rebelle à la sainte Eglise ; “ 3° L’Ecole voudrait savoir, avant de répondre aux divers points de la lettre du 25 juin de Mgr l’Archevêque, s’il ne lui est plus permis d’espérer de NN. SS. les Evêques une solution sur la question de justice et d’équité soumise, le 22 mai dernier, au tribunal de Leurs Grandeurs.” Je saisis celte occasion, Monseigneur, pour Vous réitérer, en mon nom et au nom de l’Ecole, l’expression bien sincère de nos sentiments de profond respect et de parfait dévouement envers NN. SS. les Archevêque et Evêques de la Province- de Votre Grandeur, Monseigneur, le très humble et tout dévoué serviteur, (Signé) Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Prés. E. M. C. M. Montréal, le 4 juillet 1883. Paroisse de Saint-Sylvestre, 7 juillet 1883'.; M. Th. E. D’Orsonnens, M. D,, Président de l’Ecole de M. et de G. de Montréal. Monsieur le Président, J’ai l’honneur d’accuser réception de votre lettre du 4 courant, dans laquelle1 vous me faites connaître les résolutions unanimes adoptées la veille dans une assemblée spéciale de l’Ecole. La déclaration épiscopale du 25 juin dit expressément “ que l’ordonnance de “ Mgr de Montréal contre laquelle l’Ecole en a appelé aux Evêques de la Pro- “ vince est maintenue.” Il me semble étrange que vous demandiez encore u une solution sur la ques- tion de justice et d’équité i soumise le 22 mai dernier au tribunal de Leurs- “ Grandeurs.” Pour l’Ecole, l’unique moyen de prouver u qu’elle ne veut rien faire qui soit “en contradiction avec ses déclarations de pleine et entière soumission auSaint- “ Siège et qu’elle est prête à faire les plus grands sacrifices pour ne pas mériter “ d’être déclarée rebelle à la sainte Eglise,” sera de se soumettre à la déclaration épiscopale du 25 juin, qui lui trace clairement la route à suivre. J’ai l’honneur d’être, Monsieur le Président, Votre tout dévoué serviteur, (Signé) -j- E. A. Arch, de Québec. .LETTRE DE I’hOTEL-DIEU AU PRÉSIDENT, LE 20 JUILLET. J. M. J. De l’Hôtel-Dieu de Saint-Joseph, Montréal, 20 juillet 1883. Th. E. d’Odet d’Orsonnens, Ecr. M. D. .Monsieur le Président, Nous avons un devoir pénible à remplir aujourd’hui vis-à-vis de l’Ecole de celui de lui communiquer l’Ordonnance que Sa Grandeur, Monseigneur Fabre, supérieur majeur de notre communauté nous a adressée 1 e dix courant, et -dont voici la principale partie. “ En conséquence pour remplir la mission qui nous est confiée d’exécuter l’ordre du Souverain Pontife, c’est-à-dire d’enjoindre, par ordre formel aux u susdites soeurs (de/ l’Hôtel-Dieu) de se soumettre entièrement au Décret (du 27 “ février dernier) ; nous appuyant en outre sur la décision de nos collègues dans u l’Episcopat de cette Province, décision qui renvoie l'appel interjeté de nos ■“ Ordonnances antérieures par l’Ecole de médecine et de chirurgie de Montréal u etc., etc. “ Nous renouvelons l’Ordonnance que nous vous avons fait tenir par notre “ lettre du 19 avril dernier et renouvelée dans notre lettre du 7 mai dernier; et “ nous vous enjoignons formellement et au nom de la sainte obéissance que vous “ devez au Saint-Siège et à votre ordinaire : “ 2° De ne recevoir dans vos salles ni les professeurs de ladite Ecole pour y donner leur clinique, ni les élèves de la môme Ecole pour recevoir cette môme “ clinique ; “ 1° De rompre tout lien avec l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal'; “ 3° D’admettre les Professeurs de la succursale de l’Université Laval à u Montréal à donner leur clinique dans les salles de votre hôpital ; “ 4° De n’admettre que les élèves de la môme succursale à recevoir cette ■u clinique.” “ Nous prions Dieu que dans la circonstance présente, si solennelle et si “ grosse de graves conséquences pour leur communauté, les religieuses de l’Hôtel- “ Dieu se soumettent entièrement aux ordres si formels du Saint-Siège.” (Signé) -j- Edouard Ghs., Ev. de Montréal. JDonné à Saint-Joseph de Soulanges, en cours de visite Pastorale, ce septième jour du mois de juillet de l’année 1883. Messieurs les professeurs de l’Ecole de Médecine comprendront facilement la position faite à l’Hôtel-Dieu par cette Ordonnance, et la nécessité qui nous force de la mettre à exécution. Ils seront convaincus, nous en avons la confiance, que l’Hôtel-Dieu a fait tout son possible pour ne pas léser leurs droits acquis à la direction médicale de notre hôpital et qu’il n’a jamais voulu assumer la respon- sabilité de briser les engagements contractés légitimement avec l’Ecole de Mé- decine. C’est pourquoi nous osons espérer que messieurs les professeurs de la dite Ecole ne voudront pas inquiéter l’Hôtel-Dieu à ce sujet. Dans cette solennelle circonstance, l’Hôtel-Dieu prie l’Ecole de Médecine d’accepter avec ses vives sympathies l’assurance de sa profonde reconnaissance pour ses longs services et son dévouement constant auprès de nos pauvres malades depuis près de quarante ans. Le ciel récompensera ce dévouement et l’Hôtel- Dieu ne-l’oubliera jamais ! Dans ces sentiments bien sincères, que je vous prie de faire agréer à messieurs les professeurs de l’Ecole au nom de notre communauté, je demeure .très respectueusement, Monsieur le Président, Votre humble servante, (Signé) Soeur St-Louis, Supérieure. A la Très Révérende Mère Saint-Louis, Madame la Supérieure, Supérieure de l’Hôtel-Dieu. J’ai l’honneur de vous informer qu’à une assemblée de l’Ecole, tenue le 27 juillet dernier, j’ai fait connaître officiellement à mes collègues la vôtre du 20 du môme mois, qui nous donne communication de l’Ordonnance adressée à l’Hôtel- Dieu le 10 juillet par Sa Grandeur Mgr de Montréal. Tous les médecins de l’Ecole comprennent parfaitement la position faite à votre communauté par la susdite Ordonnance. C’est pourquoi, en acceptant avec une vive reconnaissance le précieux témoignage que vous voulez bien leur rendre au sujet de ce qu’ils ont pu faire pour le service de votre hôpital, ils vous prient de vouloir bien recevoir, à votre tour, l’assurance qu’ils continueront, quoi qu’il -arrive, à faire tout en leur pouvoir pour n’être pas une occasion de désagréments pour l’Hôtel-Dieu et de scandale pour le peuple. L’Ecole ne saurait oublier ce qu’elle doit à l’Hôtel Dieu, qui l’a aidée d’une manière si efficace et traitée avec tant de bienveillance durant de longues années. Daignez donc agréer encore une fois, Madame la Supérieure, pour vous- même_et pour votre communauté, l’expression bien sincère de notre vive grati- tude et me croire toujours, Votre très humble et tout dévoué serviteur, (Signé) Ths E. d’Odet d’Orsnonens, Président. Montréal, le ler août 1883. LETTRE DE SON EM. LE CARDINAL PRÉFET DE LA S. CONGR. DE LA PROPAGANDE. Roma li 18 Guigno 1883. :S. Gongregazione di Propaganda Segretaria N. 1, Oggetto Sull’ adesione al Decreto Pontificio per la Succursale deU’Università Lavalle. Illmo Signore, Il Santo Padre ha ricevuto il foglio di V. S. del 24 decorso Aprile imita mente alla dichiarazione fatta dai Membri di cotesta Scuola di Medicina e Ghi- rurgia di voler sottomettersi al Decreto emanato dall’ istessa Santità Sua pe-r comporre la vertenza concernente la succursale dell’ Università Lavalle. Ora quantunque il Santo Padre abbia accolto con gradimento i sensi di filiale devozione espressi nella suddetta dichiarazione ; pur tuttavia essendo essa subor- dinata a varie condizioni, non a potuto ravvisarla sufficiente al pieno ristabili- mento della pace in cotesta Provincia. Quindi è che nell’ Udienza dei giorno 10 corre Sua Santità ha ordinato che si risponda all V. S. ed a suoi Golleghi essere sua volontà che cotesta Scuola di Medicina e Chirurgia si sottometta omnina- mente al Decreto mentovato. Nell’ adempire quest’ ordine di Sua Beatitudine, mi è grato rassegnarmi, Al piacere di Y. S. Ulmo Sig° Cav. E. d’Odet d’Orsonnens, (Signé) Giovanni Card. Simeoni Prefettoi Présidente della Scuola di Medicina e Chirurgia di Montreal. (Signé) f D. Arcivo di Tiro, Segr... ( Traduction.) S. Congrégation de la Propagande, Rome, 18 juin 188 L Très honorable Monsieur, Le Saint-Père a reçu votre lettre du 24 avril dernier, avec la déclaration dans laquelle les membres de votre Ecole de Médecine et de Chirurgie disent vouloir se soumettre au Décret qu’a émané Sa Sainteté pour régler la question concer- nant la Succursale de l’Université Laval. Tout en acceptant avec satisfaction les sentiments de dévouement filial ex- primés dans la susdite déclaration, Sa Sainteté néanmoins n’a pas pu la trouver suffisante au plein rétablissement de la paix dans votre Province, vu que cette- déclaration demande en outre l’accomplissement de plusieurs conditions. C’est pourquoi, dans l’audience du 10 courant, Sa Sainteté a donné ordre de vous ré- pondre à vous, Monsieur, et à vos collègues, que c’est sa volonté de voir votre Ecole de Médecine et de Chirurgie entièrement soumise au Décret susdit. En exécutant cet ordre de Sa Sainteté, je me fais un plaisir de me souscrire,. Monsieur, Votre dévoué serviteur, (Signé) Jean Gard. Simeoni, Préfet. Au très hon. Ghev. E. d’Odet d’Orsonnens, Président de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal. (Signé) f D., Arch, de Tyr, Secrétaire. L’APPEL AU SAINT SIÈGE. Nota L’Ecole a fait tous ses efforts pour obtenir de NN. SS. les Evêques une solution sur la question de justice soulevée par les Ordonnances de Mgr de Montréal. N’ayant pu atteindre son but en portant sa cause devant le tribunal des Evêques de la Province, elle croit devoir aujour- d’hui user de son droit, pour recourir au Saint-Siège comme au Tribunal Suprême. L’Ecole n’en appelle pas des Décrets Apostoliques, mais de Vinterprétation donnée à ces Décrets. Tous les médecins de l’Ecole ont reçu les Décrets et ont toujours entendu s’y soumettre sincèrement et entièrement. Ils demandent seu- lement qu’on les exécute conformément aux intentions bien connues du Saint- Siège et, par conséquent, sans violer Injustice. Le seul fait de supposer que le Saint-Siège veuille commander l’injustice, doit nécessairement être regardé ’comme une sanglante injure jetée à la face de l’Eglise. Au lieu d’examiner la valeur des contrats, les opinions légales, etc. et de résoudre directement la question de justice, NN. SS. les évêques ont déclaré l’Ecole rebelle à la Sainte Eglise, dans le but évident d’annuler les contrats ! Pour- tant NN. SS. savaient par l’Appel du 22 mai que l’Ecole avaient l’intention d’en appeler à l'autorité compétente, si Leurs Grandeurs ne lui rendaient pas justice. Il semble bien certain que, môme après une telle déclaration, l’Ecole peut légitimement invoquer l’autorité civile pour maintenir les contrats et forcer qui que ce soit de les respecter. Car, il n’est pas nécessaire pour cela de permettre au tribunal civil de se prononcer, contrairement aux règles de l’Eglise, sur la nature de l’acte épicopal déclarant l’Ecole coupable du crime de rébellion à l’Eglise ; il suffirait de montrer que cette déclaration repose sur un fondement faux, sur des faits supposés. Or, en droit, un juge civil peut examiner et juger de tels faits, comme il appert par une consultation des Docteurs Romains citée par M. le juge Routhier [Vide la brochure, publiée chez L. Brousseau, Québec, 1876 : “ Jugement de Son Honneur le Juge Routhier dans la contestation de l'Election de l'Hon. H. Langevin, député fédéral du comté de Charlevoix,” pp. 14 et suiv, ) Mais l’Ecole, pour éviter, autant qu’il est en elle, de donner, môme indirecte- ment, une occasion de scandale et pour se rendre aux vives instances de plusieurs dignes abbés, prélats et religieux de divers ordres consultés dans les difficultés actuelles, a voulu tenter un suprême effort, afin d’obtenir un jugement du Saint- Siège sur Vinterprétation des Décrets Apostoliques et la question de justice. Elle est loin, comme l’on voit, d’agir en institution qui se révolte contre l’Eglise. Voici l’acte officiel autorisant M. te docteur L. E. Desjardins à traiter avec le Saint-Siège au nom de l’Ecole. PROCURATION. L’an mil huit cent quatre-vingt-trois, le vingt-huit Juillet, Pardevant Maître J. E. Henri Lesage, Notaire Public pour la Province de Québec, résidant en la cité de Montréal, sous-signé, “ L’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal ” corps politique et incor- poré ayant son bureau d’affaires en la cité de Montréal, représentée et agissant aux présentes (en vertu de l’autorisation ci-après mentionnée ) par Thomas A comparu : Edmond d'Odet d’Orsonnens, écuier, médecin de la cité de Montéal, son prési- dent, et Joseph Emery Goderre écuier, médecin, du même lieu, sou secrétaire, tous deux ici présents. Laquelle a constitué pour son procureur Louis Edouard Desjardins, écuier, médecin et professeur d’Ophthalmologie, résidant en la cité de Montréal, Auquel elle donne pouvoir de la représenter et d’agir dans ses intérêts à Rome, en Italie, auprès du Saint-Siège, de la Sacrée Congrégation de la Propa- gande, et des autres Congrégations Romaines, touchant la question de justice soulevée par les ordonnances de Sa Grandeur, Monseigneur l’Evêque de Mont- réal, par lesquelles il expulse “ l’Ecole ” du service médical de “ l’Hôtel-Dieu de Montréal, ” sous le contrôle des “Sœurs Hospitalières de Saint-Joseph de l’Hôtel- Dieu de Montréal ; ” des dispensaires sous le contrôle “ des Sœurs de la Charité de [’Hôpital-Général, ” connues sous le nom de Sœurs Grises ; et des Sœurs de la Providence ; et de l’Hospice de la Maternité, sous le contrôle des Sœurs de la Miséricorde. Messieurs d’Orsonnens et Coderre ont été autorisés aux fins des présentes par une résolution de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, mi date du vingt-sept Juillet courant, Une copie de cette résolution dûment certifiée est demeurée annexée à la mitute des présentes, après avoir été reconnue véritable et avoir été signée par- les Comparants, en présence du notaire soussigné, qui l’a aussi signée et para- phée, ne varietur. Dont acte fait et passé en la cité de Montréal, les jour, mois et an ci-dessus mentionnés, sous le numéro mille quarante-deux, et les comparants ont signé -avec nous notaires, lecture faite. (Signé) Tus E. d’Odet d’Orsonnens, J. Emery Goderre, Secrétaire E. M. G. M J. E. M. Lesage, N. P. Président E. M. C. M. Vraie -copie de la minute des présentes demeurée en l’étude du notaire soussigné. J. E. M. Lesage, N. P. Extrait des procès-verbaux de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal. “ A une assemblée spéciale de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Mont- *£ réal corps politique et incorporé et ayant son bureau d’affaires en la cité de “ Montréal, dans la Province de Québec, Canada, tenue chez le Secrétaire, le “ vingt-sept juillet mil huit cent quatre-vingt-trois, il a été résolu unanimement; “ Que le Docteur Louis Edouard Desjardins, résidant en la cité de Montréal, i£ ayant informé la dite Ecole de son intention d’aller en Europe, soit prié de “ représenter la dite Ecole auprès du Saint-Siège, de la Sacré Congrégation de la “ Propagande et des autres Congrégations Romaines, à Rome, Italie, touchant la “ question de justice soulevée par les Ordonnances de Sa Grandeur, Monseigneur u l’Evêque de Montréal, expulsant l’Ecole de l’Hôtel-Dieu de Montréal, des Dis- “ pensaires de la Providence et des Sœurs Grises, et de l'Hospice de la Maternité ; “ laquelle question n’a pas été résolue par Nos Seigneurs les Evêques de la Pro- “ vince de Québec, au tribunal desquels elle a été présentée par un appel formel u de l’Ecole, en date du vingt-deux mai mil huit cent quatre-vingt-trois ; et qu’en “ conséquence le Docteur Thomas Edmond d’Odet d’Orsonnens, Président de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, et Joseph Emery Goderre, son u Secrétaire, tous deux de la cité de Montréal, soient autorisés à donner au dit “ Louis Edouard Desjardins une procuration notariée en ce sens.” (Signé) Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, Président. u J. Emery Coderre, Secrétaire. (Vraie copie) (Signé) J. Emery Goderre, Secrétaire E. M. G. M. Reconnue véritable, signée et paraphée ne varietur, au désir de la mention faite en un certain acte de déclaration en date du vingt-huit juillet courant (1883) étant le numéro mille quarante-deux des minutes du notaire soussigné. (Signé) Th. E. d’Odet d’Orsonnens, Président E. M. G. M. “ J. Emery Coderre, Secrétaire E. M. G. M. J. E. M. Lesage, N. P. Pour vraie copie. J. E. M. Lesage, N. P. PROMULGATION DE LA CONDAMNATION DE L’ECOLE. MANDEMENT DE MGR L’ÉVÊQUE DE MONTRÉAL. Edouard Charles Fabre, par la Grâce de Dieu et du Siège Apostolique,, Evêque de Montréal, etc., etc, Au Clergé Séculier et Régulier, aux Communautés Religieuses et à tous les Fidèles de Notre Diocèse, Salut et Bénédiction en Notre-Seigncur. Nos Très Chers Frères, Dans Notre Mandement du 25 mars dernier, Nous portions à votre connais- sance un Décret solennel du Saint-Siège concernant la succursale de l’Université Laval à Montréal, et Nous insistions sur le devoir, qui s’impose à tous les vrais catholiques, de marcher dans la voie de l’obéissance la plus complète aux ordres du Souverain Pontife. Nous croyions alors pouvoir compter que tous les inté- ressés dans cette question, écoutant Notre voix et puisant leur inspiration aux sources du devoir, s’empresseraient non seulement de ne plus “ tramer quoique ce soit contre la Succursale ”—mais encore s’appliqueraient, suivant leurs forces,u k favoriser la dite Institution et à lui prêter secours et protection. ” Nous sommes heureux de constater que la masse des catholiques de ce Dio- cèse Nous a compris, et que si l’on n’en est pas encore venu à favoriser la Succur- sale, au moins a-t-on gardé le silence sur cette question, qui a fourni matière à tant de débats par le passé. Quelques-uns cependant, sans doute parce qu’ils ne comprennent pas toute la portée des actes du passé, la responsabilité qu’ils ont assumée, et parce qu’ils ne se sentent pas le courage d’être conséquents au prix de certains sacrifices, qui leur paraissent trop lourds, quelques-uns, disons-Nous, ont continué jusqu’il cette heure à être un sérieux obstacle à la mise en pratique des volontés du Saint-Père^ Croyant encore que ces Messieurs avaient le désir sincère de se rapprocher de- l’autorité, Nous leur avons fait connaître leur devoir, en môme temps que nous les avons fraternellement invités à faire les démarches nécessaires pour entrer en union avec Laval et prendre imposte honorable dans la Succursale.—Des réponses évasives et qui ne concluaient qu’à ramener sur le tapis des questions déjà jugées par qui de droit, Nous ont fait voir d’une manière évidente que Nous Nous étions trompés (Nous le disons avec regret) sinon sur la bonne foi, au moins sur l’esprit généreux, que naturellement l’on s’attend à rencontrer chez des catoliques d’ail- leurs recommandahles. Le temps des démarches pacifiques et conciliatrices passa. On ne voulut pas comprendre le devoir ;on ne voulut pas le remplir. Notre conscience Episcopale nous força à entrer dans une voie plus rigoureuse. Nous ordonnâmes par deux fois à une Communauté Religieuse de cette ville de rompre les liens qui l’attachaient à ces Messieurs, et de donner accès dans ses salles aux professeurs de la Succursale et à leurs élèves. Deux appels ont été la réponse à Nos deux ordonnances. Appel de l’Ecole de médecine et de chirurgie de Montréal aux Evêques de la Province, appel des Sœurs de l’Hôtel-Dieii au Saint-Siège. Nous aurions pu, sans blesser aucunement le droit et la justice, ne pas recon- naître cet appel d’une Ecole affiliée à une Université protestante à l’Espicopat Ca- tholique de cette Province contre l’Ordinaire de Montréal.—Nous crûmes ne pas devoir nous y opposer, afin que ces Messieurs n’eussent rien à Nous reprocher et ■qu’une nouvelle occasion leur fût donnée de s’expliquer librement, espérant toujours qu’ils finiraient par voir la vérité et par se laisser guider par elle. A notre suggestion trois des membres de l’Episcopat de la province furent députés par leurs Collègues ; et ils vinrent à Montréal, et eurent plusieurs conférences avec ces Messieurs de l’Ecole.—Voici la réponse de la majorité de l’Espiscopat. Elle est assez explicite par elle-même et n’a pas besoin de commentaires. Sainte Julie de Sommerset, 25 Juin 1883. Th. E. d’Odet d’Orsonnens, Ecr., M. D., Président de l’Ecole de Méd. et de Ghir. de Montréal. Monsieur le Président, J’ai l'honneur d’accuser réception de vos deux lettres du 11 et du 12 courant. J’ai tardé un peu à le faire, parce que j’avais à attendre la réponse de mes collègues. Voici ce que j’ai à vous déclarer de leur part et de la mienne. 1° Le Décret de 1873 déclare qu’il est impossible que l’Ecole soit affiliée à l’Université Laval ; or l’Ecole, en voulant conserver son autonomie et, par consé- quent, être affiliée est en contradiction avec ce Décret et avec ses propres protes- tations de soumission à ce Décret. 2° Le même Décret de 1876, renouvelé en 1881 et 1883 exige que l’Ecole cesse d’être affiliée avec l’Université protestante de Victoria. En posant à ses arrange- ments avec Laval des conditions incompatibles avec le dit Décret et en refusant de se désaffilier jusqu’à ce que ces conditions soient acceptables, l’Ecole se met en rébellion avec le Saint-Siège. 3° L’Ecole, en persistant à continuer de faire concurrence à la Succursale, est -en rébellion contre le Décret de 1883, qui ordonne dans les termes les plus absolus ■et les plus explicites à tous les fidèles, aux membres et aux élèves de l’Ecole comme aux autres, de s’appliquer suivant leurs forces à favoriser la Succursale et à lui prêter secours et protection. Les membres de cette Ecole sont donc aussi de «ce chef en rébellion avec le Saint-Siège. Les catholiques qui la fréquentent déso- béissent au Souverain Pontife. 4° Le Décret de 1883 renferme un mandatum absolutum positif aussi bien que 'négatif, qui coupe court à tout faux-fuyant. Tout acte qui par sa nature tend di- rectement ou indirectement à l’obtention de la fin du décret devient obligatoire, par exemple, envoyer à la Succursale ses enfants, ses pupilles ou ses protégés qui veulent étudier le droit ou la médecine, aider à la solution des difficultés, etc., 5° L’Ecole étant ainsi jugée et déclarée rebelle à l’autorité religieuse, il s’en suit comme conséquences ; (a) Que la communauté de l’Hôtel-Dieu de Montréal est libre de toute obli- gation envers la dite Ecole ; (b) Qu’aucun catholique ne peut plus en conscience faire partie de la dite Ecole •ou en fréquenter les cours, et que les professeurs et les élèves ne peuvent être admis aux sacrements de l’Eglise ; (c) Que l’ordonnance de Mgr de Montréal, contre laquelle l’Ecole en a appelé .■aux Evêques de la Province, est maintenue. Veuillez agréer, Monsieur le Président, l’assurance de mon dévouement. (Signé) -J- E. A., Arch, de Québec. Voilà pour l’appel de l’Ecole de médecine. La réponse du Saint-Siège à l’appel des Soeurs de l’Hôtel-Dieu a été que Nous eussions à “ enjoindre par ordre formel u aux Sœurs de VHôtel-Dieu de se soumettre entièrement au Décret du mois de Février.” En conséquence, Nous avons ordonné de nouveau aux Soeurs de l’Hôtel-Dieu .(en leur communiquant le jugement de la majorité de l’Episcopat, et la lettre de la S. Congrégation de la Propagande.) •“ 1° De rompre tout lien avec l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal. ■u 2° De ne recevoir dans (leurs) salles ni les professeurs de la dite Ecole pour y donner leur clinique, ni les élèves de la môme Ecole pour y recevoir cette z‘ même clinique. u 3° D’admettre les professeurs de la Succursale de l’Université Laval à •u Montréal à donner leur clinique dans les salles de (leur) Hôpital. “4° De n’admettre que les élèves de la môme Succursale à recevoir cette u clinique. ” Les Religieuses de l’Hôtel-Dieu se sont noblement soumises, et elles Nous ont fourni sur leur conduite passée les explications nécessaires, qui démontrent que leurs hésitations ont eu pour motifs des raisons d’une grande importance. Quant à l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, sa position est net- itement dessinée dans le jugement cité plus haut. Cette position reste la môme jusqu’à ce jour. Jusqu’à nolivei ordre donc, N. T. C. F., c’est un devoir de conscience pour «vous tous (et il n’y a d’exception pour personne) de suivre envers cette Ecole les règles tracées dans ce document. Nous avons confiance que votre esprit de foi et votre attachement sincère à l’autorité, qui a mission de diriger vos âmes dans les voies du salut, vous feront accepter ces décisions. C’est le salut, qui est offert à la jeunesse étudiante ; c’est le devoir de tous ceux, qui directement ou indirectement, ont autorité sur cette jeunesse. Que les étudiants ne se laissent pas emporter par de vains préjugés, par des idées préconçues, et surtout (comme ou tend peut être à le leur faire croire) qu’ils se gardent bien de voir une persécution dans les volontés du Saint-Père. Le tri- bunal, qui a jugé la question, est au-dessus des passions humaines, et ses sen- 104 ences sont dictées par la justi ce. Se révolter contre lui, c’est se livrer à l’esprit d’orgueil et d’indépendance, c’est déchirer le sein de notre mère la Sainte Eglise, et se décider par avance à marcher dans les voies (ténébreuses et constagieuses pour le mal) de l’hostilité, de la haine et de la calomnie contre la Religion, dans- laquelle seule ils trouveront le vrai bonheur sur la terre et à laquelle ils ont juré fidélité, amour et respect. Quant à ceux qui ont autorité sur la jeunesse étudiante, le moment est grave et solennel pour eux. Il s’agit pour eux ou d’inculquer à ces jeunes gens, et pour leur vie, le virus de préjugés, de mauvais vouloir, dont ils ne peuvent se délivrer, au risque de préparer à leurs enfants tout un avenir de froideur contre l’Eglise et ses Sacrements, on les aider par de bons conseils et môme par voie d’autorité à suivre la route tracée par les autorités compétentes. Il n’y a pas à balancer. La jeunesse du jour sera la classe dirigeante plus- tard, et elle appliquera, et elle sèmera autour d’elle ou l’amour des choses saintes,, dont on l’aura imbue, ou l’hostilité contre la religion, dans laquelle on l’aura laissée s’engager. Sachons donc, pour l’accomplissement de notre devoir présent, et en prévision de l’avenir, faire tous nos efforts pour répondre aux ordres du Souverain Pontife, aux ordres de notre Episcopal, et aux ordres et exhortations- de Notre Evêque. Ah ! N. G. F., c’est parce que Nous comprenons tout ce que cette lutte si longue et parfois si acharnée de la question universitaire renferme de consé- quences pour l’avenir, que Nous élevons la voix et que Nous vous faisons entendre des paroles aussi solennelles, que Nous vous adressons des exhortations aussi pressantes et que Nous vous prions instamment dans le Seigneur de n’avoir qu’un cœur et qu’une âme pour mettre complètement en pratique les désirs et volontés- du Saint-Siège. Et pour conclure, Nous répétons ce que Nous vous disions dans Notre der- nier mandement. “ C’est le salut sans doute, qui nous vient de Rome ; c’est le salut de notre “ société, parce que c’est la garantie d’une éducation chrétienne et solide, et nous “le savons tous, l’éducation est la base de la société.”— “Le bonheur, la paix et “ la concorde dans toutes les classes de notre société nous viendront avec notre “ soumission à Notre Père commun.” Nous vous bénissons tous dans le Seigneur. Sera le présent Mandement lu et publié au prône de toutes les églises parois- siales ou autres, où se fait l’office public, ainsi qu’au chapitre dans les Commu- nautés religieuses, le premier dimanche après sa réception. Donné à Montréal, en Notre Palais Episcopal, sous Notre Seing et Sceau et le Contre-Seing de Notre Chancelier, ce 27 juillet mil huit cent quatre-vingt-trois. F EDOUARD CHS., Ev. de Montréal- Mandement de Monseigneur, T. HAREL, Ptre., Nota.—Le mandement ci-dessus n’a été imprimé et connu qu’après le départ de M. le Dr. L. E. Desjardins. Lecture en a été faite dans les églises dimanche, 5 août. Chancelier. Avec ce mandement fut. expédiée au clergé une circulaire traitant de diverses questions. Nous en citons l’extrait suivant, qui se rapporte à nos questions. CIRCULAIRE DE MGR L’EVEQUE DE MONTREAL. AU CLERGÉ DE SON DIOCÈSE. Evêché de Montréal, 28 juillet 1883.- I. Question Universitaire. Mes chers Collaborateurs, Je crois devoir ajouter quelques mots sur ce sujet au Mandement, que je vous- transmets avec la présente. Il n’y a plus de doute à entretenir sur les règles que le Clergé doit suivre,, soit dans la vie privée ou publique, soit au confessional, vis-à-vis les membres el- les élèves de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal ; ces règles, impli- citement contenues dans le Décret de Février dernier, sont exposées clairement dans le jugement du 25 juin dernier, publié dans le Mandement. J’ai lieu de croire et d’espérer que tous les prêtres du Diocèse sauront s’y conformer. Le Clergé tout entier assume une grande, une immense responsabilité dans; cette question ; les prêtres surtout, qui, se livrant à des distinctions subtiles, se permettent de suivre une ligne de conduite différente de celle qui leur est tracée par l’autorité, s’exposent à maintenir bien des esprits dans leur opposition aux volontés du Saint-Siège et conséquemment à les égarer. J’ai l’honneur d’être, Mes Chers Collaborateurs, Votre tout dévoué serviteur, I* Edouard Ghs., Ev. de Montréal. APPENDICE. Nota ;—En lisant la condamnation dont NN. SS. viennent de frapper l’Ecole pour rompre des contrats onéreux et faire cesser toute concurrence à Laval de la part de l’Ecole, on ne peut s’empêcher de songer à cette parole de M. le Recteur Hamel écrivant, le 6 juin 1879, aux médecins de l’Ecole pour leur déclarer offi- ciellement qu’ils cessaient dès ce jour, contrairement aux arrangements faits sous les yeux du délégué Apostolique et sanctionnés par lui, d’être Professeurs de la succursale de Laval à Montréal : “ Si la Providence le permet, vous aurez en nous 'des émules, non des ennemis.” L’Histoire impartiale devra dire un jour comment, dans cette catholique Province de Québec, une institution sincèrement catholique, comme l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, est devenue l’objet de tant d’accusations ; comment ce même Evêque de Montréal, qui avait fait l’éloge des Médecins de l’Ecole dans son Mandement de décembre 1877, fut amené à affirmer, dans son Mandement du 27 juillet 1883, que “ ces Messieurs ” (les 10 médecins de l’Ecole, xc ont été invités à prendre un poste honorable dans la Succursale” lorsqu’en réalité Trois de ces médecins seulement, étaient alors invités à occuper des chaires àla succursale, des chaires qu’ils ne pouvaient accepter sans ratifier par là même un arrangement qui dépouillait les sept autres, s’il ne les ruinait complètement, eux et leurs familles ; comment ce même Evêque a pu dire que l’Ecole “ ramenait sur le ■tapis des questions déjà jugées par qui de droit” tandis que de fait il ne s’agissait dans ces derniers temps que de certaines interprétations des Décrets Apostoliques, des obligations rigoureuses contractées avec la pleine sanction des autorités ecclé- siastique et civile, de la question de stricte justice ; enfin, toutes choses sur lesquelles le Saint-Siège du moins n’avait encore prononcé aucun jugement ; comment ce môme Evêque a pu dire, toujours dans ce môme mandement du 27 juillet, que NN, SS. les Evêques “ s’étaient trompés, sinon sur la bonne foi, au moins sur l'esprit généreux ” des médecins de l’Ecole, lorsque le Délégué Apos- tolique déclara que “ l'Ecole avait assez fait pour entrer dans la succursale ” à la tfm de 1877, que Mgr de Montréal lui-même se disait content de l’Ecole alors, et ■que l’Ecole ne demande pas plus aujourd’hui qu’à cette époque pour devenir faculté de la succursale ; enfin comment surtout, des médecins qui ont eu l’insigne honneur, pour ne pas parler du mérite, de transformer une Ecole pro- testante en Ecole exclusivement catholique et de marcher si longtemps sous l’entière dépendance de l’Autorité religieuse, en sont venus à mériter d’être, par Mgr l’Archevêque de Québec et au nom des Evêques de la Province, condamnés et jugés coupables du crime atroce et infamant de rébellion contre l’eglise ! Pour l’Ecole, cependant, elle s’abstient dq juger elle-même les actes de l’Au- torité Episcopale, comme doivent le faire tous les enfants soumis de l’Eglise. Les actes épiscopaux ne peuvent être légitimement déférés qu’au Successeur de Pierre. L’Ecole quoi qu’on dise, a le droit incontestable de recourir au Saint- Siège dans ce but, et veut user aujourd’hui de ce droit ; ce qui évidemment ne la prive pas du droit de s’adresser aux tribunaux civils dans les questions de leur ressort, comme elle entend aussi le faire, s’il y a nécessité. On comprend maintenant pourquoi l’Ecole n'examine pas et ne veut pas juger l’acte qui la condamne, NN. SS. les Evêques pouvant avoir pour la traiter ainsi, des raisons qu’elle ne connaît point et dont elle ne pourrait juger en tout cas. •C’est pourquoi nous nous contentons de reproduire dans l’intérêt de la vérité •quelques documents propres à confondre certaines calomnies que l’on continue de proférer contre l’Ecole, ou à son sujet, contre des personnes vénérées. Ainsi, il a été répété que l’Ecole n’était pas libre de rompre son affiliation •avec Victoria ; qu’elle subissait l’influence protestante de cette Université et ne ►cherchait qu’à resserrer les liens qui la rattachaient à elle—que l’Ecole et l’Hôtel- Dieu s’étaient entendus pour signer de nouvelles conventions dans le but d’éluder le Décret Apostolique de février dernier, et, cela, à la suggestion de S. G. Mon- seigneur Laflèche, Evêque des Trois-Rivières—que l’Ecole n’a eu aucune raison •sérieuse de contester la légalité de la succursale de Laval à Montréal, et qu’en le faisant, elle a agi contre les ordres du Saint-Siège. Que les documents répondent : Vaffiliation de l'Ecole à Victoria est un lien purement matériel, qui peut être rompu a volonté par l'Ecole. DÉCLARATION DU Dr D’ORSONNENS. Je, soussigné, Ths E.d’Odet d’Orsonnens, Docteur en Médecine, Président de l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, déclare ce qui suit : Monsieur S. S. Nelles, Président de l’Université Victoria de Gobourg, m’a dit, il y a déjà plusieurs années et m’a souvent répété depuis, que l’Université Vic- toria n’exigeait de notre Ecole qu’une chose ; c’est qu’elle se conformât exacte- ment aux exigences de la loi de notre province et qu’elle donnât l’enseignement médical avec le plus grand soin possible. Que tous nos rapports avec Victoria se réduiraient à recevoir d’elle les diplômes universitaires pour nos élèves qui les mériteraient, d’après les examens subis devant les Professeurs de l’Ecole. Que pour ce qui regarde les principes religieux et la conduite morale de nos élèves, Victoria s’en rapporterait encore à nous et qu’elle n’avait rien à y voir. Que lors- qu’elle y trouverait son avantage, l’Ecole pourrait toujours mettre fin à son ■affiliation. Je fais cette déclaration solennelle, la croyant consciencieusement vraie, et ■en vertu de l’acte passé dans la 37me année du règne de Sa Majesté, intitulé : Acte pour la suppression des serments volontaires et extra judiciaires. Montréal, 4 août 1883. (Signé) Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, M. D./ Prés. E. M. G. M. DÉCLARATION DU Dr DUROGHER. Je, soussigné, Ls B. Durocher, Docteur en Médecine et Professeur à l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal, déclare ce qui suit ; A une assemblée du Sénat de l’Université Victoria, à Gobourg, le 27 avril 1882, à laquelle j’assistais comme délégué de l’Ecole pour la collation des diplômes à nos élèves, Monsieur S. S. Nelles, Président de l’Université, après s’ètre informé- de la position de l’Ecole et avoir exprimé toutes ses sympathies pour elle, dit que- l’Université Victoria continuerait à donner ses diplômes à nos élèves jusqu’à ce que notre Ecole pût s’affilier à une Université catholique, ce qu’il nous serait toujours libre de faire en aucun temps, mais qu’il espérait, le fait arrivant, que- nos deux Institutions n’oublieraient jamais les rapports mutuels d’estime et d’amitié qui avaient toujours existé entre elles. Que dans l’avenir, comme par le passé, pendant tout le cours de notre affiliation, l’Université n’interviendrait jamais dans l’économique religieuse de l’Ecole, qui resterait toujours parfaite- ment libre, sous ce rapport, de s’entendre avec les autorités religieuses catholiques, le seul fait résultant de l'affiliation, consistant uniquement dans la collation du diplôme à ceux de nos élèves qui auront suivi tous les cours et subi avec succès- les examens exigés par la loi de la province ; et cela, tant que notre enseignement scientifique mériterait l’approbation du Sénat, comme le fait existe aujourd’hui. Je fais cette déclaration solennelle, la croyant consciencieusement vraie, et en vertu de l’acte passé dans la 37me année du règne de Sa Majesté, intitulé : Acte pour la suppression des serments volontaires et extra judiciaires. Montréal, 4 août 1883. (Signé) Ls B. Durocher, M. D., Prof. E. M. G. M. Le Président de Victoria écrivait de Gohourg, Je 11 juin 1878, au Secrétaire de l’École : ... “ L’affiliation, comme vous le savez d’ailleurs, n’a pas été sollicité, par u nous ; et nous sommes satisfaits de la voir prendre fin, du moment que les inté- “ rôts de votre École le demandent réellement... La foi et la religion des Profes “ seurs de votre École diffèrent de celle des autorités de cette université, mais il “ n’apparaît pas que cette divergence d’opinions ait rien à faire avec les relations “ qui existent entre ces deux institutions. u Notre charte nous défend de gêner en aucune façon, dans les questions reli- u gieuses, les vues et les idées de nos élèves ou des candidats aux degrés. L’Uni- “ niversité Victoria offre ses avantages et ses honneurs à tout le monde. Vos élèves- “ ne sont pas instruits par nous, ne sont pas soumis à notre influence ; nous ne les- “ connaissons môme pas, si ce n’est par les noms qui nous sont transmis pour les- u degrés, et ils ont été discrètement exemptés d’être présents personnellement à la u convocation... “ Nous pouvons conférer, donner à de dignes jeunes gens ces témoignages aca- “ démiques qui leur donnent une position et les aident à réussir dans leur profes- u sion, non seulement au Ganada, mais encore aux Etats-Unis. ” Néanmoins, sachant que, malgré la pleine liberté que lui laisse et lui a toujours laissée de fait l’Université sous le rapport religieux et moral, on cherchait à tirer une arme de son affiliation pour la forcer à disparaître, ou au moins à conclure- avec Laval des arrangements qui blessent gravement Injustice, l’École voulut obte- nir un écrit officiel et authentique lui garantissant comme un droit la môme liberté, à Vavenir, soit de continuer à se conformer en tout aux règles de l’Église, tant que- durera son affiliation, soit de rompre à son gré cette affiliation, dès qu’il lui sera possible de se rattacher à une université catholique. C’est pourquoi, M. le Dr d’Odetd’Orsonnens,s’adressant, par lettre, en date du 30 juin dernier, à M. le Président de Victoria, le pria de vouloir bien u déclarer offi- 109 '<£ ciellement et donner l’assurance absolue à l’École que l’Université Victoria lui u laissera toujours à l'avenir, comme par le passé : u 1° Le contrôle entier et exclusif de ses études, programmes, textes et qualité d’enseignement... “ 2° La pleine et entière liberté de rester sous la dépendance absolue, illimitée u et exclusive des autorités de l’Église Catholique Romaine, pour tout ce qui con- cerne la conduite ou direction religieuse et morale de ses Professeurs et de ses u Élèves. “ 3° L’exemption, pour ses Professeurs et ses Élèves, de tout serment, foi ou u hommage à prêter à Victoria. u 4° L’exemption, pour la collation des degrés à ses Élèves, de toute condition 'uautre que le certificat d’examen satisfaisant donné par les Professeurs de l’École 'u et l’honoraire d’usage, sans que les Élèves n’aient môme à faire acte de présence “ à Victoria pour recevoir leurs diplômes. ” Voici la réponse du Président de Victoria. Dear Sir, Gobourg, Canada. July 5, 1883. I have the honor to acknowledge the receipt of your letter of the 30th ult. With the enclosed document, and beg to say in reply that I shall have pleasure in laying the same before our Senate at its next meeting. This would however not take place for several months, unless by special call. Such special meeting We would prefer not to hold, as our Senate is a very large body, and scattered at great distances from Gobourg. In the meantime, 1 may add that our past course should be quite sufficient to convince your ecclesiastical authorities of our entire indisposition to interfere in any way with the religious predilections of any members of your School, whether such members be Professors, patrons or students. In point of fact, we are prohibited by our original Charter from requir- ing u any religious test or qualification ” from our students. It will naturally occur to you, and to those with whom you have occasion to advise, that our ■Senate is not at all likely, under present circumstances to recede from the broad and liberal policy which we have adopted spontaneously, when as yet no ques- tions or embarrassment to your School had arisen on religious or ecclesiastical grounds. And of course it would always be open to your School to terminate her ■affiliation with Victoria, so soon as she saw occasion so to do, whether from re- ligions or any other considerations. Mutual confidence together with this freedom of amicable separation would seem to be the wisest and most enduring basis of any scheme of affiliation between your school and our University. 1 have the honor to be, Sir, Your most obedient servant, S. S. Nelles, Président. Ths E. d’Odet d’Orsonnens, M. D., D. L., LL. D., Président, Montreal School of Med. Mon cher Monsieur, ( Traduction.) J’ai l’honneur d’accuser réception de votre lettre du 30 juin dernier et du document que vous y avez joint. Permettez-moi de vous dire, en réponse, que je me ferai un plaisir de faire connaître votre communication à notre Sénat, à sa prochaine réunion : ce quir cependant, ne pourra se faire avant plusieurs mois, à moins qu’on ne convoque- une assemblée spéciale. Mais nous préférerions ne pas tenir une telle assemblée- spéciale, vu que les membres de notre Sénat sont très nombreux et dispersés à de- grandes distances de Cobourg. En attendant, je puis ajouter que notre conduite passée devrait entièrement suffire pour convaincre vos autorités ecclésiastiques- que nous ne sommes nullement disposés à gêner, en quoi que ce soit, les préfé- rences religieuses des membres de votre Ecole, que ces membres soient Profes- seurs, patrons ou élèves. De fait, notre ancienne Charte ne nous permet point d’exiger de nos élèves “ aucune épreuve ou qualification religieuse. ” Gomme- vous pouvez naturellement le penser, vous et ceux avec qui vous avez occasion de délibérer, il n’est pas du tout probable que notre Sénat abandonne maintenant la ligne de conduite large et libérale, que nous avons adoptée spontanément alors qu’aucune question ou embarras n’avait encore surgi pour votre Ecole sur le- terrain religieux ou ecclésiastique. Et assurément votre Ecole serait toujours libre de rompre son affiliation avec Victoria, dès qu’elle verrait une occasion de le faire, pour les considérations religieuses ou autres. Cette liberté d’une sépara- tion amicale, jointe à une confiance mutuelle, semble être la base la plus sage et. la plus durable de tout plan d’affiliation entre votre Ecole et notre Université. J’ai l’honneur d’être, Monsieur, Votre très humble serviteur. S. S. Nelles, Président. Ths E. d’Odet d’Orsonnens, M. D., D. L., L. L. D., Président de l’Ecole de Méd. de Montréal. ILLÉGALITÉ DE LA SUCCURSALE. (Extrait du mémoire de VEcole, pp. 88 et suiv.). Nous avons, dans les pages qui précèdent, reproduit les arguments que- l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Monréal faisait valoir auprès de la Propa- gande, dans le cours de l’an dernier, par l’entremise de son délégué, M. le Dr d’Orsonnens. Voici maintenant un court rapport qu’il faisait, à son retour, de l’accomplis- sement de sa mission en Europe : Chargé par l’Ecole de Médecine et de Chirurgie de Montréal d’aller en Europe prendre la défense de ses légitimes droits lésés par l’institution de la succursale ou des facultés de l’Université Laval à Montréal, j’ai dû touf d’abord, en sep- tembre 1879, me présenter au ministère des Colonies à Londres et m’informer des pouvoirs conférés à cette Université par la Charte Royale qui l’institue. Je connus alors, d’une manière certaine, que la Charte ne conférait à Laval d’autre privilège d’extension que celui de l’affiliation. Bien que ces renseignements fussent confidentiels, ils me parurent suffisants pour affirmer positivement, dans les différents documents que j’eus rhonneur de soumettre sur cette question à la Sacrée Congrégation de la Propagande, que la Charte Royale n’autorisait point ce que Laval tentait de créer et de consolider à Montréal. Mais mon affirmation rencontrant des négations persistantes, et dont, je le sentais, je ne pouvais avoir raison qu’en leur opposant le témoignage d’une autorité compétente, je retournai à Londres en juillet dernier, à la suggestion de l’un des Révérendissimes Cardinaux de la Propagande. Des événements politiques y avaient appelé à l’administration gouverne- mentale des hommes nouveaux, mais chez lesquels je trouvai le môme amour de la justice et le môme respect jaloux du droit que chez lers honorables prédé- cesseurs. Le 3 Juillet, j’adressai au ministère des Colonies une lettre dans laquelle, après avoir exposé la question, je suppliais le noble Lord de la décider lui-môme, ou de la faire décider officiellement par qui de droit. La question, étant du domaine purement légal, fut définitivement soumise à l’examen de Sir Farrer Herschell, Solliciteur-Général et l’un des deux avocats de la Couronne d’Angleterre. Après avoir scrupuleusement étudié la Charte Royale de Laval, les consti- tutions et les règlements de cette Université, son Annuaire pour 1879-80, le Décret de la Propagande du ler Février 1876, la Bulle “ Inter Varias sollicitu- dines, ” la nouvelle Loi de Médecine où il est fait mention de VUuniversité Laval à Montréal, l’Etude Légale de Monsieur l’avocat J. L. Afchambauit, etc., etc., l’hono- rable Sollicitateur-Gégéral donna, par écrit, l’opinion légale suivante : RE : UNIVERSITY LAVAL AT QUEBEC. “ I am of opinion that the Laval University at Quebec is not entitled under “ its Charter to establish itself elsewhere than in Quebec, or to establish faculties u of Theology, Law, Medicine and Arts, to exist at the same time at Quebec and “ Montreal. I think the Charter, by which it is incorporated, establishes it as a u local University at Quebec and that it acts in excess of the powers and privileges “ conferred upon it by the Charter, when it establishes itself elsewhere. There “ are various considerations which point to this conclusion, amongst others, I “ may mention that the title is strictly local, that the visitor is the Archbishop “ of Quebec Seminary and that the Council consists principally of the Directors uof that institution. If it were in the power of the Laval University to do what “ is contented for, great inconvenience might arise : for all the senior professors “ who form part of the Council might at any particular time be professors of the “ branch at Montreal, whilst the other ex officio members of the Council were all “at Quebec? Further, it is to be observed that express power is given to affiliate “ to and connect with the University Colleges, &c., anywhere within the pro- u vince, and this I think, is all that the Charter authorizes to be done outside u Quebec. It is to be noted that the word connect on which I understand reliance u is placed as justifiing the action of the University Laval, is joined to the word u affiliate by the conjunction and. The words are not affiliate or connect. It c: seems to me clear therefore that the Charter does not warrant a connection “ apart from an affiliation. “ It follows from what 1 have said that professors of the succursale at Mont- “ real are not entitled to be styled professors of the University Laval. “ I think that professors of the succursale are not entitled as such to take “ part in the Council of the University Laval. u For the reasons given I think faculties established by the University Laval u at Montreal or elsewhere than at Quebec cannot form part of the University u Laval. “ As I have already stated, the University cannot, in my opinion, establish u itself in different places or have branches there. And I see nothing, in the “ articles of the Code referred to, to modify my opinion. u I am disposed to think that the University Laval, when exceeding the lL powers conferred upon it by its Charter, would fall within the scope of article u 997 of the Code of Civil procedure of Lower Canada. “ The University Laval having derived its existence from Royal Charter, I “ think that the Pope can neither derogate from the rights conferred by the x‘ Charter, nor confer, so as to give them legal effect, any powers beyond those u created by it. I ought to add that the Pope does not seem to have intended “ either to derogate from or extend the rights possessed under the Charter, hut ■“ merely to have given directions under a misapprehension as to what those rights “ really were “ I may add to the above that I concur generally with the views expressed u by Mr Archambault in his Elude Légale on various questions with which he deals. Temple, July 20th 1880. ” (Signed) Farrer Herschell. (Traduction.) u Je suis d’opinion que l’Université Laval à Québec n’est pas autorisée par la ‘il Charte à s’établir ailleurs qu’à Québec, ni à établir des facultés de Théologie, de Loi, de Médecine et des Arts qui existent en même temps à Québec et à Mont- ■“ réal ; que sa Charte, en vertu de laquelle elle est incorporée, eu fait une Uni- u versité locale, à Québec, et que cette Université outre-passe les pouvoirs et les 11 privilèges qui lui sont accordés par cette môme Charte, lorsqu’elle s’établit “ ailleurs. Différentes considérations appellent cette conclusion, entre autres, je ■“ puis mentionner son titre môme qui est strictement local, le visiteur qui est u l’Archevêque de Québec, le Recteur qui est le Supérieur du Séminaire de 11 Québec, le Conseil Universitaire, formé principalement des directeurs de cette ■“ institution. “ S’il était au pouvoir de l’Université Laval de faire ce qu’on lui conteste, il pourrait en résulter de grands inconvénients ; par exemple, tous les anciens -u professeurs qui forment partie du Conseil pourraient, à un temps donné, se •u trouver être ceux de la succursale de Montréal, tandis que tous les autres membres ex officio du Conseil serait à Québec. De plus, il faut observer que la Charte donne expressément le pouvoir d’affilier et d’unir à l’Université les Col- 'u lèges, etc,, de toutes les parties de la Province, et c’est cette affiliation seule- ment que la Charte permet en dehors de Québec. On doit encore remarquer u que le mot unir (connect), sur lequel l’Université Laval semble s’appuyer, est u joint au mot affilier par la conjonction et (and). Les mot ne sont pas affilier ou “ unir. ” En conséquence, il me parait clair que la Charte n’autorise pas d’autre u union que celle de l’affiliation. “ Il suit de tout ce que je viens de dire, que les Professeurs de la succursale u de Montréal n’ont pas droit au titre de Professeurs de l’Université Laval. “ Je suis d’opinion que les Professeurs de la succursale, comme tels, n’ont u pas droit de faire partie du Conseil de l’Université Laval—Pour les raisons “ que j’ai données, je suis d’opinion que les facultés établies à Montréal ou u ailleurs qu’à Québec par l’Université Laval ne font pas partie de cette Univer- sité. 113 “ Gomme je l’ai déjà dit, cette Université ne peut s’établir en différents lieux, “ni y avoir des succursales. Je ne vois rien dans les articles du Gode auxquels “ on réfère qui puisse modifier mon opinion. “Je suis porté à croire que l’Université Laval, en outrepassant les pouvoirs “ qui lui sont conférés par la Charte, tombe sous le coup de l’article 997 du Gode “de procédure civile pour le Bas-Canada. L’Université Laval devant son exis- “ tence à la Charte Royale, je suis d’opinion que le Pape ne peut ni déroger aux “ pouyoirs donnés par la Charte, ni en conférer d’autres, avec quelque effet légal “ qui ne soient pas mentionnés par cette même Charte. “ Je dois ajouter qu’il me paraît que le Pape n’a pas eu l’intention de dérober u aux pouvoirs accordés par la Charte ni de les étendre, mais qu’il a seulement “ donné des directions sous une fausse interprétation de ce qu’étaient véritablement “ ces pouvoirs .... . “ Je puis ajouter que je partage en général les vues exprimées par M. Archam- “ bault dans son Elude Légale sur les différentes questions qu’il y a traitées “ (Signé) Farrer Herschell. “ Temple, 20 Juillet 1880. ” LE BILL DE L’UNIVERSITÉ LAVAL. Une opinion Anglaise. Le bill de l’Ünivefsité Laval est passé devant la législature de Québec. Malgré l’opposition vigoureuse qui y fut faite. Cependant, vu la grande influence de cette Université au siège du gouvernement, personne n’a ôté surpris de la voir victo- rieuse. Quand elle découvrit que l’existence de sa branche enseignante en cette ville était contestée sur l’appui d’autorités légales de la plus grande valeur, elle vit clairement qu’il y avait quelque chose à faire. En appelant l’attention, il y a quelque temps, sur l’opinion adverse de Sir Farrer Herschel obtenue par l’École de Médecine de cette ville, nous disions que, l’affaire étant devant les cours, les discussions étaient déplacées et que tous de valent attendre la décision des tribunaux. Laval toutefois n’a pas voulu suivre cette conduite ; au contraire, elle a extor- qué une décision, en s’affublant de pouvoirs conférés par le gouvernement local On ne peut cependant considérer celte question comme réglée ; et nous croyons qu’il reste encore aux Cours de décider si cette Université peut légale- ment posséder de tels privilèges, supérieurs à ceux qui ont jamais été accordés à aucune institution semblable, dans ce pays ou ailleurs. Pendant les débats devant le comité parlementaire, on appuya fortement sur ce point que la législature de Québec, en conférant des pouvoirs généraux à Laval, agirait ultra vires, et que son action pourrait par conséquent être annulée ; et, depuis la passation de ce bill, nous avons ouï plusieurs rumeurs sur l’intention de travailler à obtenir son désaveu par le gouvernement fédéral, sur le principe qu’il y avait intervention avec une Charte Royale» C’est certainetïient tout à fait à rencontre de toutes nos idées préconçues de l’importance et de la nature prévilégiée d’une Charte Royale, que tout corps ad- ministratif local en Ce pays puisse y ajouter ou en retrancher, suivant sa discrê tion incontrôlée. Et de telles questions s’élèvent de suite,—questions d’importance vitale pour toute autre Université dans le Dominion. A quoi sert une Chartre Royale ? Qui doit limiter les changements et les amendements que le gouvernement local peut désirer y faire ? S’il ale pouvoir d’y ajouter, pourquoi pas y retrancher ? En fait, si le bill de Laval doit être maintenu comme loi, alors chaque université continue simplement à agir en ap- parence en vertu d’une Charte Royale dérivée de la source de toute aotorité, mais en réalité seulement par la tolérance des parlements locaux respectifs. De'plus, même en supposant qu’il soit possible d’obtenir des modifications à une Charte Royale sans la sanction expresse de la Couronne Impériale, est-il expédient qu’une espèce de permission vague soit accordée à aucune Université d’ouvrir des établissements secondaires là où on le juge à propos ? Certainement ça ne l’est pas, et il existe beaucoup de raisons valides qui se présentent à l’esprit d’un chacun que ceci ne doit pas se faire. C’est contraire à tout usage établi. On doit supposer qu’une université a un siège spécial et qu’elle y séjourne aujourd’hui et pour toujours. Les grandes universités d’Angleterre, par exemple, n’ont jamais eu, et n’au- ront jamais, la permission de fonctionner dans toute autre localité que celle qui est désignée dans leur charte comme leur siège spécial. L’université de Londres ne peut pas fonder de succursale à Cambridge, et Oxford ne peut pas en établir une en opposition à l’Université de Londres. A chacune d’elles a été octroyée une sphère propre, et c’est là qu’elles doivent se restreindre ; et c’est ainsi que cela devrait toujours être. Mais avec le hill actuel de Laval, cette Université a la liberté d’ériger des facultés dans toutes les branches partout dans la Province, indépendamment de tout argument préalable- ment conclu pour gratifier tels districts des bienfaits de la plus haute éducation. On doit observer que c’est là une chose entièrement différente de l’affiliation. Il est tout à fait juste que les collèges indépendants dans les différentes parties du pays puissent avoir les moyens de s’affilier avec quelques universités ; mais il est également injuste qu’un corps muni de privilèges universitaires puisse s’éta- blir aux portes d’aucune on de chaque autre institution semblable dans le pays. C’est l’équivalent de la destruction de collèges qui font, dans leur localité, une œuvre utile, en les supplantant par des branches d’une corporation puissante et ambitieuse, qui posséderait sous peu en quelque sorte le monopole. Nous avons beaucoup de sympathie pour ceux qui se sont opposés au bill en principe ; et nous serions contents, dans l’intérêt de l’éducation universitaire en général, de les voir réussir à le faire rappeler ; mais, en même temps, nous ne voudrions pas faire croire que nous nous plaçons dans une attitude d’hostilité envers l’école enseignant la médecine ici sous l’égide de l’Université Laval. S’il y a besoin de deux écoles françaises de médecine à Montréal, qu’on les ait. Mais nous ne pouvons pas comprendre que, pour y pourvoir, il soit juste de sacrifier le principe de l’inviolabilité d’une Charte Royale, et faire qu’elle soit interprétée et changée, dans ses parties les plus fondamentales, par un corps qui est très loin d’avoir l’autorité auguste, seule capable de le faire. u Canada Medical and Surgical Journal”-*-(Article reproduit dans le Monde, 2 août 1881.) DÉCLARATION AU SUJET DU BILL LAVAL. Dans nos conversations avec les Cardinaux, et notamment avec leurs Emi- nences Simeoni, Préfet de la Propagonde, Jacobini, Secrétaire d’Etat, et Mgr Masotti,' Secrétaire de la Congrégation de la Propagande, nous avons reçu la déclaration formelle et plusieurs fois réitérée que le Saint-Siège est resté com- plètement étranger au côté légal de la succursale de Laval à Montréal ; que ni le Saint-Siège, ni la Congrégation de la Propagande n’ont jamais donné d’ordre ou formulé de désirs pour amener les membres du Parlement à voter la loi de Québec, et que le Saint-Père et la Congrégation entendent toujours demeurer neutres dans cette question légale qui regarde le pouvoir civil, et dans laquelle par conséquent les membres des différentes chambres conservent toute leur liberté d’action. Rome, 10 Octobre 1881. Y Ignace, Arch, de Martianapolis, A. Dumesnil, Ptre. F. X. Trudel, Sénateur, DÉCLARATION AU SUJET DU RENOUVELLEMENT DES CONTRATS ET CONVENTIONS. l’Ecole, de graves accusations au sujet du renouvellement, en 1882, des contrats de vente et, en 1883, des conventions de l’Hôtel-Dieu avec la dite Ecole ; et que des personnes influentes supposaient et jugeaient que les deux Institutions s’étaient entendues pour renouer leurs engagements réciproques et les rendre plus forts, dans l’attente ou en face d’un nouveau Décret Apostolique, sans tenir compte de l’obéissance due à l’autorité ecclésiastique—voici ce que je déclare et affirme avec franchise et simplicité. Ayant appris de bonne source qu’il pourrait être porté contre l’Hôtel-Dieu et 1° Ni l’Ecole, ni l’Hûtel-Dieu ne songeait à renouveler ces contrats de vente. Les deux Institutions ne l’auraient probablement jamais fait sans les instances pressantes d’un jeune médecin, M. le Dr Mignault, qui, désirant faire partie du conseil de l’Ecole, ne voulait cependant pas y entrer en se rendant solidaire de la dette de l’Ecole, comme l’étaient tous les professeurs aux termes de l’ancien contrat. Alors, ces professeurs qui, de leur côté, désiraient beaucoup posséder le Dr Mignault comme membre du conseil, vinrent nous supplier d’avoir égard à ses instances et de renouveler, en sa faveur, le contrat de vente, dans le seul but bien exprimé de diviser la responsabilité des professeurs dans la dette. 11 y eut hésitation de notre part, vu le peu d’avantage pour nous dans cet arrangement, et l’idée qu’il y avait peut-être plus de garanties avec l’ancien con- trat. Cependant, comme il s’agissait d’admettre dans l’Ecole des médecins tels que les Drs Kingston, Desjardins et Mignault, nous consentîmes à condition que l’Ecole abandonnerait son droit de nommer, à perpétuité, le médecin interne de notre hôpital avec salaire fixe de $400.00 par an, payé par le dit hôpital. Mais avant de conclure, je déclarai expressément à l’Ecole de Médecine, représentée par son Président et son Secrétaire, en présence de ma Sœur Pagé, Assistante, que nous ne pourrions pas signer ces contrats sans l’agrément de Mon- seigneur notre Evêque. En effet, j’exposai, peu de jours après, àSa Grandeur la demande des médecins et le but du renouvellement des contrats ; Monseigneur approuva positivement. Voilà la simple vérité. 2° Quant aux conventions signées eu 1883, en voici l’histoire. Lorsqu’on 1882 les débats de l’Ecole avec l’Université Laval, paraissaient terminés ou du moins suspendus, après la fondation de l’Hôpital Notre-Dame, et que l’Ecole était tran- quille de ce côté-là, je conçus moi-môme le projet de faire un résumé des conven- tions anciennes stipulées depuis 1850, et cela dans le but de remettre sous les yeux des médecins leurs obligations plutôt que leurs droits, et d’y ajouter une nouvelle clause pour assurer l’Hôtel-Dieu de la perpétuelle soumission de l’Ecole à notre Mère la Sainte Eglise ; car il y était stipulé que, si jamais l’Ecole prétendait se soustraire à cette autorité, elle perdrait tous ses droits à la direction de notre hôpital. Les médecins, malgré leur volonté bien exprimée de ne jamais devenir rebelles à l’Eglise, hésitèrent cependant de signer le résumé des conventions ; car, il faut le dire, ces messieurs craignaient que l’on ne voulût leur tendre un piège. Il fallut leur parler et écrire un peu fortement pour obtenir leur consente- ment qu’ils donnèrent enfin très volontiers. Je ne songeais nullement à demander l’agrément de Monseigneur notre Evêque pour signer réciproquement les dites conventions, vu qu’elles étaient déjà anciennes et stipulées de temps à autre depuis 1850, et que d’ailleurs ce résumé servirait plutôt à rappeler aux médecins leurs obligations que toute autre fin. Quant à la nouvelle clause de la soumission à l’Eglise, je savais bien que j’entrais tout-à-fait dans fes vues de tous nos supérieurs ecclésiastiques en la stipulant. Quoiqu’il en soit, Monseigneur vint à l’Hôtel-Dieu sur les entrefaites et me recommanda de porter les médecins à s’unir à Laval, leur déclarant que s’ils ne se soumettaient pas à l’Eglise ils ne pourraient plus marcher avec nous. Je répon- dis à Sa Grandeur que la soumission à l’Eglise était chose bien entendue avec l’Ecole surtout dans nos conventions expresses avec elle. Mgr me demanda où étaient ces conventions. Je répondis que c’était un résumé des anciennes conven- tions depuis 1850 auxquelles j’avais ajouté la susdite clause de l’obéissance à l’Eglise, et que ce résumé était actuellement entre les mains des médecins pour être signé. Monseigneur parut satisfait et témoigna le désir que ce résumé fût signé au plus tôt possible ; ce qui fut fait le 19 mars suivant. Je termine en déclarant expressément que dans ce renouvellement des con- trats de vente et des conventions, nous n’avons jamais prétendu rien faire contre l’obéissance due à nos supérieurs ecclésiastiques ;et que nous n’avons jamais rien concerté avec l’Ecole pour nous soustraire à cette obéissance, qui est la vie et la force de notre communauté. Je déclare de plus que dans les contrats ou conventions avec nos médecins, nous avons usé légitimement du droit bien acquis et sanctionné par un usage de deux cents ans d’existence, de choisir nous-mêmes les médecins de notre hôpital ; et ce choix est toujours soumis, bien entendu, à l’approbation de l’Ordinaire. Il est inouï que ce droit nous ait jamais été contesté jusqu’aujourd’hui. Juin, 1883. Soeur Saift-Louis, Supre. J. M. J. Hôtel-Dieu de Saint-Joseph, Montréal, 21 juin 1883. Le présentécrit est pour certifier à qui de droit que jamais je n’ai demandé ni reçu un conseil de Sa Grandeur Monseigneur Laflèche, Evêque des Trois Rivières dans l’affaire de nos coventions avec l’Ecole de Médecine. Je n’ai même jamais eu l’honneur de rencontrer Sa Grandeur ni ici, ni ail- leurs ; une seule fois dans ma vie, je l’ai entrevue nu instant au moment où Elle chantait l’absoute, aux funérailles de S. G. Monseigneur Pinsonneault, inhumée dans le caveau de notre monastère. La Rév. Mère Bonneau quhm’a précédée dans la charge de supérieure déclare aussi n’avoir jamais demandé ni reçu de conseil de S. G. Mgr Laflèche. Elle n’a jamais eu l’honneur de le voir, ni de lui parler, ni de lui écrire. Je certifie que personne au monde ne m’a jamais suggéré le projet de faire un Résumé de nos conventions avec l’École de Médecine. Cette idée m’est venue, peu après mon élection au commencemenl de 1882, à l’occasion de la nomination d’un nouveau Professeur de l’École, Le but pour lequel j’ai fait ce Résumé était premièrement pour que la Com- munauté et les médecins eussent sous les yeux et sous la main un abrégé de leurs obligations et conventions stipulées depuis 1850. Secondement pour y insérer la 24e clause qui enjoint à l’École de soumettre autant que possible la nomination de ses médecins à l’agrément de la Communauté. Troisièmement, surtout pour y insérer la 29e clause, afin de donner pour toujours à la Communauté l’assurance de la soumission de l’École de Médecine à l’autorité de la Sainte Église. Ayant fait ce petit travail de concert avec ma sœur secrétaire, Sœur Paquet, à qui j’expliquai alors les raisons de cette démarche et qui, elle-même, est prête à certifier ceci, à l’appui de ma déclaration, je la présentai à l’acceptation du cha- pitre peu après, et ensuite à celle des médecins ; mais ils ne signèrent ces conven- tions que le 19 mars 1883, ayant hésité très longtemps, dans la crainte qu’on ne leur tendit peut-être un piège, ce qui leur faisait préférer de s’en tenir aux con- ventions précédentes. (Signé) Soeur Saint-Louis, Supérieure des Relig. Hosp. de S. J? Nous, soussignés, attestons la parfaite authenticité de tous les documents officiels contenus dans cette brochure, et déclarons que c’est l’intention de l’Ecole que la dite brochure soit regardée et reste comme communication strictement con- fidentielle pour les besoins de la cause. Ths. E. d’Odet d’Orsonnens, MD. CM. DL. LL.D. Président E. M. G. M. J. Emery Coderre, M. D. G. M. Secrétaire E. M. G, M, Montréal, 6 août 1883,