LI SETTE DOLORI DEL mal francese Cofa molto diletteuole • DOVEI GIOV^^l TP ET E DE L'^ ultore ponno fchiuar quel gran pericolo che fi troua nei ladri bofchipaf* fando in Francia • IN V E N E T I A, Ad infrantici Giouan Domenico Gamberini, detto il """Poetino. SONETTO DE L'AVTTORE, A L L I LETTORI. On per ornar la chioma mia d'alloro] 0 Marfia equiparar a udatia tanta, 1 J Pcrc^e fi ^ce ca7da, Li colti fior d'angelicale Medoro. per mv.fi rdr che fia miofiil fonoro Che di quefio mia penna non fi vanta T^e men ch'io creda da fi inerte pianta Fior, o frutti goder d'argento^ o d oro. Ma per paflar qualche mia fatiti fi a Quando il dolor piu mi trafigge il petto. Con che m'vccifegià Catella mia. E per far chiaro a ognvn che quel diletto Ch'el politico andarffiefio ne fida: Copre il breue piacer congran difetto. Ho fatto il mio libretta. Supplicandoti ognhor che in petto il porti: Se l'vffiio cantar non vuoi de i Morti. T^e con accenti accorti. ^Itri Sonetti canti» o Madrigali, Che fon efea da prender firmi mali. CHI vuol del mal Fracefe ogni fecreto, E d'ogni fua ragion faper parlare, Chi alle Puttane non voi andar drieto E i ftupendi dolor non voi proutre Stiame afcoltar con l'aniino difcreto Se non voi co i Francefi imparentare Che vederai nel fpecchio all'altrui fpefe I fette gran dolor dei mal Francefe. Horfu intramo in campo e cominciamo A dichiarar che cofa e mal Francefe : Nel fedo di Turpin noiritrouiamo Che quando apparfenelnollro paele, Vn foldato Gualcon detto Beltramo Loritrouòfotto vna Piamontefe Chel'huea pollo,e credo che'l couafiè , Ne fi pensò che ninno il troualfe. Trouato poi che l'hebbe el pouerello Pigliò il pofleffo del primo dolore Hor apri qui ben l'occhio car fratello Perche quello ribaldo e traditore La prima cofa vifita il ceruello Per dimollrar la fua forza e valore E fatto poi fignor dentro la rocca Con cortefia Fai tre membra ti tocca. Adunque il primo duol che viene auanti E della teda la pafsion crudele Et è contento che piangendo io canti L'amaro tolco ch'hai prefo col mele Raccomandati pure a tutti i Santi E a qualche amico Filico fideie Perche giorno,e notte mai non refta II dolor delle te mpie> e della tefta. Non batte tanto vn fabro alla fucina: Ne crudel botta fcappa di martello. Quanto è il valor, la potta, e la ruina Del mal Francefe, ch'introna il ceruelk» Ne latta ripoffar fera o mattina. Quella doglia crudel,o mefchinello Ma a poco a poco ti conduce in danza Fin che pattar ti fa l'Alpe di Franza. Hor qui comincia il fuperbo brauare ; Qui a pezzi li taglia la lignota, Qui la colera fua vuol disfogare. Il pouer huom che la doglia l'accora. Puttana mia non ti lafciar trovare Fin che la rabbia con coftui lauora Che le ti troua a forte io ti prometto Sopra te sfogherà ogni dilpetto. f eco il fecondo duol che fi apprefenta £ da ciafcun ti fa moftrar a dito Seco la faccia tua che fembra penta Tauto rimane ogni ciglio polito Queft e vn duol che ti pela, ti tormenta i ti fa ftar di vergogna fchernito poterai giurar poi di buon zelo Che'l vifo tuo è netto d'ogni pelo. T u farai vn vifetto piccolino Che parerai vn Falcone accigliato Vn Stornello pelato,o vn Bertuccino: Col tuo capello in fu gli occhi attutato Guardati al fpecchio pouero mefehino, Mira s'vn pel nel ciglio f è tettato Se ti fai far le ciglia col pendio Potrai feruir di coppa per donzello. Non ci becchi quattrin nettilo Barbiero A rader,o tofar quefti pelati, Ch'io ti prometto al corpo di fer Piero Che per fei meli fono assicurati Vfa pur ogli,firoppi,o chriftero O acqua da bagnar per tutti i lati Che quanto piu ui fai piu lui fha a fcherzo Hor Dio ti guardi hormai dal dolor terzo. Sappime dir come te ne contenti Dolce fratello d i quello dolore, Che ad vn,ad vn ti fa cafcar gli denti, E ti toglie del gufto ogni fapore Fa che a la ferua fpeffo ri ramenti La mencftrina per darri vigore Perche fi dolce il Francefe ti tocca Che rimaner non ti fa denti in bocca. Che ti gioua fe lei giouane e bello : E ti troni pattino ritornato, Il peggio è chi ri burla quello, e quello, E tu non te ritroui vn dente a lato Venga pur per pigliarti elBarigello Che da li denti tuoi mai fia legnato, E fe pur dargli vn morfico hai defio Prouedi de altri denti fratcl mio Seguitan poi le bolle dilettofe Che del Francefe ti danno corona Nel vifo fioriran come le rofe E ti faranno vna bella perfona So che tener non le potrai nafcofe Perche elle fon di razza troppo bona Epoi colui che'l benefitio manda Vuol che'l fauor fi fcopra in ogni banda. E vuol che comparefchi Cortcgiano Da far l'amor con qualche figlia bella Li primi frutti fon del Taliano, Dando ilpolTcfTofòpra lacapella Rimedia pur che ogni rimedio e vano Manca la bolla e fa certa acquarella Retina alcun le dice,altri rognaccia. Et è il quarto dolor,bon pi o ti faccia. Eccoti il quinto doue è valor tanto Che lingua o membro mai lafcia pofare Penetra dentro Folle, e grido,e pianto. Ad ogni Luna ti fa rinouare Doglia crudel che ti poi dar il vanto Piu d'ogni altro dolor de tormentare Tu rimedi gli fai per la freddura. Nè del Gallico mal te pigli cura. Hor viene il fefto fallo e maledetto Ecco la gomma che ne vien in trefica Ne creder già che lei f habbia rifpettot Se pur ti accade batter la morelca Perche fiotto le piante con dilpetto O in altro luogo e forza che riefica E ti dimoftra nel toccarla mano Se fiei Francefco, o fei Napolitano O fettimo dolor piu ch'altro attroce O maledetta piaga dell'inferno. Quanto potrò con penna, e con la voce Di te mi dolerò in (empiremo Poi che'lo tuo focor tanto mi nóce Che ci fa ftar con Francefi in eterno • O quanti Talian vanno tapini Per te piaga crudel che gl'aftafsini. Non (perar di trouar donna che netta Sia di tal mal,pur ch'ella Ha puttana O che l'ha hauuto,o di frefco l'afpetta: O che fi purga quella fettimana. Fuggi adunque ti prego fimil fetta Che fon ruina della gente humana Et habbi (peifo il mio libretto in mano , Che da puttane tu darai lontano. Perdonami Lettor fe t'ho tediato Con quefta (ciocca,& incorretta rima. Con vn dir goffo,e mal cónfiderato: Coglie del frutto,e del fior non far (lima, Quant'ho poffuto dar, tutto t'ho dato, E fe m'hauesfi a forte detto in prima Voglio de grada in dono anco il tuo male Te lo haurei dato che fon liberale. IL FINE.