SULL’ORIGINE E NATURA DELLE DIVERSE ESISTENZE PER GIUSEPPE GALLO RIPETITORE DI CHIMICA Datemi materia e moto, ed io farò il mondo. Descartes. Far conoscere quale sia l’intima costituzione delle diverse esistenze; come le esistenze sensibili primitive siano nate da enti insensibili ed abbiano progressiva- mente generate delle esistenze di più in più complicate; quale sia il nesso logico e cronologico che lega insieme le diverse esistenze sensibili, e queste con Dio: Ecco lo scopo di questa memoria. Due sono i metodi che seguirono i Filosofi per sco- prire la genesi e la costituzione dell’universo e le leggi da cui è governato, il sintetico od ontologico, e rana- litico o psicologico. E se malgrado le meditazioni e le indagini continuate per tanti secoli non giunsero ancora a trovare tutta intera la verità ed a porsi fra loro d’accordo, egli è perchè gli ontologisti nelle loro deduzioni non presero per guida i fatti , e caddero quindi in molli errori; ed i psicologisti non spinsero le loro analisi fino a giungere ai principii da cui par- tirono gli ontologisti, ed immaginarono molle ipotesi erronee; egli è perchè l’ipotesi di Newton credula come intieramente vera, non lo è che in alcune sue parti, non è che il punto in cui debbono incontrarsi i se- guaci dei due metodi. Questa divergenza di sentiero tra filosofi Iccui idee dovevano insieme convergere, fu cagione di innumerevoli errori; fu cagione elio l’uomo disperando di trovare la verità dubitò della verità stessa; ed in tanta disparità di dottrine, riputò clic la scienza fosse anzi un’opinione subbieltiva, ebe un com- plesso di nozioni obbiettive. Per iscoprire tutta intiera la verità, per stabilire un sistema di filosofia, che sia in tutto conforme al vero, non bisogna adottare un metodo ad esclusione dell’altro, giacche senza il con- corso di ambedue i melodi non si possono ordinare e verificare le cose che si scoprono o coll’un o coll’altro, ed il valore scientifico di una verità non dipende solo dal riconoscerla, ma dal collocarla in quel luogo che le appartiene secondo l’ordine necessario delia gerarchia reale ed ideale; le conoscenze che si acquistano con uno di essi non debbono quindi aversi per vere se non coincidono con quelle trovate coll’altro; voglio dire le deduzioni sintetiche non necessarie non debbono rav- visarsi come vere se non sono confermate dall’analisi, dai fatti sperimentali, e le induzioni analitiche non debbono tenersi per vere quando non trovano la ra- gione di.e&istere in una premessa sintetica: alle umane tradizioni poi non si debbe prestar credenza se non sono in armonia coi fatti naturali e colle verità dedotte da premesse necessarie, perchè gli uomini sono troppo inclinati ad immaginare delle favole, delle ipotesi, ed a travisare i naturali avvenimenti, e le cose che hanno udite. Oh! quante favole ed ipotesi gratuite degli antichi sono prese dai moderni per verità. Egli è seguendo que- sto doppio metodo e non tenendo come vere fuorché le idee che scoperte con un metodo venivano dall’altro confermate, che io giunsi a scoprire in che peccava la teorica d’attrazione di Newton e come doveva venire 2 riformata perchè fosse in armonia con una rigorosa e geometrica metafisica, e potesse spiegare e misurare tutti i fenomeni naturali ; che io giunsi a demolire il baluardo che separa il sensismo daH’ontologismo, l’em- pirismo dal razionalismo ed impedisce alla filosofìa po- sitiva di fare connubio colla filosofia razionale, ed allo spiritualismo di porsi d’accordo col materialismo; a tro- vare che le leggi del calorico specifico sono le stesse di quelle di Keplero estese ai piccoli mondi: leggi le quali provano in un modo evidente che la forza repulsiva, la quale congiunta coll’attrattiva forma e muove l’uni- verso, varia in ragione diretta della superfìcie; a sco- prire la ragione matematica, la Provvidenza Divina che governa e dirige le due forze nella formazione delle cose; ed a conciliare le opinioni dei diversi filosofi che seguirono anzi l’uno che l’altro metodo. Egli è questa la via che debbe tenere chiunque brama di abbattere lo scetticismo ed altri romantici sistemi. Cartesio ha detto: io penso, dunque sono; io dirò: io agisco e reagisco, dunque sono; le cose che mi cir- condano agiscono e reagiscono sopra di me ; esse dunque esistono. All’azione c sempre «£ttaèe=e» con- traria la reazione (Newton). Quando io agisco sulle cose, queste reagiscono sopra di me, e quando le cose agiscono sopra di me, io reagisco sopra di loro. Le qualità sensibili delle cose sono un prodotlo dell’azione e della reazione. Le cose sensibili se cessano di operare diventano quindi insensibili, si riducono «alla sostanza inerte, informe, ma capace di ricevere tutte le forme di Platone » , diventano il chaos immobile, il ncque quid, neque quale, neque quanlum dei Peripatetici. L’azione si manifesta sotto forma di movimento. Ciò posto, se da una esistenza sensibile si astrae il moto, non vi ri- mane più che la sostanza ossia il soggetto materiale, in virtù del quale il moto diventava sensibile e faceva di- ventare sensibile la sostanza. Così se dalla luce si se- para il moto non vi resta più che la sostanza insen- sibile che muovendosi produce la luce. Le esistenze sensibili sono in quanto agiscono, sono poi in un modo diverso perchè agiscono in modi diversi. In tutte le esistenze sensibili si trova dunque lo stesso soggetto ma- teriale, al quale stanno inerenti qualità diverse perchè si muove in modi diversi, e descrive muovendosi delle figure diverse. Le esistenze sensibili sono dunque co- stituite di due cose insensibili, Luna spirituale che è cagione del molo e delle qualità, e l’altra materiale a cui stanno inerenti il moto e le qualità. Queste due cose prima della creazione del mondo erano in Dio; la spirituale faceva parte dello stesso Dio, la materiale era semplicemente contenuta in Dio. Le esistenze sensibili possono dunque essere in ul- tima analisi ridotte a due principii insensibili di cui l’uno è la materia priva di attività, e l'altro fu ema- nato da Dio. Frima della creazione delle esistenze sen- sibili vi era per conseguente due enti eterni, Iddio e la materia. Il primo onnipotente ed infinitamente sa- piente: la seconda inerte, che poteva nulla e sapeva nulla: il primo indivisibile e perfetto: la seconda di- visibile ed imperfetta: il primo necessario, cioè che non poteva non essere : la seconda possibile perchè poteva non essere: il primo penetrabile ed indipen- dente: la seconda impenetrabile e dipendente dal primo. L’eternità della materia è stala ammessa da Platone, da Aristotile e da tutti i più grandi genii delle età antiche e moderne, giacché la mente umana può concepire Fincominciamento delle modificazioni e dei 5 moti della materia, ma non può concepire l’incomin- ciamenlo della slessa materia. Del resto è contrario agli attribuii di Dio il supporlo creatore della materia, giacché come Iddio non può commettere ingiustizie perchè giusto, così non poteva creare la materia per- chè perfetto. Scd de hoc alias. Iddio trasfuse l’azione nella materia e disse: fiat motus, fiant sensi-bilia, ed il moto fu fallo e le cose sensibili furono create. Da quel momento la materia acquistò la virtù di muoversi, di modificare sé stessa, divenne attiva, potente; il chaos omogeneo ed immobile si trasformò nel chaos etero- geneo e mobile. Ed in ciò mi piace di trovarmi d’ac- cordo coi più insigni filosofi, Platone, Aristotile, Pita- gora, Zenone... i quali ammettono che l’universo sia stato prodotto da una materia primitiva increata, a cui venne impresso il moto da una causa intelligente ossia da Dio. Io chiamai forza una cosa composta di un principio materiale inerte e di un principio divino che modifica e fa muovere il principio materiale. Le cose che nacquero nell’atto che Iddio trasfuse il prin- cipio attivo nella materia sono dunque le forze. Leib- nitz ed altri filosofi meccanici chiamano forza un prin- cipio di attività, una causa di moto, di modificazione, comprendono cioè col nomedi forza soltanto il prin- cipio spirituale e non il principio materiale. Ma siccome il primo di questi principii non è sensibile senza il secondo, siccome le leggi a cui obbedisce il principio spirituale, i suoi modi di operare si rendono a noi manifesti per mezzo del principio materiale, io credo che si fissino maggiormente le idee chiamando forza ciò che c capace di muoversi, di modificare sè stesso. Egli è del resto indifferente il chiamare forza la ma- teria attiva, oppure solo il principio attivo. Quasi tutti i filosofi,, sia seguendo il metodo sintetico che quello analitico, giunsero a trovare che nell’universo operano due forze, l’attrattiva e la repulsiva. L’amicizia e la discordia di Empedocle, l’amore e l’odio di altri an- tichi filosofi, giusta il pensamento di Scinà e di Freret, sono la stessa cosa dell’attrazione e della repulsione dei moderni fisici. Iddio emanò dunque nell’alto della creazione due principii spirituali, i quali si immedesi- marono separatamente con una data quantità di mate- ria e generarono due forze diverse. Ma i filosofi antichi non avendo determinato le leggi delle forze mondiali, e non avendo scoperto la ragione onde sono presie- dute, smarrirono il vero sentiero e caddero in molli errori. Descartes con dichiarare che mediante la ma- teria ed il moto si poteva fare il mondo, Newton con determinare le leggi di una delle due forze cosmiche, hanno richiamalo la filosofia verso il vero sentiero, ma il primo di questi due grandi geometri non avendo trovato le leggi delle due forze che producono il moto, il secondo avendo solo determinato le lepori di una c u delle due forze, nè l’uno nè l’altro non avendo trovato le ragioni che guidano le forze nella formazione dei mondi, non hanno potuto costituire l’anello che do- veva legare la metafìsica colla fìsica, il razionalismo coll’empirismo, non hanno potuto stabilire le basi che dovevano ridurre tulle le scienze a meccanica. Le due forze creale da Dio reagirono fra loro e ge- nerarono dividendosi in quantità piccolissime e com- binandosi poscia insieme la materia atomica ossia gli atomi. La materia atomica, che si andava generando, aveva qualità diverse a seconda dei rapporti in cui le due forze si erano combinate. Ecco il modo con cui due. materie attive, continue ed omogenee generarono 7 un grandissimo numero di specie atomiche, ossia di materie atomiche diverse. Iddio che « creò il mondo geometrizzando (Platone) » ha dovuto ordinare alle forze di seguire nel combinarsi delle leggi matemati- che, ovverosia dei rapporti tali che le specie atomiche maggiori fossero un moltiplo della specie atomica mi- nima. Questa opinione, conforme ad una rigorosa filo- sofia, è appoggiala dalle esatte e precise sperienze di distinti chimici e sopratulto da quelle di Dumas. Que- st’eminente naturalista (che è sempre là dove vi hanno principii giusti da sostenere, studiosi da incoraggiare) ha riconosciuto che gli equivalenti dei corpi semplici i meglio determinati sono un multiplo dell’equivalente di un corpo semplice il cui peso sarebbe la quarta parte di quello dell’equivalente dell’idrogeno. Gli atomi non son > quindi, come avevano supposto Leucippo e Democrito, eterni ma furono generati, non sono meccanicamente semplici ma sono costituiti di due forze, attrattiva e repulsiva. Gli Eleatici fisici, avendo ammesso rcternità e la semplicità degli atomi, non poterono vedere il nesso che legava le loro opi- nioni a quelle degli Accademici e dei Peripatetici; non poterono conoscere il modo con cui la loro materia atomica fosse stata generata dalla materia continua di Platone e di Aristotile. Ecco il perchè le idee di questi filosofi non poterono essere conciliate con quelle di Leucippo e di Democrito. La materia continua fu prima della materia atomica; nel mondo sensibile non esi- ste solo della materia atomica ma ancor della materia continua, della luce. Gli atomi appena nati presero a muoversi in una o in un’altra direzione. Il muoversi di una cosa anzi in uno che in un altro senso è un effetto che debbe avere la sua causa. Se si suppone che gli atomi siano costi- tuiti di una sola forza non si trova la ragione per cui gli atomi abbiano preso a muoversi anzi in una che in un’altra direzione; ma se si ammette che gli atomi siano costituiti di due forze, in allora si trova questa ragione, la quale è appunto il rapporto ossia la ra- gione matematica che esiste tra la quantità delle due forze che informano ciascun atomo. Ed in ciò la sin- tesi si trova pienamente d’accordo coll’analisi la quale ci dimostra pure in un modo evidente che negli atomi, nei mondi operano realmente due forze diverse. Jn un atomo clie si muove in un dato senso oltre il grado di velocità del molo si debbo ancor distinguere il grado di intensi là ossia di potenza con cui l’atomo si man- tiene nella direzione in cui si muove, o con altre pa- role il grado di resistenza che. oppone per deviare dalla direzione in cui si muove. La potenza che man- tiene un atomo, un corpo nel senso in cui si muove è di doppia specie: Luna attrattiva che impedisce al- l’atomo di allontanarsi da ciò che lo circonda, l’altra repulsiva che impedisce all’atomo di avvicinarsi a ciò che lo circonda (1). L’analisi ha dimostralo che la po- tenza attrattiva è proporzionale alla massa (quantità di forza) e reciproca al quadrato delle distanze, e che la potenza repulsiva è in ragione inversa della semplice distanza ed in ragione diretta del quadralo della ve- locità. Se l’atomo è libero ed isolato la direzione del suo moto dipende solo dalle ragioni interne; ma se si trova a non grande distanza da altri atomi, in allora (1) Por la dimostrazione delle proposizioni contenute in questa memoria reggasi la mia introduzione alla meccanica ed alla filosofia della natura. 9 la direzione del suo molo dipende ad un tempo e dalle ragioni interne e dalle ragioni esterne ossia dalla quan- tità di forza che è contenuta nell'atomo e da quella che è contenuta negli altri atomi. Ciò poslo, quando un atomo, un corpo arriva nella sfera di azione di un altro corpo, in allora la direzione del suo moto cangia. Ecco il perchè gli astronomi quando vedono un astio de- viare dal suo cammino conchiudorio alla esistenza in quei dintorni di qualche altro astro. 11 celebre Lever- rier dalle leggere deviazioni osservate in Urano ha testé conchiuso alla esistenza di un nuovo pianeta (Net- tuno), prima che venisse effettivamente veduto col te- lescopio dall’astronomo di Berlino, il quale il trovò là in quel punto preciso dello spazio che l'astronomo di Parigi col solo calcolo e ragionamento deduttivo aveva indicalo. La forza attrattiva che informa un atomo è una quan- tità costante: la forza repulsiva è una quantità varia- bile, giacché nell’universo v’ha costantemente di questa forza che da libera diventa combinala, fissandosi negli atomi, e da combinala diventa libera , separandosi dagli atomi. La quantità di forza repulsiva che si fa libera o combinata è regolata dall’Ente Supremo; la direzione in cui le cose si muovono è un effetto di- pendente dal rapporto che esiste tra le due,forze che informano gli atomi. Questa direzione è per conseguenza un effetto dipendente dalla volontà di Dio. « Se la ca- duta dei corpi pesanti, ha meritamente detto il celebre geometra D Alembert, non è effetto di un impulso, essa non può essere clic la sequela di una volontà im- mediata e particolare del Creatore. La moltitudine de- gli uomini avvezza a veder cadere un corpo tosto che non é sostenuto, crede che questa sola ragione basti per obbligare un corpo a discendere: ma egli è facile distruggere questo pregiudizio con una ragione molto semplice. Suppongasi un corpo posto su di una tavola orizzontale: perchè non si muove esso orizzontalmente lungo la tavola, nulla essendovi che l’impedisca? per- chè non si muove di basso in alto? perché si muove desso dall’alto in basso in preferenza di qualunque altra direzione? Non è dunque senza ragione la sorpresa dei filosofi nel veder cadere una pietra», perchè nella meditazione, nell’analisi di questo fenomeno si doveva trovare la vera filosofìa; la scala che ascende dal mondo a Dio, e discende da Dio al mondo, e il modo con cui il Supremo Ingegnere governa e provvede al mondo. Gli atorni in grazia delle direzioni diverse in cui si muovevano si incontrarono fra loro in mille guise di- verse e fecero nascere delle ragioni diverse, ora con- trarie, ora propizie alla loro unione. Nel primo caso gli atomi dopo l’incontro si sono allontanali, nel se- condo caso si unirono insieme e generarono gli indi- vidui chimici ossia delle piccolissime sferoidi costituite di più atomi che girano intorno al centro della sferoide. Gli individui chimici hanno come la terra il suo equa- tore ed i suoi poli , e sono come questa animali di moto rotativo, di moto precessivo e di moto di nuta- zione. Di più quando erano liberi si muovevano an- cora in linea retta, in grazia del quale movimento si sono incontrali in condizioni propizie ed hanno gene- rate, unendosi insieme, le molecole, ossia delle sferoidi un poco più grosse di quelle degli individui chimici. Le molecole sono come gli individui chimici animati di moto rotativo , di moto di precessione e di moto nutativo, più quando erano libere si muovevano an- cora in linea retta, in grazia del quale movimento si sono incontrate ed hanno generate delle sferoidi visi- bili ossia gli astri, i quali hanno poi generali i sistemi planetari, e questi un grande mondo. Ecco come l’uno genera il molteplice e come il molteplice ritorna al- l’uno. L’incontro degli atomi, delle esistenze sensibili in grazia del quale il molteplice rigenerò fono, i mondi presero origine, non è fortuito, come supponevano gli Elealici, ma bensì governato dalla volontà, dalla prov- videnza di Dio. Risulta quindi che le forze, esistenze sensibili di primo ordine, hanno generato centrifican- dosi gli atomi ossia le esistenze di secondo ordine; gli atomi hanno generato le esistenze di terzo ordine (in- dividui chimici); le esistenze di terzo ordine cenlrifi- candosi hanno generato quelle di quarto ordine ossia le molecole.... A misura che le esistenze che i centri d’ordine inferiore generavano esistenze d’ordine supe- riore, le velocità e quindi le qualità dei corpi si mol- tiplicavano. Mentre le esistenze di primo e di secondo ordine non sono animate che di una specie di velocità, le esistenze di secondo ordine, oltre dei moti di espan- sione e di contrazione, sono animate di quattro specie di velocità, quelle di quarto ordine sono animate di sette specie di velocità, quelle di quinto ordine di dieci specie di velocità: dimodoché si ha E=m-f-v; E"=m -\-Av; E"'=m-+-1\; E"" = m-f-'lOr.... in cui m esprime la materia inerte, e v la specie di velocità ond’è ani- mata. Gli atomi sono gli elementi geometrici, ossia dei punti che col loro molo hanno descritto prima delle linee rette, poi delle linee curve, poi delle figure, poi delle forme di più in più complicate. Gli atomi na- scendo hanno generato la geometria, la meccanica, ed il tempo, il quale è nient’alfro fuorché il moto di- viso per lo spazio percorso dal mobile, e non poteva essere prima che vi fosse il moto. Ciascun atomo ter- restre descrive costantemente in ciascun tempuscolo quattro specie di curve, essendoché desso gira intorno al centro dell’individuo chimico, intorno al centro della molecola, intorno al centro della terra cd intorno al sole. Non occorre di aggiungere che la natura delle curve che un atomo descrive varia secondochè si trova nelle regioni polari o nelle regioni equatoriali degli individui cosmici. La prima curva ha incominciato nell’atto in cui l’atomo si centrilìcò all’individuo chi- mico; la seconda quando l’individuo chimico si centri- fico alla molecola; la terza quando la molecola si cen- trificò alla terra; la quarta quando la terra si ccnlrificò al sole. Se si parte da un atomo e si retrocede per le quattro curve che descrive, si trova che la prima curva a finire è la quarta, poi la terza, poi la seconda, in- fine la prima, e continuando ancora a retrocedere si arriva procedendo in linea retta al luogo dello spazio in cui l’atomo fu generalo dalle forze, se l’atomo prima di prendere parte alla genesi del nostro grande mondo non ha ancora fallo parte di altri astri, di altri mondi, in caso contrario prima di giungere al luogo in cui l’atomo ebbe principio, si percorrono ancora tutte le curve che l’atomo descriveva quando faceva parte di altri mondi che furono prima del nostro; e se si pro- segue ancora a retrocedere per la via tracciata dalle forze si giunge da ultimo al momento in cui le forze furono create da Dio. In un atomo si debbe dunque distinguere il passato, il presente ed il futuro. Il pas- sato è rappresentato dalle linee che ha già descritto, il presente dalle linee che descrive, ed il futuro dalle linee che ha da descrivere. Il passato dagli individui che ha concorso a formare, il presente dagli individui che concorre a formare, il futuro dagli individui che concorrerà a formare. Negli atomi, negli enti cosmici si debhe distinguere la causa efficiente, la causa mate- riale e la ragione direttrice; la causa efficiente produce il moto, la causa materiale è una condizione che rende sensibile il moto, e la ragione direttrice è una condi- zione che regola e dirige il moto La forza che fa girare le esistenze intorno ai rispet- tivi centri variando in ragione diretta della superfìcie, ne segue che la lunghezza delle curve descritte nella unità di tempo sono in ragione inversa della lunghezza delle rette ossia delle distanze che separano gli indi- vidui dai centri intorno cui girano. Ter determinare la curva che un’esistenza descrive, bisogna tener conto della lunghezza dei raggi non che dell’angolo che que- sti raggi fanno coll’asse di rotazione. Per istabi li re il tempo che impiega a descriverla bisogna tener conto dei raggi e del grado di velocità, giacché il tempo che un’esistenza impiega a percorrere l’intera sua orbita, o porzione di essa, è in ragione inversa del grado di velocità ed in ragione diretta della lunghezza dei raggi. Un’esistenza, se la ragione direttrice non varia, impiega sempre lo stesso tempo a percorrere una parte o tutta la sua orbita, e descrive girando sempre la medesima curva, dimodoché quando si abbia determinala l’orbita di un’esistenza ed il tempo che impiega a percorrerla, si possono col calcolo stabilire i luoghi che ha occu- pato nel passato e quelli che occuperà nell’avvenire. Egli è partendo dagli indicali principii che gli astro- nomi giunsero a stabilire le orbite degli astri che in- formano il nostro sistema solare, ed a calcolare con una meravigliosa esattezza i luoghi che hanno occu- pali, che occupano e che occuperanno nell’avvenire, il tempo e il luogo preciso che un astro sarà in congiun- zione od in opposizione di un altro, che la luna ec- clisserà il sole o sarà ecclissata dalla terra Ecco in che modo il presente è legato col [lassato e col futuro. Quando gli avvenimenti celesti non avranno più luogo come è stalo calcolalo e preveduto dagli astronomi, vuol dire che le ragioni direttrici del nostro sistema solare avranno cangiato. Oh grandi Geometri! ammira- bili e difficili sono i metodi che avete inventati, le fi- gure che avete misurale; ma più ammirabili e più dif- fìcili sono i melodi che avrete da inventare, e le figure che siete chiamati a misurare; non si tratta più di tro- vare metodi di misurare orbite costanti descritte da centri visibili e posti a grandi distanze, ma di inven- tare i metodi di misurare orbite estremamente piccole e variabili , descritte da centri invisibili posti a di- stanze impercettibili; non si tratta più di misurare le figure dei grandi mondi, ma quelle molto più compli- cate dei mondi piccoli; e per misurare queste figure non è più sufficiente la trigonometria, ma è necessario studiare attentamente tutte le qualità dei corpi e so- vralutto il calorico specifico, il coefficiente di dilata- zione, la densità, ed il calorico e l’elettrico che i pic- coli mondi e le piccole orbite svolgono od assorbono nell’alto che si convertono in altri mondi , in altre orbite. Da voi, o grandi Geometri, la filosofìa si aspetta di essere rigorosamente misurata , perchè dove è la vera metafisica, ivi è la matematica, ivi sono l’alta geometria e la meccanica; e dove sono la geometria e la meccanica, ivi sono tutte le scienze. Le molecole che informano i corpi, oltre di mutare facilmente di posizione, si possono ancora decomporre e convertire in altre molecole. Lo stesso dicasi degli individui chimici che informano le molecole. Ma fin oggi i chimici nnn giunsero ancora a decomporre gli atomi ossia la materia atomica che costituisce gli indi- vidui chimici. In sul principio di questo anno sorse quistione tra due insigni accademici, Despretz e Dumas, se la materia atomica potesse o no essere decomposta. Quegli, appoggiato all’esperienza, sosteneva che era in- decomponibile; questi, guardando più profondamente, sosteneva che poteva venire decomposta. Se, incate- nando la natura all’empirismo, si ammette che è in- decomponibile tutto ciò che non potè finora venire decomposto, in allora Despretz ha ragione; ma se lasciando alla natura tutta la sua libertà si ammette d’accordo con una sana logica che è decomponibile lutto ciò che è composto, in allora ha ragione Dumas, perchè l’analisi meccanica ci insegna che la materia atomica è costituita di due forze, di cui Luna, l’attrat- tiva, è causa del peso; l’altra, la repulsiva, è causa del volume. Non è quindi impossibile che il chimico possa giungere a trovare le condizioni, i rapporti idonei a decomporre la materia atomica, a combinare in modo diverso le due forze, a trasformare i corpi semplici gli uni negli altri ed a generarne dei nuovi. L’idea che ha indotto per tanti secoli gli alchimisti a trattare in tante maniere i corpi onde trasformare i metalli ignobili in metalli nobili non è quindi da disprezzare. La via che conduce ai principii generali è quella dei fatti gene- rali e non quella dei fatti particolari. 1 chimici avendo seguita la seconda via non poterono innalzarsi ai prin- cipii generali di Copernico, di Keplero, di Galileo, di Newton..., non poterono abbattere la rócca che separa l’empirismo dal razionalismo, e convertire la chimica in scienza meccanica, scopo a cui mirarono i più in- signi fìsici e segnalamele il signor Biot. Dove ter- mina l’analisi chimica ivi principia l’analisi mecca- nica, dove termina l’analisi meccanica ivi principia l’analisi metafisica, dove termina l’analisi metafìsica ivi regna Dio. Tratterò in un’altra memoria dell’origine e natura dei vegetabili c degli animali. Estrailo dal Giornale di farmacia, fascicolo Novembre. Tip. Speirsni e Tortone.