Al M. IH. Sìg. e Padron mio Coiendifs. IL SIGNOR CARLO PIGNATARQ PVBLICO LETTOR PRIMARIO DI MEDICINA, e Vicegrancancelliere deli almo Collegio de’ Dottori Filofofi, e Medici di que- lla Fedeliffima Città ,di Napoli. BIfognerebbe che fufTc accolto nel ieno dell'e- ternità il prefentelibro, parto di Cinthìo d'Amato 3 Eccellente Macflro nell’arte del Barbiere; perche nell'vicir due volte alla luce 5 fi è dato à cono/cere meriteuole di viuer fempre nella memoria de gli huomini: acqui&rndofi , appo tutti gl’intendenti del meftiere, gloria immortale) per la fublimità dell'Opera . Mà ? perche quello Mondo tanto /oggetto all’inco/lanze > non permette cosi Ilabil foggiornO) >è d’huopo co’l far gemere i Tor- chi de gli Stampatori 5 riparar ad vna sì continuata miferia. Mi è perciò venuto in penfiero di far di mtouo, con quella terza Imprcffione?comparire per mezzo delle Stampe la Prattica del Barbiere) com- pofla dal fudetto Autore ; acciò viuendo anco ne" Poflcrbvada egli emulando in qualche modo quel- la eternità meritamente douuta per degno guider- done à detta Opera 5 chiari/fima per la fomma vtili- tà) che apporta.E confederando poi à chi potetfi de- dicarla) ho conofciutO) che fi doueua à V.S. M. lil- la quale intenta allo iludio della Medicina,tanto in effàmarauigliofa fi degna cTefferainmi- rata da tutto il Mondo ; mentre in quello fccolo fa veder nella fua Pedona rinati i Galeni,c gli Efcula- pij. Onde quella Città hauendola eletta due volte per fuo Protomedico,hà laputo colpir al fegno,pre- laggendo con quello fatto Pvtile, che dbuea confe- guirne. Ed i Regi; Studi; Publici di ella accoglien- do V.S M.IJ Iti lire nelle fue Cathedrc per Primario Lettor di Medicina, fi fono rei? celebrile famo/ì per tutto il Mondo Quindi la Fama folo co’l bandire gli Encomi; del fuo gloriofo Nome, ha motiuo bafle- uole per iftancaria fila tromba d'oro .. Mi accingo dunque à qucRa imprela dall’obligo, che confcruo al nominato Autore, elTcnd'ioffatofuo Difcepolo per più anni ; dallVccellenza de' meriti di V. S. M. Il lu Are, & animato dalla fua cortelìa. Da do uè ar- gomento, che portando quello libro il fuo nome al- la fronte, e riceuendo i fauori della fua grada; for- tirà maggior credito, e farà con maggior applaufo, e concorfo da tutti riceuuto. E reputo hauerincon- trata vna gran ventura , mentre con quella occalìo- ne vengo introdotto à farmele conofcere per Serui- tore „ delideroliflìmo della fua protettione à quello libro' ,,e d'ogni felicilfrmo auuenimento alla perfo- na di V.S.M.IlIullrc, alla quale fò humiliflìma riue- senza. Napoli 2 o.Fcbr. 1671. Di V.S.moIto IlluRre Beuotifs., & obligatifs. Seruitore* Toroafo Antonio Riccio. A’ GLORIOSISSIMI SANTI COSMO » ET DAMIANO SINGOLARI PROTETTORI Deli’Arte, e deir Autore. mie poche, & incultc fatiche piu dal zelo di giouar al mio profilino, che dali'ambitione d’honorar il mio nome prodottela voi Tempre Beati nel Cielo deuotamente io confacro : fpe- rando dall'aura iftefia, che dell'imraortal :gratiein voi, c da voi fpira di riceuere sì fatto accrefcimen- to, e valore, ch’vfcendoper altrui beneficio, e per voftro honore con la luce, che da voi riceue alla lu- ce del Mondo ( quantunque per le medefime nulle fieno)habbiano nondimeno fotto Tombra della Sa- tira voftraà renderli altretanto airaltrui falute pro- fitteuoli quanto à voi grate, fe non per l’eccellenza dell’opera, per l’ecceflo almeno deli’affetro,e della deuotione, có la quale altrui la palefo,& à voi con ogni humiltà la dedico * Deuotifs. Oratore Cinthio (l’Amato, INCERTO AVTORE. Q VESTI d’affetto burnii vergati fogli T rendi da la mia mano , 0 COSMO, E D JM1J.N0 Fjceuegli, e raccogli ; Onde mia ferma fed/Lj . N'ottenga poi da DIO gratia in mercede .. A VOI coppia gentile-*, Che con medica man di mille mali Curajìe in terra i miferi mortali ; E con felice forte-* Vita haucfii al morir Spregiando morte j CINTHIO nouello Sol, l’opra, e lo file ,4 voi confacra con deuoto core, Fatela Voi dal Ciel degna d honore D’Incerto ÀutoreJ A CINTHIO D’AMATO. fpirto gentile , %/ che di CINTHIO bd infra man lo filej E nel parlar, ne Vopre Facondo dir, fecondo ingegno ei /copre $ Degno è d’effer nomato CINTHIO damato ne ; da Cinthio amato A* due Martìri di Chrifto COSMO, E DAMIANO; Nati da va parto Gemelli, GLoriofi guerrieri, invitti heroi , Martìri genero fi, Che godete di Dio gli alti ripofì 3 Spargere il f angue, e poi, Non fu nò voftro il danno 3 1{efiò delu/o il Bàrbaro Tiranno« lift a crudel non vedi , Che gioi/con di Dio, e tu no’Scredi ? Tàne l’eterne pene , Quefii à l’eterno bene jt quefii armati del diuin valore . Dedico l’opra mia,confato il core. Del medefimo Autor dell’Opera^* NON più Febo qual fale Si pregi homai, che /pitto, e vita infonda JL cui di Lethe fia preffo la /panda j 'Poiché gemino Sole Mille rapir fi vede jl morte auara glorìo/e prede, £ con maggior virtute t DÀ vita à l’alme, e rende à i cor fallite l Del medefimo. COME fi ver fi il /angue; Come sy imprima vltrui brette ferita , Ter dar falute, e vita l In quefle poche carte E/prefio è al vino il modo ver dellarte A* Beati Martiri Santi COSMO, e DAMIANO . DI GIO: BATTISTA BERGAZZANO, QVefia, d’vnparto fol coppia gradita < Quefii, chefurgià ne’ pietofi offici Trecur/ori folleciti, ed amici D’vnafè, d’vn volere, e d’vna vitru Se dier foccorfo a piu d’vna ferita^, Fatta da ferro rio, da mano vltrici J To/cia fra crudi, e barbari nemici Spre%%aro di qua giù mortale ait. 0 fede, ò "gelo, è amore, è gran defio , Sì caldamente à radi petti vifto , Dar yita à molti, e poi morir per DIO Co’l proprio /angue far del Cielo acquifto , Corpi fanar con caldo affetto, e p io , Medici per altrui, egri per CHBf STO, A* BenigniJ& Studiofi Lettori, ■ I fono compiaciuto di compor- re quell’opera, cosi breue , c compendiofa , primieramente ad honordi Dio , e poi ad vti- lità vniuerlàle de* corpi fiuma- ni, trattando in effe di molte co fé , ch’alFdTercitio del Bar- 1 biere lì appartengono,non per fàr del Maeflro(che io mi riputo il minimo tra tutti di cosi honorato meftiero ) mà per dar qualche lu- me à principianti , & auifarli d’alenni errori foliti à commetterli à tempi noltri affinch’effi no v'inciam- pino. Ne hò voluto dir nulla intorno al tofare, non efTendomi parutonecelTario, poiché sè n’è à lungo da altri Barbieri nelFopere loro dotti/lime difcorfo; nelle quali potrà etiandio il curiofo Lettore à Tuo bel agio haucr piena contezza delle varie maniere, che in ciò via nano gli antichi, de* quali nel to farti alcuni ti feruiuano del coltello di bronzo, altri del- le pietre focate, altri del filo, alcun’altri del vetro, chi de'carboni di noce a cedi, echi degli vnguenti compolli, corne a tempo di Nerone Imperadore, & hoggidì anche fi vede in Roma nelle flufe,altri del- le pietre pomici,e più modernamete delle forbici,& vltimaméte del rafoio da Mori ritrouato,& fin Roggi vfato,& conofciuto per in firn mero è più hcuro,e più facile à tal’cfercitio; hor perche di quello , come di l'opra hò detto,ne hanno altri pienamente trattato, però mi pare più oportuno ciò re pii-, carequelchc tante volte bàflantamcntc s’è detto, e dirò fola della lagnia* come cofa più necefTaria,c da me molto pratticata. Et perche tra tutte Toperatio- ni* che per la cura de? mali da maeftra mano fi fan- no* niuno ve n'è (amico Lettore) che ò per dignità* ò per difficultà, Tarte, e Tatto della fangnia auanzi, per la dignità dicono fe cerchi la pre/lezza,ò la ficn- rezza* ò la piaceuolezza con che da morbi* e da pe- ricoli afficuri, e da dolori frafloglia* di maniera che dice Galeno vna fol di quelle euacuationi con tali requifiti da grauiflitni auuenimenti hauer fatto fra- co la perfona inferma : mà fe la difficultà di quella Chirugia vuoi conofcere : mettiti auanti gli occhi i piccioli condotti del fangue hora fra la molta carne * e frà’l graffo de’ membri alcoli * hora da Lottili , molli * e fugitiui * hora da molti calli* che per le fpelfe cicatrici auuengano impedite: quelle certo fon cofe * che fpelfo auengo- no: mà molto più fi fà malageuole per altri intoppi* che con la natura perpetuamente con giorni vanno * cioè il foggiaccre de tendini,e de mufcolilà vicina- za di nérui* e delibartene le quali parti offefc,ò toc- che di quanto danno, e pericolo fiano, puoi tu con- fiderarc: Imperciòche da tali parti offele* ò taira e te tocche vengono Tinfiammationi* Terefipcie , le po- rtemele cangrene * la tolta habiiità del moto, gli jfpafimi*eidoloriacerbiffimi*gli aneurifmi*glifpar- piraenti inrefrenabilidel fangue arterialela virtù perciò manca* c tal voltane legue morte tutte que- lle cofe* & altre che non arreco fanno le malage- uolezze delle fiignie ? Onde però affaticati fi fon molti accorti maeflri , e profeffori deifarte in- llruendo i meno efercitati * & i meno prattichi * i quali Scrittori> benché molti fieno * non è pe- rò * che ò molte ofTeruationi in dietro s’habbiaa lalciato 3 ò che da fcriuere in altra forma non ci fan ri mafie. Io dico vna forma chiara 3 e piana à tutte forti d’huomini comune 3 perciò feprefoio habbia à fcriuere dopò cosi buoni in trod urto ri?gra- ue non vi fia3 e flrano non vi paia5 anzi ben douere- te lodar Io /Indio, e la volontà mia 3 non hauendo dubitato5di pormi ad ogni difficultà per giouar à chi mefliero ne habbia : accettarete dunque benigna- mente il mio penfieroj e l’opera 0 & chi leggerà po- trà quella mia fatica gradire> e con effa il mio buon animo5 che flato è di feruire à ruai,in quanto pollo, e di tener quel conto; che debbo non pur di coIoro3 che di tal profelfione hanno fcritto 3 mà in oltre di tutti coloro 3 che in grado molto eminente hoggicLi la effercitano,. BREVE, ET VTIL1SSIMO DISCORSO )i tatto quello, ch’ai diligenti Barbiero appartiene, 5 E particolarmente del cauar fanguc. ort molte naturali figure ? e mirabili fegreti a tal effercititi vscc/ìaru copofamente arricchito. COMPOSTO PER CINTHIO D’AMATO, esffMtomia compendiofa delle (*uenc» CaP'I* ■ Abbiamo propoftoragiona- 1 redi quel tanto, che alle ve- i ne, e alla piena del Barbiero , & pincipal- mentc nell'arte dei faìaflare, ò cariar fanguc fi richiede, nè come altri per ventura han tto intorno all’Anatomia , tremo i diffonderci ; dandoci fermamente à edere, che colui, ch’in tal mefiierc voglia tò 3 che ò molte ofTeruationi in dietro scabbia lafciato 3 ò che da fcriuere in al tra forma non < fan rimafte . Io dico vna forma chiara 3 e piana , tutte forti denomini comune 3 perciò feprefoi habbia à fcriuere dopò cosi buoni introduttorhgra •uè non vi lìa5 e Arano non vi paia5 anzi ben douere te lodar lo Audio, e la volontà mia 3 non hauend< dubitato5di pormi ad ogni difficultà per giouar àet meAiero ne habbia : accettarete dunque benigna mente il mio penfiero3 e l'opera » & chi leggerà po- trà queAa mia fatica gradire) c con effa il mio buon animo3 che flato è di feruire à tu ubiti quanto poflb3 e di tener quel conto; che debbo non pur di coloro, che di tal profeflione hanno fcritto 5 mà in oltre di tutti coloro 3 che in grado molto eminente hoggid; ia esercitano,. BREVE, ET VTIL1SSIMO D I S C OR S O Di tatto quello, ch’ai diligente Barbiero appartiene, » E particolarmente del cauar fanguc • Con molte naturali figure , e mirabili fegreti a tal ejjercitiù vece/ì&rtj copìofamente arricchito. COMPOSTO PER C1NTHIO D'AMATO. c compendio fa delle là dòuc ili pub ica, ò priuata parte fi fece Anatomia de’corpihumani, &oflcruato dili- gentemente le minute parti dieflì, o pure hab- bia egli tal volta imbalfamato, ò vedutoimbal- famare i detti corpi : diremo iolo, eluccinta- mente quelche delle vene ci tocca nccefiaria- mente à ragionare per la materia di cui fi tratta. Sono adunque tutte le vene folitc per allog- giamento de* mali, inciderli dalla vena caco, aie elidenti, òdeiccndcnti : Palcendemi dal let- to in super trauerfoile defeendenti dal termino ifleflo in giu : la quale venacaufa ,dc po,ch'el- la hà nedrito linteiioii parti del petto vcrlo l’afcella giungendo, manda primieramente va, ramo ( ascellare chiamato) chepiegandodal- 1 hemeroper lo braccio, forma la vena hume- raria, della teftacomrnuncmcnte appellata , Isu quale calando dalla parte di (opra con altri rami h congiunge ; che corrono à dar nutrimento al capo iflcfloj Vn’altro ramo poi della detta alccl- lata corre per la infcrior patte del braccio , & mentre la vena capitale,ò della tefta(cefalica) detta, s’inuia vcrlo il cub;to,(correndo anch’cf- fa verfo di quella parte, & con lei incontrandoli fi fa d’ambedue congiunte, la vena communc, detta vulgarmente(mcdiana)la quale diicotren- delle njtm. €ap.f. do lafcia pei* lo braccio diuerfi rami. Le vene del fegato fon due, vna cutanea, cioè fetto la pelle, l’altra profonda, Se non ap- parente ; la profonda và àcongiungeifi con )su cefalica per la foperior parte della mano tra il deto picciolo, Se ramifere, chiamata fàluatella,, lacuale è in vfod’incidcifi negli affetti lunghi melanconici. La vena della teda congiuntali con quella del fegato và tra il deto pol!icc38c l'indicci ter- minare , & quella negli affetti lunghi della te- tta aprir li foole. Li rami della vena caua defeendend , che dà due grotti rami iliaci chiamati deriuano > vwa parte d’etti all’vnguine lì dilata ,& perche patta per la cofcia cruralctt chiama , Se quindi cleono fri rami, eie è la fafena della madre chiamata, fifcade minore, Se maggiorala plopitea la mu- (colare Se la crurale. Scorre la Safcna per leglandole delI’inguL naglia, c le ne và per l’interna parte della cute delle natiche, c delle colcie giungendo per la parte di dentro al maleoio , òcapolia odo del- l’inchiodatura del piede da* latini Talum,& dà noi Napolitani olio pezzillo chiamato, e quindi (opra il piede diffondendo li comparte. L’ilchiade minore, eie è della minore fatica 3 4 tL/inàtomiA compendìofa al contrario della Safena nella antcrior parte alla pelle dcU’ifchio, ò gallone vfFo.danoi ap- pellato, e per li mulcoli ctiandio fi va diffon- dendo. La vena mufcolo detta in due rami fi druido: il picciolo entra nel mufcolo della gamba >& il maggior ramo dillefo fi profonda in tutti irmi- {coli della cofcia. La poplitca contiene due rami, i qualiper mezzo delia poplìtc, e nella cute della polpa della gamba dcfccndcndo parte iene corre al calcagno, e parte alla banda,di fuori dei mal- leolo . j La crurale,cioè quella della polpa della gam- ba, ne’ medefimi mulcoli, e nella interior parte di effà, e nel lato interno, e nel dito pollice del piede fi diffonde. L'ilchiade, cioè quella del Gallone, ò vffo maggiore, cesi da noi nominato, contiene due» parti, ia maggiore difeende per li mulcoli della-» polpa della gamba,diftribuendofi per le dita del piede, amboiramidiftendendoui ; la minora corre tra la piegatura del piede, e’1 calcagno,di- fccndcndo nel mu (culo effe ri or e della pelle * e> ciò quanto alla detta vena defccndcntc ci è parti- to uccellano per fondamento della propofta-» materia àfaucllarc. Dell'anatomìa dell*Arteria, Cap. 1 /. 'Arteria ( come l’Anatomia ci dimo- iò ra) e rcccttacolo del sangue Ipiri- éfe tale, il qualeà guifaditanri riuoli diffondendoli minilira aU’hutmxu corpo vigore, & vita- Quellectiandio dagli an- tichi,vene chiamate furono, ma dà quelle in più modi differirono, primieramente per l'origine, fecondarjamentc perche le vene il più grò fio {àngue, ed elleno, il più lottile contengono, vl- timancntc per effe re batterie di due tuniche co- pofte ; eccetto che la venale è d’vna fola loia- mente formata^ Nalcc vn gran tronco dal cuore, Arteria gra- de, ò Aorta chiamato, le cui Arterie, altre nel- le lu pe r io ri pa iti d c 1 i’h u m a n o corpo a I ccn dono, altre defcendono,ccmcdelle vene poco anzi pa- rimente sé detto : la onde vna parte d’clTc dal cinto in sù nutrilcc le parti del petto lino al ca- po fendendoli, l’altra dal cinto in giù all'infe- riori membra difendendo, e con la vena afeel- lare, che per lo braccio difeorre accompagnan- do fi, facon quella vn camino i Hello ; quantun- que in vna parte lìà con la vena bafilica, e im, yn’altra fia fuperficialc : palfando nella piegatu- 6 Dell*Anatomìa dell1 Arteria . ra del pollo in quella parte, che per cono/ci- menco delle febri dal medico è ricercata. Il ramo ifteflo iliaco vlcito per l’inguine, & oltre dirtelo,crurale vienchiamato, cdel modo ideilo fi dilata ,che della crurale dertohabbia* mò, le non ch<£ monda pochi rami alla cute, c, molti à muicoljjdi là alle ginocchia paffindó, c quindiàmufeo i delle gambe, si d’auanti, come> da dietro , cper tutte le dita de* piedi, cciòfiaà baftanza per l’Anatomia dcll’Arreriefauellato. E conciofiacofache in tutto ciò, che dal litiomo fi difeorre dich’egli principalmctc Tape- re il p;incipio,& l’origine di quel ch’egli tratta; perciò non hauendo nel cominciamento di que- fl’opera della flebotomia,òfànguinatiohe,ò fa* laflo, ò fagnia, come da noi fi chiama accenna- to il modo con cui primieramente gli antichi dopò baucrlaconofciuta filcruirono; (timo op* portuno di quibrcuemcnteragiouarc, perfua- dendomi, che ciò, non pocogiouamentoà pro- fcfforidiqueft'artcdebba apportare. Fu dunque l’arte del cauar (angue per l’hu* mana falute dalla natura irteli a pictofa macrtra per mezzo d irragioneuol Fiera marauigliola- mcntc à noi dimcftrata, quando dall’ampic Iponde del Vallo Nilo mortruolòAnimale vin- to non lungi dalla riua in certe acutiflìme Ipinc del fldrbiero. C<*9, II. 7 colà prodotte, inuoltofi ; cotanto dimcnofsi, che badante quantità di (ansile per alleggiame- lo del luo male ci vaso dalie vene . il che non-, pure dal Coccodrillo ( fecondo i naturali affer- mano) mà d’altri animali criandiose più volte vedutole in ilpccieltà nel tempo dell Aprile, in cui non pur ne gThuomini;mi ne gl’animali an- cora è più abbondeuole il langne ; dal che prefo gli antichi mirabiTeffcmpio,lalciato le diete,che per cui adonc de’ mali era commune vfimza di fai fi, ile auar /angue colla /cttione delle vene or- dinarono : nè correndoli in mente il modo eoo* cui le vene aprir doucflero , cominciarono pri- mieramente à radere le vene, fin tanto , che ba- dante fanguc veilafìero, ne ciò parendo loro buon trouato,prefero con acuti coltelli à tagliar le vene ; quindi de gli Archetti, 6 Balcltrinifi {ciuirono, polcia vn’altro indrumento inuenta- rono, che pcrcofiò da vna zingarda feriua Isu vena, anticamente molchetta,& hoggi zingar- dola communemente chiamata, di cui hoggi dì nelle fiufe del Regno, c in molte parti della hóbardia fi vagliono;Vk imamente fi trono Tv- io delle tal’cffetto più agile, e pm ficuioj di cui à luo luogo diremo. Dell* Eccellenza, e lS[pbìltà deli*affìtto del Barbiero. Cap, III. HE l’arte del Barbiero fià nò- biliffima, non e dubbio vcru- i&IjX no, e per lantichitàd effige per Io (plcndore, che da colo- ro»chc nc8^aacIati fcrcitarono,c da quelli,che tut* tauia Pcficrcitano chiaramente riccue. Tacerò delle Figliuole del Siracufano Diomfio Tiran- no, che di radere il Padre haucuano in vfo, di Alfeo Vario Crcrnoncie,chc da Barbiero, Co- fole di Roma diuenne, e di Vincenzo Maflctta Romano Dottor Chirurgo, e gentil Poeta hog- gi vìuente. Pattato anche in lìlentio Cimiamo Caualier Romano, che nel colmo delle fuc feli- cità non Irebbe l’cffercitio del Barbieroà(de- gno, come altretanto per nobiltà ragguardcuo- ìe,quanto per confidenza appreflo Rè,e Prenci- pi amabile, e grato, fi come fu iiadc Barbiero di Cleopatra', che per l’eminenza dell’arte fua, fù da lei nel goucrno del luo R’egno aflùnto,nè trattarò d’QliucrioOcdaim Barbiero del Gran* Ludouico Vndccimo Rè della Francia , alla fi- gliola del Duca di Borgogna dal nredefimo Rè Ambafciatorc inuiato, che maggior (patio di Càp. I ì 1. 9 carta, c più capacità d’ingegno à farne bafteiiòl racconto fi richiederebbe. Accennalo fclo alcu- ni moderni profefloridi queft’arce, non meno per l’efiercitio del Barbicro, che per l’elpcrien- za delibarmi , c per lo Audio delle lettere dà di • uerfiPrinciphe di honoreuoli gradi ho notatile di magnanimi doni arricchiti, c uàcoftoro Pietro Paulo Magno PiaccntinojNc douuta lode Aniello Lallo, c Tiberio Malfi no- ftri Napolitani hoggi di Con/oli, che con altre- tanto pregio hanno l’eminenza dellarte teori- camente nc i loro imprdlì volumi, quanto lsu prattica nc*' loro cflercitij dimoftrato . Santo Spagnolo , il Burchiello gratìofiilimo Poeta . Gio: Battifta Bergazzano nofiro cittadino, leg - giadro teftordi ver fi , dicuiglldilìj , il Dardo Fatale, c l’Acij opere drammatiche, con molto fuo honore hoggi di fi leggono, eGio/Battilèa di Maiino, che di Barbicro, deucnutopcrlofuo raro ingegno, Architetto dellanoftraCittà, riempie di ftupore , c di marauiglia i cuori di quanti lo conofcono,oltre à cofìoro vi fù Nico- lò GafparriniBarbiero di Paulo Quinto Ponte- fice, d’vn beneficio di grolla rendita da lui ho- norato,& il Barbicro dell’Altezza di Firenze, il quale hoggi di è Caualiero delPhabito Hierolo- limitano, & vltimamentc Autonio Seimoncta^ 10 Dell* Eccellenti e Nobiltà dell'V fficio Barbicro della Santità di Noftro Signore Vrba- no Ottauo per I’efquicezza dellartc Caualier dell’habito di Chrido con molta rendita Umil- mente creatola onde così nobil medierò tanta nob ltà ìiceue, che può ragioneuolmcntenobi- liflìmo chiamarli; mà le per ragione alcuna può egli di Nobiltà pregiarli, per l’arte particolar- mente del cauar fanguc nobiliffima può ella dir - lì, mentre è potente mezo, & vtilc miniftro del- l’altrui fallite $ anzi parte sì neceffatia della me- decina, che fenza lei, quali inutile, c di niuiu fruttof rebbe «jconciofiacolachc per la fleboto* mia, ò lalaflo, più che per altro humano medi- camento, viene ad cuacuarfi ìlfccciofo fanguc, fonte di tutti i mali, da cui fi diftrugge la vita. E (Tendo adunque di tanta dima,c di così no- bil grado quello medierò, dcccialcun profeffo- rc d’efio con ogni dudio affaticarli di perfetta- mente intenderlo, & con dignità cffcrcitarlo , acciò ch’egli con auueduta diligcnza,e con fag- gio auucdimento, polla all’humanità deporta- li , de alla immortalità del lùo nome recar quel g’ouamento che gli antichi, de i moderni ltu« diofi di qued arte s’hanno ( come detto habbia- mo) acquidato. Dell'Elettione del Ttarbìero * Capt / V. alànell’epiftola a* Lettori ferite*, quanto per li pericoli del taglio fia. latto delhaprir le vene ma«* lageuolc fu dimoftrato -, la on- de elegger fi deuc per cal'cffct- to Barbiero della compofitio- ne del corpo humano oltre modo intendente, il quale, òche tagliato di /riamano, òche taglia- re per mano altrui habbia veduto tagliare. La onde gli fia più che noto la diftanza, la diffe • rcnzajc’l fito delle vene,dell1 Arterie,de’ mufeo- li,dc*ncrui, di tendini, c dcH*altre (uè partitoli perfetta intelligenza di quanto intorno ad e/Ic> fi dcbbao/Icruarc; mentre à giu di rio di lui, dall lo (cientiato Medico il tutto fi rimette. Oltre all’Anatomia deuc egliinfaticabilmen ’ te, & con ogni ftudio ciafcun giorno in tal mcfticro e/Tcrcitarfi, al che maggiormente fare, gli farà oltre modo gioucuolc impiegar/!, ò ne> gli ofpcdali, ò ncirinfcrmarie de* mona fieri di monache, òdi frati, ò in altri luoghi publici, conciofiacofache hanno fempre in efiì prefentc lòceafionedi vedere, di procurare, c d*c/Tercita- re l'arte. Laonde lEcccllcnti/Iìmo Signor Duca 12 Ddl'elettìone, (ef/c. / F*. dOffimagià Viceré in qticfta R.egno,vedendo vn Barbiero, che nel ialaflb d’vm profonda ve- lia in fua perfori a, s’era già (confidato , fè chia- mare incontinente vn’altlo p ù efperto Artefi. ce, da’ Medici à lui propello , il quale per effere nello /pedale di S. Giacomo degli Spagnolicf- fe tei tato, trono (abito la vena,e ne trafiè il fan-- guc,la onde fu ragioncuolmente di/cor/o , che à tale effetto , quelli che fono nell’arte più dili- genti, de e/perimentati, chiamar fi deuono. fecondo circa la perfona del fagnfr {ore, 0 falajfatore, e quel eh'à lui rvà congiunto •’ Q-ap. Fi olire ciòiilodeuolcBarbiero fjf di tré conditioni e fière dotato;ciò è, |§ &syÉ *cfi egli fia giouatiCjC d'acuta dà tattilmente difcetnerc ne’ corpi graffi le vena; che nell'atto del taglio non gli tremi laman©,e finalmente ch'ili lui fia perferto il fenfo del tatto, acciò che non dilcernendopcr ventura nella pienezza dc’corpi con la vifta le vene,pofla taftando, e palpando trouarlc: fi a egli dico giouinc d’età, mi vècchio neH’dlerci- tio, c fin da’ teneri anni in cotal meftiero cfTei> citato, & eficndo nellaftagion matura, fia tam. Auusrtlmento fecondo . Cap. V. 13 to egli e ferma la manose in- fallibile il tatto, e Tana la villa, e fetale cglifia, douralsi al giouanc di gran lunga preferi- re , come della pratrica dcll'aprir le vene, e più intendente,& maggiormenteficurojconcio- fìacolachc fbgliono per timorei Barbierii/ più delle volte in grauiflìmi errori inciampare * e particolarmente al co/petto de*Medici, onci feruirc perlon a grande, alla cui prefenza fi sbi- gottirono ; la onde trouatomi à fanguinar vna volta uà l’aire l’Ecccllentiifimo Signor D. D.Ferrante d’Aragona Duca di Mone* Alto , o vedendo egli, ch’in prelenza de’ Medici , &irL, publico non moflrai atto di viltà nell’arto di fe- rir la vena, dil* fi compiacquejch’io lenza timor veruno, c gencrofamenre gli haueua tratto il {angue, /limando vna delle maggiori doti ad vn Barbieroconcedutelagencrofita dell’animo nel ferir la venajOltre à sì fatte con dirioni, al- tre due fi richiedono,ciò è,che fia ben fornito di lancetre acute , c piramidali,le quali fiano di buona tempera d'acciaio, c’1 nallro, ò cordèlla , efier debba di feta, & ferma, dottile per legar flrettamente la parte, che dourà falafiarfi, acciò che venga à (porgerli maggiormente in fuori la vena, ingrofiàndofi inguifa, che più ageuob mente lècar fi poffa* > Belletto del taglio , t primieramente come debba tener (t in mano la lametta, e conofcer(i il di- fetto della punta di tjia $ Auuertìmen - to primo • Cap. V A ’Auuezzi il Barbicro ( il cui fi- nc c l’honorc) à tenere ncl- l’atto del falaffb la lancetta* con le due prime dica della* diritta mano, ciò è il pollice'* Se l’indice, il remanente pen* da dentro la mano appuntandoli il dito auricu- larcfopra la vicina parte à cui li doucràincidere la vena ; douendo l’accorto Barbicro prima di pungerla , prouarla fopra la fuamauoiftdliu, perche il più delle volte alimene, ch'ili vece di dar dipiglio alla lancetta buona, ch’egli penfe- rà diprenderc, s’abbatte nella cattiua, ò fiapcr inaucrtimcnto, ò per la fretta,ò per mala forni * na dell’infermo ; il cui errore con ogni Audio e dà fuggirli» eflendo chefcper auuenturas’ab- batta il Barbicro in vn rafoìo di mal taglio nel rader i peli, può vna , ò due volte à fuo talento cambiarlo fin che le venga dato di migliore , e farà lieue mancamento * ma s’egii haurà ferito vn braccio con lancetta mal’atta,il fallo è incfcufabilc, come irrcmcdiabile è il ma- Dell' atto del taglio, fifre. £ap, V/. 15 le : non deue tenerli dunque dentro lo (luccio, la lancetta mal*atta , effendo malagcuol cola à conofcereil difetto d1 quella punta, fc non le nè fa certa proua nella pianta della propria mano. ca;»* debba ferirli la cAuerùmento fecondo. Cap. VII. BlA parimente ilBarbiero ac- corto nel toccar con la lan* ' cctta la vena, fi che non fia profondo il colpo, che tra- pali! dallvna allibra parte la vena* impcrciòche toc- callc|0 pCr ventura la lotto- giacente carne, e diffondendoli il fanguc, fi fa- rà òpo/lema, ò crifipola % ò infiammagione, e* taluolta cancrena, c quindi ftroppìo. , ò altro sì fatto male, con pericolo etiandio della vita, la* onde deue egli ingegnarli di toccar la venato- mcdirfifuole, àpunto di Sarto, & inpanno, aggettando la lcncetta in debito tratto * c fer- mandola tra due dita (come poco anzi dimo- iar ato habbiamo)fi chefenza toccar la membra- na, apra la vena. 16 Della qualità , c hauer dee la lancetta, e del Jalafto à colpo di leccarda, ò zjngardola. Auuertimetito Terzo* Cap. Vili. Ourà la lancetta, come dianzi *j''jjj se detto, cfTer di perfetto, e ben tepcrato acciaio;habbia dolce il taglio, & la puntai bfronda d’oliuo, quale à pun- to h°ggi di è in v(o,quan- tunque per Tadiccro à liti- gna di paflàro s’vfà/Tc, come tutta via è nelle/ Spagne vfato; iflrumcntó, oltre modo pericolo- fo, perciòche per la loucrchia acutezza trapafla ageuolmente dall’vna all’altra parte la ve- na,cl più delle volte giunge à ferit fartene,clic con molto pericolo fi vengono à rinchiudere, & fpeffone fègue la mortc;mà affinandoli hog- gi di il giudicio de* moderni Barbieri, 1 hanno ridotta à fronda d’oliuo, come più ageuoli, fìcure, di cui non {blamente in quello Regno è fvfo introdotto; ma in Rema etiandio, ne pure dapeffone,che ni n tele ro beneficio , lodate fo- no , ma da quelle, che più vedute non l’hanno, come rEccellentiffimo Signor Duca d Alba già Viceré di quello Regno, che fagliandolo vtu, Auitertìmento TtYzo\ CdpoVIli. 17 valente liuomo Napolitano con le noftre lari- ccttc , confelsò con la propria bocca non hauer ha liuto già mai fomigìiantc falaflo, & ciò per fola cagione di sì perfetto ifiromcnto, laonde oltre à doni , ch'in premio ei riportò , gli fc molte offerte, purché egli (eco ne gifle in Ifpa- gna, & in ifpecieltà di farli falaffare il Rè Si- gnor noftro, e di condurlo à fuo coito con tutta la fua famiglia in quella Cotte, al che ricusò d'acconfcntircpcr l’cccclfiuoguadagno,elicili quella fila propria Patria con l’eccellenza della fua virtù fi procacciala. Mà ritornando dotte lafciato habbiamo,era- no Cantiche vfate tuttauia nelle Spa- gne, di molto pericolo* non dirò nel dar vna,ò più punture fenzacauarfangue, ch’il più delle volte fuccedc à Barbieri, mà nel toccare l’arte- riali vene, ò ncrui, ò mulcoli con mortai offefa de* paticnti j mà con la 1 ancetta,c’hoggi dì s* via, e coftuma, non così facilmente in fomiglianti falli può inciamparfi, facendoli più largo il fa- laflò, chiamato communcmentc volgare,pe r cui fi viene ad euacuar più facilmente il fànguc più infetto. Viano nondimeno in alcune parti quella (or- tedi lancetta, che fenice colpita dalla zeccarda, che zingai;dola noi chiamarne,come nel primo 18 Della qualitàictihdtier dee la lancetta Capitolo se detto, quella à punto adopera Maeftro Saluatore di Rofa noftro Barbiero, c benché fin dall’anno 1/90. tanto nella noftra Città,quanto in altra parte tralalciate furono, il mio Maeftro nondimeno, che fu Gio: Antonio Rollo, huomo di fingular valore, fino all'anno 16 co. che pafsò à miglior vita continuò di trat • tarla, come anch’io nella fila botegha eserci- ta domi Ipcflc volte adoperai: finchctrouatofi il nuouo modo delle lancette à quelle m'apprefi. Ma non perciò tacer voglio il modo ch’inviar le zingardolc s’operaua , acciò che trouandofi per ventura alcun Barbiero in parte douefiano quelle in vfo, fappia auualcrlcnc; la qual zin* gardolaefler dee di finiftìmo, & ben temperato acciaio c con dolce taglio, la cui figura in quel- la delle ventole è collocata. Legato adunque, che haucraicolnaftro, ò cordella, quelle parti, che falaflàr dourai; prcn • dcrai con la finiftra mano la zingardola, & quella appoggiata per obliquo, fopra la vena*, darai fopra d’clfa vn colpo di zeccarda, Tali* trum da Latini detto, col deto di mezo della delira mano, che verrai adaprircin vn punto la vena,burnendola però primieramente col tatto ritrouata: auuertendo di non metterla per tra- nello fopra la vena, che potrebbe tagliarli in* yiunertimento Ttrzo. Gap.t^FII, 19 tutto,pcr lo cui pericolo, maggiorine te nelle pie • ciolc, ò non apparcntifurono ragione noi men- te falciate", & hauendo dà cauar (àngue (otto la lingua, ò dal labro, ò dalle narici ,dar non fi può con la zcccarda fopra il ferro con l’altra ma* no facendo mcfticrc con vna di effe tenere, ò il labro, òla lingua, ò la narice, per (carnificarlc* pian piano, fin che s’habbia Pimento. JQualij quante pano lesene , che nell*human» corpo per caggione de* morbi ungono aperte, (per quante caggioni s'incidano. Qap. I X. In qui à baftaza fi è detto del* atom^adcllcvcne:Rima- uè ì vedere foloil numero di yQ quelle, che per alleggiamen'* todcll'infirmiti fono dal fcr* roincifc. Intorno à che va- rie fono 1*opinioni Galeno afferma effer cinque ; Auicenna attefta eflcr vcntVna, Gio:di Giacca Aiemano , vuole, cho fiano quaranta,eflendo di parere,che dalle vene più propinque al luogo affetto fi debba cauar il /angue , il che dà profefTori dell’arce non vicno oileruato, Aliabatc ne pone trenta crociò è tre- 20 Quali quante (ìa no le che nel fai a fio auuenir fittole. Gap. X, 23 ■ RIMA che fi venga all'atto di lecar la vena, egli è me- Itieri di aprire ben l’occhio in che luogo fia ella limata, equàteparti à lei congiunte polfono perinauertéza effer — dal fcrro offcle;Ia onde per- che non fi camini dà loro alla cicca,ftimo nccef- fario il inoltrarle di parte in parte; Impcrciòche venuti à compita notitia dii luogo , e dclhu profondità di effe, non fi cada in errore, offen • dendo à calò, ò TArterie » ò i ncrui, òimu- (coli, ò alti e famigliami parti; E dunqucdàlà- perii che la prima vena da inciderli, è la cutiai- la,da Greci Epirmcnidc nominata, la quale non hà lenfò veruno, e lòtto di cui è la vera cute,tro- uandoli più in dentro Iapinguedine,fimilmcn- tc priua difènlò,piùlòttoè la vena che talvolta celarli, e tal volta cltrinlìcarlìfuole lòtto la pelle ponendoli, hor la feconda pelle cllcndodi natu- ra Ipermatica, e di fila di ncrui inteffuta, i quali lènfitiui fono, quindi è che nell aprirli della ve- na, toccata dal ferro, ò la detta pelle, ò qualche 24 Douejlta ftuata la c.Cap.X* fibra di mufcolb j ne dcriua il dolore, che dal fanguinato fi fente, mà qual’hora fia la lancet- ta ben aguzzata , e eoa dolce taglio fi Cagliari la vena {enz’offela d’altra parte, e quindi fenza dolore; hauendo lopra il tutto mira,che la tuni- ca della vena non fia groffa per le fibre da cui vicnintcifuta. Deificar runa rvena per *vrialtra. Gap. X f. «Parimente cfauucrtiic di non.# ferir vna vena per vn’altra,per3 ciò che in tal'accidcntc, inefeu- fabile errore fi non feguendofi f intentionc del Medico, da cui fecondo la va- rierà de* morbi » viene la diucifità dc*ialaflì or- dinatada onde gran fallo farebbe à trarfi il fan- gue dalla vena del fegato, douendofi da qucllsu della tefta cauarc, nonfapendocglifepcrau- ucrfionc, òpcrcuacuatione, òper altro effetto fia dà cauarfi, ò fe debba farcii faiaflò ne* pria-- cipi de* membri, è perche fia il corpo pletorico, la onde fons la detta venaè chiamata , perla communicanza,ch’ella ha col fonte del /àngue, tal che in ogni corno caderebbe in erro re,ò per«* Del fecar n>nà , Cap, XI. 25 che, non cuacuarcbbe il fangue dal fegato, o perche fubito fanguinato la vena predetta fi rie- pirebbe di nuouo del detto fangue, non haucit- do aperto il fonte , ina ancorché tutte le vcnsi* habbiano col fegato corrilpondcnza,c dà quel- lo co no Ica no il lor principio,diuerfi effetti nodi « meno vengono da Iorodimofirati(ffc6do Aui- céna dichiara)chc fecado la vena della tefta, af- ro non cuacua,che le fuperiori parti del collo, e della tefta;loggiugédo,chc tal cuacuationc, no paffa nella regione del fegatOje delle pai ti vici- no al cuore,nè meno delle parti inferiori,e per** ciò miri il Barbicro di nò detto habbiamoffvna per f altra,che più vale vn oncia di saguc tratta co ragione dal luogo prchf- fo,fch*vna libra d altra parte fcioc carnet e diffiLi- ft,ma no trouando doue ella vada a terminare, come per vétura quella del fcgato,alIa mano tra l’auriculare,quella della tefta al tró- co,ò alla mano tra l’indice,e’1 polliceli chea fio luogo, co5l diurno aittìo* più chiaro dimoftrare- mo Pur farei di parere,che le nelcominciaméto n del male ritrouar non poteffe il Barbieria vena, . dal Medico ordinata, clic fi porcile ( toltone quella del tronco) aprir la vena;più apparente , che non fi farebbe cito re , cosi ancora quando fi fà il fa ì affo, ò per boglimento difangue , ò per 26 Del \tCAY *vna mena per •vn 'altra rogna, ò per altro effetto qualunque fi fia ; mi trarfi douendo per cagion di febre, potrà in ca- fo talc*hauendofi difficultà nel trouar la propria venajcauaifi da ogni còfcntimòto però del Medico, il cui configlio dee ncce/Tariameli- te lèguiifi. Delta [tticope ythe eviene per cagione del falajio. C*p. xii. BVò Iafincopc in coloro, che ficaua* no fanguc dà molte cagioni dcriua- rc. Primieramente daefiafione di fanguc fpiritolo arteriale prodotto dalPapcrtura, ò troppo profonda, che tocchi latteria, q troppo lata, che apra oltre modo il lentiero à gli/pinti, ò troppo angufta,da cui no potendo il fccciofo fangue liberamente v(cire>, ne prouicne Io fuenimento,c la fincopc » dell'in- fermo. Accade oltre àciòlpe/lc volte, ò per di- fetto del paticntc, che per la temperie della co- pie/lìonc, timido deuenuto,s’abbandona, ò per colpa del Barbiere, chcimaginando/ipcr ven-’ tura maneggiar collo di Bue , cnon braccio d’huomo,rccandoaH’infermo louerchia ango- fcia,àsi fatto termine lo riduca Quindi vlàr de- lie ogni arte il Batbicro di adoperare guifà la* Della fincopfiffic, Cap.XIl* 27 mano, che leggiermente, e non graue, giunga à ferir la vena, e procuri con ogni (Indio, ch’il braccio del paticntc ftia ripofato, e fermo, e per difuiarlo ctiandio dal timore, il tenga à bada , ragionandoli di colè dà quel Tatto rimotc ,c eoa*, gli occhi,ò chiufi, ò in altra parte riuolti, sfor- zandoli in tanto con ecceffiua dcftrezz* di ferir prima la vena, chtegli peni! di riccucr il colpo. oltre à ciò lafincopc,òper Io dolor fentito nel punger la vena, come colà eflendo di molte fila contellc, òperchc fù ftret « talmente allacciata, e ciò ne’corpi timidi, e mal complcflionati, come auanti s'èdetto . L’vltima cagione della fincopc nclTatto del falaffo , tralafciando alcun*altre,come pur chia- re à profelToridi quella arte, è vna pienezza di biliofi humori, che nel concauo del ventre fi la- guna, i quali agitati,& commolli, & agitando- li infieme il (angue, e’1 corpo tutto,alcendono in alto, e col loro acuto morlo attaccandoli alla-» bocca delloliommaco, & al cuore diltcnden* doli’, quella di vari fintomi infettando, quello nella fu a propria llanza alterando, la natura languida, e morta nè diuienc, rilolueii- dofi in fincopc,ò in deliquio d’animo,come Ga- leno nel primo dell'arte curatoria afferma. E perche l'intento , c’ifinc delfefpcrto Bar* 28 Dilla ftncope, ($fc. Gap. XII. biero è l'operar in qualfiuoglia (tato con (ingo- iai prudenza le co fé à gloria de* SS. Cofmo , o Damiano, ad vtile.del profilino > & ad honorem di fé medcfimo , il quale dopò il (eruigio di Tua-# Diuina M. deue co ogni sforzo, & con ogni af- fetto colileriin re: quindi è, che ncll’occorrenzc del cauar (angue deu’cgli chiedere al patiento s’egli fia folito di fen ire sì fatti fuenimenti, e> trouando che fpefie volte fia dalle fincope ta- nagliato, il fouuenirà con quei rimedi;, che per fuo maggior commodo ,• più oltra dimoftrarc-* moj ma non eflendoliper il paflato fimil difgra- tia accaduta, potrà il Barbierofenz*aJcun dub- bio (alaiTarlo,(landò perciò sii rauuifoper quel chcauuenire gli potrebbe . Il riparo,eh a si fatei accidenti potrà farli, è l'aiuto, ch’ai cuore tronco di vita farà non poco gioueuole, è quelche fìegue. Abbattendoli per ventura il Barbiero à per* Sonc lolite di (ìrammortire »& venir meno, nel- l’atto ifteflò del falalfarc fiapiùricordcuoledi cenci' apprelentata acqua dì fiori d’orancio,ò al- tra fomigliante, pcrlpruzzarglielanel volto,in-. cafo,clregli fia per fuenire,facendogliele vicen- deuolmentc, c di punto in punto odorare , & af- làggiare,ne farà meno giòueuole il dargli à ma- giare, vna fetta di pane arroltito,enella vernac- Della (Iftcope, fflcl Gap. XI1. 29 da, ò greco, ò maluagia, ò altro vingcnerolo, e gagliardo bagnata,tenendone anco in bocca, perciò che daralli eiea, e nutrimento al naturai calotc ; e s’egli folle abftcmio, che abborriffe forfè di a foggiar il vino, prenderà in vece di quello, ò fciloppo, ò agro di cedro, che larà mi- rabile antidoto à lòmigliante padrone. Nè voglio intorno à ciò tralalciar vn calo occorfo nella perfona del signor LorenzoCc- nabris Lucchese, Ma Ziro di Campo per fa Cat- tolicaMaeftà nella Fiandra, il quale chiamato vn Barbieroàlànguinarlo, & apertoli fubito lsL» vena,cl!cndoquel Caualier da chimerico dolo- rc aggrauato, nè ven meno 3 c ritiratoli in tanto il teloro del {angue nel luo proprio noSL fù poflìbile vna mezz’onza ad vfeirne fuora, la onde partitoli il Barbiero, il lafciò languido, o trammortito,che per molte hore fenza virtù ne* polli, e priuo di fauella le nc rimafe, talché le lue genti credevano, ch’ci folTe già trapalato, .e dopò molti remedi fattoli,c per bocca,e per fot- ta, elfcndo io dopò quattrogiarni dal Signor Francefco Guerriero Medico fìlico di {ingoiar dottrina, àcauarli nuouo fangue p ropofto,in te- lò à qual’accidente era egli lottopollo, prima di falallarlo, rinforzai la debolezza della fua vitto co i rimedi già detti, fenza impedimento veruno 30 Della fincope , ffic, Cap.XII, gliaperfi la vcna.,& indi in poi tempre con otti- mo fucceflo fu da me falaffato Se la fincopc fa- rà durabile per molte hore, due forti di medica- menti applicarvi fipoflònojalcuni difuora; al- tri didentro; difuora, con vngcrc il cuore di Thcriaca con aceto bianco,ò acqua di fiori do- rando difooIuta,òpurcon vn linimento di man- teca di detti fiori,dà Spagnoli Manuquìllad’A- zar chiamato j adoperando ctiandio legature» ftrette nelle parti eftrcme del corpo, fouuenen- doli di continue fregationi con vn panno ruui- do, Palperò. Et nelle Donne farai maggior- mente auucrtitoin /occorrere le parti inferiori, effendo la lor Matrice principai motrice delle fincopc,che effe patifeono , farà per ciò ottimo rimedio il fuffumigar/e fotto le narici con cofe fetide, c puzzolenti, ardendoui l’cftrcmitàdcllc fcarpe, ò panno di lino,c foura il tutto (limo ol- tre modol’vfodeiraffa fetida abbruciata, dan- do loro per bocca , acciò che gli finarriti (piriti xiuocandofi in effe, il cuor fi rifiorì, vna dram- ma di confettionc di Giacinto entro vin bianco diffolutOj òfcilcppode’Pomi, ò d’agro di Ce- dro’ auucrtcndo, che il Giacinto alle Donne dar fi dee lenza Mufohio,chc perciò ancora è bene» adauucniifi, che quantunque il Barbiero deb- ba vcfiirpolito,nondimeno dee fchiuaieal pof- Della Cap.XIf. 31 Ubile il portar fopra mufchio,ò altro odore, maflimamentc quando hà da cauar fangue al picdc di qualche donna , che di frelco habbia partorito, ò pure hà dà entrare per cola fpcttantc al fuomefticro in qualche mo • nafterio di monache: e benché Auicennanel luogo di lopra citato , loda molto in tali cuenti i trocifci di mufchiojPorrai oltre à ciò nelle tem * pie alquanto di thcriaca,& vnpoco di bal/àmo nel palato;E prima d’ogni altra applicariono, giudico ncceflarioilfar/cli vnafcppofta> òdi cacio bagnato nell olio, ò nel miele, ò pur di Tam- pone di Genoua, ò di fiel fecco di porco in al- cuna delle dette cofe intinto;E farà buon fenno ancora in prefenza di coftoro si pufillanimi, no nominar già mai ne fangue , ne fai allò, ne far che vedano il fangue, il cui auuertimento ap- prendano ctiandio coloro,che vi /arano prefen- di,perèhe incautamente ragionando intorno ab Tatto del fàlaflarcjtnoucrano nel patiéte il terro- re, e dal terrore la fincopa, douendo piu tolto tenerli l’infermo col penfier lontano dal fatto, come per alianti se detto,e con gli occhi chiufi, accio che non veda il fangue. Nc doma il Bar- biere fagliare altri,/e non vi è prelèntc quab ch'altra perlbna,pcr quel che potrebbe auuenb re; impelò che mi ricordo,che cariando/àngue 32 Della fincope, (jff e. Qap.TtlI, ad vno infermo vn dc’noftri Barbieri in que- lla Città fanno iG 15. egli sbigottito più chcj l’infermo, cadde tramortitoà terra , falciando che il fanguc à quel poticro huomo viarie à rii® heU’agiojséza alcun ritegno:chefeper auuétura no fofleiui lòprauenuto vno à calo, quell’infer- mo haurebbe col fanguc efalataetiandio la vita* Del falajfo da farfinella ruena fafena , detta gar mente lagena della madre. Cap.XlU* K Olendo aprir quella vena, ottima cofit egli fia, che la donna,© huomo, che dourà cauarfi il fanguc,camini prima di falaffarfi intornoà ventipalfi ( non cflèndoli però dalla debolezza impedito il moto 1 cciò perche piùageuolmente cocorra il fanguc nella parte, ch’aprir fi deue, e la vena maggibrmente gonfiandoli più manifeftamenre fi vedaitencn*- do per la cagione iftefia quanto più alto fi pofia collocato il fùo corpo, il ehe fatto, fi prenderà vn vaio. Tacqua tepida,, in cui fi ponga il de>e fregado iUubgo, che douraffi incidere, ac- ciò che fi lporga in fuori la vena,fi farà più ficura- mentp il làlaTfo,e nò potendo nelMiuomOjò do- na inferma t roti aria vena, mi sforzerò di mo- lila re il vero modo di titrouarla,e ;meartchedi.tenerla aperta per cauàxne la quàri - Detfdtaffo; (&fc. Cdp. XIII. 33 tà di (angue -, che dal dotto fifico verrà ordinataci E adunque la vena fafena,òfopra il malleolo, ò nella faccia del piede per la dirittura al detogrof- fo, ò nella fronte della gamba, ò dietro il ginoc « eli io:c può ella fanguinar/I (opra il detto malico* lo, ò capoilo, da Latini Talus da Greci Aftraga- los, e da noi Napolitani otto pczzìllo chiamato , dalla parte di dentro infino al deto grotto del pie- de,ò in qualunque luogo di efió,eccetto nel ramo della matre,che Uà dallaparte citeriore del piede, cttendochc tutte 1*altre vene , jfuòr che hanno con la falena communicatione . Apprettata che Tara l’acqua calda abbondcuol- niente, fi legherà tré dita (opra il detto malleolo, ò douc fi potrà meglio rìtrouare, edifcoprcndola fili deto grotto, fcioglicrctc il naftro ò cordella, c fileg arà al detto dero vicino,© almeno in mezo al piede, ch’in tal guitti vfeirà à baftanza la vena,c» tanto più quàtofarà piena,e carnofa la donna ta- gliandola peròà dirittura; perciò che etterato fra ncrui collocata, potrebbe,tagliandofi per trauer- fo,ageuolmcte pungerfi il ncruo,c cagionami do- lore, e {pafimo , c ciò s oflerui in tute le vene del piede. Soggiungendo, che quetti faiaffi d'ampio taglio far n cleono* chiamati communeméte vol- gari,e maifimamencc nelle donne,chiamano par- corico,e ne gli infermi d’erifipole, e mal di gola, 34 Delfalajfoy ($fc, Cap. XIil. per edere il l'àngue in eflì fecciofò, c grò do, e ma* l’arto ad vfeire per flrerto taglio , onde egli può dal {alalie) riceuere vita,e morte : £ non trottandoli per ventura la detta vena-» nel piede, fi potrà cattar il fangue nella piegatura della gamba , appunto dietro il ginocchio , così ncH’vnaparte,come nell’altra, adaggiandofi Itu detta gamba dentro vn mezo barile'. E s’egliaccadefic,come fittole ben (pedo auttc» rjire,ch’eflendo chiamato il Barbieroper falaflar Vnà donna a! piede,colei dir non fàpefle cjual ve* na ferir fi debba, ò perche dal Medico non le fu detto, ò perche da quella non vi fu porto il pen- derò, in tal calo prenderà egli partito di cauarle> fangue dal detto piede per effier egli più à dirittu- ra del fegato, da cui vien mandata la materia più fpedo, e dalla cui parte fon le vene più larghe, t/ più di fangue abbódàti. Nódimcno fiencl diritto piede,ò nella parte del ginocchio,ò in altro luogo dellinteiior latoci fude impedimento, come d’vl- cera,ò di fótanella,ò d’altra iomigliàte cofà,fi po- lii all’hora trar sàguedal pie finiftro nella mede- (ìma vena,ancorché no fcnrifie la dona tutto quel giouameto,chc,falaflar porédofinel deliro piede, ella sétirebbe,mi dee il diligete Barbiere in forni• gl are fialaflò apiirmolto ben l’occhio, c ftare au- uatitogmpcròche facilmétc col fiuo mal’oprar la 7)el falafiò; (Sfc. £aplX/ II. 35 làcctta, cagionar cacrcna nel piede di chi vicn fe- laffa to,come aiiuenncimcfi adictro alla Sign.Du- chefla della Nucara,chcs'clIano foflTcfiata medi- cata dalla dotta mano del Dottor Marco Aurelio Scucrino, Chirurgo affai valcnte,haurebbc capi- tato male. Incifa che fia la vena,poga di nuouo nell’acqua calda il piede,per darpiùagcuolcdrada al sàguc; clVeffendo egli fccciofò,c vfeirebbe, si dalpicde,come dalla mano, fenza Taiuto dcll*ac* qua calda , da cui non fi deuc togliere la parte fa* ladata prima dcireuacuationc del fitnguc,concor- rcndo tuttii Medici in vn medefimo parere,ch’e* gli vicir debba dentro dell'acqua, equi confido il maggior auucdimcnto del Barbicro in non far che venga fuor della vena maggior quantità di fangue di quella dal Medico flabilita;chcpotreb- be ruinarfi finfermo, dou’cgli fpcra la falutc. t douédo egli(come fpeffo occorre)saguinar de- tto alcun Moniftcro là doue in vn medefimo te'po; sì debbia à quattro, 6 à cinque cauar il fàngue dal piede, no p predo sbrigarfi fatto il falaflo ad vna, prenda à lagnarne vn’altra,mentre corre il sagne della pi ima,c fa ladata la lècoda,ferirà lavena alla terza,che trouatofi per vétura volgare il fai a (lo,e relb tato più flufsibile dalla qualità delfcequa, po- trebbe vlcir fouerchiosague,c6 mortai danno di quelle,bifogna perciòpiccata vna vena, ligai la,c 36 Del fjafiol gre. Gap. X1 //. quindi fahguiuar l’altra per. cuitare ògnHìMfìró ÌucCciTo,ciò dico del piede,che itar nell’acqua bi- fogna: ma del braccio non vna, ò due vene feda- mente,ma quattro,e cinque piccar fipoflòno,per- che correndo ne’ vafi il fangue, non è sì ageuolc il commetterli fallo, ch’io pù volte infimilcafò t.rquatò mi fono, e mercè de’Gloriofi Protettori Cofimo,& Damiano, non mi è auuenuto giamai difgratia veruna*. Può farfi etiandio macameio nell’atto del làlaf- fare,no tanto per cagione della incifioné, quanto della legatura così nel piede,come nelle braccia , nella fróte,e nell'altra parti del corpo, ma in ifpe- cialità,nel falafió delle braccia,e de'piedi. Imper- ciòchc ellendo mal prattico il Barbiero,vi mette - là forfè il piumacciolo, ò di pezza di tela ràtiida j cgroflafo mal piegata,òcon órli tutto rileuati,!e~ gàdolo oltrei ciò co nodo troppofiletto, laonde vi cocorrono fluflioni di humoii facédofi nere,& dolorofe partigiano perciò auueduti iBatbieri nuoui nell’arte, di piegar fottilmcnte le fifoe, le* gando quelle lènza molto volume,ne premendo oltra modo la legatura auuolgando detta falcia fenz’alcun nodo, ligandola,con vri filo, perche fi polla agcuolmente efiercitare il bracciorfaccianfi oltre à ciò i piumaccioli piccoli, & molli, tenen- doli inficine con 1 altre cofe,perciò neceflaric ben appresati,prima di venir all'atto del falafió. Fig. 11. 37 Del falajfo da far fi per cura delle (lattiche. Gap. X t V. IEN da que/ta vena cattato il /angue dalla efteriorpar- te> S1 dell’vno, comedell’al* r tro piede, /otto il malleolo, RI ò capoila, ne trottando/! in-» detto luogo,potrà ferir/ì tra il deto piccolo , el /ègucntc del piede per terminar in detto luogo, incidcn- do/ì ad arbitrio de/ Baibicro, ò per dirittura , ò per trauerfo; òper obliquo, noneflendoui. peri- colo veruno ; fiauuertifca foloà far largai! ra- glio, perche il/angue effendo grofib, trouando malagcuolc v/cita, non s’aggraui più lòfioil male, vfccndcncil fattile in vece di lui * Ma prima di venir al /al affo, tenga fi per bre- ue fpatio il piede nell’acqua calda 5 perche mag- giormeite fimoflri la vena : il che unto più far fi ddk carnofe, in cui/bn profon- de le vene, e perciò vi fa dime'ftierò molta fati- ca à ttouarle, ma/lime non hauendo il Barbie- ro e/quifito il lenlo del tatto , cosi al Barbiero neceffario. Spcffc volte ancora per mancamento d’ac- qua calda P graue crroi fi commette, che non* 38 Del falafay (efrc.£ di farfi. 39 E tifai affo della n)ena della fronte,'e del foto giova- mento . Cap. X V. SALE il locar della detta vena; alle pofteme de gli occhi, à l’cmingranic, a’dolori della fella,à la frencfia,& al prin- cipio della lepra; e cosi il fa * la Uh di quella vena > corno altresì della mano,' è men* pericololo di tutti gli altri,per non clTerc i nerui à lei loggiacenti. Volendo adunque aprir quella vena, fi potrà in quell’agio l’infermo, che al Barbiero, per fuo commodo parrà migliore, quindi llringcndoli con vna touaglia il collo $ quanto eglilenza fuo danno {oficnerpolTa. Vc- dra/fi tra IVn ciglio, e l’altro in mezzo la fron- te, findoue tetminato i capelli,apparir la vena, c non apparendo legarai vn nallro, ò cordella* fopra le ciglia, radendone i capei i, per venir meglio altatto, c bagnandola con vna pezza* infufa nell’acqua calda, ch’in tal guila verrai moftrarfi, la qual ritrouata, aprirai ben larga* , che lalendoui d’ambe le parti due rami, i quali per la facciaafcendendo nella fronte in mezzo alle ciglia fi (tendono della vana corninone in* guila à cui due rami, vn della tclla*& vn del fe- Del falaj?0y ($fc. Gap. Xlr. gato concorrono : dee perciò la lancetta effe rè alquanto larga à fronda d’oIiuo,com’aItre volte s’è detto, ferma di punta, & di buon taglio, per trarne gioueuole ftttione di fangue, ponendo in tanto folto la parte,che fi falaffa, ò vna carta da giocare, ò vna pergamina/ò altra sì fatta cofa,che fia bafteuole à far che fi ve- da la quantità del fangue à ca- ttarli prefiffo ; ma ef- fendo rafala teda, eben picca- ta la vena'/ non vi farà medierò di sì fatti artcficij,che vfcédo liberamen- te il làngue*, potrà in ogni vaio la determina- ta quantità di quello effer raccol- to • 40 Figi II|. &#Fig. IV. 41 *Del falafio delia ryetutdel fegato, del mede di fan guìnarlay e dell etìlica che nè peruiene, Cap. XVI. *Indfi°ne della vena de! fegato, ò dicia- Q mo Bafilica, gioua a! fluffo di fanguc/, alia punrura,alla febre, & ad ogni al- tra infirmiti dal fangue, e dall’humor colerico, ò ò dalla pienezza cagionata ; ma ella è pcncolofu molta à falaffate (come della vena Cefalica fi è ragionatole nulladimcno è la più ordinante lsu prima ordinata da Medici i fanguinare, è rnala- geuole però percagion deH'Artcrie, de’ mufcoli, c^e5 nerui à lei vicini , la onde vi bifogna molta-, accortezza à cariarne il fangue, non mancando- la accidenti occorfi à farne cauti col loro effetti- pio, e particolarmeneeqeiel che a mio tempo ivu perfona d*vn Barbiero di molta ftima in Napoli occorfc, che per lungo tempo fcruito hauea mol- ti Prencipi, &Monaffcri, il quale chiamato per trai fangue alla (biella del Signor Duca di Grani* na premendo foucrchio la mano trapalò à fatto la venaunitamentecon la inferior arteria, po- nendo quella Signora, per l'inceflabile vfcica del (angue, in mortai tifico della vira, la onde in tré meiì à pena fu baftcuole il Signor Giulio Lazoli- no pendili mo Chirurgoà guarirla col fuoco, ef- fondo di ciò La lancetta cagione; dalla cui punta 42 *Ctl falajfo della svenale. fap,XVl. non àuucrtito fi Barbiere, ( haucndola di frefoo aguzzatala toglierne la ralla,ò mofcola,ò filo,co- me dir vogliamo, caggionò tanto male , efièndo che non lenandofi coito, che ella aguzzata fia il filo della punta di quello ferro , e rendendoti afi- prò nel pungere , dà cagione di premerlocon la mano, e premuto, patii non pur la vena, mà toc- chi ctiandio l’arteria,& anco à quelli di hò vedu- to nel Sig.Ottauio Brancaccio Caualiero per mol- te parti riguardeuole , che è rimato grauemente offeto nelle tue.dita della man defila* Indice, 3c Mezzano,per haucrli offeto il neruo,fi che ncru tc può aualere per fcriucre,& tutto dì và bulcàdo rimedio,benché conrvntione,che vdi ordinarte- gli dal Dottor Marco Aurelio Seucrino, che fu dell’olio d’Euforbiojdcftillato con acqua vita,fre- gato a tutto fi braccio, riferifee,che ffia meglio . Oltre di ciò deuefiauuertire ancoquetlo nelle vene tollcuatè, c groflc, che per effer elle piu du- re, facilmente fi viene à più fpinger la mano, o con ciò facilmente fi potria patfar dalfvna parte, & dall’altra, la onde benché no s’oficdefic l’arte- ria, òneruo, per effer folleuate più j nientedime- no il fangue vcrria à tpargcrfipei la concauità del li mufcoli, & cautàrebbd molte pofteme, can- gine, & altri mali accidenti, le quali vene anco fono più doloiofc dciraltrc » Del fnUflo della ($fc.C(èfrc, Cap. X VI. vi porrà fubitoil detodilopra, tenendouclo per breue (patio, sì perche il paticntc relpiri, sì perche fi raccoglie il fangue colà donde vfeir egli deue,sì finalmente pereuitarla fincope. Et falafiando bambini, ò fanciulli, impcrciò- che per piccioli che fieno hoggiè in vlò di aprirli con la lancetta la vena, hauendo moftratol*cfpe- rienza, che ne dedicano maggior beneficio, de- ue in tal calocflcr patiente il Barbiero, non po- tendo à fuo talento finger il braccio di quelli, fingendolo, non può incider la vena/& si per la picciolezza di quella, come per efier molli, &per maggior parte di fangue crafio , il che occorren- do di fare, è di meftiero efier accorto à far breue apertura, cnon à tempo « eh*egli pianga, ò fin- ghiozzi, perche il mouimento iltcflo facendo, la vena con tutti i membri del corpo, farà di molto pericolo il fanguinarlo in quel moto. Oltre à ciò non lodo,ch'egli languinandolo , tener lo faccia dalla madre, ò dal padre ; hauen- doci lelpericnza dimoltrato, che la tenerezza de* parenti 5 hà refo duro al Barbiero i! trarli à lodif- facimento il fangue, ond’io, perche Taffetto di quelli, cagionato non hauefie difetto al l’opera-, mia ,per lodcuolmenteportarmi, l’hò fatto più tolto tener da ftranieri, che da propj genitori. Fig. V. Dell incìsone della rvena comune,e che da. quella fi ricene. Cap.XZJlT. vena comune,da alcuni Media, dà f§ il altri Nera, òCardiaca (per hauer col cuore corrclpondezza) appellata, dirò {blamente, perche di comune ella il nomc,(conciofiache degli altri non s'appai- tiene à noi il trattare):vien dunque Comune ella detta per participar di due vene, cioè di quella del- la cella (la quale di (opra il braccio difendendo, e nella piegatura di e/sa peruenuta, deriua daquelle per Iafiiperior parte vn ramò,che ad vn’altro del- la vena del fegato , dalla infeiior parte del brac- cio perueniente, viene ad vnirfi. i quali due rami infieme congiunti, vanno fin {òpra la mano à ter- minare ,la cui vnionc di vene,fa/li tiè, òquattro dita fono la piegatura del braccio, ò più, ò meno , fecondo alIaNatura amica della varietà è piaciuto di fare, e {Tendo che in alcuni ho quello accoppia- mento à punto nella piegatura ofseruato,in alcun' altre quattro dita più lotto, & in alni meno,ma sé- za vna certa regola da potcruifLfermamente ap- poggiare Hot corrèdo quello {angue da doue egli fi vnifee fin alla mano, è chiamato comune,per lo congiungimento d’ambedue le dette vene, nelTAnotomia chiaramente fi può vedere. Jl gioua mento,che per Fincifione di quella vena s'acquifta , egli è fpecialmente perle pailioni del 46 Del l* ine ifiori e delta ruena . cuorc,ma&ime nel lì ni tiro braccio,! aonde-Cardia- ca, ella vien detta : va leseti audio ad altre comuni infermità, e per vniuerfal euactiationc è fuor di modo gioueuolc . o Nel fanguinar quella vena apra ben l’occhio il Barbicro, impcrciòche ella è molto maIageuoIc>& doiorofa i fc rire,elscndo lotto d’cfsa i nerui,comc ipelle fiate , Se ballcuolmentc ho raccolto da corpi da me imbalfamati>& da diuerfe A natomic ne’ pu- blici, e Reali Studi in quella Città, per mano del Sig. Marco Aurelio Scuciano, /Ingoiar Anatomi- lla, eminecifsimo Medico,c publico Lettore perla M. Cattolica in detti Studi più volte fatte , ouc ho ben còfiderato,cheno elsedo il Barbicroncli’aprir detta vena accorto , può ageuolmente in qualche fallo inciàparejpotendofs’cgli lìa mal pratrico)toc- car il ncruo dalla parte laterale di ella,dal che ver- rebbe à produrli ò fpafimo,ò c6uulfionc,fia perciò auuertìto ad aprirla per diritto, non già per trauer- lo , ò per obliquo ., acciòchc pungendo alcuno de* duenerui, ò tendini, non cagioni nel pouero in- fermo alcun ir remediabile accidente. E fi come la Cefalica detta del tronco, quanto più fi ferifee di (opra quattro,© feidita,o!tre la pie- gatura del braccio, tanto è di maeeior beneficio all’infermo,cosi la comune,quanto maggiormen- te fi punge dalla piegatura in giù, tanto più farà el- la gìoueuo!e per huuer i due rami congiunti della Dell'tncifione della wena * Cap.XVIl. 47 Cefalica, e della Bafiliea maggior forza d’vnionc, quanto prù al pollo fi faranno vicino. £ doùt'ndo la detta ven a comune, ò altra, inci- de rfinel braccio manco,auuertifca il Barbiere da- prirla con la man deftra;perciòchc ella hà duppli- cata corrilpodéza di fangue* da due vene damate, cioè da quella del fegato,c da quella della tefìa,nè per moftrarfi in colpir più leggiadro, non hauédo il tatto più che ficuro,cfsédo ella coueita,ò fi ferir* la con la finiftra,per euiéar fini Uro àccidétc, ado- perado lolamèrcncl maco bracciola màcamano, quando haurà la vena àfattofeouerta,©il tat- to à pien ficuro.Laici dunque i! faggio Barbicro di efporfià si fatti pericoli, c tanto nel braccio, come nel piè finiftro,non fi auuenturi à cauar fangue co la fintfira mano, s’egli non haurà, ò elprelsa la ve- na, ò efficace il tatto,come poco anzi s’èdfetto. Mà fe’l Barbiero farà per ventura mancino,gli fi conceda altrctanto il faìaflarcon la man finiltrail finiliro braccio, per venirli più ageupie il fecar la vena, quanto gli fi nieghi all’incontro il médefimo nel braccio dellro,per la malagcnolezza del ferire, laonde per non dar cagione à sì fatti danni,ho ri- culato in ognitempo l’infegnar queft’arugnon pur à macini,mà à gobbi,à guerci,& ad altri difetto!], eciandioCome,non atti à cotal cui Au- dio aftener fi deono per no trarne frutto,ch’à loro elTcrpuòdi biafinK>, &àgli infermi diruina . 48 Del falafiar la njind nel labro. Cap.xrnr. SI fuole ctiadionelle viceré dellegengioe, e nelle infiammagionc, e apofteme, per difetto delle dette gengiue, òper cagio- ne del dolore di else, da materie caldea cagionate,aprir nel labro di fbtto della parte di de- tro vna vena dcriuatc dalla venaGiugoIare,fèc6- do nella figura dell’Anatomia fi vede, la quale fi apre riuerfandofi il labro, c , c pun- gendolo con la punta della lancetta, ferendo di piano, (lagnandolo poi della maniera iftc!sa,che> del faiafio della lingua diraffi . Del modo del falafsar la dalla te(la,tanto nella piegatura del braccio, quanto nel troneo ycome nella figura ft rnofìra. fiat?. X/X, A vena della tcfìa,o Cefalica,c quel- £3 la del tronco,vale à tutte le percoli fc del capo, alle febri maligne, alle ercfipole,aHc(carcntic, ò angine,& « aj maj c]cg]j £ quella tra l’v- na, c l'altra piegatura del braccio aprir fi dee, cioè dal cubito fin'al mufcoio,troco chiamato, in quel- la parte à punto doue la natura fi farà compiaciuta di produrla; tenendoli in su quantofiapolìibile, e con accortezza di non ferir Parteria,che le foggia- cc, che oltre alI’cflèrcoltre modo nella parte mu- feelofa profondata, mà più d ogni altra vena la tu- Del modo dì falajsare la njtna, CripdXIX» 49 nida durafomalageuoleà ferire.Si richiede perciò al fa la ilo di quella hauer lancetta ferma di punta, c dolce di taglio, potendola incidere non purneiiaj piegatura de! braccio, ma etiandio nel tronco; in cui fon due rami, de’ quali vr.o s inuia vcrfola par- te fupcriore , l’altro va in mezzo la piegatura del braccio,c nopotédo crollarli la vena comune,que- lla è prefa da molti in fua vece, che và à congium gerii poi co quella del fegato;Vien poi l’altro ramo à terminar nella mano, cioè tra il detogrollò, e, l’indice,nel cui luogo può falaflàrfi,non frollando- li fopra la piegatura del braccio, anzi l'hò io più volte efser comune,imperciòchela vena del- la cella, e quella del fegato, non fi cogiungonoin* fìcme,(e nò vicino la mano,come fi è detto,tal che può dirli Comune, c non Cefalica.Màèdinonpo* co peiicolo il /anguinaria detta vena in mezo al braccio, trouadoli lotto eli elsa due nerui più lupa- fidali, che ncll’altre vene, come anco nella vena,* della teda fopra il braccio , ch’è ramo del tronco, per elserui la pelle più dura,& mufcolofa,bifogna- do profondar maggiormente il ferro, fi che induce nel ferirli tal volta infiammagionejmà quella del* la mano ha più profonde fartene, che non poffo- no riceuercsì ageuolmente oifelà . Il falalTo nel tronco farli dee per lungo, non già per trauerfo, neper obliquo ; odali pur la cagione facendoli all’altrui collo auneduto, 1 50 Del modo dtfala/ptre Nell’anno 16 17.volendofanguinaifi vna Mo- nica in vn Monafterio principal di quella Cittàjnè potendo,per cfscr alquanto graffa, trouarfeli la ve- na, vn Barbiero più ardito, ch’clpcrto, incidendo- le per trauerfo la vena, gliele rroncò per mezo; la, onde fcguendonc vn’irreuocabile flu/so di fanguc, m egli per la diffidenza dell’arte del Medico Fra- cefoo Baratti con opportuno rimedio (lagnato,mà pet nuoua forza da lei fatta aprendoli di nuouo la ferita,nè giouandoui l*induftria(per altro mirabi- le) del Medico Pietro Dales Fiamengo, fra pochi giorni v/ci di vita • Nell’anno 16 iz. altretanco nella perfona del Configlielo Camillo Villano pochi anni prima au- uenne,la onde fi dee oltre modoauuertircà no ta- gliarla per trauerfo,ma per lungo,Se aprendola nel tronco quattro, ò cinque, ò fei dita (opra la piega- tura del braccio* Se alla fine del mulcolo dcldoidcs vicino nella parte à punto douc i Cauterij far fi fo- gliono,ch« quello è il luogo da ferirfipcr vtilc del- i’infcrmo. Et perche in tal luogo è molto profonda la vena, Se di dura,& camola pelle couerta, rare-» volte fi vede,quando col tatto vicn (ànguinata,co- me negli alti i Capi delle vene profode detto hab- biamo,bifogna perciò in tal luogo profondarla la*» retta,c far largo il fala(fo,acciòchc habbia l’infer- mo la bramata folate,Se ilBarbicroil douuto hono- ie. Fig VI. PAVPBRIEVS GRATIS 'Fif: Vi- 51 Del •vero mode da incidere le vene delle mani, e del loro giovamento. C<*p. xx. j’Inciciono nella mano due» vene, vna che dalla yena ‘ delia tefta dcfccndendo va uà il deto Pollice , e l’In- j dice sterminare, diften- dendo poi due rami, vno {otto il deto pollice, l’altro (òpra l’Indice,come nell’Anatomia ho veduto. L'altra è la Saluatclla , così volgarmente chia- mata , la quale termina tra il deto piccolo , e> l'anulare :pcr quanto mi èoccorlo oflcruare, parmi ch’ella habbia dependenza dalla vena* Bafilica, detta volgarmente del fegato. La prima vena, che dalla teftadefccndo > aprir fi fuolc, ò per trouarfi la Cefalica à pun- to nel tronco , ò nella piegatura del braccio, ò per far alcuna auuerfione, come ho nelle angi- neoflcruato, prima d'hauer fatto il falsilo già detto nella mano , c quindi lotto la e per euacuare ctiandio dalla tefta , c per ri- mediare a’difetti della bocca, ò della faccia, ©per altra incentionc del Medico , e quantun- 52 Del tutto modo da incidere le gli altri falafli s’è detto, auuertcndofi, dopò inci- le le vene , d’allentar alquanto il naftro, ò cordel- la , acciòehc il languc altretanto fccciolb, e grof- fo, quanto putrido, & infetto, elea fuori, alta- mente il fecciolò, e grofso, per fanguftia del- Tvfcita rimanendo, n’vlci rà il lottile, e Ipiritolo, laonde debilitandoli l’infermo, malignandoli il male, e corrompendoli gii humori, & la virtù venendo meno, ne fcguiià ò lungo morbo, ò lù- bita morte * Fig. VII. 55 Del fai a far e la fotto la Unga A « £*f. XXL '"$S§ Ncidcndofi la detta vcna,gioua alia 8f®Si Garanzia, ò angina, ad ogni fluf- jjhfil fionc, che corre alla gola, al dolor de* dentice delle gengiue, & ad altri dìucrii mali. La quale per ben falaflarfi pongafi vnatoua- glia al collo,di modo chc’lpa dente {offrir la polla, è pur gli lì faccia chinare alquanto la celta del mi* glior modo che gli farà pofsibile, quindi fipten- da vn mòuicchino, ò fazzoletto, ò altro panno di lino ruuido accomodandoti la lingua e coel, la lancetta s’incida la vena>cs*ella folleenfiata in modo, che foffe eguale co i denti, fi che per sì fatta alterationc fìiffocaflè la vena , pongafi in* bocca dellìnfermo acqua calda , e quella nè an- che potendo egli tenere, fi ponghi vn panno de lino bagnato in detta acqua calda Saldandola quanto fipoffa, aprendoò con mani, ò con mol- letta , ò con vn pezzetto di legno, ò con altra co- fa tale quanto fiapofsibile, e con meno dolore del paticntcla bocca, prendendo con vn fazzo- letto la lingua, & inciderai la vena , da cui v»cito à baftanzail fanguc, la (lagnami, e (e per ven- tura folle larga Tincifione, e con empito grande 56 Del [daffare la corrcfsc il (angue i facciafi tener in bocca al pa- ncine va poco d’accjàa > ò diviiFfrefco , portoci alquanto di fale, ò eli farina di lupini, ò di Bolar- rneno Orientale, o di fangue di Drago, è di terra iigiilaca di Leuante, ò di poluere di (corzc di gra- nate, ò bombagia bruciata con albumibed ouo,ò tutte inficine mifchiatc,c (c pcratiucntura con tur* te le dette cole ftagnar non fipatefte, fi prenda Foglio di zolfo, ò di calcante vitriolo chiamato, e con vn poco di bombace fi toccarà l’incifione, e portoni (opra ralbnmcdell’ouo con lefudettc poi- uerijftagnarà fenza fallo il langue, per cui racco » glicrc, fi lalcia algiudido del Barbiero ; barta, ch’egli fi prenda vn vafo, in cui la fua quantità, c qualità veder fi po(Ta,auucrtcndo che quefte vene fon più dure di pelle di tutte l’altre,e perche (otti- lifsimc fono, bifogna per trauerfo tagliarle. Rg'. virr Del modo di cavar [angue da dentro le narh i con le fanguifughe. Cap. XXII. 57 Gli è da fnperfi,chc le fanguifughe Pz ancora dentro le narici applicar fi 8| fbgliono, nell’angolo àputodal- TI *ntcr,orPai'tci ouc fon due ve- nc dalle {iugulari anteriori depé- denti, nel cui luogo fi pongono per cagione d’alcun dolor di tefta, ò per ercfipolc nella òcataraffe, ò cmicrania,ò frenefia*, ma nclPapplication di taf rimedijjfideeoltre mo- do auucrtire, procurando d’hauer fanguifughe* •ben purgate , fecondo nc* feguenti capi dirafsi, quali fi prendano in vn panno di lino , al- quanto groffetto, e umido,pache meglio tener fi po!Tano,e non sfuggano, quindi bagnato d'acqua frelcail luogo, ouc hàdà mordere, s’applichi la fànguifuga, ch’ageuolmcme verrà ad attaccarli , ma fia pur accorto il Barbierodef doppio perico- lo, in cui potrafii incorrere, impe rei òche non be- ne attaccandoli, ò sfuggendo , afccndcràper la* parte fupcriore, giungendo lìn’alccrebro , ò de- feendendo nella bocca,là fi potrebbe ageuolmétc inghiottire, così ò per l*vna,ò per l’altra cagione, perdere nè potrebbe l’infermo la vita, c rimaner l’artefice con poco honoreme s’habbia per impofi 58 Del modo d't cattar (angui . fibileil calcico nciofiachc Galeno due vere i/lorie nc racconta, d’vnoper cflerli afccfc per le narici, d’vn'alcro per haucrla si di notte con l'acqua di pantano beuuto, in cui fi vedrà, con che giuditio venne ei di tal fatto àconolcimcuto , c ciò che fi fufle per fanguinarlo adoperato, nel cui cafo non mi è paruto di tralalciarc vivefficaciflimo ri- medio , nel tempo dcirilluftriflìmo Signor Cardinal Gcfualdo di gloriola ricordanza-» fpcrimcntaco,perche hauendo vnfiio gcnril’huo- mo di notte in vn vaio d acqua frelea inaueduta - mente beuura vna di elle glifi attaccò nella gola, & hauendoui molti rimedi, ma fenza frutto, ap- plicati vi fu vngiouanc , che per dilpcrato pren- dendolo , c fattoli con vn picciolo imbuto pigliar il fumo de cimici, nè la fece in quel medefimo iftantc v(ciré,il cuilecrcto ho veduto poi /perirne - tar più volte in diuerfe pcrione.Occorlido adun- que , che per li canali delle narici alcuna di quelle a/ccndeffc douranno prenderli ò viuc, ò morte lo dette cimici, conforme hautr fi potranno,c pofìc fopra il foco, fi pigli il fumo col detto imbuto denrro le narici» che tofto verrà la fanguifuga ad vicirc, ò pur il rimedio, che ficgue non mcn gio- uamento potrà recargli, pigliando cioè lifeiua , è ranno, fatta di cenere di farmenti, ò di vitbpo- fta nell’acqua dolce boglicntc,epaffataper feltro, Del modo dì cattar/angue. Cap*XXlì, 59 la quale tepida al ccrcbro confittola per le detto natici, ò nella gola applicherai, ò in vn (ubico bcuendola,ò pur fi prenda canfora, malua, e fuf- quiamo,& inficmc bogliti fi colino al modo idei- lo vero fi pigli per boccali catto- reo col fiicco di ruta filueftre , e s’adoperi nel ce- lebro, e nelle narici faccndofi vn imbotto dipez- lino in forma di tatto , & bagnandola poi fucco di bitta, ò di mcrcorella fcmina,ò di malua, ò pure fpargcndouifi polucrc dicaftoreo, òd’e- lebboro . Mà per cuitar finalmente qualunque errore, fia medierò il legarle vnfilo alla coda,tenendola per etto infinga tanto , che da (e medefimc li diftacchinojtagliandopi'imicramcnte i peli nei luogo, oueattaccarfidouranno, acciò che noru trouino intoppo veruno, mcttcndoui firmi mento vn poco di bombacc dentro , acciòchc non fia lo- ro d’impedimento il rclpirarc. E dittaccatc che per (e medefime faranno,!! la- lciarà venir fuorvi (angue dal fifico ordinato, quindi Iauatola con acqua fretta , fi verrà à fta- gnarc il fanguc con vn tatto bagnato nelle pol- ucri, che vcr{o la fine di quello libro dettrntc la- ranno • 60 A4 odo di cattar (angue dalle narici d'altra gufa fenzj* le Jangttt fughe co fa oltre modo fa» lucifera per l'erefìpclc . cvp. XX IH. è da fa perii, che non folo ìvl, luogki tali le fànguifughc ap- plicar fi fogiiono, mà il falaflo etiandio, fattoui con le fctolc* de! Porco, toltone da venti in * iieme vmte, e con vn filo le-a- te nel mezo, quelle per trauerfc tagliandoli che/ acute rimangano, & appiedandole al luogo den- tro la narice, c percodò deliramente con l’altra*' mano quella, che tiene lelctole, verrà ad aprirli la vena ; accomod andole per tal’effetto vna tona- glia nella gola, come nel capo ventèlimo li è det- to, Se vlcito à baftanza il /angue, fi llagnarà nel- la maniera di fopra accennatale quando haucr le fetolc non fi poteffero, prendali in lor vece l'erba S.Giouanni, e riuerfando la narice, fregaraiil luogo,& vieiranne il làngue,& in difetto di que- lla, e di quelle,fi potià si fa ero mancamento ade- piere con la lancetta, riucr/àndo la narice,c pun- gendola in guifa che n’efca fuori la quantità {la- bilità, (lagnandoli nella maniera di fopra dichia* xatfb. fattali fanguifughe elegger (ì debbano \ come purgar fi poRono. Cap. xxir. fia molto ne- ccflario al Batbiero l’applicar con molto giuditio le /angui- fughe , hòpropoflo nelì’ani- mo di trattarne in quello ca- po 5 quanto al mio rozzo in- gegno fia conccduto.Moft ra- ro dunque primieramente come hanno dS eleg- gerli, e come da prepararli, perfègnir poi à quali infermità fi richiedano,& in qual guifa applicar fi dcuono. Sono le fangùifughe fjietie di vermi la cui for- ma è à guifa della coda del topo,con alcun c linee citane sii la fchena , &con vn certo che di ro(To- re intorno al ventre, &: ve ne fono alcune altro con le righe fteflc, ma di color verde, le quali fon’a (pi e al tatto,e quelle fon le migliori,per ha- uerpiù del faluatico,e che maggiormente pungo- no,c mordono,e mordendo fuchiano, <5*: attraho- noil (angue, il cui morfo è di forma triangolare, cdiqueftele più perfette faranno quelle, elio nclhacquc pure, e limpide fi tronaranno, ichifan- no perciò quelle di colorfpauentofo,e con groffa 62 Quali /anguifughe elegger fi debbano ] rcfla , &in ifpccicltà Ic crcfciutc in acque fango* le, c di pantano, eflendo vclenofc ; ma quantun- que fieno in buon luogo, e di buon'a/pctto troua- re, deeno nondimeno molto bene, e nell’acqua pura , e col zucchero per quaranta giorni almeno purgarfi vna volta il giorno; cambiandobacqua, ancorché non vi fi a molto neccflario il zucchero, eflendo {ufficiente, ch’elle fiano nell’acqua pura, per lo detto {patio di tempo purgate, conciofiaco- fache auuezzandofi alla dolcezza di quello, mal s’attaccheranno poi alla vena per trarne il {àn- gue . Pigliate dunque che faranno in qualfiuoglia luogo d’acque , ò di ftagno, ò di corrente fiume* buone, ò ree, che fieno, fi faranno ftarcrn vru vafo coucrtc di cenere, perche nel raggroppufi, e ritirarli,vomitammo il lor putrido,e nerosagUc. Quindi in acqua frefea lauatolc, fi riponga - no in vafigradi di vetro,sì perche l’ac- qua veder fi po/sa,& turbida di- ucnendo s’habbiafouen- te àcabiare, sì per- che ilando in ba ftan- tc {patio di luogo, non babbiano si agcuolmcnte ad infettar/]. 63 Del modo di applicare le [anguifughe al luogo del federe, e dell*mutile che neperuìene. £ap. XXV. Gli è in vfo d applicar le dette \ fan gu ifùg he p i i n ci pai me ine Sn nelle venc;da Greci Emorroi- pf'Sfj de, e fìcmmacali dal volgo chiamare,mà non prima d’ef- j fet l’infermo pu rgato, e ciò p «„ cagfonc d’aleuti a maligna fe- bre, ò d’cftrcmo dolor di tefìa, ò d’altro fopraue- gnente morbo; le quali vene hancndo dalla mil- za dcpcndcnza, il fanguc fccciofo, e malanconi- co in effe rifiede.Sogliono adunque gli intenden- ti diquefta arte, prendendole fera,metterle dentro vn panno dilin bianco,ben- ch’io perilpcrienza da me fatta , il tori ci di (car- iato, òdi panno almen roffo, (opra di cui,prima d’attaccaric alla vena, caminar fi facciano, acciò che p ù del !or (olito mordenti, e rabbiofe diuen- gano: le cui diligenze vfate, e riceuuto l’infermo il beneficio del corpo, come detto hai burro* s’haurà cglida fituarcin modo che agiatamente* attaccar fi pedano, e radendone li pclfieh’impc- dir lo pQtrebbono, fi tenga vn famiglio appreso, ò altra perlina, che l’aiuti à tener apertoli luogo 64 Del miào di applicare le (anguifìiohel per piu agiatamente collocamele , quindi con ac- qua tepida bagni quella parte, fi che gonfiando/! la vena, piu apertamente fi moftri, ben vero è, che miglior farebbe,e con mcntrauaglio del Bar- biere fe l’infermo fedeflè in parte oue più con> modamcntc,econ minor fiiodifturbopotelferi- ceuerc il fumo dell’acqua calda, ma in qualunque modo fifaccìa, gonfiate , e fcoucrte che faranno le vene fi prendano deliramente con vn panno ruuido le fangailughe, acciòche più fortemente ftringendofi, fuggir non polfano, c su la vena fi pongano, & indugiando ad attaccarli, farà otti- mo partito lo ftrappar vna,ò due penne d'vn pic- cione viuo, & applicar su la vena quel poco di fanguc nella punta attaccatoui,chefubitomorde- ranno, efsedo però la llagion eie 1,1 ’ f n u c r n o,s’a pp 1 i- .caranoalIavcna,mà ncll’Eftarefìbagnaràd’acqua frefea in luogo del detto fanguc,e (è niuna dcll’ac- cenate cofe nò grauaflc,pungafi con vna lacetta il luogo tato, che dalla cute cica alcuna filila di fin» gue, ch’eflcndo quelle pcrnaturalniftintodel- l’humano fanguc amicifiìmc> allettate da quello, s’attaccheranno alla vena, ole ciò ne anco farà gìoueuoic,vi fi ponga alquanto di fango,ò di cre- ta /temperata con acqua, il che non trouandofi à tempo, fi prenda ogni altra terra bagnata * ch ef fendo quelle,e di fango,c di terra prodotte,& nu- Del modo di Appli Cetre* C 66 Del modo di applicare le Jatigulfag he. tal cafo adunque fi pongano (opra di quelle, che* difiaccar non fi vogliono, alquanto di fa! pedo * ò alocpatica, ò vn poco di aceto , òdi fuccoda- rancio, ò di limone, ò d’altra co fa agra nella boc- ca , che fubito lafceranno la vena ; il cui rimedio farà ottimo ancora à farfi, perche non fuggano dal vaiò, in cui faranno polle", vngendonc Torlo dì e(fo,ò ponendoli! vna pezza bagnata à torno, eh* in tal guifa non partiranno, ne farà medierei dicuftodirle, perche non fuggano. Vinto, che faràà baftanza il (angue fi (lagna** fanno le vene con quegli ingredienti, che nella* ricetta dello ftagnarc haurai verfo la fine del zSJ Capo, il che di faperc è ncceflario oltre modo al Barbiero, impcrciòche è molto più malageuole à flagnar le vene del fondamento,eh a fanguinar- le; maffimc (e trouandofi Tinfermo debile per laJ foucrchia vfeìta del fanguc, fi declinaflè in modo* che gli fufle po i fenza frutto ogni humano ri- medio * Etcffcndoilpaticntc languidoìnguifa, cht# non poteflTe lctiarfi per federe nel detto vaiò,gli fi ponga vna ventofa in quella parte,poncndoui (o- pra vn panno caldo, ò accomodandoui vn vaiò d’acqua calda,sì che detta ventola ne riccua il fu- mo,ma sì fatte diligenze non faranno di mefticrc quando le fanguifughc s'attacohcrannotenace- Del modo di applicare • (fap. XXV. 67 Silente alle vene , conciofiachc vfeirà per fc flcflTo il fanguc, e farà il porui vn fol panno caldo ba« (tanto • Suol ctiandio auucnirc ichc non bene attac- candoli fanno largo il forame , che con malage- uolczza fi (bagnano poi le vene, ancorché vi fia- no le cole dette di (òpra applicate) nel cui accidé- tc ottimo rimedioc il calcate,ò vitriolo bruciato, il quale in ogni vena potrà applicarli, come ap - preffo fi dirà. Auuertcndo , che (e à forte entrafTe nel corpo dell’infermo alcuna di quelle lànguifughc otti- mo rimedio farà pigliar per bocca aceto fquilliti- co con fate, ò altra co fa falata ) poiché quelli am- malati fono cordialiflìmi nemici dell’agro , e del ialfo. Dell'applicar le Janguifughe dietro gli orecchi, e del benefìcio, che ne perviene. Cap. XXVI. n° le fànguifoghc dietro Porccchie per le fluffioni de gli occhi, per far buona memori a,o Pcr t0§licrc lcmacckic dal vol- to,come ancora dentro le narici applicar fi fogliono per l’clifipolc che vengono * * T 1 1 . 68 Dell'appticar le fitnvuifcbe ; iiella tetta, c nella faccia, e per altri mali vtilitt fimi J • i v •* :.ii Il cui modo Si prenda reftremitàdellorecchiojcalcandofidalla parte di dietro, c doue egli vàà terminare, Se apprettata la (anguifuga, prenderai l’acqua tepida,bagnan«5 doui vna /pugna, ò panno di lino,& applicando- le doue quelle gettar fi deuò»o;facéndo ciò tan- 4C volte, che apparendola vena,fia tumida diue* nuta , il che fatto vi fi pongano le fanguifughe», come delle vene emorroidc detto bàbbiamo, Cj •poiché nc faranno toIte, vi fi metta vn panno cal- do, acciòchc più abbondeuolrpefttcìi bica quantità di fangue che farà dal Medico ordinata; facendo in tanto euacuar dalle fanguifughe il fanguc della maniera fletta, che nel precedente Capo s*è ragionato; ftagn andò poi la nel Capo iftettò s’è dimottrato. Del arerò modo d’appltcar le fangtiìfhghe /opra il fondamento , da noi codola chiamata 9 t nel braccio da fanciulli • ì Ht i'1' xxvn. HAuendo fin qui trattato come applicar fi debbano le langmfnghc, ncll’altre parti douc toccar non fi può col ferro; parmi Del ero modo l Cap.XXVIFi 69 conueneuol colà1, cifio non traiafri di moftrar il vero modo d*applicàrlc à fanciulli tanto fbpra il fondamento, quanto nel braccio. Sihaueràdun- que à laperc, che quello luogo , cedola da noi chiamatole lofio faci© à punto,ch*è nel fine del- la (pinal midolla, vfc c lido per li forami delle ver- tebre della iudetta (pin a alami rami di vena in., de ito luogo d ifì e n de n à< fi,i qua li do Ile ven a C aua dipendono , diflondendt fi poi sù la pr Ile della-# detta cedola.. & anco intorno à lombi, & efiendo il più delle Volte da MccicipTcpcfiolattaccarnifi le fan uifo ghc parncol attinente à fanciulli, egli è d’auaertù fischi! prc pn‘o luogo , doue applicai fi dcuono, è doue apparirà su la detta codola vna* picciola fofìetta , la quale dourà bagnarli con al- quanto d?acqua frclca per allcttar detti animali co quello elemento in cui fon prodotti, c non volen- do attaccaruifi, fi vagli i! Barbicio de* remedi j nel ventefimo quinto capo accennati,^attaccate che faranuOjC per fe medefime poi faccia vfcireil languc,. applicandoci vn panno di lino alquanto caldo,con cuti forbendo il luogo ferito, fi vada rafciugando ii fkni ue,3cfcioche non ritar- dando ad vfeire ficondenfi, otturandola vena.., eciò pie rea gioii del freddo, il che dal panno cal- do fia* fupcrato, eiTendo che nel caldo* della na- tura amico, ftà la virtù cfaprire, enon volendo 70 Del modo di applicar le fanguifughe ? diftaccarfi, ò non potendo ftagnarfiillànguc/, fi ricorra à rimedi] nel jfopra citato luogo accen- nati . ■ ! : E douendo elleno nelle braccia applicarfi, fia* l'età del fanciullo da vifannofin’i due, d'indiin poi tralafciatocjucirvfo antico di non trarfanguc à fanciulli fin’al quartodccimo anno, e communc parer de Medici, per ottima cfpericnza fattane, che falaflar fi debbano, cflendo ilcibodicuifi nutrifeono più groflo,e non fi'ageuolc à digerirli, fi come il lattea la ondchumori più groffi ven- gono in elfi à generarli;quindi non falalTmdoli], mà applicandoui le fanguifugne, n’vfcircbbe il fanguc più fottilc f rimancndoui il groflo, con- ciofia che da sì fatti animali il fanguc più tofto fottilc,che groflo vicn tratto fuori,mà nel (angui • nar'i.fanciulli, le coi vene fbnopiccio!c,è mcftic- li che fia la lancetta più piccola dcllordinaric, e elicci colpo fia più leggiero, per cflcr’il corpo piu tcnerojMà tornando al primo proponimento,ha- ucndofi dunque ncH’ctà fudetta d’applicarglifì le* fanguifughe al braccio , fi leghi quella parte col n altro, ò cordella, tré, ò quattro dita fopra la pie- gatura del braccio,perche la vena fi lcorga,e non vedendoli, fi troui col tatto , come nel falaflò del braccio se ragionato, & attaccata che vi farà Isu fanguifuga, fifeioglia il naftro, ehcluggcrà con. Del modo d?applicar . [ap.XXVW 71 minor fatica, c’1 fangue vfeirà con maggior ab* bondanzaj vfandoj c neirindugiodcll’attaccarfi, c nella malageuolczzadilcuarlenc, c nel modo dello ftagnarfi illangue,qucl che di (opras*è det- to. E fc per ventura non fi moftrarà la vena , ne fi Crouaràcol tatto, fiponga noli a piegatura in me- zo al braccio, c facendoli, per non eflcr ben purgata, alcun tumore nel braccio, prendali lumbrici di terra bruciati (dura vna paletta,c fat- tone polucrc, le ne fparga il tumore ,[che fi vedrà mirabile effetto, da me più volteprouato. Dello ilagnar le «vene aperte dalle [angui fughe • Cap. XXV Uh SE fimgnifughe, magnatte anti- camente appellate , il più delta volte nel fondamento attaccan- dofifon le vene da loro aperte malageuolià (lagnarti ; non po- tendo il Barbiero ftringer > co- me alni piacea le vene, bifògnandoli tencrui ta mano per due bore continue premendole fin che fifta gniii fangue j per toglier dunque si fatto ini' paccioal Barbiero,e cotanta noia airinfermo,jgli fida piùageuolmodo di remediaruicolla ricetta* che fieguc . 72 Vtrflagndtele ‘‘vene aperte dalle fungutfughe• 1\t. Sànguehumano leccoinpoluere*. 1 Bolo armeno orientale * f ■ Sangue di drago. Incelilo. Maftice. i r; , ; - iii Sarca coila* V •> ;; :• ■* Scorze d’Inccnfb ) Vna dramma per Aioepatica ) ciafeheduna cofa. Peli di lepre minutiflìmi tagliati* onc. r, Geflo negro, herba ormcntilla,verdc>ò fccca, farà buona^. ConfoIidam3ggior=)fccclicalHiombraji Sanguinaria : ) Terra . Pietra amiti fto. Corno di cerilo bruciato. Sterco di mulo negro in polvere , pigliato nel mele di Maggio. Carta bruciata. vna meza dramma pcrcofa . le quali cofècon egual porcioncin poluere ri- ducendoli, e con aceto fqui Ili rico à modod’vn* guaito mcfcolato,s’applicheranno, ba.,nandoui vno ftoppinoà modo d Vna man dola inzucchera- ta, e ponendola nel fondamento,fi che tocchi ha- pertuta della vena,vi fi metterà (opra vn piumac- cio fimilmcntc in quell*ynguento bagnato, e fo Per Stagnarle nane Apette.Qap.XXV lt!\ 73 ciò non giouaflefenza farne vnguento, pur fa- ranno li fleflb effetto le poluere fopradette, (che/ impoffibil parmi ) fi pigli vitriolo bruciato nel nel modo,che più oltre diradi, Se ncliaccto forte, ò nclialbume delhouo à guifa d'vngucnto me- (colaco, s'applichi della maniera ilefla, perche tocchila ferita, che lenza fallo verràà (lagnarli. Del modo di applicar le 'ventofé , e del gioua- mento y che da lor (! ricette. Gap. XXIX. BErchc tra gli altri opportunfrimc- dij dalla humana indultria per fa* Iute dcll*huomo,trouatcfbno le vé- tofe » altrctanto al Barbicro di Cape* re adoperare neceflario, quanto al- rinfermo gioucuoli,onde vicarie del falafib chia- mate vengono.Mi terreiàgran fallo fedi farne/ alquanto mcntionc iotrafcuiafli. figli c dunque/ da fapcrfi,chc di più maniere fabricate Cc nc veg-' gono, altre picciolc, altre mezzane,altre grandi, altre maggiori, c l’vnc differenti dali’altre, con- ciofiachc alcune fon di corpo angufto, c di bocca larga, altre con tanto fpatio di bocca quanto di corpo, altre tutte intiere ; quelle forate di (opra, quelle con la cera dalla parte fuperiorc . Del modo d'applicar tewentofe. Le vento, vfino piale donne, che non confidandoli d operar l’altre piti malageuoli ad vfarfi, quelle con vn lpillctto fol ,rande, la cera agcuolmentcdiftaccano dalla car- ne; irà noi di quelle tratteremo, che fono alle in- famità piti gioucuoli,inoltrando insieme in qua* li parti applicar si debbano, & à quali affetti re- chino giouamento, perche di tratta cacia di quelle , sa qualunque pròfcffor di quella-» arte pienamente efpcrto. Et c/Ièndo, che in diuerfi luoghi* perdiuerfi effetti vengono da Medici ordinate, e tal’horain parti infelice, come à dir (opra la fòtura coronale della nuca, sù la fronte, (otto la barba » (opra il collo, nelle braccia, fòpra le polpe delle gambe*, dentro, c fuoradelle cofcic, nella Ichieua , nelle* fpallc, lotto le poppe delle donne, (opra il ventre» e nelle polpe delfedere.Dcc dunquel’accorto Bar- biere» valerli del giuditio neII'clettionc,c di que- lle, c di quelle; per li deboli vfandolc più volte, per li ben complcflìonati, c robufli, adoperando le grandi, c peralcuncparticolariinfirmità nell’c- flrcmc parti della vita,cornea dir farebbe ne* pol- li, nel concauo fià i due mufcoli della nuca, & in altri luoghi, feruendofi delle mezzane, lecondo le qualità de gli huomini, le qualità delle ventole eleggendo, & vlàndole ad modo, che ficgue. 74 Del moda d'applicare. Gap. XXIX. 75 Si prenderanno le coppette,ò ventofe di ledilo di bollo, che fon quelle le migliori * Se facendole Ilare per lo;'/patio'di hlczahora dentro Tacque calda, quindi trattola > & forbitola, s’apprcITuà deliramente ad vn lume d’olio accefo nel luogo à punto, doue fi e fatto pcnficro dimettere la* coppetta e fatto andar la vampa,e* 1 fumo della* lucerna dentro di clfa, torto fi buttarà nella parte prefifla. O pure fi pigliar* vn danaio con vn pezzetto di picciola candela di cera acccfa fcrmacoui Copra, il quale porto fopra il luogo, vi fi getti la ventola, premendola alquanto, fi che il rinchiulòfumo fmorzi la candela, che fenza fiottar finfermo » haurà gran forza in tirare . O pure pigliandoli la candela accefas’attaC- chi da vna parte alla ftefia ventola,c fi ponga nel luogo, Se fcrinfcrmoftarnonvoleflecolcato, mettali (opra il danaio vn poco di cera, Se s’attac- chi fopra la carne nella parte ftabilita, ponendo- ui fopra la ventofa nel modo già detto. Et hauendo à mettere le Ventofe àperfona ti- mida, ò pur, non hauendo commodità di fuoco da metterle, le metterai nel luogo, e ponendo la* bocca nel forame , trarrai in te ftcffo il fiato, co- me alcuna cola forbire , òfucchiar volerti, e co- me parrà d’eflerfi tratto aerea baftanza nel pulì'* 76 Del modo d'applicar le evento fe 1 to fteflò , che fe ne toglierà la s’otturi il forame colla cera.,, tenera pertal’effct- to nella mano , e farà incredibil commodo , sì per le ventofe à vento [, come per quelle à fuoco * L altre Ipetic di ventofe fi potranno ad arbì- trio del Barbiere gettar colla ftoppa,mà con giu* dirio, per nonlcottarTinfermo. Autiere intenti ne e e fari/ per iHncifione ielle ruen- tofe, £ap. XXX. Vando tengono le ventofe po- ftc à fanguc, deuono tagliarli per lungo, nel modo,che van- §012 no le vene, rartcrie«& i neiui, che nel modo ifteflo va l*in- teftùra della carne , e ciòs’in- t cndc preffo alla fpina > mà vicino le corte van- ii o per obliquo: Nelle perlone grafie, & camole, deuono pro- fondarli alquanto i tagli, mà che fieno corti, che facendoli profondi, e lunghiicmbtarannopiù torto ferite , che ventofe, douendo profondarli quanto fiala metà della pelle per trarne à baftan- za il (angue, che ciò non facendo, fcarfamcntc verrebbe fuori; come della figura fi può vedere. Auuertimenti necejfarij. Cap.XXX. Porte che faranno le ventole, ©coppette al- la Romana, larghe di fopra, e bafle, acciòche non habbia impedimento all’vfcirc il fangue, non fi toglia la ventofà dal luogo, fin che non fia piena di fangue, e tagliata, farà ottima cofa il metter vn panno caldo su le ventole, acciòche il fangue non fi condcnfi, & vi rimangano di fo- pra le* cicatrici. La onde è flato mio lòlito, do- pò hauer dato il taglio, di vngere il luogo col dito bagnato nell’olio, acciòche fuggendo dalle ci- catrici il /angue, corra al canto della ventofiu , che fi trouano poi tutte quelle goccic di fangue rìmafio, come filaccia nelle cicatrici, le quali fc ne toglieranno, fc tolto via la ventofa , & for- bito il luogo, premerai fortemente colla ma- no, fin che fi /gonfi, hauendo6 l’olio virtù d’in- dolcire, * fi- - * E‘ ncccflario parimente, ch’il rafoio, zeccarda, ò lancetta fia dibuona tempera,e di dolce raglio, benché da me, ne lancetta, ne rafoio flato fia, per taPc/Fctto, giammai adoperato; ma vfato va, ferro oltre modo percotal mefticroinduftriofo , & agcuolc, il quale fattoàguifa d’vna lancetta* , ma fènza punta, da vna parte hà’l taglio riuerfa- toà modo Catalano, equcfto dolce,e fottile,mol- to più atto d’ogni altro inftrumenro in sì fatta operarlo ne • 77 78 Àuuertimenti necefiarij . Le ventole gl andi, poche volte ci Temono> le* non qual'hora pei* coniglio de’ Medici, è me Rie- ro di gettarle con violenza Ibpra vna coftata. per caduta, ò per colpo,slogata,per tor- narla à fuo luogo, ò per buttarle {opra i! fegato * e milza , come più {otto diradi, le quali cflTer deuono forate di (opta, per poterle più agcuot- mcnte diftaccar dal luogo ,’ auucrtcndofi à non gettarle su la Ipina per efler luogo uolo. Prima di buttar le dette ventofe, faccia- li le fregationi nel luogo, non già in tutte* le parti, ouc gettarli deuono , non facendo di meftiero, mà nelle colcic, e nelle {palle fola* mente*. E douendo gettarli nella fi tura coronale, ò in altra parte, douc fieno peli, fi deuono primiera- mente radere. Non volendo nel piccarle valerli del ferro da me accennato , per timore, ò di profondare . il picco, ò di farlo iòucrchio lungo, fi potrà Icr- uire di quello, che chiamiamo zingardola , di cui [fi trattò nel fuo CapitoIo,ò non eflendo pof- fibile con tal inftrumcnto di far maggior ta- glio del ncccflario , & eflendo di minor pe- ricolo à cui non sà trattar il ferro da me tro- ttar© » lÀuueYtìmenti necefiarij,rap.XXX, Chiederà fo rfe alcun cu rio (b la ragion e, per- che le ventole primieramente nelle gambe, e quindi afeendendo nell’altre parti fuperiori di mano in mano fi gettano,* A cui fi rifponde, che l’intcntione del Medico e fempre di leuarc > e di- uertirc prima , ch’cuacuare, e per ciò buttandoli prima nelle gambe vengonoà diucrtirc vlti- mamente alle (palle per diucrtirc, & euacuarcin* fiemè,oltre che fi (charnificano quelle più vicine,e fanno cftremaeuacuatione , e ciò nel mal di go- lafùmolrc volte ofleruato, • In quanto à buoni effetti, che dalle ventole* nafeono, ècommuncopinione , ch’cuacuanoil fanguc della cute, che dcriuano, & attraeno: But * tatencllelpalleàfangue, cuacuano ,e dcriumo, giouando alle fie bri maligne , alle fca rande j ò angine : à gli humori » e fluflioni, cord per la vita, per (caricar la teda, e finalmente per diggerir gli humori & plcttoria del corpo : e non effendoà fanguc, diucrtono dalla teda , e dalle parti vicine. Se fi gettano nelle cofce delle donne prouocano il meftro; applicate à tenconi, harL» virtù d’attraerc dal fondo alle fupcrficic! pofte nel fegato, iftagna il fanguc v(cenre dalle narici, hauendo virtù di diucrtire, come anche nello (puro del fanguc. 79 80 . jdf nutrimenti ntcejfarij. Attenda dunque il Barblcro con ogni cfattaJ diligenza à gli auucrtimentidati, che l*vfàr di- ligentemente quella arte, quanto por ; ta beneficio all'infermo » canto cagiona in lui riputatici ne. Kg: ixì Mede d’applicdre ì CJatli, i rPiccion!y le Ranocchie per ì mali della tt8a*£àpyXXX/. Rima, che per maligne febri, per dolori» ò per altra infiammagionc vengano quelli animali alla teda* applicati, fi bagni il luogo con vna r fpugna imbeuuta nel vino caldo, ò pur ne* difcnfìui, per tal’cffetto ordinati, e quin- di fi rada applicandoui vltimamcnrc il Gallo, k cui dato, prima d’aprirlo, qualche pcrcofia con vna verga, tei metterai tra le ginocchia ben ftret* to, e tagliato con vn coltello acuto, e di buon ta*. glio per la fchcna, il porrai deliramente sù la te»* fta dcirinfermo, quiui mantenendolo caldo quanto fiapoffibilc, fopraponendouivn panno mediocremente caldo, e raffreddato il Galle fi alciugara la tella, & vili applicaràdifenfiuo,ò al- tro medicamento da Medici ordinato. I Piccioni aprendoli per lo petto , fi appliche- ranno etiandio come i Galli : i Gagnoli fi taglia- ranno per li fianchi del fimil modo applicandoli, & i Ranocchi fi porranno viui legati per le gam- be colla pancia lenirà la tella, à dirittura della# memoria, lopraponcndoui vn berettino di tela# facendoucle (lare fin tanto cheli moia no. Au- uenendo che Emendo da raderli la tella per di* 82 sZWodo d'applicare igalli. feenfi freddi, per gotta, è per altra infermiti ca- gionata dall’humido della tefta,ò dall’aria, la-» onde habbia perduta la fauella, fi debba raderò afeiutta fenza bagnarla,per non accrescili mag- giorhumidità, & per darli maggior fencimento, quindi fe gli applicheranno i detti animali, òi bottoni di fuoco alla futura coronale, e dietro il collo,, ò la padella infocata ; la quale per fbmi- glianti difeenfi di tefta nel mezoàpunto di cfla, è folito d’applicarfi,òpur le pezze nellacqua vi- ta bagnate, ò la bombagia, o (loppa fattile, con* vna candela acccfa, mà (opra il tutto flimo la pa- della oltre modo gioucuolc ; non pur infocata* > mà col fuogo dentro , per tanto fpatioquanto ‘infermo faccia colla tclla alcun moto, ò che gli corni la fauella,» Dell'applteditene di pulitoni. Cap.XXXIl. Nfinite fon le grafie , eh cisterna* f|g6ÌSj ||i|J clcmcza all’huomo s è di concc- ]P|£9 dere degnatola quale fol per noi-' Milli fplsf ftfo feruigio tante varietà di cofè hà voluto creare, cole tanto dif- ferenti ,quanto falutiferc, e tanto di falutc, quau- to dimarauiglia,cogìeàpuntoèlSfFctto, che dal pulmone è prodottole nella frcnctidc,òinfiarn- magione del celebro di tanto giouamento è ca- gione, perche purgatoli prima il corpo , c fattoui primieramente i rimedij dalla humana indù Aria à ciò ritrouati, fc ne riccuc indubitatamente la* iofpirata falutc. Sono adunque i detti pulmoni d’incftimabi fc beneficio negli accennati affetti, & di eflìi mi- gliori fon quei d*Agncllo,òdi Caftrato,come di calor più temperato degli altri, & all’humano temperamento conforme, c che più ageuolmen* te si fatto morbo rifoluono • Quelli di due maniere applicati vengono,per- che effendo l'Agnello,od Caftrato nel medefimo punto vccifo, fi dee auanti il paticntc per mezzo il petto diuidere, c mezo il polmone, toltone hu canna di e fio, verrà così caldo porto nella tertau dcirinfcrmo,c proprio nella futura coronale, fò- praponendoui vn caldo panno per mantenerlo in calore,màprima, è radendo il capo,o tagliali* doli i capelli à punta di forbicine poi applicar fo- pra la memoria i medicamenti già detti, perciò- che eflcndola maggior parte del ccrcbro nell'an- tcrior parte del capo, & per la fotura coronale,, mirto nel calore , colla temperata humidità de! detto polmone, e rarefaccndofiipori deila cute*, vicn nel celebro comunicato,e confeguenremen- Dell’applicatìonc depulmonì,Cap.XX X ì !. 83 84 Delfapplicatlone de' pubnonì te per infenfibile tralpiratione si fatto morbo ri- foiuo. Ma le per ventura sì fatti animali hauer non fi poteflcro, ma /blamente i polmoni di elfi, cho freddi fufièro, fi prenderanno due di quelli, e tol- tone fimilmentc la canna , e bagnati nella dccot- tionedi camomilla, dimcieloto,di feno grcco>& d’altri antidoti ben cotti, che di rarefare* e di ri- loluerc han mirabilmente virtute, s’applicherà primieramente I*vno,e poi l’altro fu 1 detto luogo, lopraponcndouifimi!mente vn panno caldo, per conleruar il calore, facendo ciò più d’vna volta , aceiòche fi riloluaà fitto, nè alcun auanzo rima- «endouifilafcioccafianc al morbo da rinouarfi* Vi Stdagniyì Rottovi] yo Fontamileyò fcautevijy così chiamate. Gap* XXXI//. Ertile alleile a* Barbieri il far Canterino Fontanelle s'appar* tiene, il trattarne in qucfto Ca* po, per beneficio dc’profcflòri, opportuno à me pare. Diremo adunque primieramente , che» iofa fia il Cauterio; pofeia in quanti modi fi fac- cia ; quindi i proprj luoghi douc oggi di farli lò- gliono. in oltre i ncccfsarij iftrumcnti àtalbpcra* De Sedagnì9è Rpttorij. Cap.XXXfì/. 85 tioncj vltimamcntcilmodo pratticato da poterlo fare. E* il Cauterio vna manual operatione col fuo- co arteficialmentc fatta nel corpo humano, per vtilità di quelli determinata,c per folutione con- tinua degli humori che in effi fluifcono rìtrouata. Si fà egli col fuoco, ò potenti a le, l’at- tuale è quello,che per mezzo d’infocati iftrumen- ti vien a farfi. Il potcntiale è poi quello,che nè al- la vifta,nc al tatto fi dimoftra , ma dal calore del paticnte fucgliato,dopò alquanto /patio di tempo fi (ènte, e qucfti Ibn medicamenti cauftici di più maniere,cioè alcuni che profondamente corrom- pono come lon la Calce vergine.col fapone,ò col folfo accclo , ò con oglio di folfo, ò l oglio di ve- triolo, ò con aglio, altri che apportano .vcffichft/j, come le Cantarelle, quali fonoà mio giudirio pe- ricolo/?, fy precise ne* corpi di mal*habito; & mal compleflionati jattefo detto fuoco potcntiale ap- porta dolore, bru fiore, &confegucnt~mcme /uol cagionar infiammaggioni, rifipel e, prò ducendo attrattionc d’humore nella parte douc fi pone per cagione di detti medicamenti poten riali ; ciò fi dee auuc iti re che ne* corpi di mal*/latito , & mal compie/lionati, non fi adoperi in modo alcuno il detto foco potcntiale, il più ficuro de* quali è il fuoco attuale,effendo }*attione di qucftp 86 !De SeJaptJt.o dottori/. fimpfidfsima , e che meno offende le parti profiline, & i principali membri, corrobora bu parte offcla ,douendo albhora il fuocopotentialc conccdcrffqu anelo cflendo pufillanimo il patien- tc.fi fpauemaffe,l’attuai fuoco vedendo. 1 luoghi in cui far fi fogliono i detti Cauteri] fon dodici,come nella feguéte figura fi vede, cioè prima nella commiffura coronale , fecondo nella futura lamdoide à punto (otto il vertice dalla par- te di dietro, terzo al collo in due parti, cioè nella fontanella di efiotrà la prima, c feconda verte- bra, ò tra la coda, eia terza vertebra; quarto nel braccio, tanto defilo , quanto finiftro; quinto, dentro l’vna,c l’altra cofcia , fello, alle gambe , c cosi di dentro , come di fuori, c tanto à delira , quantoà finiftra. Non però quelle delle gambe^, iecondo in lungo tempo hógià oficruato,à quel- le della cofcia ridur fipoffano, difccndcndocfa dentro quella il ramo crurale » il quale dal fegato prende cominciamento, lodandoli le Fontanelle in effo fatte,per eflcrc al fegato vicine, e 1 aparte p;ù concaua,ondericeuendomaggior fuperfluitì fa per confeguèza maggior euacuationc.& fopra il tutto, pereffer mcnoalHnfiammaginifogctta, cuacuando oltre à ciò nelle donne, e dal fegato, e dalla matrice,talché quella della gamba,à quel- De fiddgni) ò 7(ottorìj. Cdp. XXXII!. 87 la della colcia l'idur potendoli, vengono ad eiFer ptto i luoghi da farui i Cauteri; ben vero è, che quelli, che., più communcmentc , cper maggiore (patio di tener li fogliono, fon delle brac- cia, del collo, delle cofcic, c delle gambe come più neceffarij,comc aliaicontro,quei della tefta, rUbicandone in b rene le fletto, lungo tempo non fi mantengono-tanto piunpn dòucndo far mol- ta euacuarione, mà fidamente dà cuacnarc , e dà cfficcarc qualche humore, che nel celebro fofTe; i quali prima che fi facciano ,èdi rodile re > che fiano purgati gli infermi, eccetto però in ciucili che fi fanno alla cella „ Gli inltrumen ti vi bifognano due ferri, cioè vna tenaglia forata, come nella figura di- moftraraffi, & vn inftrumcnto acuto, della lun- ghezza d’vn palmo, ò più il qual ctiandio fi po- trà far d’argento, come ctiandio nella figura vc- draffi, Or poiché della qualità de eli iftrumcnti trae* r i o tato habbiamoj del modo d'adoperarli, egli e te* poà ragionare/. I Cauterij primicramnte nelle parti vacue far fi deuono, ne fi facciano in conto veruno ne* Ca- pi, ò nel fine de* mufcoli,nè in quella parte, don- de inerui deriuano, ne per lo fine de tendoni» pcrciòclie ne* luoghi vacui de* mufcoli, vi fon lo vene, in cui vi fudanoicfupcrfiuità, e toccando il capo,ò 1 fine da mufcoli, potria cagionarli alcu- na con tufionc. Si facciano quàttro dita dalla giuntura, ò ve- ro a iticoli dittanti,pcrciòchc fi come fono debo- (iflìme parti fi veneri-ano maggiormente à debi- oltre a rio dandofempre in moto fareb- bono agcuolmente attrattane d’humore, & et fendo la parte debiliffima, non potendo difcac- De Sedagniyò XXXIII. 89 ciarlo, ca ionaicbbe gràui accidenti, come nella noftra Patria in perlona del &egio Configlielo D.Ferrante della Quadra, se oflcruato,il quale per tal cagione morififie poco meno al Sig. Alca- nio Carrafaauucnne ,che per vn Cauterio nella* parte di fuori della gamba à lui fatto, fù in eftrc- ino pericolo di vita. • / 11 Cauterio della tefta nella coronale futura fi faccia,prendendo la mano del paticnte,e ponen- do l'cftrcmità della mano , doue termina il pollo tra l’vn ciglio , a l’altro sii la radice deliralo, &c premendola fopra la tefta, doue andari il dito di mezo à terminare, rad'erui in quel luogo! cape!4 li » e col bottoncino infocato deftràmcme farai I‘opera, calcando colla mano il ferrò, che fi yen* ga a rompere la cute a profondar W-pòco il bottone. Facciali del modòiftcfso fidila parte di dietro, mà fa meftierodi trouarà puntola futura lamdoidc, cosi da Medici chiamata, hrejuafe non sì ageuolmentc trouar pot raffi, da cui non «ab- bia veduto d'anatomie. È qucfti medicar fi po- tranno con burirò freleo, con fiondi di1 lattuga , &cadutone il nero, vi /ìporràla ballòttina,i quag- li Cauteri j della tefta fi fanno in morbi me è TApoplifia, dal volgo gotta chiamata, che-» toglie i (enfi,c’I moto, & in altre fpetic d’inferini- tà, ch’ai giuditiodi Medici s’appartengono. Dell''utilità, che p caua da Cauterij . Qaf.XXXlV. HOn tanto il noftro corpo è à i| varij, c diucrfi morbi ( tcfti- j monij dcH’humana fragili?* j tà) fot topofto,quanto l’huo- ] mo iftefso hà con diuinità | d*ingcgno altritanti medica- menti ritrouato, per fortifi- car la debbolezza delia flìia natura, cpcrdilsol* uerc l’intemperie di quella, fra quali il più giouc- uole à mio giuditio il Cauterio, dal cautelarii cor- po, cosi per ventura chiamato. Il quale forfè dal Pioppo (arbore noto)ne fu marauigliofamétc in- legnato, mentre per trarne fuori lafoprabbon- élanza degli hnmori, che agcuolmentc il diftrug- gerebbono > gli fa medierò diede* forato vicino il piede , per cui con perpetue ferite, quafipcrvn conferuator Cauterio vienigli ad cuacuarThu- midità in effooltre modo nafecnte. L'adunque ottimo rimedio, e mirabile prefèruatiuo il Cau- terio ad euacuarc , & à deriuarc tutti i fuperflui humori ,& intemperie dell humano compofito, i quali lènza sì fatta diuerfionc, & cuacuacionc il gettarebbono fenza alcun dubbio à terra. T)e Cauteri) del eolio ] Cap.XXXV. EI co^°fifannoiCauteri] di due maniere l’vna quando vi fi paf- Rj^JyfNj||all fa il laccio, l’altra quando col bottoncino s’infoca quello, pcc cui patta il laccio , fifaià netta fotanella del còllo tra la prima* e feconda vertebre , prendendo tanto di quella pelle con la tenaglia,che pattandoui il faccio non fi rilafsi facendo poi quel che nella figura vien di- moftraco . Quindi col ferro acuro la cui groflcz* za farà qiiato vna lefina infocatolo fi pattaràper lo forame della tenaglia,e per la carne pattando* ui tolto, e diedramente vn laccio ditterà crcmcfi* na col puntale ben lungo, perche più agcuol. mcnte l’vna , e l’altra parte egli pafsi, applican- doui fijbito che fata pattato, vn poco di /loppa bagnata nctt'albumc dell ouo sbattuto. Il dì fo- gliente vi fi porrà nuouo butiro frcfoo,c fiondi di lattuga, continuando per quattro, d cinque gior- ni, quindi potrà medicar/! col iopraporui vna pezza di lino con vna fionda d’edera , tirando mattina, e fera alquantoil laccio,&anncttando- lo il torni al’fuoluogo, facendo fcniprc il medefi. mo, fili tanto che per bifogno dcll’infcntìo vi /a • rà pattato il laccio . 92 *De Cauterij del collo l Et vofendo farlo col bottoncino fegnarai coli vnpocod’inchioftro, ò altro fomigliante, il luo- go tra l'vna » c Pai tra vertebre, fi tome" del farlo cJ laccio frè dimoftrato: legnato che fia vi por* rai vna pezza bagnata in acqua di rofe, & in ace- che (ara per vietare alcuna infiatnmagione, c flulììone/della cui pezza fi.a nel mezo vn forami, c portola di miniera nel luogo, che per lo fora- me di quella fi veda il legno già fatto,.prenderai a.chiauctta,& portola lui legno con l’altra mano v1 porrai deliramente il bottoncino infocato, di modo che rqmpa la cute* il.eh e; fatto vi appliche- rai l’albume deJI’ouo,Gome di fopra § detto; il di feguentc il butiroj meditandola per dicce,giorni, fin che lefcara a cader ne venga , ponendoci poir che farà caduta,vna ballottiiia di cqra quanto vn granello di pepe, ,lopraponcndouj vn panno di lino col bulico,-c fiondi di lattuca, come di fopra s’è detto, c ciò per Io fpatio di tré giorni: quindi fi faccia alquanto più grande la ballottina , accrc- fccndola di giorno in giomo;fin à tanto che ven* ga allagrofìezzad’vn cece,c filcuaràpoiil buti- ro, medicandoli fidamente contezza, c fionda, òpur con carte di rottorio, c fronde : c così fatto modo di Cauterij nello flato di Tofcana è tanto in via, che fi fanno fin à fanciulli, torto che fieno vfeiti alla luccj conciofiachc dcriuando,cuacuan- De c tuterìj del collo. £ap XXXV. 93 do, e diseccando gli humori della teda impedi- rono repilcpfia , jò qualunque altra infermità da quelli dipendente; facendoli egli per Io più tanto nel finiilro quanto nel deliro braccio,purché no vifufie alcun difetto, ò di paralifia, ò diflulfionc habituata , che in tal cafo deurà farli nel braccio npn offelo, & effendo per ventura il pacione di natura mancino, li potrà fare nel deliro braccio, come meno cfercitato, e per conferenza merb foggetto alle flullìoni, conciolia cofa che il mo- to è cagione d’atrrartione, c quindi fifa al fini- ftro braccio, non elTcndouioccafionc deluderti impedimenti, il cui luogo è propio nella fine del mufcolo, da Filici chiamato Alandoide, eh e nel vacuo à punto nel fine del detto mulcolo, come nella fugura vedrafli,per cui difende la vena del. la teda, nella quale concorrono le fu pefluità, che fnoin ella , laonde in tal luogo farli dee . Si fa ctiandio nelle cofcie nel vacuo della parte di den- tro quattro dita lopra il ginocchio tra I‘vn mu- fcolo, e l’altro, auucrtendo che nel fgnarli, in- focarli il luogo, deu c il patiente tener 1 a gamba diftcla per linea retta , acciòchc torcendo quella non venganoi mufcoli ctiandio à torcerli, màdi- mollrino il vero luogo, che non pofandola per dirittura potrebbe il Cauterio farli nel mulcolo con dolore, c danno del patiente, E quello rotto- 94 *De cauterij del collo. rìòiuoie egli farli tanto nell'vna cofcia, come nel* l’altra , quantunque per lo più nella delira fi fac- cia, ftando clla'per dirittura, & più prolsimo al fegato, come anco alla madre s’cgli fara (si allo donne, quando però non vi farà alcun impedi- mento,come del Cauterio del braccio s’è detto, e come per farli perfettamente nel Cap. 31. le n*è moftratoil modo. Fallì anco nella gamba dalla parte di fuora, il cui luogo,e quattro dita lotto il ginocchio tra For- tori mufcolonel vacuo,che tra I’vno,-cl’altrofi vede , auucrtcndo che fc fotte neruo/o il luogo, ò così macilente, che i nerui foflciod’impedimen- to , che fi faccia più tolto nella cofcia , che nella* gamba, come inanzi s’è detto, e facendoli nella* gamba s’oflcruwl modo ideilo, e trouato che fi farà li legni, e fi faccia nel modo già detto. Fallì ancora dalla parte di dietro,malfimaméte alle don e, il cui luogo è lotto ilginocchio dallapar- t e di dentro nel vacuo :trà il mufcolo,c lofio della gamba, e quello può farli tanto nella parte de- lira, quanto nell a lìnillra,màpcr lo più nel la de- lira,non cflcadoui però alcuno de ti di fopra accennati, e tanto nel farli, quanto ne/ medicarli porralfi non pur al Capo XXXi. ricor- rere, ma alla figura, che per maggior chiarezza di quel che fi tratta da noi s’elponc.polloui ctian- De cAtiterìj del collo. 95 dio il nuouoiftrumcntoda me più voice prouaco, haùcndo fpcflc fiate veduto per poca vifta del Chirurgo,ò per poca fermezza della mano ò per non poterli tenere il braccio de! paticnte in mi- no , òper la pufillanimità dell’infermo offendere coll’infocato bottone l'infermo,& in vece di be- neficio recarli danno, quindi è di meftiere, ch’il Chirurgo, ò Rarbiero, tenga conia fuaman fini- ftrail braccio , ògamba dcITinfermo, acciòche non erri, fegnando primieramente il luogo, e po~ nendouipoi la piaftra forata, e bagnata, come se detto,legandouela con due naftri, ò cordelle,co- me nella figura fi vede; la qual piaftra può farli à giuditio del Barbiero,sì perii figliuoli piccoli,co- mepcrligrandijpotcndofarla intorno a quattro, ò à cinque dita larga,acciòche/eruire ella polla per lagamba, e per laeofeia, e/ari ella buona di qualunque metallo fi fia. Sopra ogni altra cofa auuertcndo, che dopò il Cauterio non s’habbia fretta i metteruiil cece fin che non fia leuata di quello tutta 1 efeauu bianca, rè vi appaia bianca la carne, ma del tut- to roffa , perche molte fiate per edere il paticnte frettolofo in metterui il bottone, ne fon dcriuatc fcicfipole . Dee perciò mcdicarfiperduegiorni, comedi fopra fùaccennato, prima di metteruiil detto bottone, nè ftringer mai loucrchiamcnte 96 De cduterij del collo ] il legame, ma dipaflb in paflo, chaltrimcntcpo. tra nafeere rercnpolcjcomc s* è detto. Fig. X. A. Sutura coronale. B. Sutura Lambdoide. C. Tra lar& 2. vertebra. D. Tràla2.&vertebra- E. Nel fine del mofcolo Epomide. F. Nelle cauità interiori della cofcia ; H. Quattro deta (òtto il ginocchio nella.* parte efteriore. G. Sotto il ginocchio nella parte caua in- teriore . De Vejficatorìj. Cdp. XX XV ì. Sscndo I’Huomo di quattro Elc- w f|||||§™ menti temperati in qualità, & in rS 111 ura comporto, come i Filofofi jj3u vogliono, tra tutti gli animali cglictemperatilfimojCperlictfc cagione viene à diftcmpcrarfi $ fatto à mille * e diuerfe infirmità mifcrabil /ogget- to, delle quali alcune fono agcuo/ià curarli, altre malagcuoli à trouarui medicamento,© con cftrc- mi rimedi) medicabili \ effondo che à gli cftrcmi mal i(focondo l’opinione d’Hipocrate) con cftre- mi medicamenti fi può fouuenirc. Le cui Ipctio de* morbi cfperti Filici vengono à baftanza di- moftrati.Tratcarò dunque degli ertremi /blamen- te ,à cui per qualunque applicatione di rirredij e vana/pcranza Ta/pcttarnc giouamento. Tentato adunque ogni modo, e /pelo ogni fa- tica per darà sì fatti mali opportuno rimedio,nè giouandoui medicamento veruno à quei rimedi) per vitimo ricorrer debbiamo,che non per ragio- ne, ma per fola ifpcricnza curar fi pofsono , con- fórme dal fopracitato Autore vien efpm/To, con- ciofiacofachc quella parte affetta che non balia à fanar il /angue, cura il medicamento quella che- 98 De Vefsicatorij. non fi cura dal medicamento, e fanata dal fuoco per via di Cauteri j,ò Rottorij,come Galeno, Aui- cenna, Ratis, Aucnzoar,Zcofrafto, Cclfo,AÌbe- thafis > & altri infognano. Il fuoco potcntialc quel medicamento, che per prima, e feconda qualità è caldo, & feccoiiu quattro gradi con facoltà di corromper, c di ro- dere leparti, & in fpetic le carnofè,come Galeno delle facoltà de femplici trattando cfprimc . Del cui fuoco piti fono le fpetie, di cui trala- feiando alcune dal liofilo propofito aliene, dirò folodel veffigatorio, che valeà ciafcheduno af- fettofreddo della téfta, il quale induca fopoti, fó- ìiolentiejcpilcpfiejapoplepfieycathochcjccatalcp- fi ,& altre, fi come troppo ofeuramen te folto no- me d’attuali Cauteri] han parlato gli Antichi; efi. fendo che in pochifsimi luoghi, Se forfè ad altro fenfo intefi han nominato i veffigatorij,& irubi- ficanti, i quali ad effetti freddi Sporiferi, e non à caldfcome henifidi,& à febri,perche maggior- mente infiammano. Son i vefficatorij di molta attiuità caldi, c lec- chi, han virtù d’euitar le vcfsichc nelle parti dalla figura dimoftrato, i quali fi fanno da materie, quali infinite, chcpcr breuità tralafcio. Falli d'vna particolar maniera più comune- mente , cda tutti i Collegi; di Medici approuato; pigliando, ~~~ ' Can- Ve Fefficatortj. Cafri\%XV1. 99 Cantarelle, & Euforbio meza oncia per eia- fohcdunoleuito da fermentare il pane, òcrcleito Così da noi Napolitani chiamato,che fia con ace- to forte diftemperato, e facendone parta fata mi- rabile effetto. Oltre vn’alcrofimilmentc fpc- rimcntato. , Cantarelle, toltone Tali, i piedi,c le tefte, me- za oncia . Polpe di fichi fccchi vn’oncia. Grailo, ò fogna di porco vn’oncia. Euforbio mezaoncia. Potràfarfietiandio vn’altra forte di vefiìgato. rio * pigliando meza oncia di Cantarelle frcfoho d’vn’anno , togliendone ali, capo, c piedi,Eufor- bio lagrimcuole dramme due, e meza,feme di fa- meos di Leuantc fcropuli quattro, lenito , ò eri* fitto onde due in circa , c fittone poluere fotti 1- mcntc', & impaliate con aceto fquillitico venga- no all’infermo applicate, e fc forte la parta dura , fi diftcmpcri di nuouo col detto aceto, & è cofiu prouata. fiifclol obnsioq % omisi E)’vn,altra maniera parimente eglieviene à farfi cioè due parti delle polpe de fichi Eccelli, vnadi Cantarelle , del modo già detto, & altro- ranca parte iquilhn'eo tieni- perato. Hauendo fempre nel metterli riguardai 100 De Vefstcatorìj. alla figura 5 feruendofcne > quali per tramontana per non dare in I(coglio . La cui palla fi porrà in vna foglia di caulo,fo« praponcndoui vn piumaccio di panno di lino, c• legandolicolie fafeie, ftringendo, quanto l'infer- mo porrà lopportarc, acciòche tener lopo/Ta tutto 10 /patio delle ventiquattro horej e rotta, che farà Ja vclsica, fi tagliarà con forbici > perche n'clau fuori l’acqua , medicandoli poi con butirofrefco, òmanteca, in Napoli cosi chiamata , polla lòpra dVna pezza di lino, & eflendoui infiammagio- nc, fi porrà Copra vn a fronda di lamica fin che farà purgato il veleno . Ma prima di farfi il detto medicamento fi fre- ga rà il luogo con vn panno di fcarlato, ò che fia* rollo, ò pur con tela grolsa, Si alpera, il che s'è prouato. E per conofccre s il vcllìcatorio farà buono ef- fetto, c non vi fia pericolo dell'infermo , il fegno farà le quelli purghino àbaftanza, ma feorgen- doli fccchi> & afeiutti, vi è poca Ipcranza per l'in- fermo, potendo lolamcnte dalDiuino aiuto lpc«J rar foccorlò. Auuertcndo di non auucnturarfi à sì fatti mcr dicamcnti lenza parer di Medico, eh oltre all’in- correrc in mortai peccato, vicn cyico da fuperio- 11 punito* De ZSefsicatorij, Cap.X X XV/. 101 E (Tendo ancora ncccffario,che fi a l’infermo di vigorofa virtù ; poiché portando per Tua natura* cotal medicamento dolore , e febre, vien la virtù da quello ageuolmente allentata. Il corpo fia ben purgato,& auuertafiànon far* li nel principio dclTacccfiionc, nè douc fon fin- cope, cfuenimcnti d’animo, nè habbia l’infermo cibi nello ftoitfa'co, aiutandolo con rimedij per la parte di baffo adeuacuarc la feccia. Il luogo da fari detti vefsigatorij » è tuttauia* in dubbio; vien nondimeno da Medici affiglia- to, il cui proprio è le/palle vicino al collodi qua- le hà da eflerc in molta quantità ponendolo fen- za toccatitiper hore ventiquattro. Se darà il vefsigatorio molto dolore accrefccn- dola febre,e l’infermo farà impatientc,òte cagio- neranno fincopc , dee l’artefice farne il Medico aui/àto, nè far cofa di nuouo, fuor e he nel cafo del Deliquio delTanimo , veggendo la virtù de- clinata , e tanto più in tempo di notte, & poten- do dartene parte al Medico. A. Nella Sutura coronale» ; . B. Nella Sutura Lambdoide • C. Tra la i. & t* vertebra. D. Tràla i. & 3. vertebra . E. Nel fine del molcolo Epomidc 2 F. Sopra il corpo citeriore. G. Nelcauo dellacofciaintcriore. H. Sopra il malleolo della jparte intc- riore* Fig .XI. 103 Della relaJZatione delle gtngìue Qap.XXXFll. I fogliono tal guifà Icgcngiuo rela (Tare, ch’i denti tal’hora IL •> ne cadono, il che da vna gran- sima humidità da quelle, ò dalccrebro, ò dallo ftommaco iSasprilncSsBS diftiUatajòda qualche caduta, © da pcrcofsa di tool cagionarli, nel cuica* fo il legueme bagno faraffi, il quale Ha virtù di flringere, d essiccare, aftenendofiperò da lo* uerchiocibo, e dal mangiarcele che apportano, e producono abbondànza diflemma, tutto da bere loucrchjam^nfp. Legno fantt), & ma Ilice onc» 2. boloarmc- no onc. 3. balaulli galle di rìprclsoN. $. (colze di granato onc. 4.plictro, & galle di leuante N. j. mortelle , lentilco, rolelli, e bogliti con lagrima perfetta, finche feemila terzaparte,tengala detta lauanda in bocca, che per quattro, o cinque gior- ni continuandola , farà guarito, & non volendo farli detto bagno, li componga la feguente con- ferua,di cuis’haucrà grandiIsimo honore. Et volendo adoprar acqua diftillata, & perfet- tilsima , lipotrà pigliare pigne groffe quanto ad vn’ouo,galle di ciprelso bai aulii, cime di rolline, 104 Con feruti da co flr Ingerì tfrgengiueì lentilco tutte vnitc inficine, però che le pigne fia- no verdi, & aperte per mezzo, & I altre cofc vnb te,tanto dcllvno, quanto ponemmo in lambicco, & fi diftillaranno, qual poi s’adopra fredda. Conferita da co Hr mitre leienvine* e firmar li denti • Cap.xxxr/l/. Orno diceruo btuciato; VJ Semi di agatia. ) Lapilcmatitis. ì . r. Coralli ro/fi. ) EM c,af‘hc' Mafticc bianca : ) duna cofa * Sandalo roflò mcza oncia. Scorze d’inccnfo. Scorze di mirabolani citrini* Sangue di drago fino . Rubia di Spagna di tintori 2 Terra figliata di Lcuantc. Bolo armeno Orientale, e roflò.1 Bai aulii di Lcuantc. Calamo romatico. Piletro di Lcuantc. Tabacco. Sarcacolla. ) vna oncia per Galle di ciprcflò.) cialchcduna-* Ko felli # ) cofa. Confetta da coftrìngere te gingili. 105 Radica di Rofmarino bruciata, c porta in in- fufìonc nel vin greco, e poi afeiugata all’ombra. Tanto dcllVno , quanto dell'altro à giuditio del Barbicro, delle qualicofe fattopoluerc,e pi- fiate fertilmente per fctaccio, fi metteranno iru infufione per 14. horenell’acqua vite, cfcccati poi all’ombra, fi piglierà feiroppo di mortella, e> di forbo, e vi s’incorpori le dette polueri, ma fie- no li feiroppi ben cotti prima di (temperami It* polueri, acciòchc fi porta tener lungo tempo la* corife rua, mafsimc facendone quantità, ch?io di quella maniera l’hò conferuato due anni Icmpre col colore, e dell’odore medefimo. Il modo di adoperar la detta conferua, c’1 pre- de rii vna pezza di lino, e rtcndendoui quella di fopra, fi porrà la fera nell'andarli à letto fopra la gengiua offe la, aiHicrtcndo,che à ninna cofcrua fi richiede odo re fuor chea quclla,che falsi per im- biancare,attelb nell altrepiù tollo di nocinien- to , che di benefìcio, douendo il Barbicro feruirfi degli odori, e nellelilcic, e ne’ laponcttijrtia iioml» già nell’infermità delle gengiue,c de’denti. Ne! dolore etiandio delle ecngiue,doue è con- correnza dimateria, hòprouato elfcr di grande vtilità le feorze del legno finto di onc, $. e porte in infufione nell'acqua di cifterna per hore 2,4, prender in bocca per quattro, ò cinque volte» 106 7)el tufose delle macchie de* denti. della detta acqua, purg ato pero primieramente» il corpo del padente . Del tufo , e delle macchie de* denti, Cap. XXXIX. aCcorre il più delle volte,che da vapo- ri, che dallo filomaco alcendono, fi faccia vn certo limo,come nello fue- gliarfi la mattina fipuò vedere, che fregando con vn panno i denti, fi vede rimalo in ciTo; laonde fi deono eia faina mat- tina con vn panno timido frega re, & anncttarc, perche non cflendouilapcrlòna auuertita > c fa- cendone poco conto,ne rimarranno i denti mac- con vngroflo tufo,cagiona Ipcfsc volte, che ficorrompano, e finalmente fc ne cadano, la onde è ncccfTcriOjch’il diligente Barbiere co i fer- ri à tal* effetto deftinati, venga dellramcntc à le- uar detto tufo , & à toccar le gengiue, e tolto che farà, v*applichila conferita già detta, il che fatto, c volendone toglierne via le macchie , potrà di- uerfi rimedij egli vfare; e benché alcuni v’adope- rano l’acqua del altri quella da partire ; altri quella di fblfo, niuna di quelle à me aggrada^, perche lon’attcà rompere, &àlcarnar la gengi- ua; perciò,in quanto à me,altro che la confcrua,ò Dd tufose del le Macchic'fcap, XXX/X, 107 la poluere da me comporta, non foglio adopera r- ui : c perciò hauendo liberamente à beneficio di tutti quefta communicata; voglio ctiandio la poh uere con ogni affetto dimoftrarcj& è la feguete. Porcellana fina tralparcntc, che nel rompctfi moftri bianco, cnon roffoil taglio*impcrciòchc nella rofsa v è miflurata altra creta non buona \ Porcelluzze di Vcnetia, Porcellana di Lucca fina trafparente,coralli,corno di ceruo brugiato, radi- ci di rofmarino brugiato ,e porto dentro dellac- quauitc,equindi afeiugato adombraonc.3.per- le minute, ò madrcperle onoz. cannelle onci e ridotte in poluerc fi pongano vintamente in in- fufione dentro vn vafo ned’acquauite per lo (pa- tio di 14. hore., e prefolcpoifi adduglieranno al- lombra, e volendo adoperarli,fi pigli vna radice di malua, ò di ferola, di cui abbonda oltre modo la Puglia, c bagnata la detta radica nel fucco di limone,rinuolgeretc nella detta poluerc,fregan- done identi, & in mancamento della radica, fi farà del modo iftefso con vn panno di lino ruui- do, potendoli ancora della detta poluerc far piz- zette, preparandole con l’acqua di rofe rofse, o quefto è delicatifsimo, e coloro, chefoppoitar non poffono in bocca la confèrua * potranno di elsa in fua vece valerli, che farà il medefimo ef- fetto . 108 Altra conferì* a per imbiancare* e mante nere i denti * Cap. XLé • Orcelluci di Venctia fini , fjpj Corallo fino onc. 4. g£| Corno di Ccruo brugiatoonc.jJ Ofiodifepiaonc.2. Sandalo rofso onc. 1. Sandalo citrino onc. 2. Porcellane di Lucca tra/parcntc onc. 1. Calamo aromatico. Sangue di Drago eletto. ; Paglietta diLeuante. Cinamomo anaonc.2? Poluere di minute perle,ò di madreperle onc.i. Radici diRo/marino brugiatc, epoftein in* fufionc nella lagrima onc. z,~~, Noce mofeate onc.x. Balaufti di Lcuante onc.4. Cipri, Se grana tintorum difloluta confucco di limone onc. 2. Placca di Fiorenza al giuditio del Barbiero ? Le quali cofe poluerizate, e fottilmcnte per fc-- taccio paflfate per ogni quattro onde di poluere, li pigli vna libra di fciloppo, cioè onde j. d’infù* fionc dirofclli, cinque di fciloppo di mortella ,o» tséltre conferite per imbìancareyffic.C.XL* 109 due di rotamele, acciòchefi mantenga, c non fi venga à feccare ponendoli dentro vn vaio di ra- me, ò cazzuola , conforme dagli Speciali vitiu vfato, e fattali dare due bogli, c toltone la ma, vi fi porrà pocoàpocole dette poiuerime- fcendoli ben bene infieme à fuogo lento per quat- tro bore, ò cinque , acciòche in tempi caldi non venga à sbolJere, & ftagion fredda non fi marci' fca, c raffredata che fia, non moftrandofi di co- lor r offerii pigli vna quarta digrana , vna di fangue di Drago,mczonciadi Kubea di Spagna , e temperatola con fucco di limone al giuditiodel Barbiero, fiche la conferua non ven- ga molto liquida,fi venga ogni cola infieme à me- {colare. La quale s’adoperi del modo ifteffo, che della polucres e detto, lènza bagnar però lo Secco , o radica, ò panno nel fucco del limone, màiolo nella conferua fregandone! denti. Mà fatto,eh ella farà,fifpruzzi con acquauite, & afeiugata s’incorpori con gli fciloppi indetti. Del modo di falafiar l* Arterie delle tempie, e lor fvtdttà . Cap. XL!. COmc cofa à noftro tempo moderna il falaf- far Taltcriedelle tempie, non l’hòvoluto accoppiar infieme co’l trattato del falaifar le ve- ne; mà n’hò voluto trattar in quello luogo, come 110 *T)d modo di falajfitr . co fa particolare, & nona tutti intefa . E' dunque l’Arteria quella parte à punto che* lù il moro, come il pollo. Vlauafi anticamente di falalfarfi nelle tempie » come filegeenegli antichi Autori, benché anco alcuni moderni ne facciano mentionc, nulladi- meno non pongono il modo, ma traiafeiata poi fol le, ò perche non vi era per fona, che fifofle af- iicurata di (ala Ha re,ò perche non hanno il modo, cflendo di tanta vtilità a’corpi fiumani, e precise ne’ dolori antichi della tetta,dilperati da Medici, per l’apoplcfia, per cataraffe di occhi, per cpiplc- fia, ò per ottamia, perciò mi è paruto dimoftrar il vero modo di ciò fare, clfendofonc fatta molte* volteà giorni miei efpcrienza. Il modo dunque di falaEardetfartcric farà in-, quella maniera,porto l’infermo di modo tale,che ira comodo al Barbiero con far diligenza,le l’ar- rerie fieno folleuate, e non potendo il diligente-» Barbiero batterla con le dita à modo di zingar- dola per farla apparerc, prenderà vn a ipugna-, bagnata nell’acqua calda 3 ò 4 volte fopra il luo- go , in tal guifa verrà à folleuarfi, c non folleuan- dofi,fi potrà falalfarfi come fi fà nella fronte,cioè col porui la touaglia al collo , come anco fi potrà vfar detto modo in tutti i luoghi della tcfta,eflcn* do quello il vero modo di gonfiar le vene per Del Modo di fai affariap XLf, 111 qualfitioglia parte delia teda, come apparechia- ramente per la figura : fòlleuata, che farà, fi potrà ferire per trauerlo, ben vero è, che fi (tenderà pelle tenédola ferma con le dita della mano, cioè con l’indice , & col pollice, & poi falafTarla, che quantunque fi tronca (le x non farà nulla , perche agcuoimentc s’incarna; ma (eper ventura foflc, l’infermo graffile perciòmalageuole ad apparire, fi potrà fcarificarc nel lato dell'arteria, finche fi (coprirà, e fcoucrtache fia, s’alzaià con vnapun- ta del tafto, ò d'vna /pilla, & poi fi tagliarà per traucrfo,òtroricarà, come vogliamo dire, facen- done vfeire la quantità di quel fangue, che verrà ordinato, per/tagliarla poi cosi feouerta, tronca- ta, &/carificata ,prendcraffi la detta arteria,c fi Icgarà con vn filo tanto da vna parte, quanto dal- l’altra,che infallibilmente fi ftagnarà, ma quella, che nonfifcarifica,fipuò (lagnar,come tuttcl’al- tre vene ordinarie, & non pofiendofi (tagliare li ricorra alla ricetta dello ftagnre il fanguc , & eia è quanto circa il modo di falaffar fartene,douerà oflèruarfi. Del modo dì fai#par la 'vena Giugulare, ($r fue nutilità• €ap»XL!/. < i À vena Giugulare è quella che afccn- JF de da dentro il petto, & per lo collo, M jBpSr & fi diftende per la faccia,& per Tal- tre parti (come fi è detto nella noto- mia delle vene) Se nella figura de* luoghi, doue fi falaffmo le vene * fidimoftra quella anco d'aprir s’vfaua a tempo antico, come s’è detto dell'arte- rie;Ia quale è vtilc al mal della gola detta fcaran- cia a gli effetti della bocca, per Io cancro delle na- rici , e per I’cfcreflic fi fa da dentro detta comu- nemente polipo, vale anco alle apollcme delta faccia,& al cancro di quella, de a molte altre, che per eiler breue tralafcio . Il vero modo di fafaffarla è quello, fi porrà l’in- fermo nel fito comodo da poter agiatamentefar l'opera, al quale fi farà gofìar la faccia conia boc- ca iellata,come s’cglifoffiar volelsc, ò pure fi por- rà vn naffro, ó zagarella al colIo,&: proprio vici- no la gola, ftringen do alquanto moderatamente, Se anco gonfiando la bocca , come se detto di Co- pra , ma leper ventura non potefsc (offrir dettai ligatura,potràligarficon vna touaglialotto baie dintorno, ftringendo quanto fipuò, Se gonfiar anco la bocca > che riulciràfcnzadubio, facendo Modo dì fai a (fan la *vtna% Cap.XLU, 113 forza, & ritenendo il fiato quanto più può, acciò- chc la venaapparifea bene, & tra quello mezzo il diligente Barbierocon deprezza dillendendo lapcllecon le due dita,come dell arterie s’è detto, deliramente falaffarà detta vena, conforme fi fa di tutte l'altrc, benché alcuni poncuano due lacci filetti modcrataméte l’vn fopra,e l’altro di fotto, nulladimeno non può riuleir tanto bene, ne la vena può vlcir fuora à ballanza, come di (opra* s’è detto, Se effendo lòmmcfla,fi potrà far l’ifteffo dcll’arteric già detto battédole con le dita,ò con 1 a /pugna intinta nelfacquacaldadiaucndoui molta certezza per cfler qlla vena molto pericolofa nel- lo ftagnarfi,però auertifea à tuttcqucllc cofc dette ne’capitoli delle vene ordinarie à fai affarli, & ch’il taglio non fia profondo,che non fi potrebbe (lagnare, e particolarmente le trapafiàlfc dall’v* na parte, all altra , actcfo che filoffogarebbeper la quantità grande del fangue, ò morirebbe per la (Querelai a loffogationc di quello, ma fuccedcn* do alcuna cofa di quella, ch’iddio non voglia, fi ricorra alla ricetta dello llagnar del (angue da me comporta, feruendofi /penalmente del Cal- « Della comentfnz# tra il Barbiere, ($r il cJMedico nelle prime cure deferite, fap. XL1IL 11 Barbicro, per dir così, per lapattedeliànguinare non-, SSMjSto altro miniflro del Me- f dico, poiché ciò che il dotto Medico co’l giudidopropo- ne ,• il diligente Barbicro con la mano adopera, e di- Iponc, & fe pure tal non è Tempre per clcttionc, il vicn ad edere almeno per neceffirà, Se per conue- neuolczza, ciò dico perche egli fuole occuparli in fcruigio.de gl’infermi per proprio medierò , & il Medico fuole ne* cafì fortuiti, & nelle feiagure* fubitanc, tal volta nelle ampie Città intcrucnire-: ma il diligente Barbicro, e qùafi vniucrfal iftru- mcnto di tutte le cure, poiché ne9piccioli cailelli, Se nelle ville, oue diffìcilmente vi fono dotti Me- dici, egli con l’abito,che l'arte fua richiede, plifce adogni diffìcultà, Se cura ogni morbo, che ne’ corpi indifpofti auuicne, anzi fono talmente* Umili quelli due mcfticri, che nel Regno di Fran- cia vi fono i Barbieri giurati, che medicano nona altrimenti che i Chirurghi, Se anco adoperano tutto ciò, che à coloro fi comi iene 9 come anco ìil» Spagna,& ncllìtalia tutta: mà per dir de i noli ri, & il Medico. [ap.XLlir. 115 quefti medicano anco effi con licenza de’ Proto- medici, ò dell’almo Collegio di Salerno , & per- che effi con l’opportunità dellofficina,ò vogliami dir bottega, d*ogni tempo soffrono al ferui- gio de languenti , onde auuicne , che fiano richicfti , de all’altrui cafe menati à medicar ferite, contufioni, rotture, fpargimcnti di (àngue* cadute, pcrcoffc varie,& finalmente altri ca(i,che all'improuifo auucnir iogliono, Se perche fi polla almeno per la prima volta foccorrcrc à chi no hauràdi bi(ogno,egliè doucrc* che non ricufiil (occorrere per non (aperfiin ciò adoperare, Se irl, tanto il mifero uchc patifeeper troppo affettare* ■il Medico (poiché non Tempre fi ritrouanolubito ne! bilogni) fi raffreddi la ferita, òs’indebiliti, ò jnacerbilca il dolore, ò non fi ripari il (angue , ò languifca, Se fuanifca,& fi perturbi, Se in lèmma fi dilunghi l’aiuto all’afflitto, à cui di /ouucniro dalla natura ifteflafiamo richiedi Conucnendofi adunque alcuna parità al Barbicroco’ Medico,nò farà fuor di propofìto, che noi qui la mettiamo,Se perciò in quefta vltima particella dell ’Opera trar- taremocon fomma brcuità,comc inciafchcduna-, delle già dette occafioni il Barbicro adoperare fi debba* • Della prima cura delle ferite. Cap* XLir. Rincipaliffima parte di tutta la cura* 11 Iwtjj delle fcr^tc il ptìmo atto di medica- li PfSàl rc> ° Purc P1™0 medicamento, & è cosi con molta ragione (limato, im- perciòche eflendo il luoco,ò la particella ferita,& il fuo fanguc ancor caldo, fe il principio della-» buona cura riccuc egli,e come il ferroso altra maf- fa, che dal fuoco, & dal caldo inteneriti ad ogni piacere delPartcficc agcuolmentc à ricever ogni forma fi difpongono;inqucfta guifà à punto Pani* mate parti, benché diuife, fc*l Medico, ò Chirur- go, òminiftro il lor caldo confcrua, c fomenta $ ad ogni fuo volere può trarlc. La onde perito, & di igeine cfler deue colui, che la prima cura delle calde feriteamminiftra)& il Barbiere, che le dee tal volta trattare, neccilaria cofa è, che appo dotti Medici fia vaiato,& s’eilcr può in quelle cole an- che da coloro molto cfièrcitato Di ciò fono l’of- feruationi,& le regole molte: ma io qui trattarò di quelle,che folo al Barbicroconuenir pollone,che di Chirurgo, come il bilògno ricerca, fari lapar- te,& prima oflfercndofcgli il ferito,difccrncrà in qual parte fia la ferita ,& s’clla fia in luogo di peli veftito, fubito li tolcracon le forbici, non già col Cip, XLIV. 117 ta/oio, acciòche non le rechi grauezza. Dopò con buon vino vecchio laui tutta la patte del fanguo buttata,e fe loto, òpolite,òpeli,ò a ltra sì fatta co- fa nella ferita fia frapofta, accortamente laui, non Canto fregando, quantolegicrmentc folleuando per mezzo d'vna pezzolina monda, ò vero di {pu- gna tenera, e molle. Indi poi dibattuto il bianco dell’ouo fre/èo, & di quella /puma le piagcllette di fioppa /òttilc, & ipluccilli, & taftolini intinti, ac- comodati fecondo la grandezza,& la figura della ferita, adatti, & accomodi, mà fe i labri di quella in alcunaparre rin uerfa ti,/uo!ri,& dilargati fìanoj con le dita della mano leggeriffimamcnte gli ri- durrà àfuoluogo in quellamigliormanicra, che per luipottallì :.&cflèttdo dal Bajbicrofeorto iiv qual parte fia la ferita, fi auucrtapoi ,&miri bene la qualità della ferita, & lua imprcllìone, fe ga- gliarda , ò lieue con i’v/o dcgFaccomodati talli; perche le nella tefta farà la ferita , con follo /co- uerto, & fpetialmente con intaccatura, è rottura, ò introceifionc d’offa, ò altro si fatto incidente,in tali cafil*indu/lriofo,&prattieo jmcllro dee /ape- re, che la largura fcrqc molto all operare futuro de Chirurgi Medici per* mezzo di ferri, & di leue, & altri tali flromenti, pcrciòche procurando anzi tempo detta commodità del medicare , deue i ta- ftolini , & ipluecilli per le bande alquanto metter 118 Della prima cura delle ferite. gagliardi,& quelli con leplagcllcttccoi piumacci, & con le legature di poi future conferirai:?. Dclle> quali legature dourà etiandioefler perito;perciò- che fecondo i luoghi, ò femplici, ò doppie, ò d’vn capo, ò di due capi, ò di quattro anco s’auuolgo* no, &douecon appendiceli,&giunte,che ratteti-« gono » & douc no; mi reftarebbe folo adire dei dar de puntùmà non ardifca,& mi ritraggo per te- ma di trapalare i confini dcll’vfficio del Barbic- ro, & pattare in quel del Medico ,r benché quei Barbieri che hanno la facoltà di medica re dal Re- gio Protomedico1, ò dall’almo Collegio di Saler- no per eflcrperiti, &cfpcrti potranciò fare , &à coftoro,*chc macftri fono non occorre dir nultau , perche come periti molto bene il fàp ranno* Dtlla prima cnrddelle contuponf.- X LFì “il i . * > « • SOno lecontufioni, ò con apertura, ò fenza apertura, difficili, & gra- ni, perche per propria natura oc- cupano più allargo, che le ferite, & intuonano più à dentro,fc vi è l’apertura fi latrerà con vino, & mafsimcpcrdu- bio non vi fia dentro polucre, ò qualche bi utta,ò ftregolamento della pietra , & dellltfftrumcnto Cap. XLV. 119 contundente,òfc vifia tritolato alcun pelo; mà fc l’apertura vi foprauenerà , dopò vi fi metterà la*, ftoppata ordinata fecondo nelle ferite fu detto : ma (e no vi è rottura della pelle,eflendo nel capo tofi i capelli, con le forbici, ò col rafoio, le il dolo- re lo comporterà, & vi fi applichcrannoipanni caldi con le foglie de cauoli anco calde i ma però non tanto cotte dal fuoco, che perda la virtù del- la morbidezza, hauendolc però prima ornato col- l'olio rofato caldo, ma che fia buono. Dico ciò j pcrciòche fc hauerà cattiuo odore ,.ò non fia pre- parato con le rofe,non dee fèruirfcnermà chicdc- dere dcIl*aItro:& conofcerafsi il buono,ch e alqua - to giallctto pcr la tintura, & tal volta anco ren- derà odore, fc farà preparato con le rofe odorate, ciò fatto, & ornato, vi fi porrà /opra delle poiue- rc di rofe, e di mortcllcjpani yguali,fecondo IV- fò Napolitano; mà altri vi mifchl’ano del cimino, e del fale, la quale colà è più efficace, & edandio ficura, c buona; màfiela percofsafùfatta in fron- te, ò in altro luogofcnzapcline* fanciulli, è vfo mcttcrui della mica del pane.con faflèntio , ò col rofmarino, vn pò di fide la quale cofa è gene- rale, & lolitaàtutti. Della prima cura del fi ufo del (angue . C*p. XLVL g Vanto poi al fluflò de! (àngue da (b- praueniente > acciòchc quello porta rcpararc il Barbicro, doucrà prima vedere, onde (orga, & qui prima-» metterà il dito, ò più dita per più (patio di tempo, tenendolo (opra, acciò che raf- freddato al fine, alcuna parte di elTa riceua gru- mo, cioè dcnlàmcnto. Il che fatto menerà (opra* polucrc detta (lagna (àngue, da noi poco dianzi rammemorata, & porta nella cura delle gingiuo guaftet& dopò i taftolini inuolti nell’albume del - Touo, Se di detta poluere, ò vero bombacc aria fi- milmentc v(àta, & terzo le plagellctte, così anco adoperate, finalmente le domite, & acconcie li- gature, ch’acciò che reprimano, debbono erter fatte ferme, Se làide, Se che il luogo rifondente {oprala vena,& (oprai piumaccini lòtto ordina- ti Comprimano, Se conleruino, (emendo quelle per legatura, rctcntiua, Se incarnatiua. Il modo di bugiare il corno del Ceruo, necefario tnoU tonelle conferue de* denti. Cap.XLP' 1/. ridurrà il corno di Ceruo in piccoli pcz* zi con vna legale porto détro vn tega- me nuouo fcoucrto in vna fornace da valcllaio, ò di vitrera, vi fi lafciarà per quaranta hore,che crouatolo bianchi/simo, fenza* fatica fi potrà ridurre in polucre, laqualcopraraf fi nclla'guifadi/opra, e poi fi prepara con acqua* di rofa,& fi riduce in pizzette. Modo di fare il Calcante come cofanecejjaria per » [angue. Cap.XLV III. REcipe vitriolo quanto balla,c pillalo grolfa- mente, dipoi piglia vn tegame nuouo,& a! piano di detto tegame fi /pandi vn a carta /trac- cia >acciò che il detto vitriolo non fi attacchi,c di- pof pollo dentro il detto vitriolo, dàdoli foco, po- nendolo /òpra vna piccola fornacella, ò non ha- uendo qucllalopra vnotrepiede dandoli foco|/ot~ to, fijvedrà detto vitriolo liquefar/!come acqua, e feguendoà darli il fuoco fin tanto che fia fatto du- ro , de ancora vn poco più, e/Tcndo il foco loucr- chio non li fì danno, fatto quello fileui dal tega-» mc,& fi pilli lottile,& Scacciatolo,e portolo in vn pignato nuouo fi porti alla vitrera, facendolopo. nere alla volta di /òpra, doue pongono le carrafc fatte,e vi fi laici per 14. hore, e farà fatto. Bfscndofi trattato di molte cofc «ecclsarie per li denti, hò voluto anco dar notitiadi quella pro- uata ricetta per beneficio altrui. esfequa di [aìeyL* quale fà li denti bianchi, anc$ njaìe dir ulcere delle veti? tue # Cap.XLl X, REcipc fai gemma, il quale è il meglio Tale di tuttil’altii, parte vna, alumc di rocha,par- te vna, & meza, fi riduca impalpabile, fet alian- dolo,dipoi fi metterà in vn lambiccodi vetro,cioè florto atto à detta diftiUatione, il quale fia lenza-» pietra, attclo fi Ipczzarebbc diftillando,incollaci- doui vna pez.Zà intorno al collo, lutandolo di luto fapientic.auucrtcndo;chcfia buono>& fatto come fi deue, & dato egualmente, altramente non fi fa- rebbe nulla, fi accomodi in vn forno nccefsa rio à detta diftiUatione dandoli il fuoco conforme far- te ricerca, vi fi accomodare vn vaio recipiente conforme sì bardila, & finita la diftiUatione fi la- feia raffreddare ogni cola, & con dcftrezza, e dili» genza fi leui l’acqua, la quale fi confcrui in vafodi vetro benifsimo figillata. E ciò è quanto dalla grada di S.D-M.riconofcé* do, e dalla protetdone di miei SS Auuocati Cofi- mo,e Damiano, di riceuere confefeado Io per zelo deila falute del mio profsimo raccoko,& à medefi- mi SS.Protettori humilmente còfecrato, fperhndo che efsi medefimbc’han dato alla mia pénada ver- gar quelle catte vigore,m’impetraranno anche pé- ne dopò il breue corfo di| quella vita da volarne alfe terno ripofo • ' DEL 123 Del 'vero modo di preferuare da corruzione ! o duerno di Bai (amare i corpi morti. Cap.L. HAucndo trattato pienamente del'lalaflb,& di quanto in quello il diligete, & dotto Barbie- re oflcruar deue; non mi ha parfo fuor di propofitoi tant'vtil’opra anche breueméte aggiungere il modo di condire, ò balftmare i corpi morti, come cola da tutti fauij approuata, e Angolarmente dal dotto Sig. Santorellodimoftrata, che più al medierò del Bar- baro fi conuicne/ non eflendone ftatafin’hora ueffuno de Scrittori della noftraprofefsione,nèpurc co fa òpiccio!a,ògrandc dcrta,Poiché,fi come il dot- to Medico dall’ingiurrc de* morbi, &dalla morte i viuenti difende , cofi quefto dalle putredini icorpi mortifi quali ò per virtù d*armi,ò di lettere,© per ec- cellenza di meriti videro al mondo chiari)prcfcrua. E fi come il Medico perfuo fidato tiene à tal’vffido il diligente Barbiero,neccfTaria cofa è, che così que* fio,come quello l’arte,& la maniera,con che tal me- dierò s’adempiejfappia.’del che haucndoncà fomma cfpcrieza cognitionc)& hauédonc la perfetta Icicn- za acquiftara,sì appresoli dotti Anotomidi de' pm blici dud j, si anco da altri in quedò medierò efercs- tati (per elìermi più volte trouato predente à tali ef- fetti, enei baliimure icorpi di molti Signori Napo- in particolare il corpo dell’Eccel! Sig*Pjrjp- cipc di Sulmona, il quale fi confcrua nell 4 Sagrcdù di MonfOliuetOjil corpo dell’EccelLD.Cefare d'A- 124 Dtl arerò modo ài tBalfam4re>(e$rcl itio!os,chc fi congrua nella Sagreftia di S. Domenico, ìlcorpodcl sig.Ottauio Lagcllotto fratello dcll’Em. Sig. Card., il corpo del sig Marcello Sacchetti fra- tello dell’altro Emin. Sig. Cardinale, & il corpo del Sig Giofcppc Bcrnalli huomo chiarifiimoper virtù, c per lettere, il quale fi coferua nella Chicla di S.Lu- efia del Monte,& altri (imili)non ho voluto qui man- care di dimoftrarc il detto modo,come cofadi mol- ta ihportanza,di grand’vtilità, & honorc all officio del Barbiere , vna con la ricetta degl’ingredienti à tal’cffetto, & fcruitio ncccfiarij. RICETTA. Di rofe rofse D’afsenfb fccco) Dilauendola ) mamolitre Di noce di Ci- ) per ciafthè* prefio , & di) duna- Saluia. ) Di Calamo aro.) manipolo manco,di fpic ) aafchl„ cagermana. ) dima. Di Mirra ) tv n- \ vn* oncia per Di Mafticc) lia{cMlt„i D* Aloe. ) Di Cinnamomo) Di Mace ) vn'oncia Di noce mofca-) ta-r J na. Di Garofali ) Di ZafFrana. ) Difalc comune) cioè di fa!c ) marino ) libra xm Di Cimino Di forfora boi ) lita. ) Le quali cole tutte pillate infieme alla grolla fi con fé ru ino pei l’opra. Ricetta di più. Acqua vita lib. I ©.aceto fortilsimo lib. i j. (loppa dicanape, ò bombace lib.8. fpongic grofsc n. 4. io quali dado all'ordine per taleffctto. S’a- , , , S apre primieramete il vene perlungo, & poi per largo,cioè per trauerlo3s’efprimo ncll’inteftina (lac- cate con lo flomaco li reni,il fegato,c la milza, dopò aperto il petto dall’vna,c l’altra parte,doue le code fi terminano in cartilagine fi cacciano fuori limebri (pi ritali,quali fono il cuoicdl polmone, l’cfofagota- gliato infino aH’cpiglottideralcuni la lingua,c gl'oc* chi lalciati al corpo códifcono co ballami, altri poi al tutto gli feparano,mà quàt’à gli occhi, fecondo me baftarà lolo pagelli in maniera,!chc n’cdhi l’humor liquido,cpoic6dirle. Dopò fi laui il corpo prima co acqua fredda,es’adcrga con le [opradette /pogie.Sc- códofilaui co aceto fortiflìmo.Terzo co acqua vita, iri tuttociòco diligéza,dopòcfsédo fatta l’aderfio- ne co le fccche fpogic,& efsendouifi poda la polucre già di (òpra notata,vi fi pieghi,à puto come quando noi condiamo la carne di porco col [alejrioè s’appli- chino le faidelledi doppa,òdi bobaccjbagnate d’ac- qua vite ", c di nuouo [premure cò la mano per ogni parte [opra lacarne infiemcc5lapoluerc[parfa,del~ Jc quali cofc s’empirà ancora tutta la cauità del ven- tre,& del petto,& finalmente fi cu fciià la pelle. Il capo della maniera deflà fi códifce,come del cor- po sedetto,imperòche perforato il cranio, ciccato (come dir vogliamolo vna ferrala quello fé ne ua fuori il celebro,dopoi filaua co acqua fredda «odo co aceto, c terzo co acqua vite, e fi empie delle (opradette poluerne di fardclle di [loppa,ò bebaco [premute come di [opra. Ciò 125 Ciò fatto slnuogli il cadaucro in vn Iczuolo incera- tola però caldo di maniera,eh ogni deto refti (epa - rato dall’altro, il cui cadaucroinuolto nell’incerato, e caldo lézuolo s intingerà finalméte di pece naualc. Si cofcrua il cadaucro condito di qfta maniera per ì o.ò 11.anni,che le però voltaiche fi confcrui più liigo tepo, v e nccellario, che fi tolgano dal corpo li limicoli tutti,fecodo la loro Iiighezza,clcuatc le par- ti fecodo di lopra s’è detto,salpergcràno le polucrè. Si polfi)no ancora di quella maniera conlcruarc condite le membra intcriori, ma Tintcllini fi dcuo- no tagliare in più parti. Pece negra,& raggia di Pino, libre 4-pcr vna. Storace liquida oncie due>. E di quelle liquifattc al foco (e n'vnga tutto il corpo inuolto nell’incerato panno di lino,& di que- llo fogliente modo fi potrà apparecchiare la tela*. Piglia di cera noua lib i.di refina di pino,e di tere- binto lib.i.pciafohcduna,dicimino arabicoonc.?. le quali liquefatte inficme fi pongano in vn linceo,ò vero in tata parte di tela quàto ba Iti ad in uolgcrc tut • toil corposa! qualepoi [ornato il lézuolo,inlpergcrai 8 ,onc.di cimino po lue onc 4 di [ale còmu • ne, qlta maniera di códitura è molto lodata da gra- nulimi Mcdici,& altre tato efperta,c prouata,be'chc ladeferittione della polucrela potrai variare lecòdo il tuo buon giuditiOjò la fattadperiéza,del rem a n et c p euidéza di molte cole nò mi fono rilparmiato farti quali rappresétare vna viti a figura, la quale fi è qlla. 126 Fi-. XII.. w 127 ancorché non habbi in qucfto 9% trattatoparlato punto del tofaro, l|g comc co^a appena capace di rego- li le, ò precettane moltoconccincn- 1te all’opera del làiaflo, della qual co fa per mio primo propofito di trattare; non hò voluto nel fine di queft* operai mancare di ricordare al dotto Barbicro, che fa- cendo qucfto meftiero , fi proueda di perfette ra- foia, faccia profcflìonc d odoriferi fa poni » et ado- pri profumate acque, per lauare il viio, acciòcho tutte quelle cofc accoppiate con li buoni, & hono- rati fuoi coftumi, et con la temenza del {omino Fattore Iddio, lo rendano appreffo gli huomini del mondo amabile, et gratiofo , 128 Tricordo necej?ario al Suonatore EOlte volte non fòlo può fai fi er- rore nel fagliare, per non fa- perfe inetterfi à lume naturale, anco Colono efTerc timorofi* che confcntono con le opimo* ni dell’infermi, tanto più qua- do fono perfònc grandi > che* appena fi vogliano fare toccare, & il peggio, vogliano fare dclFilofofo, e difputarecon il faglia- to re , in quelfatto del {ignare non fc li deuc dare* all’infermo nulla raggionc, ne audienza, mà toc- carlo, e poSederlo con la fua prattica, come fc fufic vn’huomo ordinario, acciò non facci errore,e con il fuo giuditio non profondare la mano nel tagliar delle vene j ma pungerle,& allargarle,acciò venghi fuora il groflò, cfccciofo, c Tinfcttofanguc dal dotto Medico o rdinato. FmE DEL PRIMO LI*B%0. LIBRO SECONDO. 129 A ftudiofi Chirurgici, & Artefici Sagnatori» Marco Aurelio Seuerino ne* Regij Studij della Città di Napoli primo Anatomiftau.* * ì l'opera del cattar /angue nelle curai ioni de mali > A fer dfine /ito, d cui /tarpi ne* \ ccfiaria-,per l'effetto pregiata , tea per laccompagnamento delle 5 parti difficili , per gli altri Rr ' ' " "1T" ' " annerimenti grane $ ma (opra tutto a degnamente trattarla, e fingolarmente mala- geuoley per le quali cofe tutte efpcdire, rvalent%huomoy Chirurgo anatomico fi richiede, Per tanto non perche da rvn*ar t efice *B arbter o que fio t rat tato della fitgnia ari fi porgay douete oi fludiofi fih ir tèrgi, (gfi artefi- ci ‘Barbieri men caramente, ò men ruogho[ameute da luì rkeuerlay (fif Mracciarla,perciòchc oltray che effo Cintio confnmatifimo huomo nell'arte , e lodato artefice nell'opera per tutti i gìudiciofi fi ha bramo]a quanto pià fi poffa dellaperfiettiene dell'arte, non hi la/ciato in dietro occafione di addurne in 130 qut fi'opera quinto ornamento \ quanto compì- mento fi dtibia, e perche ciò felicemente fecondo, i 'TJoftri» ($r i ] »o tele fulcri) jeguìfie ha communtcato fempre i fuoi pen fieri fi hd con fui tato co* piu fcien* fiati Chirurgi, che nello Audio di Napolifono*E per- che l'opera della fangaia tutta nell*Anatemi a(ìcom- pie : noi che quefto ftudio per propria profefsionc con- tinuamente trattiamo ha fpejfo richteflo» & inter- pellato, fi tutte lecofe anatomiche appo noi hd cedu- to, e dtfegnatofinde domte woi tanto più (icuramen- te» quefta dottrina ricevere, quanto da più efsercitata prattica rutene :& tanto io rtchie- fio da lui per aroflro fodisfacimento ho rvolutochia • rirùi. State funi, (jjp di quefta dottrina contenta* teui. 131 Neceflità,& nafcimento dell’Arte de’ Barbieri. C4P0 I' ■‘Mpia, & grande è fiata (cm* prc (limata per tutti ifccoli la Medicina, & ne fa fede la*# molta difficoltà, che Tempro è (lata di confcguirc perfetta- mente tutte le (uc parti infic- ine . Impcrciòchc, chi vna, parte di quelle, & chi vn*altra hauc in eccellenza* pofleduto; ma tutte non già veruno: fe non che à pochi quafi per miracolo, òper dono fingularc di Dio è (iato ciò coceduto, sì come adHippocratc, àGalcno,& à qualcun’altro. Et fono dette parti no fblo per vittù grandi], & à confcguir faticofc: ma anco per numero. Et forfi, che non così facile* crederebbe alcuno, che in tal maniera moltipli- cate, & diuife fi ano dette parti Di modo, che par- ile neccflario al dotto Galeno farne vii*intiero, & particolar trattato con vn libro intitolato delle parti della medicina. Nel quale chi legge facil- mente ammirerà quante, & quali fianòi fu J me- tri. Di modo, che mentre io ciò confiderò paro*? 2\£eccffìtà, e mfcìmento la medicina vn moftro, che più di Briareo, ò di Gige habbia mani, & membri, ò più di qualfiub- glia pianta habbia rami, ò piu di qualunque fiu- me habbia rufcclli : & poi che ciò porta il noilro difeorfo l'andremo raccontando ad vna ad vntu. Sono alcuni, dice Galeno nel detto libro ,chc* partono tutta l'arte in tre , cioè Pharma ccutiau, chcrurgica,& diccetica:& quelle poi in altre par- ti diuidono molti : ma non tutti già d’vna medefi- ma maniera; Gran parte fono quelli,che diuidono la medicinain curatiua, & conforuatiua. Altri poi vi mettono la pcrfila&ica, outropreferuatiua* Ne mancano di qucllhche aggiungono la refuntiusb, cioè quella che particolarmente da il modo dirc- parar le forze à i debilità i conualcfocnti. In oltre annoucrano altri la eucélicaicioè quella il cui pro- prio officio è d’introdur nel corpo la robuftezza, te il buon’habito. Et altri lafoiar non vogliono la geracomica, cioè quella, che goucrnai vecchi, fi come anco quella, che gouernai piccioli bam- bini . * E di ciò non contenti altri aggiungono la deco- ratoria, didima nondimeno dalla fucatoria, dico l'arte de belletti* E più approdo altri alle predette vna più piccola aggiongono, che è la Phonetica : cioè vna, che acconciamente da il modo di difpo- nere la voce • Finalmente altri producono la Phi- 132 Dell*arte de'Barbieri .Gap J. fiologica, la Etnologica, la Pathologica, la Igij- nica,& la Simiotica:cioè con Tiftcflo ordine par- lando quella, che inucftigalanatura del corpo, quella che cònofèc differen- ze didiuerfimali ,[ Se quella che da i propri j legni di diucr limali. Altramente di quelli diuideano le parti della medicina gli Empirici: mà non è uccellano badar tanto in quello : anzi che fecondo le diuerfe diuerfamente diuidonola medicina ,&gli Empi- rici, & iMcthodoci, Sei Dogmatici, che lungo farebbe à numerarli, E mentrecialcuna dì quelle per ordine fon diuife in altre minori, refuita vru gran numero di parti,fi come tcflifica à Tuoi tem- pi ellcr auuenuto Galeno in Roma. Cola che anco fi vede à tempi ooliti,che quan * ti fono membri nel corpo fiumano; tante hoggi- dì fono varie Ipecie di Medici,& di medicine. Al- tri lon peri denti, altri per i orecchie , altri peri mali del fello, altri medici ordii! a ri j, altri pungo- no lecataratee; tali per le crepature, & pei le pie- tre, tali per rifar lorecchic, i labri, Se il nato ted- io, & tali per emendare le labra eìeporine. Così non è marauigia, che hoggidi, altri vo- gliono edere Filici, Se altri Chirurgi: o dò fia nato dalhampiezza , Se difficoltà dell’arte , come da principio diceuamo, olia natodall*ignauia,ò dal - 133 w *Necefisità, e nafct mento la mollili©, c per la molta occupationc de gli am- malati, come vuol Guidone nel capitolo (ingoia- re j ò perche la vaghezza del medicare natural- mente ci è inneità,come vuol Hippocr O perche Parte è lunga, c la vita è breué. Per vna dunque di quelle ragioni: ò per molte fi fcparò la medicina in due parti,& reflò la Chi- rurgica in mano de’ (empiici così fc- paratamente cominciò àrratcaifiin (critto, &i primi furono come riferifee Guidone, Rugcrio, Fvolando, et i quattro maeftri i quali diedero alla luce libri particolari di Chirugia. Così anco co- minciò à fepararfi la Farmaceutica infin dal tem- po di Mcfuc,ficomc appare,& fi riduflc ne gli (pe- dali; & così leguita preparando, c miniftuando la materia medicinale à Medici: benché fono bar- bate genti à quelli rempi, appo le quali fono am* biduc congiunti quelli due offici j. et appo Tur- chi intendo che tutti i Medici communcmetc me- preparano i medicamenti. Haucnao dunque patito,& continuamente pa - tendo tante diuifioni la medicina per lecaufc di fopra addotte, patinile vn altra, & forfè la mag- giore,chc fu ne Barbieri ,& nc Sanguinatoti noi chiamati: & fv nel tempocredo di Guidone, •ò dopò . E le parti, che quelli per fc pigiiarono à •miogiudiciofurono due , cùè la deeoratoria da 134 Dell'arte de' 'Bari?ieri. Cap.ì, noi (opra parte della Chirurgica. La decoratoria fannola tutti di due maniere, vna chiamata fucatoria,& mangonica, cioè de gli ab- bcllcttamcntifòpra natura , della quale vaglìonfi huomini molli, & donne per piacere vanamente à gli occhfd’altrui. La quale tanto (pi acque vnu volta a Democrito, che eflendo inficmcà ban- chettare in vna cafa ornati(luna,& al bifogno oc- corfogli di cacciar lo fputo, lo mandò in faccia* d*vn giouanc imbellettato : delchemarauiglian- doli gli aftanri, rilpolc,non hauer luogo più vile nclporcodafputtacchiare, che inqucllo sì fatto vifo imbellettato. L’altra parte è più ncccffaria, perche corregge i difetti della natura i quali danno nella compo- licione, & proportionc delle parti. Quella fpata* propriamente à i Medici: fi che di cfìihanno trattato anco il Fallopio, il Mercuriale, & altri molti. Differifeono quelle due, chclafucatoriadi- ilruggcla natura, & aggiunge quello, che non è nella natura, mà la decoratoria Tempre riguarda quello, che e fecondo la natura , aggiungendo ciò che giuda mente le inanca,& leuando cièche fouerchiamentc le abonda ; fi come la foucrchia graflczza,e la magrezza di tutto il corpo la gran- dezza, &picciolczza deforme delle parti, fico, fi. 135 NecefskaienAfcìment» gura,compofitione> & proportene di quella, de- prauata, ò diminuita : & in fbmma quefta parte è poftaficome la nella buftezza del corpo cosi erta nella bellezza, & po** litczza,& quefta di due altre manicrc:vna che co- ferua detta bellezza mentre è l’altra,'che la riftau* ra mentre è guada. Quefta dunque fpecie di decoratoria più ne* cefsaria hauendola quafi Iafeiata i McdicigraiL» tempo è, almeno fecondo il communc,che priua- tamenre alcuni ancor Pe/èrcitano : èrimaftala maggior parte di quella in mano de Barbieri, i quali alla coltura della feccia alcuni ccccffi,ò difetti di natura emendano fecondo que- fta parte. L’altra patte detta Chirurgia, come che prin- cipalmente fia cfercitata da Medici ; per alcuni accidenti fù trasferita , & rimeffalc non tutta in* parte nel minifterio di elfi Barbieri, & gli acciden- ti, ch’io diceua, fù la neccflità madre, & inven- trice dell’arti,& delle refolutioni humànc : impc- ròchc fana la Chirurgia la più parte ferite & ma- li, che di repente fi fanno, & perópatfteono mo- mentaneo pericolo, ò per l’offcfadailaria, ò per lo Ipargimento dei fanguc , ò pei gli eftrcmi do- lori, che non patirono indugio,c diladonedi tempo:e perche i Medici lono,che badino 136 Dell*àrie de9 "Barbieri. Cap. F. 137 incafà per cflcrc ordinariamente occupati, Se non tenere officina. Per quello fu nccciTariojnoa che elpcdientc, cflcrvn tale artefice prontamen- te, & ad ogni tempo per tutti ilari fi potefle* haucrc; cosi dunque fucccflcro i Barbieri, & per- che parati fempre fi trouano, Se nell’officina affi- ttone. L’Officina dico chea tempi antichi ancor te- ncuano i Medici > curando in quella gli altrui mali>fi come appare,& dal libro de Officina Me- dici,& de Medico,che fcrifleHippocratcrmi tut- to quello, che ferino la/ciò efib Hippocratc de Of* ficina perii Mèdico gran patte fe non per tutto vai per Barbieri hoggidì. Più della neceffità , cauli fu di quello Pafi* finità d4ll operaticele neirifteflb (oggetto; cioè che rimediando il Barbicro del mancameli, to della bellezza, Se pulitezza con facilepaf- faggio fi ridalle di mano in mano à rime- diare i difetti della Iblutione del continuo che deformano, Se guadano dTa bellezza, nel- la quale lòlurione del continuo , perche* verfa la Chirurgia : cosi à quelli rimale la* Chirurgia*. Cosi dimoftrato viene quel che in vero deprima intendeuamo, Se che per lungo giro dcOf* r tutto 138 'Necejfttà) e nafe intento traportatahaucmo,che ii minifterio del Barbic- ; ro è lubordinatoj ò fubaltcrnato alla medi- ? cinaj& di cjucfta propriamente albi# Chirurgia, & alla decoratoria ì fé non e ingannia- *: .■ - I ino: • . ; • ;? :• DEL RIMEDIO della Scarificationc^. 139 Che €9fa (ia S carifìcatsone, finche differita dalle, *vtntofeà [angue e dallafangaia, delle differenzi’} ò modi di ej?a Scarificattone, * Cap. />)/. ■Mpilfimo appo dotti Medici, & fpcuzffncntc dalla /cuoia l'vfo della Scarifica-? > rione , trouato ad huopo di debbe ilare i mali del corpo *' fiumano, fi interni f corno • cftcrniGli vfidellaqua/Sea* rifica rione in vero come poco/lantcncllaltro (è- gueiitc Capo fi moflrcrà, nellacommunc prati- ca di medicare à quello noflro tempo, & in que- lla Città no/l ra fono molti mal noti f & tra noiprouati.Nè di'quello mancamento vorrei io giudicare inofiri medici,pe refi e à me non toc- ca : mà ben mi maraniglio che dagli Egictij bo- ra Barbari Popolisi lalcianoe/filuperarc. i quali ricorrono alla Scarificationc: *Udutt ad facrum quoddam auxihum ( per fcruirmi delle parole di Che cofa fta Scarificcthhc ] Prpfpcro Alpino nel proprio Capo ) non come i noftri, che tanto adoprano il picco della carne/, quanto con le ventofe venga accompagnato,nel qual calò più la Scarificatone fcrue alle ventofe , che le ventofe alla Scarificatone s’accommoda- no: ma ciò porto da parte, innanzi à tutte le cofè, alladefinitionc, onde appaia’, che co/a Scarifica- ne fia, venghiamo. E Scarificatio parola latina , quafi diciamo (calpcMoirattficatiofatificatiojnijud flenitatìs,cioè dell’humor fouerchio,chc in qual- che maniera nuoce. Appo Greci è detta ,che yal/pcrfapiccarura, ò compuiatura leggiera di tarne, che daGioiianni Gar reo nel lib. definitio• #um medtcAYum al luogo della detta voce fu de- Icritta in guefta guifa,è la fcarificationc vna inci* fura, ò come volgarmente diciamo intaccatura, o picchiatura della pelle,& anco della foggiace- le carhc per mezzo d'vn ferretto acuto da duo punte in molti foramenti fatta ; dalle quali paro- le la effenza della Scarificatione, & in che ma- niera amminiftri apertamente fi raccoglie. Hora perche co* fùoifimili non fi confonda dagli equi- uoci diftingucr fi dee. Et però dalle ventofe à fanguc vediamo in che cofa effe Scarificationifi differifcono.Douc /pero tagliar in gran parte le radici d’vn’errore, cho tiafcuratamentc da molti Moderni fi commette, i 140 in che dìfferifcU dall per quella lo (gV in che differirà dalle coru che dalle pedi fé re ambafoie libero rimafe Sparge (dico) tanta copia di fanguequeda maniera di scarificationc,chc in fin’al mancamento dell’ani- mo adduce,& hi valore queda dalie parti remo- tiffimc Jò dico dalia cima della teda ver lo le gam- be, & dalle gambe verfo le mani di ritrarre gli humori. Ma poiché quede profondamente la car- ne han diuifo, la curadone di fo proprie, & dello ferite cómmunkichieggono, quedi difaggi poi, & quede cu ratiòni, quelle lcarificationi,chcmc- zanc noi di/fimo non incontrano, eperqueda agcuolczza all'altrc due maniere, che ò al foucr • chio, ò al manco torcono, fono elle da preferirli qualunque fiata il bifogno della foarificationc au- ucrrà. Diremo hora per quali vfi la scarificationc fi prenda, e prima de gli vfi communi di clfa di- ciamo. 144 Che co fa pa Scarificatane ' Degli et ad effe gangrene, che al principio ci fi of- frono » Che cofafia Scarficatione, Particella 111. Celli modi, ($f maniere, con che fare fi delti A la Scarificatane, DElla Scarificationc (criuendo Antillo,aucr- tifcc, che la parte da Icarificai fi, deuefi fc lì può , prima ben lauare con acqua calda quanto l’infermo la può (offrire, acciò il languc iui con- corra, ò vero fedo farà difficile, fi fpargerà fopra la detta acqua tepida,© s’cfporla al fuoco in fino , chediuenti roda la detta parte ; concio fi acofache rarefaccndonoficon quello l*humori,haucranno per quelli piccioli buchi l’vfcita più facile, Deuefi ancora (apcre, che le ferite nelle gambe, nell’Ab- domine1, nel Thoracc, nel dorìo,& nella ceruico fi dcuono fare à dirittura.Nella teda fecondo dan polli i Capelli,mà nella fronte per traucrfo,dcuo- no bidelli buchi clfcr di grandezza equale, & eder tra loro didanti con eguali intcrualli.La Sca- rificationc femprc deue incominciare dalle par- ti inferiori, e (alirc per lefuperiori, perche fe dalle parti di (opra principiari il fanguc (correndo per lua naturaà bado imbrattarla (uperficic di quel- la parte, che refterà d edere (carirficata, del qual ordine, per clfcr di grandidimo momento, deue» in che differifca dalle ~ventofe*Cdp.I/. 151 fatti gran conto, perche non o(Tcruato,à mille er- rori > & a tanti altri pericoli il poco accorto arte- fice fa incorrere* concio/ìaco/achc ne il numero dclli tagli, nè la tra loro diftanza, profondità , Se lunghezza veder ci fa * Olrre di que/lc tutte colo dobbiamo dici* auertiti la Scarifìcationc /empie doucr/ì fare con l’intagliuccramcmo, Se non coru il pungimentodclfa carne ( c*fim nonpuntim di- cono i Latini) auuegna> che così facendo/], il do- lore, che per Tv/ò di tal rimedio /uol refultare,fa- rà minore. • Ma cjuì He bene, che il più pianojSepuì minu- ramente efprcflfo mododi farla/carificationc cf- ponghiamo. Deuc prima di tutte le cofc far la pre- parationc della parte à fcarificarfi eletta , & però deue intenneiirfi, Se al concor/o del /àngue trarfi. Perciò fic di me/li e ri dell'acqua calda quanto fi può foffrirc, e quella in vna conca grande di ra- me, ò invila cupa di legno verfàta , quiui metter/] fi può lapcr/òna , che fcarificarfidourà, appog- giata effa sàia /ponda del letto con lafaccia vru poco in giu/o riunita. In tanto il diligente Barbie- re prc/à in fua mano la/pongia capace d’acqua imbeuuta que/la in sòia parteapplicarà* la quale* più volte c/prcflTa,e d’acqua in beuuta più, e più la rimetterà. Ciò fatto con l’apparecchiare à quefìo v/o alcune picciolecannuccic rimonde, lapaite/» 152 Che Co fa fu $ e tri fcatione, chcs’haucrà à picchiare di qua leggiermente per- cuoterà, affinché concorfo quiui il fanguc, fia fal- cile à verfarc, tyià piima di tutta l’araminiftmio- ne, i peli (e ve ne faranno, che la parte àfcarifica- re ingombrano con rafoio pulitamente Gradino, fi perche con quelli il (àngue appreflò non facci bruttura, fi anco perche cosi ritenuto non s’impe- difea Pofoia fi facci la ligatura, ordinarai, (e vi capirà, acciò gonfiandoli la parte, il (àngue à baf- fo fi ritiri, e vedendoli che per le fregature, e per la lcgatura,quafiftupidala parte fatta fia,prcnda- ii Tindromcntoà quello bifogno accomodato , di cui prima feci mcntionc, e fi dia principio àfàr Tincifioni, ò tagli da badò in alto, come fi dillo ; douranno li tagli, ò vogliamo dire piccaturc non efier tato fuperficialh che nulla vagliono per Tef- fctto,chc fi tenta di (caricare li natura della copia del fangue, ma che pallino i tcrminidclla cute, le quali fc faranno per tranfaerfo ( conforme ho vc- duto fare ad alcuni pochi accorti Barbieri ) o non per dritto, potranno efier caufa, che fi tagli qualche mufcolo, è ncruo, ò che fi laceri qualche vena, & in vece di (àlutc apportar ftroppio ò morto* Delti opportuni tempi ài caUAY Sangue. • i A •! C&p. Uh :noi A \ 153 E Gii è certo, che la vacuationc del 1 angue , è pur troppo pericololaqualunquefiata fitti- li ramai te fi fà, &c arii incontro è veramente faiu- tcuole,quaIuquc volta opportunamente s’adope- ra. perciò hauendo noi, già detto dell’Artc,cdel modo di cauar (angue quando egliconuiene.Ho- rà parmi che fi debbia t rattar dell* Auertcnze , o delle cautele quando non ficonuiene, & perciò affegnaremo qui noi quei giorni, Belli quali non fi debbia cauar (àngue, perche vtile porta , acciò- che quelli vietati giorni affegnati,pcr cofeguen- tc fi veggano quei, che fono profitteuoli, perii- ftefsatto. Benché mi fi farà incontro qualch’vno diccndojchc dellagnatorcfol’è l’officio di metter nella vena la lancetta quando dal dotto Fifico li venga ordinato, c nel rimanente non fi deue im- paccia reperche egli àrbitro nè giodice non è del- la fanità, ò del moi bo . Ma à quelli io rilpondo, che noftro pcnfìcro non è affamerei l’etettjone , ò Farbitrio di fare,ò lafciàre il fcruitio,ò il pròdèi* l’infermo, fe non' quanto il medico fifico ilei co- manda & s'altramcnrc apparific l ciò non è vera- mente,e fuor di noftra intentionc farebbe,e quan- to aj preformerà de giorni, che noi in quella parte porgere vogliamo fono molte le ragioni* 154 Delti opportuni tempi La prima, che ciò noi lo facciamo con l'Auto « rica di valenti huomini fi Medici, fi Aftronomij,fi altri Autori. . ' T La feconda ragione, che non Tempre confi* gìiati da condotti ci riparano moiri huo- mini fpcfl'o à fanguinarc. La terza ragione fi è che alcuni Medici no vo* giiono, che ftiamo allegati alle leggi ailronomi • che,dalle quali lolo fi prendono quelli giorni,ma fe altri poi vogliano(cguirel'opinione degli A* Urologi non offende però i detti Medici,chc non offeruano sì fatte leggi, & non i/offerti ano, dica perche hanno fpeflo in bocca, che fi denono ve* dcr le vrinc, & non le (Ielle, mà quando fi pota- no offeruarc gTalpetti delle (Ielle , deueno elfi offeruarfi , & in vero perche tanto fupcrfti- tiolàmente tenghiamo le regole della luna. Quarta ragione , che quelle regole di giorni à fare, ò non fare la fanguia, fi dcuono offeruarc* quando fi può, & è lecito, ò nò, douc il morbo no coftringc altrimcntc , perche quando collringc* preualerà la regola medicinale , c lafcieranno fi quelle ofleruanze. Quanta ragione è,che noi diamo quelle regola de giorni perla preferuatiuadclla finità , quando è arbitrario all’huomo fanguinarfi quello, ò quel giorno, & non già diamo quelle regole perla cu- Di cattar [angue. QdpJIl. 155 tiua dell’infermo, che ftà in mano del Ibi medie» Curatore. Seda ragione, quelli giorni fihannoà guar- dare per quei, che vanno à lor porta; & fono fuo- ri del mal vrgente ne danno à letto, & non già fi hanno a guardare quelli giorni per quehchc (tan- no a Ietto, Settima ragione » che molti quelli giorni > ò li vogliono oflcruare di fua porta, ò rimprouerano a noi dclfarte, perche non gli offcruiamo,laondc prima, che ci preuenganogli alieni dell arte,dob* biamo noi farlo, & cosi lo facciamo . Oltre di quelle non mancano altre ragioni/ ma tante badano,per le quali cofe verremo al fac- & alla narratiua de giorni adeguati da Medi- ci, & A Urologi , e fra tutti principalmente dal Buon Rutilio Ben incala nel fuolucidilfimo Al- manac i quali giorni fon quelli * che di (otto per ordine de meli van notati. Cj torni cattiuia cattar /àngue. Gennaro z 16 Febraro 1 29 Marzo 8 28 Aprile 9 20 Maggio 3 20 Giugno 1 17 Luglio $ i j A godo 6 zG Settembre 3 11 Ottobre 3 11 Nouembre 3 zi Dcccmbre 722 Delti,opportuni tempi Giorni buoni a cattar /angue. Gennaro 9 12 Febraro <* 4 Marzo , ; 6 17. Aprile 6 18 Maggio 13 21 Giugno 22 27 Luglio 1 8 13 Agofto 16 2,4 Settembre 16 ij Ottobre 6 18 Nouembre 2126 Dccembrc. 8 6 Mà ne i càfi pericolo!!, de vigenti comedi fo* pra habbiamo detto, ónde dortiffimameme Cor- nelio Cello difcorre per chiarezza di chi legge.Io ho al prefcntc ofleruato, come anco da tutti dotti Filici , Chimrgi fi offerua tanto nelle pontine/, quanto ne i dolori di fianco, comi’anco nelle fluf- ficili di fangue,ò dèlia bocca, ò del nafo V ò pure* nel mal digola,pcrcoflc, ferite,cadute, òdi coùu contundente, edam lòfi ntrouaflc mangiando, e finalmente in tali cafi, ò limili non fi deuc (laro fcttopofto aU’ofTeruanza de giorni. Anathomia del Sangue , per alcuno modo ciò tocco hanno 4: perciò ho fil- mato neccfFario, che fi dia qualche regola,e quah» che breue ammaeftramcnto di concicele elio sa- guc tolto, che farà rafreddato>& la regola noltra farà di cercare primieramente, che colà fia elle) fangue, che fi ha à cauare giornalmente,fecondo quante fiano le parti d’eflb, & quello inquanto alla parte fpcculatiua > mà quanto al medierò dcl- 158 ÀnAthowiadel , l’vfo plattico, & per la notitia delle cofc defigna.* te doucrcmo confiderare primieramente la fofia- za d’eflo (angue , e vedere diligentemente ifuoi modi, Se di poigl’accidcnti più ncccflarij,& la fu- (danza farà graffa fonile,ò mezzana cui feguitano le qualità materiali di raro, ò dcn(o,ò leuc,duro,ò molle, graue, ò leggiero, liquido, ò confittemi de gli accidenti il primo farà il colore, l’odorc;&il faporesì buono come reo. Hora per efequire il primo capo,il fangue è vno corpohumido, & liquido, generato dal fegato dalla materia dcgl’alimcnrijil quale fangue fcrac per il nutrimento del corpo, acciòchc fi riparaffe- io le parti, che continuamente fi diffipano dal calor naturale, che come la fiamma opp re ffa l‘i- fteffa (ua materia confuma; egli è vero, che lotto queftonomc di fangue fi contengono tre altri hu- mori, ciò è Phlcmma, cholera , e malcncolia, Se quefdi fi diftinguono dal fangue.Primo,che il fan- guc è di colore rotto, fecondo è di (aporc dolce, terzo è di mediocre confiftcntia, cioè ne troppo li- qu ido, ne troppo gratto,quarto i. di temperamen- to caldo, Se humido, come è l’Aria, il che nonu hanno gl’altri humori,perchc la flemma,è di cor- po graflo, di colore bianco, di faporc infipido,c di qualità fredda, Se humida, fi come è l’acqua. La-» colera è di corpo (òttiUIìrno, amara di faporc , di Ouero modo di giudicarlo , fZS. 159 colore crocco, e di temperamento calda, Se ficca-» come il foco. La malcncolia è più grafia della fle - ma, è di color nero, di fapore acido, di tempera - mento fredda, e fecca come la terra. Col [angue ancora vièilfìeroòcihorcxhc fcruc pcrvchicoìo, cioè per ttafportarc, cioè per far il [angue fluido, acciò potefle fcorrcrc per le vene per diftribuirfi per le parti, perche altrimcntc per la fua craflczza non potrebbe fcorrcrc,e così la priuaria della nu- tritionc, Se quello fiero, òchicorc ,che lo voglia- mo chiamare è quell’acqua,che fi vede nel fanguc cacciato, Se raffredato, Se fi cuacua dopò per Sb- rina, che non è altro , che la foftanza ferofaper quella via vacuata.Mà p quelle parti diftintaméte conofccrfi fi metterà il fangue dell’iafagnia den- tro vn va lo di vetro, chccialcunofi vederà nelfao proprio luogo fecondo (òndi/pofti li quattro ele- menti, cioè la colera fi vederà fopra,e quella par- te gialla, e fpumofa, che è più leggiera degli altri come il foco , dopò fi vederà il fangue rubicondo più pefante come raria.Terzo fi vederà la flemma di color più pefante, che e come l’acqua. Quarto fi vederà rifcdcrc nel fondo del va[b lamelanco- iia di color nero più ponderofà dell akrc, che e come la Terra. x x Si deucaucrtire ancora , che il fanguc ha piu party cioè lottili, &craflc, e quello fi può vedere 160 yénathomiadei [angue 9 nel latte» douc è la parte butiro/a, ccafeo/aj, nella parte butirofa fi contiene la colera , cjie è la parte più lottile, & (piatola , & in quella più tempera- ta il (angue nella cafcola per lo lentorc fiaflòmi- glia alla flemma >- &per la craffezza alla malen- colia, vi è ancora il fiero,che è come quel del fati- gli e , nel vino ancora fi vede fifteflo « che per la (puma fi può affomigliarc alla colera perla feccia, clic refiede nel fondo dei vaiò , alla melancolia* * la parte fpiritofa, cioè quella (oftanza douc rifie- de lo faporc fi affomiglia al fanguc,& il corpo fl- uido alla flemma pituita ,c tutto s’oflerua quando il corpo ftà net fuo flato naturale. Nel quale flato , perche non fempre fi ferma il corpo, mà lo più delle volte farà affetto di qual- che morbo, & così fi rittoucrà in flato moibofc , detto altramente preternaturale, perche quefti quattro humoriperdendo la loro fimetria, c natu- rai qualità, cantano quelle mutationinelcorpo. Per queflo con molta diligenza fi deueofieruaio quefla loro mutatione ,& perche degenerano ivu molte fpecie, fi deuono fapere tutti, acciò fi poffa- no dopò conofeere quando fi caucrà il fangue. Et incominciando prima dal (angue, quando dopò fi mu ta d a 1 fuo p ri ft i no ft a to, & fi cor rompe, fideue vedere daqual’humore viene (uperato ; & così v e t rà eh ia ma to, com c pc r a u u en tu r a le farà Onero modo di giudicari o. Cap.VF. 161 fuperato dalla colerai dirà fanguc colerico,fe dal- la flemma flemmatico,e quello,è quanto al fanguc. La flemma preternaturale è di quattro lpctic,la pii • ma è dolce, & è quella, che alcuni (putano per boc - ca è fentono quel fapore di dolce, la feconda è Aci- da di fapore, & è più fredda della dolce. La terza è falfa, e quella fi fi falfa, ò per la putredine, ò vero per la miftioncd’vncerto humore fècolo fallo coim la pituita docc, la quarta è vitrea, e fi dice cosi per- che è limile al vetro liquido,e quella è freddiflìma, alcuni ci aggiungono la flemma gipca,mà è fiflef la, che la vitrea, non vi è altra differenza , chec più indurita, & è fatta come gillo, e quella fi ritro- ua dentro granicoli, la collera prcternaturale,è di cinque Ipecic. La prima fi dice vitellina , perche è limile in colore, e craffezza al rollo dellouo crudo, e quella li fà dalla colera naturale per maggior ca- lore dillipando le parti tenue: la feconda Porracea*, perche è limile al fucco diporro.-la terza è ruggino- fa> & è limile al erugincjla quarta cccula, ò ver ilii- todc, che è di color dipiombo; la quinta fi chiama* atrabile,che e di piggior conditone dcll’alcre, per- che è più calda, più maligna, e più lì feceper maggior calore, che da ci ag- giunge più calore fi farà porracea di porracee p$r più calore diuenterà cruginofa, d’eruginofa fcalda* dofi più, fi farà ccrnlea, e da quella atrabile, che è 162 Anathomìa del /angue, i vltimo grado in caldezza, e di tutte quelle fpctic 1 vna è peggiore dell’altra > fi pollano ancora que* ile fpctie di colera generare nello (lomaco da Tue- ehi cattiui,comc d’agli, porri, cipolle, &c.quali rc- iillcno alla corrione, & degenerano in quelli hu- mori, la mclancolia preternaturale quando fi putre- yA » L i 1 ra per molto calore cftraneo, e accende la febre fi chiama ancora atrabile* Et acciò tutte quelle differenze di humori fi po- tè ffer deferitiere neleauar del saguc fi hà da offeruar quello fi pigieranno piu vali li quali benché fono buoni di terra, òdi (lagno, ò vero d* argento, non- dimeno di vetro io li giudico migliori per quella-» iol ragione,che effendo elfi trafparcnti ad ogni par* te fi potrà l’inclufo fangue vedere. Si metterà il (angue in piu vali, li quali fiano politi, e terfi acciò , che fi polla eliminare la verità di dette fuftanze; e cauato, che farà , fi riponghi in luogo douc non poffa giungerci il fole,ne fumo,ne poluc, & incominciando da capo . Primieramente fi oflcrucrà la foftanza del fan- gue, il quale vfocndo dalla vena, fc farà tardo,che> facilmente s*attacchi nelle dita à guifa di colla fi chiamarà vifcofo.Sc fi condcnferà fubbito, che (ara vfeito, & haucrà molte fibic, quello farà cralfo e denfo, & e caufo d'oppilationi, e fimili altri morbi, fc tarderà àcongelarli, & indurirli ,faiàfottilc,fc> Onero modo di giudicarlo. Catj.IV, 163 raffrcdandofi non fi congelerà, di (perdendoli le fi • bic, quello farà putrido, ouero acquolo . Il tutto fi conolcc diuidendolo ; fc farà orallò , difficilmente fi diuidcrà fc farà lottile, ciò fi farà più facile, fc putrido toccandolo à pena fi riiòlucrà in minutiflime parti. : li fiero, è come vn’a'equagialla, e quello fi vede dopò, che farà congelato ilfangue , e quando è molto dinota;chc bene troppo, ò hydropifia,dimo~ ftra ancora debilità di reni, ò ver oppiladoni dì flati » I r : ' kl ,ì La fpuma dinota vno sbollimento, & incendio di chiclihuntorc, ch’il color dimoftra (fc non fi fari pero per l’impeto del fanguc ncirvfcirc,chc fc il co- lor farà rollò, lo sbollimmo farà del sàgue,lc giallo, della bile, te bianco della pituita fcncro-dclla me- la ncoli a. ■ . . J Villa la lòflanza> lo fiero, e la Ipuma fi vederà il colore, il quale li dopò, che farà condenlato il sa- gue apparirà nella fupcrficic lofio, dimoftra e fieri fanguc buono, & vtilc , s’apparirà rollò con iplcn* dorè, farà caldo, come quello djcH’Àrtcticjfc rollò, mà oleuro, e medi ocre,-come qncllo delle vene, fc il color farà giallo dimoftra redondar la bile » le* bianco la pituita, fe nero,la mclancolia,fc farà gial- lo ofeuro, e dentro come rollò d'ouo crudofara bile vitellina, fc verde farà vile porracea,fc ceruleo, fi- 164 tdnathomia del fan?ue ] là bile, e ruginofà, fc farà nero con (plendore,ò ver liuidofaràatrabilcfatta per troppa aduftione, & vehemenza di calore della bile fiaccala quale Tem- pre farà maligna, cpcrniciofa più dclTaltre Vie ancora la bile hyfatode la quale fi genera nello fto- macodifucco diprauicibi,quali refiftono allacot- iioneper la loro mala quaìità,c così ne refulta quel- la fpetic di bile, che è ancora di color verde , mi più ofeuro della porracea , quali humori fc faraiXr putridi lo dimoftrexila fuftanza del fanguc > con* forme fi dille di lopra. Le fpetic della pituita non (ì pofloho conofccrc* nel colore, perche tutte f olì bianche mà (blamente nelfaporc le farà falfa, ò ver acida; la vitrea* non fi può vedere per Tinfagnia, ma fi offerua qua- tta fi euacua per le parti inferiori la gypfca fi vede tal amen te dentro l'articoli. Suole ancora nel fanguc raffreddato (upernara- re vna certa pinguedine come tela d’aragne, & ab Lhora s’hà da vedere fc il corpo a chi fi caua detto làngue farà groflo, & obefo farà anco adipofo il sa- gue, ma fc il corpo gracile, dimoftra, che per il (b- uerchio calore , e feruore fi liquefacela Tiflciio corpo. S’il fanguc cauato haurà mal’odorc è fegno di grandiffima putredine, fc fendendo detto fanguefi Vederanno certi granelli* come arena, dicono,che Onero moào di giudicarlo. Gap. IF. 165 dimoftra il corpo effer aderto del morbo detto clc- phantiafi, òche farà per patirla. Confidcrata lalollanza, la/puma, il fiero,calo- re, & fedo re del fianguc , fi vedano tutti li vafi in- fieme sin tutti farà buono, così anco farà nelle ve- ne, & per il contrario fc farà cattiuo tutto l’iftcffo fi giudici, che farà dentro le vene, ma (incilipri- mi vafi farà il (angue cattiuo, e guado, e ncll’vlti- mo farà buono, dinota, che tutto il trillo fia vici* to, cquclchcè rimaflofia buono, ma fc per il con- trario quel del primo vafbfirà buono, e l’altro fa- xa cattiuo legno,checc ne fia molto di quello nel corpo,al che fi deue attendere con buono rcgimcn- to di vitto 3 de con altre i nfàgnic, ò medicamenti purganti a cacciarlo, E quello è quanto occorro circa il giudicare il fanguc per Inifignia fecondo la dottrina di Gio: Fcrnelio. Scrific anche di ciò Giouanne di Chetam Memanno nel libro mtltula- to fafciculus Medicina 5 ma perche non è tutto a noftropropofito fitralafcia. D>fzm*ixltra parte di meftisro}in che H Barbiere g£or di* ni del Altàico efegmr deus. £dp* P » E Gli è il Barbiere il propria miniftro del suedi- co, la qual propofitionepotraffiintendere afìoluumcntc, Se condiuona ca mente, affollarne 166 T)* come purgar fi poffèno . Cap. XXIV 61. Del modo di applicare le fanguifughe al luogo del federe,e dell’vtile.j?, che ne pcruienc.Cap.XXV.63 Dell' applicar le fanguifu— ghe dietro gli arrechi , ea> dal beneficio,che-ne perniale Tauola de* Capi del Primole Secondo Litro. Cap. XXFI. 6j. Del vero modo d'applicar lefanguifu- ghe/opra il fondamento, da.» noi codola chiamato , e nel braccio da fanciulli . Cap. XXVII.68..Dello ftagnar fej vene aperte dalle s agni fughe. Cap. XXVIII. j1. Del modo d’applicar le vcntofe, e del gwuamcto. che da lor fi me- ne. Auuerti- mcnti necefjarij per l’incifione delle ventofe. Cap.XXX. 76. Triodo d’applicar i Galli , i “Piccioni, ì Cagnoli, & le Ra- nocchie. per i mali della te/la. Cap.XXX 1.81. Dell'applica- tione de’Pulmoni.C. XXXII. 8z. De’ Sadagni, ò Rottórij, ò Fontanelle,ò Cauteri],così va- riamele chi amate. C. XX XIII Bq.Dell’vtilità che fi caua da’ Cauteri'j. Cap.XXXIF.90.De* Cauteri] del Collo.C.XXXF. 91 .De’FeJJìcatorij.C.XXXFI 9j.Della, relaffatione delle~> gengi ue. Cap . XXXVII. 103* Confex.ua da cojìringere legcn- giue , e firmar li denti. Cap. XXXVIII, 104. Del tufo, e delle macchie de denti. Cap. XXXIX.106.filtra conferita per imbiancare , e mantener ì denti.C XL. 108. Del modo dì falaffar l’Arterie delle tepie , elorvtilità. CALI.109.Del modo di falaffar la vena (giu- gulare, e fue vtilità.. C.XLÌÌ'. liz.Della tonuenienRatra il Barbiere), & il Medico nellcs prime cure di ferite. C.XLIII. 114. Della prima cura delle ferite. Cap.XLir.i 16. Della prima cura delle contufìoni. CXLV. 118. Della prima cu- va del flujfo del/angue. Cap. XLn.izo.il modo di brugiar il Corno del cerno , necejfario molto nelle con/erue de'denti. Cap.XLm.izi. Modo di far il Calcante , come cofa neeej- faria perii jangue.C.XLTIII. IZ1. jlequa di /ale, la quale fa li denti bianchi, & anco vale all'vlcere delle geugiue* C.XLIX. 1 zz. Del vero modo dipreferuare da corruzione dicemo di Balfamare i corpi morti. Cap.L.iz$. Secondo Libro « NE cejfità & nafcimento del- l’arte de'Barbicri.Cap.I. 131 .Del rimedio della fcarifi- catione. Cap.II. 139 .de gli v/i communi della Searificatione.. •Particella I. 144. Degli vfi della /carificatione ne mali efieriori del corpo. Particella 11.147.Delti modi, & manie- re con che fare fi debbia laj Se arifi catione. Particella HI* 15 c. Delti opportuni tempi di cariar /angue„ Cap.III. 15?* jlnatomia del Sangue, ouero modo di giudicarlo.C.ir.iJ 6. Come il Barbiero gli ordini del medico ejjeguir deue.C.V. 165* i l fine; Tauola delle cofe più notabili inJ queft’Opera contenute. A ACqua calda necefsaria al falafio del piede, & ma- «0.35.37.52. Ter lejanguifu- ghe.óf. lAcqua di fale come fi faccia azz jtlbetafis jlutor citato . 98. sìlfio Varrò Barbiero, e Confule Romano. 8. jlliabate Jtutor citato . 1 9. jLnatomia delle vene . 1. jlndrea Loreto autor citato. 20. *Anello Lallo Barbitro eccellen- te . p. .Antichità dell'arte del Barba- ro . p. *Antonio Sermoneta Barbiere di Tapa Vrbano Vili-. 9. jtorta che fia . 5. Archetti,e baleflrini.c lor vfo.7, del Barbiero nobilijsima.8. Non fi deue infegnare à perfine firoppiate. 47. „4.rte delfalaffi come trouata.6. Minìfira dell'altrui fallite. 1 o. Tarte necefsaria della medicina. io. vArteria ricettacolo del /angue Spiritale..Che cofa fia 5 .In che differifia dalle vene.5. Ter do- ue fi diffonda. 5. Come fi falaf- fano . 7. .Arterie delle tempie come fi fa- lafiano, io9. jlftra.lj.go apprefso Greci ilMal- ieclo. è Capolla apprefso Napo- titani affo prillo chiamato.$3 jtueiggpar jlutor citato. 98. jLuìcena autor citato.I9.ij.31 B B. Ale firmi} ò archetti, e lor vfo. 7. B allori ini del Cauterio com'efscr deono.pt. Barbieri famofi. 8.9. Barbi ero, e fua nobiltà . p. Con- dri ioni à lui neceffarie . 12. Suo fine . tj. z8. Deu'efsere inten- dente dell'anatomia .11. Gli bifogna efferata rft gi ornai men - te . 11. Gli è necessario aaita vifia. 12. Hauer dee mano leg- giera.zj. Sia giouine. 1 z. Hab- bia Titano ferma , e ficuro tat- to . i2. Effer dee patiente nel falafsar i fanciulli.44. No por- ti tnufchio falafsando alcuna donna. 3 1. Effer dee giuditiofi nell'applicar le Janguifnghe.61 Come dee ferir le vene effendo macino.4j.Effer dee dejìro. 27. Di quai lancette efser dee for- nito . 13. Che non pigli inauer- tentemente le lancette cattine per buone . 14. bene tener à bada il patiente nell'atto del Jala[far per difuiarlo , 27. Nel- l’atto del [daffare ragioni di cofe remote . 27. Cerne erri fpcfse volte per timore .13. jue vene, vedi vena . Bràccio del patiente delie fiar ri- TAVOLA, ?oùto$fìrm, 2,7. / —, JBrrffb'o offefò non atto à farai Cauteri] . pj. Burchiello,Toeta, e Barbiero ce- Jebre .9. • C Cagioni delle fincope.zy. Cagnoli come fieno d’ap- plicarfi. 81. 'Per qual’infermi- tà. 81. Calcante come fi faccia .izi. Caminar alquanti paffi necessa- rio prima d'aprir la vena Sa- fena.gZ. Capo, e Jue vene,vedi vena . Capoila, da Latini, T alum, daL> Napoletani, o(fo prillo. 5.55. Cafi occorfi nclfalaffarconpo- co giuditio.s8.z9. Cafo occorfo nel fdaffare al Sig. Lorenzo di Cinabris . zp. Sii Sig.Ottauio Brancaccio.qz.Ad vna monica. 5o.Al Sig. Confi- glier Camillo Pillano.so. Alla Sig. Ducbcfsa di Nocara . Alla /creila del Sig. Duca di Grauina . 41. Ad vn barbiero timido ,gz. Cafo occorfo nel gettar le fan- guifughc narrato daG aleno.s 8. Ad vn gcntil'hnomo del Sig. Cardinal oefualdo .58. Cafo occorfo nel far vn Cauterio al Sig. D. Ferrate della Qua- dra. 89. Al Signor Afcanto Care afa . 89. Come ritrouaio. 90. Cauterio che cofa fia, 84. Ter che così detto. po. Come, e dotte fi faccia, 88.8<£ €o che ifltqnidti fi fato Come fi faccia nel collo . p i { Cerne fi faccia nella tefia, c ter qual male. 8p. b!o?i fi deue fa- re nel braccio offefo. 97. Come fi vieti la fiufsione ne Cau- teri] .pi. Codato nel ramo crurale . 86. Come fi faccia nelle cofcie .93. Come fi tenga la gamba nel ferir il Cauterio. 93 .futilità del cau- ter io . 90. Celfo autor citato . 98. Chijauetta da far i cauteri], come cjser debbia . 87. Cintiamo Caualier Ramano Bar- bieco. 8. Cocodrillo mofirò l’arte delfa- lafsare. 6. Codola che cofa fia . 69. . Come vi fi attacchino le fangnì- Jughe . 69. Cognitione de' fitti delle vene ne- cefsarie al Barbiero . zg. Colpo della lancetta non dee ef- fer molto profonda .15. Conferita da firinger legengiuc. 104. Da imbiancare, e conjer- uare i denti. 108. Confale Bimano Barbiere . 8. Conuidfione come fi faccia . 46. Coppette conte efser deano .75. Come fi adoperino . 75. Luoghi doue s'applicano. 74. Cordella, ò nafiro come fi leghi. Corno del Ccruo come fi orna i 121, T A V O L A:' D DFfirC'Xffa- neccfsanami bar- biero . zy. Dignità del Bar biero . 8. Ditaf lor vene, vedi vena . E Epfia S .Giouannivfata à fan- guivJar le narici , 60. Effufionefouerchia di fangue ca- gione difìncopa . z6. F FAnciuUi d'vrìanno come fi falafsano. 44. Non fi fen- fia piangendo, ò finghioTgan- do.44. Non fi faccia tenere dal padre, ò dalla madre nell'atto del falafs. 44. come fi li faccia apparente la vena:7 r. Fajce come fi facciano per legar la vena aperta. $6. Ferite come fi medicano nella prima cura .116. ■ Ferri da far il cauterio al collo, Pi. Ferro da far ì cauterij. 87. Figlie di Dicnifio tofanano il pa- dre . 8. Fine delFefperto barbico, zy. Flufso di fangue nelle ferite co- me fi fi agni .no. Fondamento come vi fi applichi la fanguifughà. 69. Font anello yVedi cauterio. Francefco Baratta Medico di fommo valore. 50. Francefco Guerriero di [ingoiar dottrina, z9. Fregatione come fi facc ia nel fa- lafs are alcun timido. 43. Nc- cefsarie aitanti Vapplicar le~i vento fé . yS. Fronte , e fite vene, vedi Vene , Fumo delle cìmici vtilc alle fan- gui fughe beuute, ò afeefe in sìt per le narici. 58. Fuoco potentiale qual fui. 5; 8. G Gcileno autor citato. 5 8.19. ly. Galli come s'applicano .81. Tre qual infermità. 81. Gengiue rilajsate come fi deono curare .103. Gio.Antonio Bpjso barbier ernie nente. 18. Gio. Battifia Bergamino bar- bieroy e poeta gentilesimo. 9. Gio. Battifia di Marino Barbio- tOyO4 Architetto Jingoiare . 9. Gio. di Gaeta autor citato. 19. Giulio lanolina chirurgo fa- mofo .41. H I ~J^^°crate autor cltai0 • • I Fi fermi deono purgar fi prima di far fi il cauterio . 87* Infermi timidi come fi falafiano. Infiammagione nel cauterio co- me fi vieti. gì. bade barbìero di Cleopatra. 8. Ifrumenti da far cauterij. 87'. ifirttm. nuouodafar cauteri. L ' LAbre come fi Jalafsi. 48. Incetta neccjsaria al bar- bici'0.1?.come efser dee.14.16, 40. A lingua di pafsero peri- colo fa . 16. A fronde di olino tavola: fià atta. 16. Come fi tenga nel- l'atto del falajfare. 14. Come fi. proni prima d'incidere la vena 14- come efser dee per aprir la vena d fanciulli. 70. Come per falajfar la fronte. 40. Come per dar il taglio oue fia gettata cop- petta,ò ventojà.76. E fendo mal atta non fi dee tener nello filic- elo. 15. Lancette antiche pericolo fe. 41. Lancette di nuouo aguigatepe- ricolofe, 42» Legamento del fangue come fi fac- cia . Come fi facci a à fan- ciullo.70. Come d perfone timi de. 54. Come a corpi macilenti. 5 3 .Come d corpi grafi. 5 3 .Co- me fi leghi male. 3 6. Come efsg- do fretto cagioni fincope. 17. Come jfi faccia nella vena del fegato. 43. Jjvgua3e fue vene,vedi vene * Luoghi doue fi faìafsano le vene. 20. M MAcilenti come fi leghino per falafsar e. 7?. Magliette, vedi fanguifughe. Mano, eJue vene, vedi vena. Mojxo Aurelio Seuerino Chirur- go , & Anatomi fia ec celienti fisi- rao.3 5.42.46. Aratrice delle donne, moti ni delle fincope . 30. Medicamento per li cauterij fatti di nuouo. 89.91. Modo da bruciar il corno del Cer- no . 1 zi. Da far l’acqua di fia- le. 1 22, Da far il Calcante. 12 i. jMeJchtta, è TgngardoU antica mente vfata. 7. Mufchio non dee portar fi da Bar- bieri andado à fata far ddne.31 N N Arici tome fi fola (Fano. $j. Con chefifalafiino. 5 7.60. Najiro , ò cordella come fi leghi. 3 3. 4 3. Com ’efser debba .13. Come fi leghi à fanciulli. 70. Dopò incife le vene come fi al- lenta .54. Natura ijlefsa trouatrice del mo • do del falajfare. 6. Nicolò Gafpar rini barbiero di Papa Paolo V. 9. O OCchi del patiente nel fai af- fare deano fiar ch'iufi volti in altra parte. 27. Odori non deano portar fi da Bar- bieri falaffando dome .31* 0 liniero Dcidaim barbiere del Rè di Francia . S. Orecchio come vi fi applichi la fangui fiugha . 67. .0[so pelilo, che cofa fia 3 3» r PAolo Magno Autor citato. 20 Peli fi radino doue s'appli- cano le J anguifugte. 59.0 3.Do- me fi fanno ieautenj. '9. Doue fi gettan le vento fé.78. Pelle dura ye mujiolofo nel brac- cio alla vena della tefia . 49. Pericolo nel falafsar la vena Ce- falica in meglio il braccio . 48. Nel falajfar co lancetta mal at- ta . 14. Nel porre le f anguifu- ghe alle narici, 77. Nel falafsar il piede. >4. Nel falafsar fen- TAVOLA. efisern alcun pre ente, j 1. Nel falajsar à cui è fohto di fuenire. 26’Nel trapafsar all'altra par- te la vena.16. Nell'vfar le lan cette à lingua di pafsaro . 16. Nell’vfar la leccarda nelle ve tofe. 78. Nel fecar le vene fol- leuate, e grofse . 42. Nel ficcar la venacomune\. 46. Nel fecar la vena della tifi a. 43. Nel fa- lajfar il dito pollice. 5 2. Nello sfagire delle fanguifughe. 59. Nel farfi il cauterio cd braccio.. 9 5.. Nell'incider[i per trauerfo «. 50. Piafira bucata da far eauterij. 95* Piccioni come s'applichino,e per- che. 8i«. Piedeje fue vene, vedi vena. P tenerla d’bumori bìliofi cagione delle fincope. 27- Ptetro Dales Medico illuftre. 5 o.. Pietro Paolo Mag. barbiere dk fingular valore\ 9. Piumaccio come efser dee. 36. Princìpij necefsnnj à faperfi da dunque Dottore in qtialfiuoglia materia. 6. Prudenza, fine dei barbiere. Puteri one come s applichi > e per qual cagione . 8 2. R RAmi della vena della tefia * 4 9 . Della Cardiaca,. 45. Della vena Caua. 3.1 liaci. 6. Della vena Af celiare. 2. Della vena Pophfea. 4. Della vena Mufcolo. 4. Afcvllare. 2. Ranocchi come $ adoperino,e per- che . si. Ratis Autor citato . pg. Ricetta per le gengiue rilavate i 10$.Per lo dolo e delle gengiue. I o s. Per lo tufo, e macchie de i denti, ioó. Ricetta da far ti Calcante . I zi. Da far l'acqua di file .122. Rimedio perche le Jdnguìfughe non sfuggano . 5 9* Perche non afcendano per le narici. 5 9. Per- che s’attacchino alla vena. 63. perche fi di fiacchino dalla vena. 66 Per fiagnar il fangue della rodola. j1. j3. Per la fin cape, 28.30. 3l. Per fiagnar la vena incifafiotto la lingua. 55. Per- chehà beuuto lasaguìfughajò le fia afcej'a in super le narici . 58. 67. Ter le vene non apparenti da fanciulli. 71. Per euitar fin* fiammagione ne eauterij. 92. Per legengiue rilafsate. i o3 .Per lo dolor delle gengiue. 105.. $ S Ala fio come primieramente vfato. 6. Trottalo invece delle diete. 7.Come trottato. 6. Come fi facci a à foli ti patire dì fincope 3 o. Per che fi faccia vul- gate. 5 3. A cui fi dette far vul- gate, 5 3. Come fia piu vtile. 17. Come fi faccia à fanciulli èhm anno* 44. Come fi faccia nelle narici . 60. Come fia pencolofio nell’atto del tafio, 43. Come fia pencolofo in mero al braccio.49 Comete àoue fi faccia per le fa- tiche3 7. Come fifaccia nel tron- co . 4 9. Come nella vena della tavola: fronte, 39, Come {otto la lingua. 55.56* Come fi {lagni alle lin- gue 55. A che gìoui. <,6.Come fi, facci alla vena del fegato. 41. Come alla mano. 51. Come al piede. 57. Come al labro . 48. Come fi f echi vna vena per vn*~ altra. 24. Doue fi faccia per lo boglimento del [angue. 2 5. Doue per la rogna. 25. Non fi deue fa- ve. non efsendoui alcun altro pre- fente.i 1. Come fi faccia alla ve- tta Giugulare. 112. Come fi fac- cia in vn tempo quattro, ò cin- que .55. Come fi faccia nell'ai tsrie delle tempie. jop. A che giout. 11 o. Salmtcrdi Rofa barbiero noto. 18 Sangue come fi {lagni delle vene aperte. 66. Sangue fecciofo fon- te di tutti, e mali. io. Sangue fecciofo in cui fi a . 34. Sangue come fi cani il Verno .gl. Sangue nel cauarfì dal piede vi bi- f ogna acqua calda .37. Sangue piu abbondeuolc l'aprir negli animanti." j'.' Sangue nelle ferite come fi {lagni. 120.' > Sangui foghe >0 7nagnette,che fieno. 61. Come cfser deono.61. Come fi confermino » 6 r. Come s'ado- perino. 6 2. Doue s'applicali 0.65, Perche fièno applicate.63. Come fi attacchino . 6%. 64. Come.fi fiacchino. 65. Comefurmedia acci òche non sfuggano 59; Conte fi gettino nelle narici,eperche. 57 Come fopra il fondamento. 63. Cerne dietro l'orecchio, 67.68, Come fi {lagni il [angue. 6j. Santo Spagnuolo barbieri) di mol- to pregio. 9. Sedagnij vedi Cauterio. Setole del porco per falajjar le na- rici . 60. Sincope donde deriuì. 26. 27. Spafimo donde cagiona- to . 46. Suenimento donde deri- ui. 26.27» Suffimigi fotto le narici alle don- nef perche fi faccia. g o. T TFofrafio autor citato. 98 f Tefia fi rade nel falajjar la fronte.40. Tiberio Mi Jfi barbiere di f mmo ingegno. p. Tmidi foggetti alle fincope. 26. Tronco nafcerne dal cuore . y. V IT J Ev.a Cuna per dove fi dif- y fonde . 2. Cardìaca, ò Co- mune, ò Media donde decina. 2. Come s'incida,e pcrche.4.6. Per- che chiamata Comune. 45. Do- ue termina 45. Malagenolc à fe- rire. Come fi tagli. 4 6. 47. Del fegato , ò bafihea quante fiano. g. Còme s'inada. 41.C0- » me fi leghi. 4 ?. Mone termini. 25» Perche chiamata Fontis. 24. Dellatejla, ò Cefalica, ò Capitale, ò humerarii, 2. Pt rebe gioiti. 48. Doue s incida, 48. ■Come s'apra. qg.Douc termini. 77. Per doue fi diffonda. 2. Ma* ijageiwle à ferire., 48, Salafiat a non paffa la regione.del fegato. -25. Profonda della tefia doàe termini> 2, Cutanea fotta lapd- , j le del capo. z. Safena, ò della_> àmadrcper doue fi dijfoda.3.20 Come s’incida. 32. Doue fi ta- gli .33. Triodo di trouarla . 33. Dou’è fituata. 33. Crurale per- che così detta. 3. Per doue fi diffonde . 3. Ifchiada minore per doue fi diffonde.3. Ifchiada, © del gallone}e fue parti,q.Epri- I metti de yò cutriola , doue fila fi- 1 tuata . 23. Poplitea doue fi di- lata . 4. numeraria per doue fi diffonde. 3. Emorroidi, òflo- macali quali fieno .6$. Sotto la lingua .55. Come fi fiagn.. 5 6, Nel labro.,48. Telano.20.51 .Co- me s'incidano . 51. Saluatclla doue termina.51. Qualefia.%z* ! Pie de.3. 20. Dietro l’orecchio . 67.68. Giugolare qualefia. 112. Come fi falafsi. nz. Fronte.39. Come fi leghi. 39. Come fi fac- cia apparente. 39. fome s'inci- da filleuata, egrofia 37. Come fi leghi prima del falaffi . 33. Come dopò falaffata. $6. Come fi faccia apparente ne*fanciulli. 71. Come fi pofsa aprire in vna parte non trouandofi in vn’al- tra.zi. 26.Come incifa per tra- uerfo è mortale . z. 'ene doue s’incidano . z. Come fi tagliano. 15. Quante filano . 19. Ottante fieno del fegato. 3. Ar- terie }che coja fieno. 5. Della ve- TAVOLA. na Caua afcendcnti. z. Defeca* denti. z. Anticamente firade- uano. 7. Anticamente s'apri- uano con coltelli.7, Co» archet- tiy ò balefìrini.n. Con ‘leccarde, 7.Nel verno pili nafeofie. 43. Ventofc vfate delfalajfo. 73. Co- m'efser deono. 74. Come s'ap- plicano . 73. Come fi mettano à perfine tumide. 75. Doue sup- plicano . 74. Giuditio nell'ado- perarle. 74. chegiouano. 79. !Ver che fi cominci alle gambe-* ad applicarle . 79. Cowe fi ta- glino . 76. Come fi taglino nel- le perfone camofcy egrafse. 76. Comefser dee la lancetta , ò ra- foio per tagliarle . 77. Vi s'ado- pera tal'hora la leccarda . 7#. che giouìno.79. Vejjigatorij come fi facciano.99. 100. Come fi conofca che buono. 100. Oliando fi debba fare . 101. A chegiouino . 98. Vincenzo Maggetta Poeta , o barbiero di gran valore. 8. Z ZEccarda,e lor vfo. 7.17.18. 78. Da chi vfate in Napoli. 18. Com'efser deue. 18. "Perico- lo che potea folleuare.18. Vfate per tagliar le ventofe. 78. Per- che la]'date. 19. Non atte a fanguinar fotto la lingua. 19, IL FINE. ÌN NÀPOLI. Appreso Ottauio Beltrano . M. DC. XXX. E di nuouo per Girolamo Fafulo . 1671. )( Con lic.de Sup,